DELEHAYE, HIPPOLYTE. - Gesuita e bollandista, insigne rinnovatore della scienza agiografica, n. a Anversa (Belgio) il 19 ag. 1859, m. a Bruxelles il 1° apr. 1941. Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1876 a Aarlon, studiò lettere a Tronchienne e dal 1879 al 1882, filosofa a Lovanio. Nel Collegio dei Gesuiti di Gand insegnò tra il 1882 e il 1885 lingua fiamminga, matematica e chimica e fu direttore del coro.
Il suo primo saggio letterario Les plantes de la Bible, pubblicato nel 1885 nei Précis historiques (34 [1885], pp. 353-72), manifestò in lui uno spirito d'iniziativa ed una facilità di lavoro, che il p. Costantino Van Aken, colpito dal suo talento, lo diresse sulla via delle ricerche storiche. Così, ispirandosi ad un articolo di Fr. Ehrle, allora prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana nell'Archiv für Litteratur und Kirchengeschichte (1 [1885], pp. 365-401), di recente fondato, che diceva: «Desidero che le tradizionali biografie dei nostri grandi scolastici seguano i progressi contemporanei della critica e del metodo storico», il D. iniziò uno studio sul «doctor solemnis» Enrico di Gand: Nouvelles recherches sur Henri de Gand, in Messager des sciences historiques en Belgique, 60 (1886), pp. 328-55, 438-55; 61 (1887), pp. 59-85, confermando la superiorità del metodo dell'Ehrle. Poi, dopo ricerche negli archivi di Gand e di Tournai, aggiungeva: Notes sur Henri de Gand, ibid., 62 (1888), pp. 421-56. Menire l'Ehrle, che reclutava allora «scrittori» per la Vaticana, metteva gli occhi sul D., un altro l'aveva prevenuto: Carlo De Smedt, dietro le raccomandazioni del p. Van Aken.
Sotto la direzione del De Smedt, il D. faceva l'ingresso nel mondo scientifico con un lavoro critico su Gilberto di Gembloux ed il legato Pietro di Pavia: Guibert, abbot de Florentines et Gembloux (in Revue des questions historiques, nuova serie, 46 [1889], pp. 5-90); Pierre de Pavie, légat du pape Alessandro III en France (ibid., nuova serie, 49 [1891], pp. 5-61); Le légat Pierre de Pavie chavoine de Chartres (ibid., nuova serie, 51 [1892], pp. 2-44-232).

Intanto il D. fu mandato, per la formazione specifica degli studi di teologia, parallela a quella delle ricerche storiche, a Innsbruck, dove brillavano L. von Pastor ed H. Grisar; ma vi rimaneva soltanto l'anno accademico 1886-87. Pare che il duro clima del Tirolo non convenisse alla salute del D., cosicché fu richiamato nel Belgio dove riprese l'insegnamento della matematica, con un corso superiore al Collegio St-Michel a Bruxelles.
Il 1887 fu l'anno decisivo della vita scientifica del D., poiché, entrando nella società dei Bollandisti, vi trovò il suo vero ambiente. Fece il suo ingresso negli Annales Bollandiana con una dissertazione latina: Guiberti Gemblacensis epistula de S. Martino et alterius Guiberti item Gemblacensis carmina de eodem (in Analecta Bollandiana, 7 [1888], pp. 265-320), primo di 113 altri articoli. Quando partì nell'autunno del 1888 per Lovanio a continuare gli studi cominciati a Innsbruck, il suo avvenire di bollandista era deciso. Ordinato sacerdote il 24 ag. 1890, dopo l'esame finale di teologia, ritornava il 4 genn. 1891 al «Museum Bollandianum».
Il primo lavoro di bollandista fu il commentario della vita di S. Wolfgang: De S. Wolfgang episcopo Ratispo-nensi (in Acta SS. Novembris, II, 1 [1894], pp. 527-97). In seguito rivolse il suo lavoro anche alla parte greco-britannica in cui divenne presto un maestro. Era il tempo in cui Krumbacher fondava la Byzantinische Zeitschrift (1892) e attirava nella sua orbita giovani come A. Ehrhard e Pio Franchi de Cavalieri. Dal 1891 il De Smedt meditava il progetto di una Bibliotheca hagiographica Graeca, attuata dal D. nel 1894-95 (seconda edizione nel 1909 con una Synopsis Metaphrastica). Nel 1896 il D. iniziò le ricerche sull'agrografia greca, che fruttarono la pubblicazione di diversi cataloghi dei manoscritti greci esistenti nelle biblioteche d'Europa, Asia Minore ed Egitto, ma soprattutto l'edizione critica del Synaxarium Ecclesiae Constantinopolitanae e codice Sirmondiano nunc
Berolinesi, adiectis synaxariis selectis (Propylaeum ad acta SS. Novembris, Bruxelles 1902) che è stata giudicata un vero capolavoro.
Nel 1897 il D. prese contatto con le antichità cristiane di Roma pubblicando il profondo ed intuitivo studio Les saints du cimetière de Commodille (in Analecta Bollandiana, 16 [1897], pp. 17-43). Per l’agiografia romana fece poco lo studio L’amphithéâtre Flavien et ses environs dans les textes hagiographiques (ibid., 16 [1897], pp. 209-52). Nel 1903, nella Revue des questions historiques (nuova serie, 74 [1903], pp. 56-122) apparve uno studio su Les légendes hagiographiques che ebbe in volume a parte tre edizioni (Bruxelles 1905, 1906, 1927) e fu tradotto in italiano (Firenze 1906, 1910), in inglese (Londra 1907) e in tedesco (Kempten 1907). L’argomento, di importanza fondamentale per la critica agiografica, fu ripreso nel 1921 con il volume Les Parisiens des martyrs et les genres littéraires. Lo studio Les origines du culte des martyrs (Bruxelles 1912, 2a ed. 1933) che fa una trilogia con i due precedenti e dove il D. confutò con prove di fatto la tesi protestante di E. Lucius, che aveva preteso presentare i martiri di Cristo quali successori dei semidei, ebbe come supplemento Sanctus. Essai sur le culte des saints dans l’antiquité (ivi 1927).
Morto il 19 febbr. 1912 il De Smedt, il D. gli successe nella presidenza della società dei Bollandisti. Quando nel 1931, uscì il dotto Commentarius perpetuus in Martyrologium Hieronymianum ad recensionem H. Quentin (Acta SS. Novembris, II, II, ivi) si poteva credere l’operosità del D. coronata. Ma invece egli poté ancora portare a compimento un altro ardito lavoro, il commentario al Martyrologium Romanum ad formam editionis typicae scholiis historicis instructum, nel Propylaeum ad Acta SS. Decembris (ivi 1940) e due studi, uno: Cinq legons sur la méthode hagiographique (ivi 1934), combattendo nel capitolo Les reliques des saints recenti abusi di false reliquie; l’altro: Etude sur le Légendier Romain. Les saints de novembre et de décembre (ivi 1936), preoccupato della sana critica dei santi da trattare negli ultimi mesi degli Acta SS. Precipuo merito del D. è di aver saputo trar profitto dagli aridi elenchi spesso così profondamente confusi e alterati del Martirologio Geronimiano e dei Sinassari; egli ha dimostrato come le prime generazioni cristiane onoravano i martiri di Cristo, venerandone i sepolcri e celebrandone la solenne commemorazione nei loro anniversari. Il sepolcro e la commemorazione furono le due «coordinate agiografiche» del D. (La méthode historique et l’hagiographie, in Bulletin de l’Académie royale de Belgique, 16 (1930), pp. 218-31). Il D. non si è limitato alle fonti letterarie, delle quali era profondo conoscitore, ma, primo tra gli agiografi, ha cercato costantemente le autentiche testimonianze monumentali delle tradizioni locali, usufruendo mirabilmente di ogni scoperta archeologica. In ogni suo scritto egli ha fatto tesoro e messo in evidenza gli elementi di fatto della venerazione dei sepolcri dei martiri, cioè le basiliche e gli oratori edificati sui loro sepolcri, le iscrizioni onorarie o votive, i reliquiari, le testimonianze dei pellegrini e i loro graffiti, il simbolismo delle loro immagini e perfino i nomi dei luoghi attestanti il loro patronato. L’attività del D. nell’agiografia greco-bizantina e latina è documentata dai 239 numeri che costituiscono la sua bibliografia (cf. Peters, pp. xxxviii-LII). La sua opera scientifica era così apprezzata da Pio XI che alla creazione della Sezione Storica della S. Congregazione dei Riti (1930), lo annoverò fra i primi Consultori.