RAVENNA, ARCIDIOCESI DI

RAVENNA, ARCIDIOCESI di - Patricolare del transito della Vergine. Affresco di scuola riminese (sec. XIV), distrutto dalla guerra. Ravenna, chiesa di S. Maria in Porto fuori.
RAVENNA, ARCIDIOCESI di - Patricolare del transito della Vergine. Affresco di scuola riminese (sec. XIV), distrutto dalla guerra. Ravenna, chiesa di S. Maria in Porto fuori.

(1st. d. liniari)

Ravenna, arch. di S. Maria in Porto fuori.

miano. Tra gli storici vanno ricordati Desiderio Spreti (sec. XV), Girolamo Rossi (sec. XVI), Girolamo Fabri e Serafino Pasolini (sec. XVII), Pier Paolo Giannini e Camillo Spreti (sec. XVIII). È ravennate Tomaso Rangoni, detto il filologo, vissuto a Venezia nel sec. XVII, così il sac. Franco cesco Negri, noto viaggiatore del sec. XVII, che, cosa sin- golare per i suoi tempi, esplorò il nord d'Europa, spingendosi sino al circolo polare antico. Tra gli ecclesiastici emergono pure il card. Cesare Rasponi, creato da Alessandro VII, ed il cui nome è legato alla storia della Basilica Lateranense; mons. Francesco Ingoli (m. nel 1649), primo segretario della Congregazione di Propaganda Fide, che in R. volle istituito il Collegio di S. Efrem, per alunni, destinati al sacerdozio, della nazione maronita; mons. Ludovico Piavi, dei Minori, patriarca latino di Gerusalemme (m. nel 1603); il P. Genocchi (v.), noto missionario. Particolare menzione merita l'archeologo A. Zirardini (m. nel 1785), le cui opere sono ancora oggi preziose per lo studio dei monumenti ravennati. L'abate Marinelli ebbe da lui gran parte del suo materiale per i 'Papiari diplomatici'. E nel ricordo va unito allo Zirardini il nome di Marco Fantuzzi, che con la sua opera Monumenti ravennati de' secoli di mezzo, in 6 tomi, ha fornito agli studiosi una miniera di documenti spettanti R. Tra gli uomini di ieri meritano un posto speciale, nel ricordo, Antonio Tarlazzi, canonico ed archivista arcivescovile, che del Fantuzzi fu il continuatore, come lo fu delle Memorie sagre di G. Fabri; così uno dei suoi successori, d. Girolamo Zattoni (m. nel 1905), storico e critico di non comune valore. Ricercatore diligente fu Silvio Bernicoli, che i tesori del suo Archivio storico comunale fece oggetto di studio in preziosi contributi di storia locale. Fra tutti, emergono ai nostri giorni due nomi: Corrado Ricci (v.) e Santi Muratori, bibliotecario della Cassense, che ha illustrato R. in articoli e in studi condotti con assoluta serietà scientifica. Egli dell'amore della sua città, della difesa del suo patrimonio storico-artistico fece l'oggetto costante di tutta la sua vita. La morte lo colse la sera del 30 dic. 1943, mentre le prime bombe recavano danni alla città ed ai suoi monumenti.

Ravenna, Arcidiocesi di - Chiesa di S. Maria in Porto e loggetta del 1508, opera di maestri lombardi - Ravenna.

Ed un altro nome va unito a quello di R.: Giovanni Pascoli, che di R. si considerò sempre figlio. Difatti la sua famiglia da secoli figura tra quelle della città ed il babbo suo, Ruggero, nacque in R. il 24 marzo 1815.

IV. R. ATTUALE. - La città sembra quasi non presente nella rullina di notevole. La pianura immensa la circonda. Il canale naviglio Corsini la unisce ancora al suo mare, per lei sempre fonte di vita. La pineta, che Dante ha cantato e Byron prediletta, pur molto rovinata dalle devastazioni tedesche ed alleate dell'ultima guerra, è sempre la sua corona regale. Gravi le rovine recate dai bombardamenti, dalle quali sta risorgendo alacremente. Rimane però sempre la «dolce morta» e nelle sue vie, regna spesso il silenzio. È capoluogo di una delle più piccole province d'Italia (kmq. 1863, ab. 294.782), mentre il territorio del suo comune (kmq. 61.777, ab. 87.000) è tra i più vasti. Le sue mura hanno ancora il perimetro che le detiene l'ultimo ampliamento teoriciano, mentre alla sua periferia stanno risorgendo quei sobborghi che già le facevano corona nell'antichità.

Il Museo nazionale raccoglie pezzi preziosi; stoffe antiche e medievali, avori bizantini, ceramiche, sculture romane e paleocristiane, tra cui, preziose, le antiche transeunte di S. Vitale e S. Michele in Africisco. Ricchissimo il medagliere con tutte le monete coniate dalla zecca di R. Più ridotto il Museo arcivescovile, che ospita pezzi eccezionale importanza; la cattedra e burnea di Massimiano; una croce stazionale d'argento, forse del sec. XI; steli classici; musica e transenne dell'antica Ursiana. Preziosa una raccolta di stoffe liturgiche, tra cui due casule (la più antica riferibile intorno al Mille); guanti liturgici con borchie del '300 ed alcuni brandelli rinvenuti nel 1949 in sarcofagi di Classe, tra cui un velo per le offerte liturgiche, frammenti di cingolo ed, integro, un suscintore, l'unico che sinora si conosca dell'antichità. Stoffe queste ultime che vanno assegnate alla fine del sec. VII o in principio del seguente.

Preziosissimo il materiale archivistico di alta antichità. La sezione di R. dell'Archivio di Stato raduna tutti i fondi delle soppresse corporazioni religiose, con copia immensa di materiale, tra cui ca. 8000 pergamene, più antiche del sec. VIII. L'Archivio storico arcivescovile, lo «scrinarium» della Chiesa ravennate, oltre ai castelli diiaccenti ed ai 200 diversorum, raccoglie ca. 13.000 pergamene, che vanno dal sec. VIII in poi, 5 sono i papiri che rimangono: la gran parte del patrimonio archivistico papiraceo ravennate è ora dispersa. Si ricorda il grandissimo di Pasquale I (819), il più antico diploma pontificio che si conservò integro. Anche l'Archivio capitolare custodisce buon numero di pergamene antiche ed un codice con miniature di Giulio Clovio, messale del card. Della Rovere (sec. XVI).

Tra le biblioteche italiane di provincia, un posto di primaria importanza tiene la Classense di R., iniziata come biblioteca monastica camaldolese. Quale Biblioteca aperta al pubblico ne fu fondatore il cremonese abate Pietro Canneti, agli inizi del sec. XVIII. A quest'epoca risale la bella sala maggiore, con scansie di legno intagliato e decorazione in stucco e pittoriche. Divenuta comunale nel 1804, fu ampliata con i fondi delle biblioteche religiose soppresse; poi in seguito il suo patrimonio librario fu continuamente accresciuto sino al numero attuale di ca. 150.000 voll. Possiede inoltre 700 incunaboli, preziosi codici, tra cui un membranaco del sec. XI con 11 commedie di Aristofane, ed un gruppo, per numero e qualità più unico che raro, di xilografico primitive italiane e tedesche del sec. XV. Completa può dirsi la bibliografia ravennate in opere antiche e moderne. Cospicua la raccolta delle edizioni e pubblicazioni dantesche, tra cui un codice della Divina Commedia del 1369. Ausilio grandissimo per gli studiosi: il ricco schedario ravennate, raccolto con paziente lavoro di lunghi anni dal bibliotecario S. Muratori.

Specializzata in materie politiche ed in storia contemporanea la moderna Biblioteca Oriani.

Il Seminario arcivescovile raccoglie i giovani aspiranti al sacerdozio per tutto il corso degli studi, dal ginnasio alla teologia. Mentre le pubbliche scuole hanno tutti gli istituti d'istruzione media. L'Accademia di Belle Arti raduna il Liceo artistico e la scuola del museico e possiede una buona pinacoteca, nelle cui sale si conservano la statua di Guidarello e preziosi dipinti, non ultimo il S. Romualdo del Guercino. La Ca' Matha, unica tra le istituzioni ancora esistenti, continua le antiche Scholae Romanae. È essa un'antica società di pescatori, tra le più antiche compagnie di Europa, di cui si ha notizia già in una pergamena dell'Archivio arcivescovile del 1943.

BimL.: la bibl. ravennate è talmente copiosa, che è impossibile darne un elenco completo. Ci accontenteremo quindi di elencare qui gli studi di carattere generale e di maggior rilievo. G. Gerola e S. Muratori, Bibliogr. di R. e regione: Ministro pubblici, Strozzi, Elenco degli Edifici monumentali, XXIX, Provincia di Ravenna, Roma 1916; Felix Ravenna, indici della prima serie 1911-29 (Ravenna 1933; F. Saporetti), Santi Muratori, elenco delle pubblicazioni: Il Comune di Ravenna, nuova serie 1947; C. Ricci, R. e i suoi dintorni, R. 1878; C. Dichl, Etudes sur l'Administration byzantine dans l'Exarchat de R., Parigi 1888; C. Sangiorgi, Il battistero della Basilica Ursiana in R., Ravenna 1900; K. Goldmann, Die ravennatischen Sarkophages, Strasburgo 1906; V. FEDERICI, GIACOMO, Regesto di S. Apollinare Nuovo, Roma 1907; F. Lanzoni, Il Liber Pontificalis di Agnello, Saronno 1909; V. Federici - G. Buzzi, Regesto della chiesa di R., Roma 1911; G. Loreta, Papi, cardinali, arici, e vesc. ravennati, Bagnacavallo 1912; P. D. Pasolini, R. e le sue grandi memorie, Roma 1912; P. Lanzoni, S. Severo vesc. di R., in Atti della R. Deputaz. di stor. patria per la Romagna, Bologna 1911-12; J. Kurt, Die Wandmosaiken von R., Monaco 1912; F. Lanzoni, Le fonti della leggenda di S. Apollinare di R., Atti R. Deputaz. di stor. patria per la Romagna, Bologna 1915; S. Ghigi, Il battist. degli Ariani in R., ivi 1916; S. Muratori, Dante e R., in Il IV Centenario dantesco, 4 (1921), pp. 74-95; G. Gerola, L'architett. deutero-bizantina in R., in Ricordi di R. medice., Ravenna 1921; id., Il restauro del battist. ariano in R., in Studien zur Kunst des Ostens, Dresda 1923, p. 117 sgg.; C. Ricci, Guida di R., Bologna 1923; L. Rava, La pineta di R., Roma 1926; E. Hutton, The story of R., Londra 1926; L. Miserocchi, R. e ravennati nel sec. XIX, Ravenna 1927; W. Barbiani, La domina. veneta a R., ivi 1927; G. Galassi, L'architett. protoromanica nell'Esarco, ivi 1928; C. Diehl, R., Parigi 1928; A. Torre, Notizie sui rapporti tra R. e l'istria nel Medioevo, in Annuario 1926-27 del R. Liceo scientifici. A. Oriani, ivi 1928, pp. 38-80; A. W. Byvank, De Mosaiken te R. en het Liber Pontif. eccl. Ravennatis, in Mededelingen van het Nederlands Histor. Inst. te Rome, 'S-Gravenhage 1928, p. 61 sgg.; G. Galassi, Roma o Bisanzio, Roma VIII [1920]; C. Ricci, Tavole storiche dei mosaici di R., ivi 1935; C. Cecchelli, La cattedra di Massimiano, ivi XIV [1935]; E. Will, St. Apollinare de R., Parigi 1936; P. Verzone, L'architettura dell'XI sec. nell'Esarco, in Palladio, 6 (1940), pp. 68-112; G. Lucchesi, Note agiogr. sui primi vesc. di R., Faenza 1941; F. Dygge, Ravennatum Palatium sacrum. La Basil. iptetrale per le cerimonie, Copenaghen 1941; G. Lucchesi, Nuove note agiogr.

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(fot. Alinari)
Ravenna, arcibigceri di - Chiesa di S. Maria in Porto e loggetta del 1308 opera di maestri lombardi - Ravenna.

ravemati, Fanza 1943; M. Lawrence, The sarcophagi of R., s. I. 1945; S. Muratori, I mosaici ravenmati della chiesa di S. Vitale, Bergamo 1945; O. G. von Simson, Sacred Fortress, Chicago 1948; G. Rodenwaldt, Bemerkungen zu den Kaisermosaiken in S. Vitale, in Jahrbuch des Deutschen Archäologischen Instituts, vol. 59-60 (1944-45, 1949), pp. 80-110; F. Crosara, Le «sole» ravenmati dell'alto medioevo e la Carta piscatoria del 1943, Modena 1949; L. Gambi, Cos'era la Padusa, Fanza 1950; M. Mazzotti, Massimiano di Pola, in Pagine istriane, 3° serie, I, 4 (1950), pp. 1-21; id., Questioni portuensi, in Studi romanzi, II, Faenza 1951; A. Benini, La basilica rinascimentale di S. Maria in Porto e i suoi cimeli, Ravenna 1950; G. Bovini, Il cosiddetto mausoleo di Galla Placidia in R., Città del Vaticano 1950; id., Guida del Museo naz. di R., Ravenna 1951. Inoltre notizie e studi copiosissimi con recensioni di scritti a soggetto ravennate in Felix Ravenna, rivista che dal 1911 si pubblica in R. Così pure in Il comune di R., boll. di cronaca amministrativa, che si pubblica senza fissa periodicità. S. Muratori, s. V. ENOCH. Ital., XXVIII, pp. 868-79; id., s. V. in Appendice, I, pp. 661-62 con copiosa bibl.; L. Gambi, s. V. in Appendice, II, p. 668.

Mario Mazzotti

V. SCUOLA DI DIRITTO DI R

Anche se l'esistenza di una scuola di diritto non è da tutti ammessa, R. fu certo un importante centro giuridico. L'imperatore Lamberto vi emanò il Capitolare dell'86, cui non dovettero essere estranei gli esperti ravennati; al tempo degli Ottoni vi si tennero i grandi concili ed il Tribunale imperiale con giudici e avvocati di parte imperiale, pontificia e vescovile, presieduti dall'imperatore, dal Papa e dall'arcivescovo, o alla presenza di quest'ultimo. Se l'esistenza di una scuola non è comprovata, la partecipazione dei giuristi ravennati e la loro influenza sul diritto nell'Esarcato e oltre (ad es., in Toscana) è indubbia. R. fu sempre ambiente propizio alla cultura e non conobbe le gravi crisi sofferte da Roma e da altre regioni. Presso la Corte imperiale aveva i notarili riuniti in schola e loro primicerio fu quel Giovanni che, eletto imperatore e non riconosciuto da Bisanzio, fu giustiziato come usurpatore (a. 425); in epoca più tarda vengono ricordati scribi o forenses, poi tabelliones o notarili civitatis; la Chiesa ravennate vantava i suoi scrinieri, fra cui Michele fattosi arcivescovo intruso (a. 770-71), una schola tabellionum ed una schola defensorum. Si ebbero così un centro di cultura cittadino ed uno ecclesiastico, insieme alla famosa scuola di arti liberali, dove tuttavia l'insegnamento del diritto era superficiale. I giudici e notai ravennati compirono invece un'importante riforma tra la fine del sec. IX e il principio del sec. X, con la definitiva prevalenza del diritto giustiniano sul teodosiano (Leicht). Nel sec. XI erano esperti romanisti i sapientes civitatis, sostenitori del computo romano dei gradi di parentela contro quello canonico difeso da s. Pier Damiani (a. 1045), e ad essi si rivolgevano i Fiorentini, ma non è ben certo se fossero doctores, cioè maestri. Nella lotta delle investiture R. e l'arcivescovo furono di parte imperiale e il giurista Pietro Crasso, autore di un trattato perduto De actionibus, composto nel 1080 la Defensio Heinrici IV regis, per cui va noto. Centro giuridico, dunque, o, secondo il Gaudenzi, scuola formata come quella di Pavia da un consesso di giudici arieggianti i legislatori. Un accenno dà il glossatore Odofredo, affermando che da Roma i libri legales fuerunt deportati ad civitatem Ravennae et de Ravenna ad civitatem istam, cioè a Bologna: dunque fra il 1106, Sinodo di Guastalla, e il 1116, riconciliazione di Enrico V con Bologna. Ma potrebbe essere un espediente per dare a Bologna una tradizione romana, o un'allusione all'influenza di Carlo Magno nella fondazione delle scuole (Schupfer), o al passaggio del diritto romano e dell'idea imperiale dai suoi primi centri ormai decaduti ai Glossatori che se ne resero interpreti e sostenitori a Roncaglia (v.). Il diploma di Federico I (a. 1162) consacrò la preminenza di R. per la temporum antiquitate, honorum dignitate fideique sinceritate pre cunctis civitatibus Italie e se nel documento non è ricordata la Scuola è palese l'accenno ai meriti dei giuristi e politici ravennati nella difesa dell'Impero. Nel 1268 sarebbero stati inviati a R. un dottore, Pasio della Noce, e trenta scolari per dare nuova vita ad uno Studio generale decaduto. Ma è nel 1561 che un breve di Pio IV dette allo Studio i privilegi, poi confermati da Benedetto XIII. La sua esistenza fu spesso precaria per la vicinanza con Bologna; tuttavia in R. non mancarono giuristi di valore. Venuto meno lo Studio generale, si mantennero per qualche tempo fra gli istituti di cultura cittadina l'Accademia camaldolese dei Concordi e sin quasi ai nostri giorni il Collegio dei Nobili.
BIBL.: A. Tarlazzi, La scuola del dir. romano in R. e in Bologna, in Atti del dott. st. patria per la Romagna, 3° serie, 4 (1881-82); V. Rivalta, Discorso sopra la scuola delle leggi romane in R. ed il collegio dei concorsuli ravennati, Ravenna 1888, pp. 3-75; F. Schupfer, Man. di stor. del dir. ital., Le Fonti, Città di Castello 1908, pp. 205-207; A. Gaudenzi, Lo svolgimento parallelo del dir. longobardo e del dir. romano a R., in Mem. Acc. scienze dell'ist. di Bologna, cl. sc. mor. sez. giur., 1° serie, 1 (1906-1907), pp. 3-106; A. Sorbelli, R. e le origini dello Studio bolognese, in Il Comune di R., III (1936), pp. 3-14; P. S. Leicht, Bologna e il centenario delle Pandette, in Scritti vari, II, 1, Milano 1948, pp. 204-215; id., R. e Bologna, ibid., pp. 216-26.

VI. STATUTI DI R

R. fu uno dei primi Comuni d'Italia. Si ricordano nel 1111 i Capitanei e con Federico I i loro podestà da lui imposto, mentre i paesi sul Po ebbero i loro soggetti a quelli di R. Con un diploma del 1162 l'imperatore stabilì anche il giuramento dei Capitanei, l'elezione dei consoli, mediante l'investitura imperiale, il rinnovo del loro giuramento ogni cinque anni, le regalie e l'amministrazione della giustizia, la sistemazione delle enfiteusi; si impegnò poi a sostenere i diritti delle Chiese, dei Capitanei e dei cittadini di R. nelle altre città e nelle terre tolte loro con la violenza, e viceversa; infine a non dimorare in R. con l'esercito ma solo con l'Imperatrice ed i principi. I primi Statuti noti sono attribuiti all'epoca 1180-1260 (ed. Zoli-Bernicoli) e la disposizione iniziale è il giuramento del podestà a difendere la Chiesa, a combattere gli eretici, a seguire la Costituzione di Federico I. Al governo di Lamberto, già fattosi podestà perpetuo, appartengono gli Statuti del Maggior Consiglio (a. 1304-1360, ed. Tarlazzi) ed anche quegli Statuti nuovi della Ca' Matha (a. 1304) dedicati ad onore di Dio, della Vergine, dell'arcivescovo Rainaldo e di Lamberto come dei suoi successori in regimine civitatis, essendo egli quale podestà Defensor dicti Ordinis. Al governo di Ostasio di Bernardino da Polenta spettano gli Statuti capitaniali, forse del 1327, recentemente scoperti; al dominio veneto gli Statuti proposti nel 1461 e terminati poco dopo un decennio (ed. Tarlazzi); al dominio pontificio quelli del Consiglio di Giustizia (1515, ed. Tarlazzi) con premessa in latino e testo in volgare e la riforma di Gerolamo Ruggini stampata postuma nel 1590; infine gli Statuti dei Novanta Pacifici (1687). Importanti rubriche politiche sono in quelli di Ostasio, che dominava la città con il titolo di Capitaneus et Defensor, riservandosi tota custodia ipsius civitatis et districtus, il diritto di perseguire i nemici del Comune e suoi, di regere et conducere ac defen- dere cives et districtuales, di custodire la città e le porte e stabilirvi propri fortilizi. Contro i vari tiranni di Romagna la S. Sede opponeva i bandi dei Rettori: è del 1321 la fiera protesta del card. Aimerico di Chalus; ma nel 1327 Ostasio, sentendosi in pericolo perché ribelle al card. Bertrando del Poggetto, vincolò alla propria difesa del Comune con gli Statuti fatti allora comporre. La S. Sede, che non aveva mai cessato di rivendicare la sovranità dell'Esarcato, né concesso ai Comuni di crearsi una magistratura permanente, perché vera tirannide, solo più tardi e ad imitazione dell'Impero legalizzò i Signori quali vicarii pro Romana Ecclesia, fino a che poté segnare la vittoria su vicariati, signorie e autonomie comunali, stabilendo, dopo l'esperimento borgiano, lo Stato Pontificio su più salda base e reintegrandolo nei limiti della donazione di Pipino con la definitiva annessione, dopo la parentesi veneta, di R. e dell'Esarcato. – Vedi tavv. XXIV-XXVII.
BIBL.: P. D. Pasolini, Gli Statuti di R., Firenze 1868, pp. 11-67; A. Tarlazzi, Statuti del Comune di R., in Monum. stor. periti- nenti alle prove. di Romagna, I. Ravenna 1886, pp. 3-76; V. XLVII; G. De Vergenti, Lezioni di stor. del dir. ital., II dir. pubblico ital. nei secc. XII-XV, II, Bologna 1931, pp. 121-147; F. Crosara, I poteri di Ostasio da Polenta, Capitaneus et Defensor civitatis, in Felice Ravenna, fasc. IV-V (LV-LVI), apr.-ag. 1951.

Fulvio Crosara