SFONDRATI, FAMIGLIA

SFONDRATI, FAMIGLIA. - Compare a Cremona nel sec. XIII-XIV. Si rese celebre nel sec. XVI con FRANCESCO, n. a Cremona il 26 ott. 1493, m. iv il 31 luglio 1550.
SFONDRATI, FAMIGLIA. - Compare a Cremona nel sec. XIII-XIV. Si rese celebre nel sec. XVI con FRANCESCO, n. a Cremona il 26 ott. 1493, m. iv il 31 luglio 1550.

Si laureò in diritto a Pavia nel 1520 ed insegnò a Padova, Pavia, Bologna, Roma e Torino. Ebbe uffici pubblici in particolare da Carlo V. che lo fece conte della Riviera di Lecco il 23 ott. 1537. Mortagli la moglie Anna Visconti (20 nov. 1538), entrò nello stato chiericale e da Paolo III fu nominato referendario di Segnatura e posta vescovo di Sarno il 12 ott. 1543, quindi arcivescovo di Amalfi il 27 ott. 1544. Intanto nel nov. 1543 veniva inviato nunzio presso Carlo V, a proposito di una pace con la Francia che aprisse la via al Concilio ed alla sicurezza dell'Europa. Creato cardinale il 19 dic. 1544, ritornò in Curia e fu fra gli zelanti fautori della riforma ecclesiastica e membro dell'Inquisizione. Inaspire le relazioni fra Paolo III e Carlo V per il trasferimento del Concilio da Trento a Bologna e le vicende belliche in Germania, il cardinale partì da Roma il 22 apr. 1547 come legato all'Imperatore; e con lui ebbe anche a trattare degli affari inglesi dopo la morte del re Enrico VIII; delle complicazioni create in Lombardia per l'uccisione di Pier Luigi Farnese, e riguardo all'Interim di Augusta (v. AUGUSTA, IV) che doveva regolare i rapporti con i protestanti in Germania ed appariva lesivo dei diritti del cattolicesimo, mentre non soddisfice a nessuna delle due opposte parti. Il cardinale che aveva tentato di impedirne la pubblicazione fu richiamato il 10 giugno 1548 e lasciò la Germania. Egli aveva avuto il governo della diocesi di Capaccio il 23 marzo 1547 e lo tenne fino al 9 nov. 1549 quando ebbe la diocesi di Cremona.

BIBL.: A. Ciacconius, Vitae, ecc., III, Roma 1677, p. 700 sgg.; Eubel, III, passim; O. Premoli, Storia dei Bambini, Roma 1913, p. 406 e passim; C. Capasso, Paolo III, II, Messina 1923, p. 614 sgg.; Pastor, V, p. 471 e passim. Per gli scritti v.: F. Argelati, Biblioth. script. Mediolanensium, II, Milano 1745.

Figli di Francesco furono Niccolò che fu papa Gregorio XIV (v.) per pochi mesi e Paolo che sposò Sigismonda d'Este e continuò la famiglia; fu senatore di Milano e premorì al fratello nel 1587. Quattro figlie insieme con la zia Giulia furono monache presso le Angeliche a Milano con fama di grande virtù. La famiglia S. fu sempre legata ai Barnabiti di grande amicizia. Figlio di Paolo fu Paolo CAMILLO (lo si trova anche con il nome di Emilio) n. nel 1561, che lo zio Gregorio XIV creò cardinale il 19 dic. 1500 e volle presso di sé come segretario di Stato. In gioventù era stato assiduo al circolo che si radunava intorno a S. Filippo Neri, ma poi si mostrò avido di arricchire sé ed i suoi, abusando anche della confidenza in lui riposta dallo zio pontefice. Il 13 sett. ebbe il vescovato di Cremona e morì il 14 febbr. 1618. Con lui erano accorsi a Roma i fratelli ERCOLE, duca di Montemarciano, generale della Chiesa, che militò per la Lega in Francia; e FRANCESCO, generale delle galere, marchese di Montafia (1591).

BIBL.: Pastor, X, p. 538 sgg. passim.

Rcnata Orazì Ausenda

Maggior fama acquistò nel secolo seguente CELESTINO, cardinale e teologo benedettino, n. a Milano l'11 genn. 1644, m. a Roma il 4 sett. 1696. Dodicenne entrò nella scuola benedettina di Rorsbach. Dopo vari anni di insegnamento, fu eletto vescovo di Novara (1686) e divenne principeabate di S. Gallo il 16 apr. 1687. Fu creato cardinale da Innocenzo XII il 12 dic. 1695. Difese con vivace ardore le prerogative della Sede Apostolica, in varie opere: Tractatus regaliae (S. Gallo 1682); Regale sacerdotium Romano Pontifici assertum et quatuor propositi nobis gallicani cleri explicatum (ivi 1684), sotto lo pseudonimo di Eugenius Lombardus; e la continuazione Gallia vindicata (ivi 1688) in cui ricorre alle testimonianze della stessa Chiesa gallicana; Legatio Marchionis Lavardini eiusque cum Innocentio XI dissiditium (ivi 1688) in difesa dell'atteggiamento negativo della S. Sede alla richiesta francese del diritto d'asilo per il quartiere romano delle ambasciate. L'opera sua principale e, in certa maniera, famosa è il Nodus praedestinatiensis ex sacris litteris, doctrinaque sanctorum Augustini et Thomae, quantum homini licet, dissolutus (postuma, Roma 1697), molinismo (v.) di tinta lessiana e con movenze di pensiero del tutto originali quanto allo stato (ritenuto oltremodo felice) dei bambini morti senza Battesimo e a una certa qual impeccabilità (ex ignorantia Dei invincibili) degli infedeli. L'opera violentemente attaccata da più parti, soprattutto dal Bossuet, fu difesa dal card. Gabrielli e sfuggì ad ogni condanna.

BIBL.: Hurter, IV, col. 383 sgg.; P. Sejournée, s. V. in DThC, XII, coll. 2010-17; L. Capérán, Le problème du salut des infidèles, I, 2a ed., Tolosa 1934, pp. 357-62; J. Hälg, C. S. Fürstbatt von St. Gallen und Kardinal, Roma 1942; M. Inguafèz, Lett. ined. del card. Tommasi, in Osservatore Romano, 4 febbr. 1944.

CARLO FILIPPO entrò fra i Barnabiti, fu amico di Cosimo III di Toscana e il 12 luglio 1677 fu nominato vescovo di Volterra. Morì l'11 maggio 1680 in fama di santità (O. Premoli, St. d. Barnabiti, II, Roma 1913, p. 350).

La famiglia si estinse nel sec. XVIII con il colonnello CARLO ed i beni passarono ai Serbelloni e ai Barbiano-Belgioioso (L. Castano, Mons. Nicolò S. ecc., Torino 1939, p. 8).

Renata Orazì Ausenda