Restata orfana nei primi anni, ne ebbe cura lo zio materno, Filippo di Coulanges abate di Livry. Studiò italiano e spagnolo e si formò una cultura classicheggiante, sposò nel 1644 il marchese Enrico di Sévigné, dal quale ebbe due figli: nel 1646 Francesca, andata sposa nel 1669 al conte di Grignan, poi luogotenente generale del Re in Provenza; e nel 1648 Carlo, che ebbe a darle qualche dispiacere per dissolutezza. Restata vedova nel 1651, si stabilì a Parigi, ove si dedicò alla cura dei figli non trascurando peraltro la vita di mondo, con qualche frequenza a corte. Alcuni dissensi di carattere con la figlia e qualche accenno di scandalo prontamente soffocato costituirono le disavventure maggiori della sua esistenza, che fu la consueta delle nobili francesi nel '600, accompagnata dalla pratica della fede cattolica con sincerità ed assiduità.
La sua sensibilità letteraria si era formata essenzialmente su Corneille, Molière, La Fontaine, Teneva in gran conto l'Ariosto e il Tasso, nonché s. Agostino e Pascal. La sua opera, costituita da un vastissimo epistolario (più di 1500 lettere, in gran parte dirette alla figlia), è di eccezionale interesse per la storia del costume della società aristocratica della sua epoca e per intrinseci pregi d'arte, grazie ad un'acute intuizione psicologica e a certa gioia vivezza, talvolta anche finemente umoristica, nel tratteggio di situazioni e figure. Per lo stile esemplare fu considerata, quasi sul piano di La Fontaine e Molière, tra i più grandi scrittori francesi del '600. Dotata di salda moralità, non è però scevra da qualche aridità di cuore, per frequentare carenza d'umana pietà, che la fa talvolta insensibile alle sventure non riguardanti la sua società aristocratica.