DOLCINO, FRA'

DOLCINO, fra'. - Eretico nativo del novarese che si pose a capo della setta degli apostolici dopo

che Gerardo Segalelli, che ne era stato nuovo fondatore, fu mandato al rogo a Parma nel 1300.

È infatti dell'ag. di quell'anno una sua lettera o proclama in cui asseriva che la Congregazione degli apostolici era interamente spirituale, con un metodo di vita proprio e senza vincolo di obbedienza esteriore, ma interiore solamente, stabilita da Dio negli ultimi tempi per la salute delle anime; suoi avversari e ministri del diavolo erano i chierici secolari con molti del popolo e dei potenti, e con loro tutti i religiosi, specialmente i Francescani ed i Domenicani; distingueva quattro età nel mondo e quattro successivi stati nella Chiesa da Cristo alla fine del mondo. Profetizzava poi gli avvenimenti che dovevano susseguirsi nei prossimi tre anni e particolarmente che Federico d'Aragona, re di Sicilia, doveva essere imperatore, creare nuovi re e mettere a morte Bonifacio VIII. Non essendosi avverate queste profezie, fra' D., nel dic. del 1303, pubblicò una nuova lettera, nella quale si proclamava capo della sua setta che comprendeva più di 4000 seguaci di ogni parte d'Italia, soggetti ed uniti insieme soltanto da un vincolo d'obbedienza interiore.

Diffuse le sue dottrine nelle valli trentine, dove si unì con lui quella Margherita che gli fu compagna fedele sino alla fine; passò quindi nella Valsesia, e profittando delle divisioni politico-religiose del paese si fortificò insieme con le sue genti fanatiche sul monte Revello, resistendo alle armi coalizzate dei vescovi di Vercelli e di Novara e persino del marchese di Monferrato. Clemente V bandì una crociata contro di lui nel 1305 e fece spedire tre bolle di condanna nell'ag. del 1306. Finalmente il 23 marzo 1307 fu catturato per fame con Margherita e sei dei suoi più fedeli e mandato al supplizio insieme con loro. La setta però, nella quale erano confluiti errori catari e valdesi, specialmente del ramo italiano con tendenze comuniste e aborrimento dal giuramento e da ogni autorità ecclesiastica e civile, non fu subito estinta del tutto e se ne trovano tracce qua e là ancora nella prima metà del sec. XV.

BIBL.: Fonti. Parla lungamente di fra' Bernardus Guidonis, De modo, arte et ingenio inquirendi; cf. la nuova ed. di questo trattato: Manuel de l'inquisiteur, ed. G. Mollat, Parigi 1926; I, p. 84 sgg.; II, p. 26 sgg. Gli avvenimenti sono narrati in Historia fratris Dulcini heresiarche, ecc.; RIS, IX, p. 3, con le aggiunte di A. Segarizzi; cf. anche fra' Salimbene, Chronica, in MGH, Scriptores, XXXII, passim. e Dante, Inferno, XXVIII, 55-60. - Studi: P. Balan, Storia d'Italia, IV, Modena 1893, p. 243; F. Tocco, Gli apostolici e fra' D., in Arch. stor. it., 19 (1896), p. 241; G. Volpe, Movimenti religiosi, ecc., Firenze 1922, pp. 121-24; L. Spätling, De apostolicis, pseudoapostolicis, apostolinis, Monaco 1947, passim. Pio Paschini
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“DOLCINO, FRA'.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1041. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dolcino-fra.