SERLIO, SEBASTIANO. - Architetto e teorico dell'architettura, n. a Bologna il 5 sett. 1475, m. a Lione nel 1554.
Lo si trova tra il 1509 ed il 1514 a Pesaro come pittore di prospettive; poi a Roma, dove studiò la scenografia e determinò quella che doveva rimanere la sua visione spaziale: prospettica e basata su rapporti geometrici. Da Roma il S. passò a Venezia, dove era nel 1532 e dove pubblicava, nel 1537. Regole generali di architettura... sopra le cinque maniere degli edifici (IV I. del

(fot. Enc. Catt.)
Il fondamento della cultura serliana è un disinvolto dilettantismo che su una larga base di spregiudicata cultura settentrionale accoglie esperienze diversissime, con l'intento di costituire un repertorio di forme pronte a piegarsi facilmente ai più svariati scopi del costruire. In questo tentativo di sintesi Vitruvio non è affatto intangibile, come del resto nessuna delle componenti proposte: ma tutto deve essere vagliato con l'aiuto della ragione.
L'opera del S. esercitò una influenza notevole sulla teoria e sulla prassi dell'architettura nella seconda metà del '500, in Italia, specialmente nel Veneto, dove la sua teoretica venne a collimare con le aspirazioni dell'ambiente colto vicentino, legato all'Accademia Olimpica, e versato con intendimenti umanistici nei problemi di architettura. Sull'architettura francese del secondo '500 il S. ebbe influenza notevolissima: perché divulgò in una terra, momentaneamente tesa verso la novità del Rinascimento, ma di fondo anticlassico e «gotico», le forme costruttive, rese decorative ed esteriori, di un classicismo da parata, vera bardatura sovrapposta ad una struttura irriducibilmente diversa.
Per le pratiche realizzazioni del S. architetto, più dei lavori di Fontainebleau, di Ancy-le-France e di Lione, certi per via documentaria, ma finora non identificati, o dei Palazzi veneziani Zen, più interessante rimane, sia pure per via indiretta, il Palazzo Testoni-Migliorini a Vicenza, dove il fedele G. D. Scamozzi ingenuamente ripeteva (1550 ca.) lo schema pensato dal S., senza poterlo attuare, per un palazzo veneziano.