DOCETI. - L'appellativo d. (dal verbo greco: δοκεῖν = sembrare) indica una setta la quale ri-
sale fino ai tempi apostolici. Secondo tale setta, Gesù Cristo « sembrava » uomo, « parve » nascere, vivere, patire e morire. Era una vera illusione: la narrazione evangelica è una narrazione fantastica, e di conseguenza l'Eucaristia non contiene il corpo di Gesù. I principali esponenti del docetismo furono:
1) Simon Mago, il quale voleva far credere che Gesù aveva sofferto fittiziamente e che lui, invece, aveva sopportato le sofferenze attribuite al Maestro. Quest'impostore si montò pian piano la testa fino al punto da spacciarsi come la grande Virtù di Dio (Act. 8, 10) e poi come Dio stesso. Verso la fine del sec. 1, si attribuì contemporaneamente il compito di ciascuna delle tre Persone Divine. Simone è il vero fondatore dello gaosticismo, di cui il docetismo non fu che un aspetto. Ci sono pervenuti soltanto alcuni frammenti della sua opera intitolata Ἀπόρασις («Rivelazione»).
2) I discepoli di Simone: Cerinto, Menandro e Saturnilo. Secondo s. Ireneo, che attinge tali indicazioni da s. Policarpo, Cerinto insegnava il mondo essere stato creato non da Dio, ma da una forza inferiore a Lui e a sua insaputa. Gesù non nacque dalla Vergine per opera dello Spirito Santo, ma da Maria e Giuseppe né più né meno come gli altri uomini. Nell'ora del Battesimo, l'investì una «Virtù» procedente da Dio. Tale Virtù, chiamata Cristo, gli diede il potere taumaturgico e l'accompagnò fino al momento della Passione. Allora, però, l'abbandono, ed egli poté così soffrire e morire, mentre la suddetta Virtù continuò ad essere spirituale ed impassibile.
3) Basilide, n. ad Alessandria, vissuto sotto Adriano ed Antonino, sostenitore della dottrina della metempsicosi, ridusse la Redenzione ad un giuoco di prestigio. Il figlio, incorporo e proteforme, non poteva soffrire: si fece sostituire da Simone di Cirene, il quale realmente portò la Croce e fu crocifisso, mentre Gesù, sotto le apparenze di Simone, assistì in maniera invisibile ed irridendo a tali patimenti, poi risalì presso il Padre.
4) Lo gaostico Cerdone, della Siria, venuto a Roma sotto papa Igino (137) sostenne che, essendo la materia opera del demiurgo e non di Dio, Cristo non poteva averla avuta, e non ebbe, quindi, nascita corporale.
5) Cerdone viene ritenuto come il maestro di Marcione, n. a Sinope sul Ponto nell'85, il quale fece buoni affari nel commercio e si trasferì poi a Roma durante il pontificato di Igino (137). Marcione ha gli stessi principi di Cerdone e quindi non ammette che Gesù sia disceso nel seno di Maria. Egli non nacque, ma, calato dall'alto, apparve d'un tratto, già adulto, a Cafarnao. Marcione si spacciava come discepolo di s. Paolo. Scomunicato nel 144, organizzò delle comunità piene di fanatismo in Europa, Asia ed Africa.
6) Valentino, venuto anch'egli a Roma durante il pontificato di papa Igino, vi trascorse 30 anni, dal 136 al 165. Ebbe come discepoli Tolomeo ed Eraclione. Insegna che il primo Essere, come il seme del fico, è piccolissimo, ma di una inesauribile potenza. Da lui
(fot. Pont. comm. arch. sacra)
D.M.S. - Iscrizione funeraria di Fl. Balbilla col D.M.S. (363). Roma, Cimitero dei SS. Marco e Marcellano.
DOCETI - DOCTRINA PATRUM DE INCARNATIONE VERBI
procedono 3 Eoni: Albero, Foglia, Frutto, i quali, moltiplicati per 10 che è il numero perfetto, formano 30. Ognuno poi di questi 30 Eoni, dando la parte migliore di se stesso, contribuì a formare il Cristo, immagine di Dio. Il quale non nacque da Maria Vergine, anche se uscì da lei, perché il suo corpo, piovuto dal Cielo, attraversò soltanto il corpo della Vergine, senza nulla prendere. Il Cristo compì i fatti esposti nel Vangelo, ma nel momento del Battesimo prese l'apparenza d'un altro corpo. Allorché il grande arconte o capo degli angeli malvagi lo condannò alla croce, lasciò affiggere al patibolo il suo primo corpo ilico, ma con l'altro suo corpo pneumatico, ricevuto durante il Battesimo, vinse il grande arconte e mandò all'aria i suoi perfidi piani.
7) L'autore sconosciuto del Vangelo di Pietro, libro apocrifo, contro il quale Serapione, vescovo di Antiochia (190-203), mette in guardia i fedeli di Rossos (Cilicia).
8) I bardesanti attribuivano al Cristo un corpo astrale ed una nascita fittizia. La loro setta, che durò fino al sec. v, a torto si appellava all'autorità di Bardesane, n. in Edessa nel 154 e m. nel 222.
9) I manichei, con la loro teoria dualistica del Bene, che è Spirito, e del Male, che è Materia, furono costretti a negare il corpo a Cristo. Per salvare però la realtà della Passione, sdoppiarono Gesù, distinguendo un Gesù passibile ed un Gesù impassibile.
10) I pauliciani d'Armenia negavano la realtà della nascita del Cristo. Si immaginavano che quell'«altro», di cui i discepoli di Giovanni chiesero a Gesù se bisognava attenderlo (Lc. 7, 20), fosse un angelo che sarebbe venuto effettivamente e avrebbe subito la passione. Per questo adoravano non la Croce, ma il Vangelo.
11) I bogomili slavi credevano che Gesù entrò in Maria mediante l'orecchio e prese in lei una «somi-glianza» di corpo.
12) In Occidente il Concilio di Orléans nel 1022 anatematizzò 13 eretici catari i quali negavano essere il Cristo vissuto e morto realmente.
13) Siccome un tale errore è adatto alle bizzarrie dell'immaginazione e trae buon partito dall'illimitata credulità delle persone semplici, il docetismo non ha esaurito la gamma delle sue fantasie e nei circoli teosofici o spiritistici del nostro tempo gareggia con le più arruffate stranezze della gnosi antica.