SEGARELLI (SEGALELLI), GERARDO

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SEGARELLI (SEGALELLI), GERARDO. - Iniziò a Parma, ca. il 1260, il movimento ereticale detto degli Apostoli e "Apostolissae Christi" (= Fratres e Sorores Apostolorum), continuato e organizzato da fra' Dolcino (v.); m. sul rogo il 18 luglio 1300.

Il giovane S., ingenuo e fanatico, si vide rifiutato l'ingresso tra i Frati Minori di Parma; si diede per conto suo alla vita ascetica, nella linea del costume francescano e in coincidenza con l'inizio della terza epoca gioachimita dello Spirito Santo, Spirituali (v.).

237 SEGARELLI GERARDO - SEGNATURA DELLA PENITENZIERIA APOST. 238

Sognò di ripristinare la vita evangelica e apostolica; sul modello dell'iconografia degli Apostoli si rivestì d'una tunica ruvida e d'un mantello bianco, cinto di corda, barba lunga e capelli spioventi, sandali ai piedi scalzi; vendé la propria casa e distribui il denaro ai ragazzi, visse randagio, predicando la penitenza e proclamando versetti evangelici. Ebbe seguaci, uomini e donne, e la benevolenza delle autorità cittadine e del vescovo Obizzo Sanvitale. Si rivestiva i suoi aderenti dell'abito apostolico e li mandava per il mondo; essi vivevano d'elemosine quotidiane, recitavano preghiere, cantavano inni religiosi, esortavano alla vita evangelica. S. non seppe né volle dare una sistemazione al movimento; lo concepì anzi in libertà di spirito, senza regola, senza gerarchia, con l'unico vincolo dell'obbedienza interna, spirituale a Dio; senza voti, neppur di castità, con contubernio muliebre incontrallato; alle abitazioni formali con chiese e culto regolato sostituì la libera circolazione devozionale facilmente oziose e sovente viziosa; anche i giuramenti non erano ritenuti vincolanti. Vi s'aggiunse la pretesa di ricostituire la vera Chiesa spirituale degli Apostoli, contro quella carnale e «adulterata» di Roma.

Il vescovo Obizzo incarcereò S. per le sue crescenti stranezze e scurrilità; poi lo tenne sotto benevola vigilanza, ritenendolo fatto e inoffensivo. La degenerazione ereticale e morale degli pseudo-apostoli provocò le condanne esplicite di Onorio IV (11 marzo 1286), di Nicolò IV (7 marzo 1290) e l'azione repressiva degli inquisitori. Questi convinsero d'eresia S., che dal vescovo fu condannato al carcere perpetuo, nel 1294; quattro suoi seguaci furono dal Comune mandati al rogo. Sei anni dopo l'inquisitore domenicano Manfredo di Parma ritrovò recidivo S., che fu consegnato al braccio secolare.

BIBL.: cf. la V. DOLCINO; soprattutto l'elenco ragionato delle fonti e degli studi in I. Spallina, De apostolicis, pseudapostolis, apostolinis, Monaco 1947, pp. 113-40.