SIGISMONDO di LUSSEMBURGO, imperatore. - Secondogenito di Carlo IV di Lussemburgo, re di Boemia ed imperatore, e di Maria di Valois figlia di Filippo VI re di Francia, n. a Praga il 15 febbr. 1361. Il padre gli assicurò la corona di Ungheria, S. trovò però grave opposizione in Carlo di Durazzo e solo nel 1387, dopo l'assassinio di Carlo, poté essere incoronato. Il Regno d'Ungheria fu sotto S. ripetutamente turbato dalla minaccia turca: nel 1396 S. fu sconfitto dal sultano Murad a Nicopolis. Anche con Venezia ebbe a combattere ripetutamente ed invano per il possesso della Dalmazia e del patriarcato di Aquilicia.
Eletto re dei Romani il 20 sett. 1410, fu riconosciuto da tutti il 21 luglio 1411. La sola sua base finanziaria era però il Regno d'Ungheria e per farvi assegnamento fu costretto a ricorrere alla grande aristocrazia magiara ed a favorire la scarsa borghesia delle città ungheresi per trarne denaro; così anche non esitò ad affermare diritti sui vescovati. La pesantezza fiscale gravando assai sulle classi rurali determinò malcontento e ribellioni. Quanto agli affari dell'Impero, già nel 1411 cedette la marca di Brandeburgo ad un suo fedele partigiano Federico di Hohenzollern, burgravio di Norimberga, creando le basi della potenza di quella dinastia. Preoccupato dalle sorti dell'Ordine teutonico in crisi dopo la sconfitta di Tannenberg, indusse il vincitore Ladislao di Polonia ad una pace mite a Thorn. Ritenendosi in diritto come re dei Romani di provvedere in favore della Chiesa alla cessazione dello scisma, si mise d'accordo con Giovanni XXIII nel colloquio di Como (1413) per un Concilio ecumenico da riunirsi a Costanza il 1° nov. 1414; ed infatti fu aperto da Giovanni XXIII il 5 nov. 1414. Dopo la decisione conciliare che i tre Papi avversari dovessero rinunciare per ristabilire l'unione, agì energicamente contro Giovanni XXIII che si rifiutava e contro Federico d'Austria suo protettore. Per convincere il papa avignonese Benedetto XIII a cedere, l'Imperatore si recò sino a Perpignano (luglio-nov. 1415). Non riuscì nell'intento, però seppe indurre i monarchi spagnoli a sottomettersi al Concilio. Preoccupato del diffondersi dell'eresia ussita in Boemia,
(fot. Boissonnas)
SIGISMONDO, re dei BURGUNDI, santo, martire - Cassa reliquiario di s. S. Arte romanica (sec. XII) - St-Maurice, Tesoro della chiesa abbaziale.
volle che Giovanni Hus si presentasse al Concilio e gli accordò un salvacondotto. Incoraggiò però il Concilio a combattere l'eresia, assistette al processo di Hus ed approvò la condanna al rogo.
Morto il re di Boemia Venceslao (18 ag. 1419), suo fratello, a S. spettava la successione; ma in Boemia ora nobili e borghesi chiesero a S. di riconoscere i quattro articoli proclamati dall'Università di Praga, caposaldi della loro fede. Il conflitto religioso si complicava con un antagonismo della nazione boema contro la Germania che faceva capo a S. Questi intimò ai ribelli di rientrare nella Chiesa cattolica; la conseguenza fu la ribellione aperta di cui fu contro la cittadina di Hradista che gli ussiti chiamarono Tabor. Il capo militare dei ribelli fu Jan Žižka. S. fece predicare la crociata contro gli eretici da Martino V, e con i principi tedeschi che lo riconobbero re di Boemia organizzò una spedizione militare. Riuscì ad entrare nel Castello di Praga ed a farsi incoronare (28 luglio 1420) ma subito dopo dovette ritirarsi. Successive spedizioni dei crociati tedeschi fallirono. In Boemia la Dieta proclamò che non riconosceva più S. come re e ne cercò un altro: Vitoldo di Lituania, invitato, inviò il nipote Korybut che fu fatto reggente e poi da una parte dei Ceki fu riconosciuto re; ma presto scoppiò una ribellione anche contro di lui e nel 1427 fu cacciato. Il paese rimase in tutti questi anni senza un vero governo: tra i ribelli si formarono diverse tendenze: contro i taboriti vi furono gli ultraquisti e questi perseguivano altre correnti religiose più avanzate. A Žižka successe nel comando militare il prete Procopio che nel 1427 respinse una nuova spedizione tedesca condotta da Alberto d'Austria generò di S. Allora Procopio passò all'effensiva e le sue bande fanatiche invasero in vari punti la Germania. Trattative di accordo si svolsero solo dopo il 1432 per cura del Concilio di Basilea e di S., con i gruppi ribelli più moderati. Scomparso Procopio in un conflitto interno nel 1434, prevalsero i più moderati e S. si fece mediatore tra il Concilio ed i suoi sudditi. Il 5 luglio 1436 ad Iglau furono fermati i compactata, che ristabilivano in modo equivoco la pace religiosa in Boemia. S. nell'ag. poté finalmente rientrare nel suo Regno. Anche in Germania S. fece scarsissimi soggiorni, dopo chiuso il Concilio di Costanza, destando grande malcontento nei principi che nel 1421 lo minacciarono di deposizione. Coronato re d'Italia a Milano e poi imperatore a Roma (31 maggio 1433) S. pensava poter affermare con nuova energia la sua autorità in Germania. Dopo la sua morte si parlò di una reformatio Sigismundi che avrebbe ridotto il feudalismo, secolarizzato i principi ecclesiastici, abolita la servitù, imposta una rigida disciplina ecclesiastica. Nel suo governo S. seppe affermare il prestigio imperiale notevolmente. Venne a morte a Znaim il 9 dic. 1437 mentre si stava verificando quella rottura tra Eugenio IV ed il Concilio di Basilea che egli aveva cercato di impedire. - Vedi tav. XXXVII.
SIGISMONDO I Jagellone, detto il Vecchio, re di POLONIA e granduca di LITUANIA. - Figlio di Casimiro e di Elisabetta di Asburgo, n. a Cracovia il 1° genn. 1467, m. ivi il 1° apr. 1548, fu eletto al trono di Lituania il 20 ott. e a quello di Polonia il 9 dic. 1506, grazie alla fama di abile amministratore, guadagnatasi nel Ducato slesiano.
Saggio e previdente, giusto e leale, di notevole intelligenza, mancò però di sufficiente energia ed iniziativa e di un'ampia visione delle necessità del paese. Egli salì al trono in un periodo particolarmente grave e delicato: si addensava contro la Polonia la minaccia di una coalizione fra Russia, Austria, Ordine Teutonico, Tatari e Turchi - ben decisi, come quasi tre secoli più tardi, a

trovare una soddisfazione ai loro contrasti reciproci a danno della Respublica nobiliaris polacca - mentre all'interno la nobiltà si era fatta sempre più riottosa e intendeva dominare lo Stato, asservendo a sé il potere regale.
In queste condizioni S. cercò di affrontare con prudenza e separatamente tutti i suoi nemici: per prima cosa attaccò la Moscovia, e, fra il 1507 e il 1537, tre successive guerre, pur senza condurre a una decisione, aprirono la strada a soluzioni future e ad una tregua di 5 anni; intanto nel 1515 era riuscito ad appianare ogni divergenza con l'Austria e così, isolato l'Ordine Teutonico, nel 1520 ne sconfisse il gran maestro Alberto di Hohenzollern, ne approvò la secolarizzazione e nel 1525 il duca Alberto ricevette la Prussia orientale come vassallo della Polonia. Vigilante infine contro le scorrerie tatare, batté la Moldavia, vassalla dei Turchi. D'altro canto, in politica interna, S. non riuscì ad imporsi alla nobiltà, che, nel 1537, in piena campagna contro la Moldavia, lo costrinse a garantire la libera elezione dei re e a non permettere nessuna modificazione della legge elettorale. Al di là di questi problemi e difficoltà, il suo regno è soprattutto caratterizzato dal rapido affermarsi della civiltà del Rinascimento in Polonia, grazie allo splendido mecenatismo del Re e all'attività della sua seconda moglie Bona Sforza, che ebbe grande ascendente presso S. e molta ingerenza nella vita politica. La rivoluzione protestante penetrò in Polonia verso la metà del regno di S. attraverso la borghesia mercantile, soprattutto tedesca, di Danzica e della Prussia orientale e S., profondamente cattolico, si oppose con ogni mezzo alla sua diffusione, che toccò la sua stessa corte. Tuttavia, nel complesso, quando chiuse gli occhi a Cracovia S. non aveva risolto stabilmente nessuno dei problemi di politica estera o interna dello Stato polacco-lituano ed essi si ripresenteranno, aggravati, dopo la sua morte.