SIGISMONDO di LUSSEMBURGO, imperatore - Sigillo grande di S. appeso a un privilegio dell’Imperatore per i Canonici di S. Orso (16 luglio 1418) - Aosta, archivio della collegiata dei SS. Pietro e Orso.
trovare una soddisfazione ai loro contrasti reciproci a danno della Respubblica nobiliana polacca - mentre all’interno la nobiltà si era fatta sempre più riottosa e intendeva dominare lo Stato, asservendo a sé il potere regale.
In queste condizioni S. cercò di affrontare con prudenza e separatamente tutti i suoi nemici: per prima cosa attaccò la Moscovia, e, fra il 1507 e il 1537, tre successive guerre, pur senza condurre a una decisione, aprirono la strada a soluzioni future e ad una tregua di 5 anni; intanto nel 1515 era riuscito ad appianare ogni divergenza con l’Austria e così, isolato l’Ordine Teutonico, nel 1520 ne sconfisse il gran maestro Alberto di Hohenzollern, ne approvò la secolarizzazione e nel 1525 il ducato Alberto ricevette la Prussia orientale come vassallo della Polonia. Vigilante infine contro le scorrerie tatare, batté la Moldavia, vassalla dei Turchi. D’altro canto, in politica interna, S. non riuscì ad imporsi alla nobiltà, che, nel 1537, in piena campagna contro la Moldavia, lo costrinse a garantire la libera elezione dei re e a non permettere nessuna modificazione della legge elettorale. Al di là di questi problemi e difficoltà, il suo regno è soprattutto caratterizzato dal rapido affermarsi della civiltà del Rinascimento in Polonia, grazie allo splendido mecenatismo del Re e all’attività della sua seconda moglie Bona Sforza, che ebbe grande ascendente presso S. e molta ingerenza nella vita politica. La rivoluzione protestante penetrò in Polonia verso la metà del regno di S. attraverso la borghesia mercantile, soprattutto tedesca, di Danzica e della Russia orientale e S., profondamente cattolico, si oppose con ogni mezzo alla sua diffusione, che toccò la sua stessa corte. Tuttavia, nel complesso, quando chiuse gli occhi a Cracovia S. non aveva risolto stabilmente nessuno dei problemi di politica estera o interna dello Stato polacco-lituano ed essi si ripresentarono, aggravati, dopo la sua morte.
SIGISMONDO II Jagellone, re di POLONIA e granduca di LITUANIA. - Figlio di re Sigismondo I e di Bona Sforza, n. il 10 ag. 1520 a Cracovia, m. il 7 luglio 1572 a Knyszyn.
Prima della morte del padre (1548) aveva già amministrato il Granducato di Lituania e mostrato interesse per la riforma protestante; fu in corrispondenza con Melantone e con Calvino, tenne presso di sé, alla corte di Vilna, predicatori protestanti e mantenere cordiali rapporti con i sovrani luterani; ma tale intesa con gli eretici fu improvvisamente rotta dal matrimonio segreto del sovrano con Barbara Radziwiłł (1547), al quale si oppose la nobiltà polacca di tendenze protestanti, che ne richieste l'annullamento nella Dieta di Piotrków del 1548: si temeva da parte polacca di un'accresciuta influenza della nobiltà lituana sul governo. Con l'appoggio degli alti dignitari della Chiesa cattolica S. riuscì tuttavia a spezzare l'opposizione ed a far incoronare Barbara il 7 dic. 1550 nella cattedrale di Cracovia e promise di accordare particolare aiuto alla Chiesa cattolica, ma in realtà tollerò che predicatori protestanti, tra cui anche diversi italiani, propagassero le idee della riforma. In politica estera mantenne relazioni di buon vicinato con gli Asburgo e si oppose ai tentativi russi, danesi e svedesi di occupare la Livonia. Con il Trattato di Lublino del 1590 il 1590 all'unione personale tra Polonia e Lituania fece subentrare un'unione reale, fondata sul re e sul Seym (Dieta degli Stati). - Vedi tav. XXXVII.
Bibl. K. Volker, Kirchengesch. Polens, Berlino-Lipsia 1930, p. 149 sgg. con bibl.; D. Cantimori, Eretici ital. del Cinquecento, Firenze 1939, passim; J. Pajewski, Zygmunt August and the Union of Lublin 1548-72, in Cambridge History of Poland, 1, Cambridge 1950, pp. 348-1951.
SIGISMONDO III Vasa, re di POLONIA e di SVEZIA. - Figlio di Giovanni III, re di Svezia, e di Caterina Jagellonica, n. il 20 giugno 1566 a Gripsholm (Svezia), m. il 30 apr. 1632 a Varsavia.
Fu eletto re di Polonia nell'ag. Alla morte del padre, nel 1592, riuscì a farsi incoronare anche re di Svezia, dando garanzia di rispettare i deliberati del Sinodo di Uppsala del 1593, che introduceva in Svezia gli articoli della confessione augustana. S. che invece era fautore deciso e convinto della Riforma cattolica nei paesi nordici, si trovò ben presto in lotta con i suoi sudditi d'oltre Baltico. Dopo aver tentato invano di conquistare la Svezia nel 1598 con un esercito, fu dichiarato l'anno dopo decaduto dal trono. Tutta la successiva politica estera di S. fu tesa a recuperare la corona svedese, ma ogni suo sforzo fu vano. Soprattutto dopo l'avvento al trono di Gustavo Adolfo, S. non solo perse ogni speranza di ritornare sul trono del padre, ma la stessa Polonia, coinvolta in questa lotta dinastica, ne subì le conseguenze: la Pace di Altmark (1629) con l'acquisto della Livonia garantì infatti alla Svezia il predomínio sul Baltico. S. durante tutto il suo regno fu un sincero, attivo e deciso sostenitore della fede cattolica. La perdita della corona svedese da una parte, e l'opposizione politica dei protestanti nella stessa Polonia dall'altro, o rafforzando nella decisione di patrocinare in ogni modo la controriforma e di concedere ogni appoggio ai Gesuiti.