SEVEROLI, ANTONIO GABRIELE

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SEVEROLI, ANTONIO GABRIELE. - Cardinale, n. il 28 febbr. 1757 a Faenza, m. l'8 sett. 1824 a Roma. Studiò a Roma, all'Accademia ecclesiastica, e ritornato a Faenza nel 1779, fu ordinato sacerdote e divenne vicario generale del vescovo De Buoi.

Fu preconizzato il 23 apr. 1787 da Pio VI vescovo di Fano. Pio VII, dopo la sua elezione nel viaggio da Venezia a Roma, in occasione della fermata a Fano conobbe personalmente il S. e decise di nominarlo nel 1801 nunzio a Vienna con il titolo di arcivescovo di Petra. Il

S. lasciò Fano con rammarico nel genn. 1802. A Vienna si trovò ben presto di fronte a questioni particolarmente delicate. L'ambiente di corte, e soprattutto il ministro conte Cobenzl, era di sentire giuseppinista e non tolle-ravà la minima ingerenza della S. Sede negli affari eccle- siastici dell'Impero. Così quando il S. fu incaricato di far conoscere all'Imperatore il breve pontificio che deplo- rava la secolarizzazione degli Stati ecclesiastici della Germania, si trovò in vivace diverbio con il Cobenzl, il quale ebbe a dichiarare che nulla importava della approvazione o della disapprovazione del Papa in tale affare che, secondo lui, non toccava minimamente il potere spirituale. Al che il S., punto sul vivo, abban-donata la riservatezza del diplomatico, replicò che il Papa non usciva affatto dai propri limiti nel disapprovare le ruberie commesse ai danni della Chiesa. Ulteriori dissapori, per l'intervento del S. su questioni relative alla giurisdizione sul clero della monarchia, mossero il Cobenzl a chiedere il richiamo del S., il quale invece rimase a Vienna, perché la S. Sede non riconobbe valida la motivazione del non gradimento. La difficile posizione del S. migliorò sensibilmente dopo la disfatta austriaca del 1805 e la caduta del Cobenzl e si rafforzò definitiva-mente nel 1809 con l'avvento al potere del Metternich. Rimasto nella capitale austriaca durante il periodo della deportazione di Pio VII, S. fu poi accorto esecutore delle direttive di Consalvi dopo la caduta di Napoleone. Non seppe tuttavia liberarsi dalle influenze di certi circoli di corte, che sotto il pretesto di una più stretta unione tra trono e altare perseguivano in realtà fini meramente politici e tendevano ad una subordinazione del potere ecclesiastico a quello statale e ad una riaffermazione con-creta ed effettiva del predominio austriaco sulla Penisola. Anche in occasione della pubblicazione del motu proprio del 1816 il S., nei suoi dispacci al Consalvi, si fece porta-voce di diverse critiche della Cancelleria imperiale, e queste contribuirono ad un raffreddamento con il segre-tario di Stato. Creato cardinale nel Concistoro dell'8 marzo 1816, il S. lasciò Vienna l'anno successivo e prese pos-

Article illustration
(da Cardinalium S.R.E. imagines, tav. 51)

SEVEROLI, ANTONIO GABRIELE - Ritratto. Incisione contemporanea.

sesso dei vescovati riuniti di Viterbo e di Toscana, di cui gli era stata conferita l'amministrazione fin dal genn. 1808. Nel Conclave del 1823 S. fu il candidato degli zelanti, sino a raccogliere sul suo nome ventisette suffragi, mancandogliene solo sei per la prescritta maggioranza dei due terzi. Già erano in corso tutti i preparativi per la sua elezione, quando il card. Albani comunicò al S. Collegio l'esclusiva imperiale contro di lui, originata certo dalla sua antica opposizione alle leggi giuseppine, ma anche dal timore che il S. volesse distruggere ab imis tutta l'opera del Consalvi e quindi condurre ad un grado di particolare agitazione e fermento lo Stato della Chiesa, con non prevedibili riflessi sulle altre regioni della Penisola, mettendo in difficoltà la politica austriaca.

BIBL.: Moroni, LXV, pp. 48-54; I. Rinieri, La secolarizzaz, degli Stati ecces. della Germania, Roma 1906, passim; A. Eisler, Das Veto der kath. Staaten bei dei Papstwahl, Vienna 1907, pp. 225-32; J. Schmidt, Papstgesch. der neuesten Zeit, I. Monaco 1933, passim; M. Petrocchi, La Restaurazione, il card. Consalvi e la riforma del 1816, Firenze 1941, sopratutto pp. 81-106. Silvio Furlani