SFORZA, FAMIGLIA

SFORZA, FAMIGLIA. - Originaria di Cotignola (Ravenna), arrivata nel ramo principale alla signoria di Milano. Il cognome della famiglia, di agiati coltivatori, era Attendolo, ma l'autore della prima fortuna ascensionale, Muzio, perferì il soprannome di S., datogli da Alberico da Barbiano per la sua audacia ostinata.

Muzio (Giacomuccio), n. a Cotignola il 18 maggio 1369, seguì a 13 anni la compagnia di Boldrino da Panicale, fu poi caposquadra di Alberico da Barbiano; servì Gian Galeazzo Visconti e poi Firenze, per la quale combatté a Casalecchi (1402) e contro Pisa. Movendo all'assedio di Aquila contro Braccio annegò, il 4 genn. 1424, nel Pescara per salvare un paggio. Soldato di grande capacità ma con la mentalità del mercenario; diede nome ad una scuola contrapposta alla braccesca manovrando con prudenza piuttosto che operare con bruschi attacchi. Ebbe da Lucia di Marsciano, sua amante, Francesco e Alessandro da cui provennero i rami di Milano e Pesaro. Ebbe da altre donne: Bosio, capostipite del ramo di Santafiora, e Carlo (agostiniano con il nome di Gabriele), arcivescovo di Milano (1454-57).

I. Rano di Milano

Ebbe le sue fortune da Francesco, n. a S. Miniatto il 23 luglio 1401, che da Ferrara seguì il padre a Napoli; alla morte di lui, nel 24, accompagnò il Caldora all'Aquila, passò al servizio del Visconti e fu tra i vinti di Maclodo, indi con il Piccinino fra i vincitori a Soncino (1431). Guerreggiando nella Marca, strappò a Eugenio IV il titolo di marchese e gonfaloniere della Chiesa. Passò quindi con Firenze, poi con Filippo M. Visconti del quale sposò la figlia Bianca Maria. Divenne l'arbitro della pace, da lui definita a Cavriana nel suo campo e proclamata a Cremona il 20 nov. 1441. Successero anni duri per lo S. insidiato ed attaccato nella Marca e nell'Abruzzo dalla malignità del suocero, da re Alfonso di Napoli e da papa Eugenio IV che rivendicava la Marca. Morto il Visconti e cessata l'effimera Repubblica ambrosiana, il 26 febbr. 1460, Francesco entrava in Milano quale duca, e dopo una lotta di quattro anni contro una coalizione veneto-napolettana-sabauda-imperiale trionfò inducendo Venezia alla Pace di Lodi (9 apr. 1454). Da quel momento egli è il vero centro della politica italiana cercando di mantenere la pace e di allontanare gli stranieri rinunciando alla politica aggressiva viscontea. A Milano lo ricordano il Castello, ricostruito per sicurezza della dinastia ma anche della città, e l'Ospedale maggiore; diede allo Stato una forte organizzazione militare scomparsa dopo di lui. M. 18 marzo 1466.

Gli successe nel Ducato il primogenito Galeazzo Maria (n. nel 1444). Nel 1468 per suggerimento di Luigi XI sposò Bona di Savoia, contro la volontà del fratello di lei duca Amedeo. Fu ucciso il 26 dic. 1476, nella chiesa di S. Stefano a Milano da tre giovani, per rancori privati ed esaltazioni umanistiche, e la sua morte aggiunse un'altra grave causa al disordine della vita politica italiana. Lasciò oltre il fanciullo Gian Galeazzo II due bambine, Bianca Maria sposò nel 1493 a Massimiliano I imperatore, Anna Maria sposò a Alfonso I d'Este e, illegittimamente, la celebre Caterina S. sposò al Rario, signore di Forlì. Successe il bambino Gian Galeazzo II di sette anni sotto la reggente Bona di Savoia e il governo effettivo di Cicco Simonetta, già segretario dei due duchi precedenti. Nel 1478, Lodovico (detto comunemente il Moro), quartogenito di Francesco S., fa arrestare e decapitare il Simonetta, esautora Bona, e, dominando il ragazzo, diviene, alla rinuncia di lei, reggente e tutore. Su Lodovico pesa fin dal suo tempo l'accusa della chiamata in Italia di Carlo VIII per mantenere l'usurpazione del Ducato combattuta dal re di Napoli. Fin dal 1493 egli procurò per sé dall'imperatore Massimiliano un diploma di investitura del Ducato, anziché per il nipote.

Luigi Simeoni

Ascano fratello del Moro, n. nel 1455, seguì e favorì le fortune di lui nello Stato ecclesiastico. Il 17 sett. 1579 ebbe in commenda il vescovato di Pavia che tenne sino alla morte. Fu creato cardinale diacono di S. Vito da Sisto IV il 17 marzo 1484 e dopo questo ebbe da Innocenzo VIII in commenda il vescovato di Novara il 25 ott. 1484 (lo lasciò nel 1485 e lo riprese nel 1503), quello di Cremona, il 4 ag. 1486, che tenne sino alla morte, e quello di Pesaro (dal 1488 al 1491); nel contempo fu legato nel Patrimonio (1484) ed a Bologna (1488 e poi nel 1492). Unito d'amicizia con il card. Roderico Borgia ne favorì con ogni mezzo l'elezione a pontefice e da lui ebbe l'arcivescovo di Agria (31 ag. 1492 - giugno 1497) e l'ufficio di vicecancelliere; nel 1493 combinò l'infausto matrimonio di Lucrezia Borgia con Giovanni S. signore di Pesaro. Per le vicende politiche defezionò da Alessandro VI nel giugno 1494, parlò di deporre il Papa e nel nov. passò presso Carlo VIII re di Francia e lo seguì nella sua spedizione in Italia; ebbe parte nelle trattative fra il Papa ed il Re e con questo entrò a Roma il 31 dic., ma il 19 genn. 1495 partì tosto per Milano, perché già il Moro s'era allarmato dei successi di Carlo. Tornò a Roma il 6 marzo ed accompagnò il Papa nei mesi seguenti e fu poi persino sospettato di complicità nell'assassinio del ducato di Gandia. In seguito alla rottura di Alessandro VI con il Moro lasciò Roma il 13-14 luglio 1499 per Milano e fu fatto prigioniero nell'apr. 1500 dai Veneziani che lo consegnarono ai Francesi, e non poté ritornare a Roma se non per il Conclave del 10 sett. 1503 con aspirazione al Papato; aderì poi al card. Giuliano della Rovere. M. Roma il 27 maggio 1505 rimpianto per le sue larghe elemosine. Fu il vero tipo del prelato mondano e fastoso tutto inteso ai maneggi politici. Giulio II gli fece erigere un monumento a S. Maria del Popolo da Andrea Sansovino.

BIBL.: Pastor, III, passim; G. B. Picotti, La giovinezza di Leone X, Milano 1927, p. 107, passim; id., Nuovi studi e documenti intorno a papa Alessandro VI, in Rivista di storia della Chiesa in Italia, 5 (1951), pp. 169-262.

Pio Paschini

Disgraziata fu la sorte dei figli di Lodovico e di Beatrice d'Este: Massimiliano e Francesco II. Massimiliano (1493-1530) visse in strettezza alla Corte imperiale. La vittoria della Lega Santa e la volontà del capo degli svizzeri card. Schinner lo fece nel 1512 duca di Milano per tre anni. Il fratello Francesco II (n. il 4 febbr. 1495, n. il 1° nov. 1535), caro ai milanesi più del fratello, visse sicuro finché la vittoria papale ed imperiale del 1521, cacciando da Milano i Francesi, non lo fece proclamare, lontano, duca per opera di Morone che governò per lui. Alla nuova discesa di re Francesco I, nell'ott. 1524, lasciò Milano ove rientrò dopo la vittoria imperiale di Pavia (24 febbr. 1525). Sospettato di aver parte agli intrighi antispagnoli del Morone, fu assediato nel Castello di Milano e, non sbloccato dall'esercito veneto-pontificio, dovette arrendersi il 20 luglio 1526 verso patti non mantenuti. Riebbe a Bologna il Ducato (23 dic. 1529) per l'azione del Papa e Venezia, ma con pesi gravissimi (poco meno di un milione di ducati) con in casa il De Leyva. Sposò nel 1534 la giovinetta Cristiana, nipote di Carlo V, ma già il 1° nov. 1535 era morto senza figli.

II. RAMO DI PESARO

Questo e quello di Santafiora discendono direttamente da Muzio e non da Francesco come gli altri. Questo di Pesaro fu creato da Alessandro (n. a Cotignola da Lucia Terzani nel 1409) che, sposando nel 1444 Costanza di Varano nipote di Galeazzo Malatesta, signore di Pesaro, ne ebbe (integrando il diritto con il denaro) la signoria riconosciutagli nel 1447 da Niccolò V. Combatté per il fratello Francesco nella Marca, a Milano, in Toscana, e per re Ferrante contro Giovanni d'Angiò, vinto a S. Fabiano (1460), vincitore a Troia (1462) divenendo gran onestabile del Regno come suo padre. Fu con il Colleoni alla Riccardina contro la Lega Italica e il nipote Galeazzo M. duca di Milano (1467); morì nel 1473 (3 apr.) nel ferrarese. Aveva avuto dalla prima moglie la figlia Battista, moglie del duca Federico di Urbino e, illegittima, Ginevra moglie prima di Sante Bentivoglio (1454) e poi di Giovanni II Bentivoglio, della cui caduta non fu la sola causa; la seconda moglie Sveva di Montefeltro fu da Alessandro rinchiusa in un chiostro (1457). Gli successe il figlio Costanzo, buon capitano e signore, e a lui il figlio illegittimo Giovanni sposò di Lucrezia Borgia, poi, sciolto il matrimonio, cacciato dal Valentino

SFRZA, FAMIGLIA - Ritratto di Muzio Attendolo S., affresco di B. Luini (sec. XVI) - Milano, Castello Sforzesco.

nel 1499; tornato con Giulio II morì nel 1510; nel 1512 il Papa espulse il suo fratello illegittimo Galeazzo, con cui nel 1519 si estinse a Milano questo ramo.

III. RAMO DI SANTAFIORA

Questo ramo nominalmente esistente discende da Bosio (1411-76) figlio illegittimo di Muzio Attendolo e fratello non ulteriori del ducato Francesco; buon soldato, fu signore di Cotignola e Castelli Arquato (Piacenza). Sposando Cecilia Aldobrandeschi, procurò al figlio Guido il feudo di Santafiora. Un altro ingrandimento lo ebbe la famiglia con il matrimonio del nipote Bosio II con Costanza sorella di Pier Luigi Farnese; il nonno Paolo III favorì i nipoti, due dei quali, CAMILLO ASCANIO (m. nel 1565) e ALESSANDRO (m. nel 1585), furono cardinali di grande importanza. La famiglia si divise nei due rami: di Lombardia, estinto nel 1644 con Sforzino, e di Toscana, che raccogliendo nel 1575 l'eredità della famiglia dei Conti ebbe i feudi di Val-montone e Segni, questo con il titolo ducale. La grandezza della famiglia, decaduta nel sec. XVII, fu rialzata da FEDERICO sposando Livia Cesarini, erede di questa e altra famiglia; Segni fu riacquistata e la famiglia prese il titolo di S. Cesarini; nel 1832 essa finì in SALVATORE, ma la S. Rota attribuì il titolo e l'eredità al fratello di lui ulteriormente Lorenzo Montani. La nuova linea si è divisa nei due rami dei duchi di Segni e Civitalavinia e dei conti di Santafiora.

IV. RAMO DI CARAVAGGIO

Fondato da GIAMPAOLO figlio illegittimo di Lodovico il Moro e di Lucrezia Cirielli (1497) creato marchese di Caravaggio e conte di Galliate nel 1532; morì di morte sospetta subito dopo il fratello della francese II (1535); un suo figlio, Muzio morì per Carlo V all'assedio di Metz (1552); la famiglia continuò a Milano, estinguendosi in FRANCESCO II nel 1697 e nella figlia BIANCA MARIA nel 1717; aveva avuto molti prigioni e dignitari dell'Ordine di Malta. - Vedi tavv. XXIV-XXV.
BIBL.: sulla famiglia in generale: Litta, Attendoli, in Famiglie celebri italiane, Milano 1837, e le opere sulla storia di Milano, nonché G. Franciosi, Gli S., Firenze 1931. Orientamento e bibli. in N. Valeri, L'Italia nell'edizione principale, Milano 1940.

S. Simeoni, Le Signorie, ivi 1950. Tra gli scritti specifici:

L. G. Pèlissier, Louis XII et Ludovico S., 2 voll., Parigi 1896; F. Malaguzzi Valeri, La corte di Ludovico il Moro, 4 voll., Milano 1913-23; cf. inoltre N. Guastella, Tre pretesi delitti di Franco, 11 S., in Arch. stor. lombardo, 75-76 (1948-49), pp. 115-67. Luigi Simeoni