SIBOUR, DOMINIQUE-AUGUSTE-MARIE

SIBOUR, DOMINIQUE-AUGUSTE-MARIE. - Arcivescovo di Parigi, n. il 4 apr. 1792 a St-Paul-Trois-Châteaux (Drôme), m. il 3 genn. 1857 a Parigi.
SIBOUR, DOMINIQUE-AUGUSTE-MARIE. - Arcivescovo di Parigi, n. il 4 apr. 1792 a St-Paul-Trois-Châteaux (Drôme), m. il 3 genn. 1857 a Parigi.
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Sacerdote nel 1818, insegnò al Seminario di S. Nicola da Chardonnet a Parigi e fu addetto alla parrocchia di S. Sulpizio. Canonico della Cattedrale a Nimes nel 1822, acquistò fama di buon predicatore. Vescovo di Digne nel 1839, partecipò attivamente con scritti alla lotta intrapresa dai cattolici francesi per la libertà d’insegnamento. Particolare fama acquistò con le Institutions diocésaines, pubblicate nel 1845, in cui reclamò l’indipendenza della Chiesa, la libertà dei concili e la restaurazione delle antiche istituzioni disciplinari e protettrici del clero nel governo delle diocesi. Alla morte di mons. Affre fu nominato arcivescovo di Parigi (1848). Le polemiche sollevate dalla legge Falloux trovarono l’arcivescovo tra coloro che ne approvarono lo spirito e le disposizioni, convinto che fosse assai più opportuno prestarsi ad un compromesso in materia di insegnamento, anziché inserire in sterili critiche e rischiare che l’istruzione pubblica, lasciata completamente in mani laiche, assumesse intonazione anticattolica. L’atteggiamento dell’arcivescovo e di molti altri vescovi riuscì tuttavia sgradito a parte dell’episcopato francese, di cui fu eloquente ed abile portavoce l’Univers di L. Veuillot. Tra quest’ultimo e l’arcivescovo i rapporti divennero ben presto assai tesi. Nel 1852 si ebbe la rottura. L’abate Gaduel, vicario generale di mons. Dupanloup, vescovo di Orléans, avendo tacciato di eretico l’Ensayo sobre el catolicismo, el liberalismo y el socialismo di Donoso Cortés, fu violentemente attaccato da Veuillot, ed accusato di farsi portavoce di tendenze gallicane. Per porre termine alle polemiche ed all’ingerenza di laici nella vita interna della Chiesa, il S. con un’ordinanza vietò la lettura dell’Univers a tutti i religiosi. Il divieto poi fu tolto per l’intervento di Pio IX, il quale desiderava una reale pacificazione con il Veuillot senza ricorrere a misure estreme. Sostenitore del Bonaparte, S. approvò il colpo di Stato del 2 dic. 1851 e, chiamato al Senato nel marzo 1852, votò a favore della restaurazione dell’Impero. La sua tendenza per il rallimento con le autorità governative fu interpretata dai circoli ultramontani come una adesione alle idee gallicane, e la complessità dei punti controversi tra le due parti, in cui allora si trovarono divisi l’episcopato ed il mondo cattolico francese, resero assai difficile il suo compito. Recatosi nel 1854 a Roma per la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione, morì tre anni dopo, accoltellato da un prete scomunicato, certo Verger, mentre vestito dei paramenti sacri iniziava a St-Etienne de Mont la novena di s. Genoveffa.

BIBL.: F. Poujoulat, Vie de mgr S., Parigi 1857; A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, Dictionn. des parlementaires français, V. 1818, p. 315; E. Veuillot, Louis Veuillot, II-III, ivi 1901-1904, passim; G. Weil, Hist. du catholicisme libéral en France, ivi 1909, passim; J. Maurian, La politique ecclés. du Second Empire, ivi 1930, passim; id., Le St-Siège et la France de déc. 1851 à avril 1853, ivi 1930, passim. Silvio Furlani