SERIPANDO, GIROLAMO.-Troiano S. (nell'Or-dine Girolamo) discende da una famiglia nobile napoletana, appartenente al seggio di Capua. Felice Milensio ed altri autori anteriori danno come suo luogo di nascita Troia di Puglia; egli dice però sua patria Napoli, dove passò la giovinezza (n. nel 1492 o nel 1493) e dove nel 1507 entrò nel convento degli Agostiniani di S. Giovanni a Carbonara, convento principale dell'omonima Congregazione di Osservanti.
Dopo essere stato segretario del generale dell'Ordine Egidio Canisio di Viterbo, nel 1516 passò reggente dello Studio dell'Ordine a Bologna, ma nel 1523 ritornò a Napoli per dirigere la Congregazione di S. Giovanni a Carbonara. A Napoli, stimolato dagli appartenenti all'Ac-cademia Pontaniana e dall'umanesimo napoletano, di cui faceva parte anche il fratello Antonio, perfezionò il suo platonismo con 109 Quaestiones, ma verso il 1535 si allon-tanò dai circoli vicini all'evangelismo italiano, in opposi-zione a Juan Valdés. Nelle sue prediche si risente ormai lo spirito del paolinisimo. Egli interviene nella controversia sull'agostinianismo che, dopo le prediche tenute a Siena dall'agostiniano Agostinus Musaeus, era sorta nel 1538 tra don Timoteo da Verona. Contrari, Lattanzio Tolomei e Marcantonio Flaminio.
Frattanto Paolo III, dopo la morte del generale del-l'Ordine Giovanni Antonio Aprutino, nominò il S. quale vicario generale dell'Ordine stesso; nel 1539 nel Capi-tolo generale di Napoli il S. fu eletto generale. Per rifor-mare l'Ordine pericolante per la penetrazione del lute-ranesimo e altri inconvenienti, il S. iniziò un'ispezione che lo portò tra il 1539 e il 1542 attraverso quasi tutta l'Italia, la Francia, la Spagna e il Portogallo, e fu in vi-vace corrispondenza epistolare con il vicario generale degli Agostiniani tedeschi Giovanni Hoffmeister. Espulse dall'Ordine i maestri Giulio della Rovere, Agostino Mainardi, Ambrogio da Milano e Niccolò di Verona, tendenti al protestantesimo.
Il primo atto culminante della sua attività fu la partecipazione al Concilio di Trento-Bologna, 1545-48, di cui lasciò Commentarii incompleti (Conc. Trid., II, 399-488). Come fiduciario del card. Cervini partecipò molte volte alla redazione dei decreti, e specialmente proviene da lui il secondo abbozzo del Decreto della giustificazione, che fu pubblicato nella sesta sessione, invero con molti mutamenti. Le opinioni del S. sulla concupiscenza, sulla posizione della Fede nel processo di Giustificazione e sull'essenza del merito, nella cui di-fesa si appellò fra l'altro alla dottrina della Duplex iustitia rappresentata dal Gropper e dal Contarini, furono com-battute specialmente dal Lainez e non ebbero l'appro-vazione del Concilio. Ma ciò non diminuisce il suo in-flusso, come dimostrano i numerosi suoi voti e trattati (in Conc. Trid., V, XII e XIII, 1).
Il progetto di Paolo III di nominarlo cardinale fallì; poco dopo un colpo apopletico, che lo colpì nel 1550 in séguito ai gravi strappazioni, lo costrinse a rinunziare al ge-neralato (1551). Migliorata la sua salute, andò nel 1553 alla Corte di Carlo V nei Paesi Bassi, per ottenere dall'Im-peratore, nella sua qualità di ambasciatore della città di Napoli, il ristabilimento dei privilegi violati più volte dal vicerè Pietro di Toledo. Il 30 marzo 1554 per nomina imperiale divenne arcivescovo di Salerno, dove tenne una visita apostolica secondo lo spirito della Riforma cat-tolica e prediche sul Pater Noster e il Credo.
Nella guerra dei Carafa contro Filippo II fu dalla parte spagnola. Pio IV, in considerazione dell'imminente prosecuzione del Concilio di Trento, il 26 febb. 1561 lo nominò cardinale, e poco dopo legato del Concilio.
Per la sua grande esperienza nelle questioni riguardanti il Concilio era la mano destra del presidente Ercole Gon-zaga ma nel maggio 1562 cadde in disgrazia di Pio IV a causa della sua presa di posizione nella contesa sullo ius divinum dell'obbligo di residenza per i vescovi.
Il Gonzaga e il S. non poterono superare la grossa crisi scoppiata nell'inverno 1562-63 durante il dibattito sul sacramento dell'Ordine e su una nuova forma del decreto di residenza. Le energie del cardinale non ressero al dibattito; e pochi giorni dopo il Gonzaga, anche il S. morì il 17 marzo 1563 a Trento, e fu sepolto in S. Marco, chiesa degli Agostiniani. Anche i suoi avversari dovettero riconoscerne quanto integra fosse stata la sua personalità, la finezza del suo spirito, la sincera pietà e la grande dottrina. Egli è un rappresentante della Riforma catto-lica, non della Controriforma, e tanto meno è un precur-sore del giansenismo.