Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Storia, storici e biografie varie Storici, biografie varie

SICCARDI, GIUSEPPE

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SICCARDI, GIUSEPPE. - Statista, n. a Verzuolo (Cuneo) il 13 ott. 1802, m. a Torino il 29 ott. 1857. Giurista di chiara fama e docente universitario, entrò in magistratura nel 1829, giungendo rapidamente all'alta carica di primo ufficiale del Ministero di grazia e giustizia (1840). Insignito della dignità comitale nel 1846, l'anno successivo divenne consigliere di Cassazione, quindi avvocato fiscale generale e reggente dell'Avvocatura generale dello Stato.

Il 1849 lo trasse in primo piano nella politica, quando venne incaricato di recarsi a Portici per ottenere da Pio IX il consenso alla rimozione dell'arciococco di Torino, Lud. Fransoni, e del vescovo di Asti, Filippo Artico, sgraditi al Governo, oltre che all'abolizione del foro ecclesiastico negli Stati sardi. Neppure il S. riuscì là dove altri prima di lui era fallito allo scopo, in quanto la S. Sede - che non si sarebbe opposta alla soppressione di una legislazione speciale per il clero qualora il provvedimento, anziché promuovere unilateralmente dall'autorità civile, fosse stato compreso fra gli articoli di un Concordato - rifiutò di venire incontro ai desideri del ministero di Torino. L'infelice esito delle trattative indusse il guardasigilli De Margherita a rassegnare le dimissioni, onde il d'Azeglio lo sostituì con il S., creato per l'occasione senatore. Il 25 febbr. 1850 il S. presentava così alla Camera subalpina, prevenendo l'iniziativa parlamentare delle sinistre, un progetto legislativo - le cosiddette Leggi S. - comportante l'abolizione del foro ecclesiastico, la soppressione di numerose feste di precetto e il divieto per le corporazioni religiose di accrescere comunque i propri beni senza l'autorizzazione sovrana. L'ultimo dei nove articoli preannunziava inoltre disposizioni sul matrimonio civile. Tra la vivace reazione degli ambienti cattolici, la Camera ampiamente discusse, separatamente dal resto, i cinque articoli sul foro ecclesiastico e li approvò con 130 voti contro 26, come pure fece poi il Senato con 51 voti contro 29. La legge venne promulgata il 9 apr. provocando immediate proteste della S. Sede, che era stata tenuta al corrente in via ufficiale dell'inizio della discussione parlamentare. Ne seguirono incidenti di varia natura, culminati nell'arresto di mons. Fransoni che aveva diramato al suo clero una circolare contro la legge approvata dalle Camere. Di qui, altro motivo di dissidio fra il Governo sardo e la S. Sede: dissidio che non poté non turbare la coscienza del S., che si riteneva figlio devoto della Chiesa e rifiutò sdegnosamente di accertare i proventi di una sottoscrizione aperta in suo onore dalla stampa liberale. Con la somma raccolta venne poi eretto in Torino (1853) un monumento commemorativo dell'abolizione del foro ecclesiastico. Il gesto del S. - che non ebbe responsabilità alcuna nell'approvazione, seguita nel 1855, delle leggi antieccesiastiche che pur vanno anch'esse sotto il suo nome, ma dovrebbero invece intitolarsi al De Foresta - gli costò la popolarità acquistata, sicché il d'Azeglio si indusse ad estrometterlo. Un'occasione propizia per farlo gli si presentò pochi mesi più tardi, quando il S. si oppose energicamente alla richiesta dei partiti di sinistra, condivisa dalla maggioranza dei ministri, di procedere al collocamento a riposo dei magistrati che non applicavano le sanzioni di legge nei confronti del clero avverso alle disposizioni del 9 apr.

Trovatosi in contrasto con i suoi colleghi, il S. dovette invocare motivi di salute per ritirarsi provvisoriamente dal governo, salvo a rassegnare poco dopo le definitive dimissioni. Collocato in aspettativa con il grado di primo presidente della Cassazione, morì repentinamente sei anni più tardi, dopo aver tenuto la vice presidenza del Senato dal 7 genn. al 16 luglio 1857.

Bibliografia9 opere
BIBL.: Panegirico del conte G. S., Torino 1851; Esposizione corredata di documenti (sui rapporti tra Chiesa e Stato in Piemonte), in Pii IX P. M. Acta, Roma, s. n. t. (ma 1855), I, 2, p. 9 sgg.; T. Chiuso, La Chiesa in Piemonte dal 1797 ai giorni nostri, Torino 1888; L. Ferraris, Il municipio di Torino e il monum. per l'aboliz. del foro ecclesiast., in Nuova Antologia, 162 (1912), p. 583 sgg.; A. Bozzola-T. Buttini, Stato e Chiesa nel Regno di Sardegna negli anni 1849-50, in Risorg. ital., nuova serie, 14 (1921), pp. 3-4; A. Monti, La giovinezza di V. Emanuele II, Milano 1939, pp. 308-16; P. Pirri, Pio IX a V. Emanuele II dal loro carteggio privato, I, Roma 1944; D. Massè, Il caso di coscienza del Risorgim. Ital. Dalle origini alla Conciliaz., Alba 1946, v. indice; A. C. Jernolo, Chiesa e Stato in Italia negli ultimi cento anni, Torino 1952, pp. 200-14.

Renzo U. Montini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 514–515.

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Montini, Renzo Uberto. “Siccardi, giuseppe.” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 514–515. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/siccardi-giuseppe.

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Montini, Renzo Uberto. “Siccardi, giuseppe.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 514–515. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/siccardi-giuseppe.

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