DOSITEANI. - Antica setta fondata da un certo Dositeo samaritano. Le notizie che si hanno intorno a questo personaggio sono molto incerte e contrastanti. J. B. Cotelier (in Constitutions apostolicae, VI, 8: PG I, 924), il Thaller (in Kirchenlexikon, III, coll. 1997-98), F. X. Krauss (Dosithe et les Dositheens, in
Revue des études juives, 42 (1901), pp. 27-42) ed altri studiosi ritengono necessario, per conciliare i dati delle fonti antiche, distinguere almeno due personaggi di questo nome, ambedue eresiarchi, corruttori della Bibbia e impugnatori dei libri profetici.
Il primo, giudeo di origine e poi passato fra i Samaritani, sarebbe vissuto prima di Cristo e sarebbe stato maestro di Sadoc e padre dei Sadducei. A costui sembrano far capo quei d. che negavano la resurrezione dei morti, l’immortalità dell’anima e insegnavano a vivere secondo la carne. L’altro Dositeo, invece, sarebbe stato quasi contemporaneo di Gesù Cristo. Il suo nome è legato a quello di Simon Mago di cui egli prima fu maestro e poi discepolo. Propagò la sua dottrina fra i Samaritani, facendosi credere il Messia promesso da Mosè nel Deut. 18, 18. Per giustificare le sue affermazioni in contrasto coi libri dei Profeti, rigettò l’autorità di tali libri, dando invece tutte le sue preferenze al Pentateuco di Mosè. Ebbe al suo seguito 30 discepoli, scelti tra i suoi seguaci, ed una donna di lui chiamata Luna. Morì di fame rinchiuso in una grotta, non si sa se per opera dei suoi nemici, o per le sue eccessive astinenze, oppure per far credere ai suoi discepoli che era salito al cielo.
I suoi seguaci riconoscevano come sacro solo il Pentateuco di Mosè, insegnavano la dottrina dell’eternità del mondo e combattevano l’antinomismo immorale. Particolarmente rigoroso era il loro tenore di vita: praticavano la circoncisione ed i digiuni, esortavano all’osservanza della continenza e della verginità, condannavano le seconde nozze e l’uso delle carni. Caratteristica loro era l’osservanza rigorosa del riposo sabatico, tanto che rimanevano per tutto il giorno nella posizione in cui venivano sorpresi dall’inizio del sabato. Verso la fine del sec. VI questa setta esisteva ancora in Egitto, poiché fu combattuta da Eulogio, patriarca di Alessandria, m. nel 608, come appare da un suo scritto pubblicato da Fozio (Bibliotheca, cod. 230).