Rimasto orfano di madre quando era ancora fanciullo, venne condotto dal padre, falegname, a Milano, ma presto abbandonato anche da questi ed affidato ad una sorellastra ebbe una prima giovinezza travagliatissima. Riuscito ad entrare all'Accademia di Brera, nel 1879 si distinse con un quadro dal titolo: Coro di S. Antonio che come altri di quel suo primo periodo mostra rapporti con il fare dell'ambiente milanese contemporaneo. Amico del Longoni, del Mentessi e di Luigi Grubicy, subì l'influsso delle ricerche tecniche divisionismo (v.). Trasferitosi nel 1881 in Brianza prima, e quindi a Savognino, alla ricerca di atmosfere sempre più limpide, giunse ad esprimere, in un gruppo di opere di alto valore lirico, il suo sincero amore per la natura e le sue manifestazioni. Dotato di un forte senso decorativo, questo pose sovente ad esprimere i riposti significati di talora generiche allegorie moralistiche ed umanitarie nate dalla sua stessa amorosa contemplazione del creato. Così nelle Due madri (1889) della Galleria d'arte moderna di Milano e nel più tardo Amore alle fonti della vita e nell'Angelo della vita della stessa raccolta, dipinti dopo che s'era trasferito nel 1894 sul Moloia. Altre sue opere di grande qualità, e giustamente famose, sono in musei e raccolte italiane e straniere: così la Ragazza che fa la calza (1888) della Kunsthaus di Zurigo e Alla stanga della Galleria naz. d'arte moderna di Roma. - Vedi tav. XV.
SEGANTINI, GIOVANNI
BIBL.: W. Ritter, G. S., Vienna 1897; R. Calzini, S., Milano 1934; E. Somarè, S., Bergamo 1937; N. Barbantini, G. S., Venezia 1945; F. Petriccione, S., Novara 1945; G. Castelfranco, Pittori ital. del secondo Ottocento, Roma 1952, p. 50.