RAVENNA, ARCIDIOCESI DI

RAVENNA, ARCIDIOCESI di. - Nella Romagna. Come sede metropolitana ha ancora soggette le diocesi di Bertinoro, Cervia, Cesena, Comacchio, Forlì, Rimini, Sarsina e fa parte della Regione conciliare Flaminia. Cervia (v.), che in forza di decreto della Congregazione concistoriale del 15 febbr. 1947 perdette le 8 parrocchie costituenti l'antico Ducato del suo vescovo in territorio ferrarese, questa minuscola diocesi, ormai ridotta alle sole 5 parrocchie, poste nel territorio del suo distretto comunale, fu unita in perpetuo « aeque principaliter et servato dignitatis ordine » all'arcidiocesi ravennate (AAS, 39 [1947], pp. 225-27). L'arcivescovo di Ravenna ha inoltre il titolo di abate perpetuo di S. Maria in Porto.

Il territorio della diocesi è interamente nell'estrema pianura padana ed etnograficamente e civilmente può dividersi in due grandi parti: la romagnola, quasi per intero in comune di R., con propagini nel territorio dei comuni di Forlì, Bertinoro e Conselice; la ferrarese, con la propagine di 2 parrocchie in terra bolognese. In quest'ultima parte che raggiunge la sponda destra del Po, a confine con Adria, sono situati i centri civilmente più importanti: Argenta, Portomaggiore, Berra.

La superficie del territorio diocesano si aggira sui 1350 kmq. e comprende 161.000 ab., di cui 35.200 nelle 14 parrocchie della città di R., il restante nelle 53 parrocchie e 2 curazie rurali, raggruppate in 10 vicariati foranei; 141 sono i sacerdoti residenti in diocesi, di cui 117 appartenenti al clero secolare, 24 al clero regolare; 6 le case religiose maschili, con 37 soggetti, mentre le case religiose femminili ammontano a 45 con 240 suore, tra le quali due Congregazioni di diritto diocesano: le Vergini di S. Giuseppe dell'Istituto Tavelli e le Terziarie dell'Addolorata dell'Istituto Ghiselli.

La diocesi, uscita dalla bufera della guerra con immani disastri, sta ora risorgendo dalle rovine. Solo 22 parrocchie uscirono indenni dalla rovina generale, 20 furono le chiese parrocchiali interamente distrutte, tra cui le basiliche di S. Vittore in città e di S. Maria in Porto fuori, nelle immediate vicinanze. Sicché è ancora impossibile dare una statistica degli edifici di culto della diocesi, senza cadere nel provvisorio. Unico santuario diocesano, che abbia veramente una storia e da secoli sia centro di pietà mariana, può considerarsi la basilica di S. Maria in Porto, nella città di R., dove si venera la « Madonna Greca », bella immagine bizantina di Vergine orante, a

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RAVELLO - Antico ambone con scene relative al profeta Giona (sec. XII). Ravello, Cattedrale.
(fot. Fotocelere, Torino)
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(fot. Trapani)
RAVENNA, ARCIDIOCESI di « Stele di Antifonte (fine sec. II-principio III). Epigrafe cristiana con la rappresentazione del Buon Pastore, proveniente da un antico sepolcreto di Classe » Ravenna, Museo arcivescovile.

bassorilievo su marmo pario. Prima sua sede fu la ora distrutta Basilica fuori le mura, sopra ricordata, le cui origini possono farsi risalire a prima del Mille. Trasferita in città, quando la canonica estramuranea dovette essere abbandonata, ricevette l'omaggio di Giulio II, che nel monastero, nel 1511 in solenne Concistoro, creò 9 cardinali; di Paolo III nel 1541; di s. Carlo Borromeo, legato di Romagna. Sembra debba ricollegarsi al culto di quest'immagine l'istituzione di una pia unione, conosciuta sin dal sec. XII con il nome di « Figli di Maria », continuata oggi nella notissima delle « Figlie di Maria ».

I. STORIA CIVILE ED ECCLESIASTICA

Le origini della città si perdono nella leggenda; con Cesare entrò decisamente nella storia. Di qui egli condusse le ultime trattative con il Senato; concentrò le truppe, partì per il passaggio del Rubicone. Fu scelta da Ottaviano a sede delle flotta, destinata al Mediterraneo orientale. I rapporti continui con l'Oriente vi condussero ben presto elementi dalle opposte sponde dell'Adriatico e dalle regioni dell'Asia Minore, Siria e Grecia, Egitto, ecc. Ragioni di sicurezza strategica fecero sì che nel 402 Onorio, di fronte al pericolo creatosi con l'invasione di Alarico, la scegliesse a sede dell'Impero d'occidente (v. GALLA PLACIDIA). S'inizia così l'ampliamento del centro urbano e una vasta opera costruttrice. Alle ultime, confuse vicende dell'Impero, che cadde quando nel sett. del 476 Paolo, zio di Romolo Augustolo, fu ucciso nella pineta di Classe, sussegue il periodo di transizione del Regno erulo, con Odoacre. Anche il primo re barbaro-italico pose nella città la sua residenza. Fu il Regno goto di Teodorico, che portò il secondo periodo di grandezza politica e costruttiva.

Il Regno teodoriciano si chiuse nel 526, quando alla morte del Re maggiormente infuriava la lotta tra conquistati e conquistatori. R. fu conquistata da Belisario nella primavera del 540. S'iniziò in quell'anno per la città il terzo periodo della sua potenza politica, che si protrasse sino al sec. VIII; forse anche il più fastoso. Giustiniano la volle sede del suo rappresentante in Italia (v. ESARCA). Dopo alterne vicende la città cadde nel 751 in mano di Astolfo e fu la fine del dominio bizantino in Italia; tuttavia, dopo che Astolfo fu costretto ad abbandonare l'Esarcato, gli arcivescovi, forti della speciale posizione, che erano venuti conquistando, si atteggiarono ad eredi e continuatori del dominio bizantino, divenendo i governatori della città e del suo territorio. L'alleanza con l'aristocrazia locale dette origine a quella numerosa serie di duchi, che in nome dell'arcivescovo dominò in Romagna nel secc. IX-XI. Con gli Ottoni gli arcivescovi divennero grandi feudatari dell'Impero e la città conobbe un nuovo periodo di fasto e di grandezze, anche perché fu spesso la residenza dell'Imperatore, che vi aveva palazzo. Dalla Signoria arcivescovile sorse il Comune aristocratico, che per tutto il sec. XII rimase ancora sotto l'alta autorità dell'arcivescovo. Dal Comune aristocratico fu breve il passaggio alla Signoria, che tennero alcune famiglie rimaste celebri, quali gli Anastagi ed i Traversari, eternati da Dante. La signoria di quest'ultimi terminò nel 1240 con la conquista della città da parte di Federico II. Trentasei anni dopo, Rodolfo d'Asburgo cedeva definitivamente la Romagna al Papa e R. passò quindi a far parte del dominio della S. Sede. Sorgeva intanto la signoria dei Polentani, vicari della Sede Apostolica, ma di fatto governatori indipendenti. Guido Novello a Dante Alighieri diede tra le sue mura asilo e conforti. Con Obizzo da Polenta, la famiglia divenne di fatto vassalla della Repubblica veneta, che sin dai primi del sec. XV ogni anno mandava a R. un suo podestà. Finché, relegato Ostasio nell'isola di Candia, Veneta divenne palesemente e facilmente signora della città. Il dominio veneto durò sino al 1509, e fu una pausa in quella rapida decadenza, cui aveva contribuito fortemente l'allontanarsi del mare e l'abbandono dei lavori di manutenzione del porto. Nel 1509, per trattato, fu restituita a Giulio II. Tre anni dopo, stretta d'assedio dal Re di Francia e da Alfonso d'Este, alleati contro Papa e Spagna, dopo una furiosa battaglia, che da R. prende nome, il 12 apr. 1512 fu espugnata e messa a ferro e fuoco. Dopo la rovina, solo alla prima metà del sec. XVIII si ebbe una nota lieta, quando il legato card. Giulio Alberoni provvide alla diversione dei fiumi Ronco e Montone che, uniti in unico alveo, liberarono la città dal loro terribile abbraccio, causa frequente d'inondazioni. Da lui R. ebbe anche il nuovo canale naviglio ed il porto, i quali dal nome di famiglia di Clemente XII furono e sono detti Corsini. Con il Trattato di Tolentino (1797) fu da Pio VI ceduta ai Francesi, il cui governo fu quanto mai nefasto alla città, specie al suo patrimonio artistico. Ritornò al Pontefice nel 1815 e fu sede di legazione. Il 13 giugno 1859, partito il Delegato Apostolico, fu costituita una giunta provvisoria di governo, preludio all'unione definitiva al Regno d'Italia.

La storia della Chiesa di R. è molto spesso legata alle vicende della città. Nel 1756 fu scavata a poca distanza dalla basilica di S. Apollinare in Classe un'area sepolcrale, sicuramente usata dai cristiani, che in un secondo tempo era stata occupata dall'ardica (v.) di una basilica, ritenuta quella del vescovo Probo. Sulle tombe a forma si rinvennero molti titoli classiari riadoperati e tre epigrafi cristiane, di cui 2 ancora nella posizione originaria: la stele di Antifonte ed il marmo di Flavio Anastasio (CIL, XI, 1, n. 320 e 323). Tutte di alta antichità. La prima con la raffigurazione del Buon Pastore, già illustrata da G. B. De Rossi (Bull. di arch. crist., 3ª serie, 4 [1879]), va assegnata alla fine del II sec. o al principio del III; la seconda, più tarda, al IV sec. Grande importanza ha la stele con il Buon Pastore, perché è la testimonianza più antica del cristianesimo non solo ravennate, ma dell'intera regione circostante; inoltre conferma la tradizione locale, che pone le origini del cristianesimo e la sede prima dei vescovi ravennati presso il porto romano di Classe: qui con tutta verisimiglianza l'elemento orientale, numeroso in Classe

sin dagli inizi, dovette portare e diffondere la fede. Oggi, però, non si può affermare se Apollinare sia stato il primo evangelizzatore, o non piuttosto l'organizzatore di una comunità già esistente, perché la tradizione ha circondato di un alone di leggenda l'unico martire della chiesa di R. Il primo che di lui parla è s. Pietro Crisologo (v.). Ma dal sermone di lui (n. 128) si può solo raccogliere che egli fu il primo vescovo; che morì in seguito ai tormenti subiti; che il suo corpo riposa in mezzo ai figli della sua chiesa. Più tardi, forse per opera dello Pseudo-Ambrogio, autore della leggenda dei ss. Vitale ed Ursicino, fu composta una «passio», in cui Apollinare è presentato come discepolo di Pietro, da lui mandato a R., per evangelizzare «la moltitudine di popolo, che vi dimorava». R. si avviava alla gloria e alla potenza, la sua chiesa doveva dimostrarsi superiore all'ariana, che Teodorico vi aveva insediata; per questo l'apostolicità del fondatore faceva comodo. Essa era conosciuta già ai primi del sec. VI, quando documenti e monumenti vi alludono chiaramente. Al Concilio di Sardica è presente Severo; tra lui ed Apollinare altri 10 vescovi si sono succeduti nella sede di Classe e vi furono sepolti. Probo I, o, secondo altri, Probo II avrebbe eretta la prima Cattedrale, sulla zona sepolcrale, sopra accennata; basilica antichissima, nella sua origine, che ebbe il suo fonte. D'altre due zone cimiteriali antiche si ha notizia sicura: quella dove fu sepolto Eleucadio, il terzo vescovo, e l'altra dove trovò sepoltura Severo, ca. la metà del sec. IV. Forse una quarta, separata da quella di Probo, va riconosciuta nel sepolcreto molto povero, che è sotterra, nel cortile della canonica della basilica di S. Apollinare, in cui fu il primo sepolcro del Santo ed ai margini del quale sorse la Basilica, come hanno dimo-

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RAVENNA, ARCIDIOCESI di - Musaici della volta del presbiterio della basilica di S. Vitale (sec. VI) - Ravenna.
(fot. Istituto fotografico italiano, Roma)
strato gli scavi del 1949. L'importanza della Chiesa ravennate comincia quando la Corte si stabilì in R. Orso, non prima della fine del sec. IV, ma più probabilmente al principio del V, trasferì la sede entro l'agglomerato urbano ravennate e costruì la prima Basilica intramuranea, da lui detta ursiana; la Chiesa classicana con il suo clero continuò però lungamente a godere di particolare autonomia. La nuova Basilica si addossava al lato orientale delle mura dell'appidum romano. In una piccola aggiunta, che fu forse il primo ampliamento della città romana, sorse la sede episcopale, il Tricoli, come attraverso i secoli fu ed è chiamata la residenza degli arcivescovi, che da allora, assieme alla Cattedrale rimase e rimane al posto primitivo, nella prossimità di quella che fu la porta Sallustra, di cui l'episcopio ha incorporato una delle due torri cilindriche. Con s. Pier Crisologo avviene un fatto nuovo. Ca. il 450 «edito christiani principis (Valentiniano III) et decreto beati Petri (Celestino I)» un gruppo di chiese dell'Emilia (Forum Livii, Faventia, Forum Cornelii, Bononia, Mutina, Vicus Habentinus), staccato dalla giurisdizione metropolitica milanese, fu costituito in unità a sé, dipendente dal vescovo di R. che ne consacrava i presuli e li presiedeva con autorità metropolitica; però in quanto vescovato ravennate egli rimase suffraganeo della sede romana. Era il primo passo ed il Crisologo fu considerato alla pari degli altri metropoliti.

Dopo il Crisologo emergono le figure di Neone e di Ecclesio, il vescovo dell'epoca teodoriciana. Nel 540 Vittore assistette al passaggio di giurisdizione politica dal Regno goto al dominio di Bisanzio, ed alla sua morte si avverò un fatto decisivo nella storia della chiesa di R. Papa Vigilio era lontano da Roma; si era all'inizio della lotta dei Tre Capitoli e Giustiniano vi voleva presente un uomo che gli desse affidamento pieno. Perciò quando gli fu presentato il nome di colui (rimasto ignoto) che clero e popolo avevano canonicamente eletto a succedere a Vittore egli mise da parte quest'eletto. Su proposta dell'imperatore, Vigilio in Patrasso d'Acaia, il 14 ott. del 546, consacrava vescovo di R. Massimiano di Pola, che condusse la lotta contro i Tre Capitoli, con tenacia e fortezza. Costruttore instancabile, riorganizzatore e riformatore della sua chiesa, con il Crisologo è, forse, il più grande dei successori di Apollinare, iniziatore di quella potenza, che doveva, dopo di lui, portare spesso gli arcivescovi di R. contro Roma. Gli successe Agnello, cui era riservato il compito di purgare la città e la diocesi da ogni traccia di arianesimo e di consacrare al culto cattolico i templi ariani. Nel VII sec. la lotta con Roma raggiunge forse il suo acme con Mauro, arcivescovo, che nel 666 ottiene dall'imperatore Costante il decreto di autocefalia. Anche se limitata, nella sua essenza, alla giurisdizione metropolitica, come vuole lo

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RAVENNA, ARCIDIOCESI di - Abside restaurata della basilica di S. Giovanni Evangelista (sec. V) - Ravenna.
(fot. P. Bezzi)
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(fot. del Musco)

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“RAVENNA, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 333. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/ravenna-arcidiocesi-di.