Enciclopedia Cattolica vol. IV, 1950 Teologia morale Comandamenti e precetti

DOCILITÀ

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DOCILITÀ. - Etimologicamente (da docere) significa la buona disposizione ad abbracciare la retta opinione di un altro. Così la descrive pure s. Tommaso, il quale l'annovera tra le parti della prudenza e soggiunge: «la prudenza ha per oggetto tutte le operazioni anche particolari dell'uomo: ed essendo queste d'una varietà pressoché illimitata, non può l'uomo ponderare sufficientemente in un tempo limitato il pro e il contro di ogni singola azione; per cui è necessario che egli si lasci istruire da altri, di lui più sapienti. In ciò consiste appunto la d.» (Sum. Theol., 2ᵃ-2ᵐ, q. 49, a. 3).

Comunemente però il termine docile ha un significato più ristretto e più specifico ed indica colui che si piega facilmente ai consigli, alla volontà degli altri. Anche nell'ascetica spesso si confonde questo termine con mansuetudine, pazienza, obbedienza. D. però è parola più vaga, meno esatta di queste ultime. Potrebbe infatti significare la stessa attitudine alla arrendevolezza anche nel male, il che si esclude quando si parla invece di quelle virtù cristiane. Una parola equivalente sarebbe piuttosto pieghevolezza. I trattati di ascetica ne parlano a proposito dell'obbedienza, non della prudenza, come fa il Dottore Angelico.

Per l'acquisto della virtù cristiana della d. i maestri di spirito danno molte e svariate regole, di cui le principali potrebbero considerarsi lo sforzo costante e quotidiano di rinunciare alla propria volontà per sottometterla a quella di Dio, il non fidarsi del proprio giudizio nelle cose più importanti della propria anima, l'abitudine di considerare le cose e gli avvenimenti umani da un punto di vista soprannaturale, la guida di un uomo prudente, e sapiente. Anche in questo campo la d. nell'adempimento dei doveri minimi disporrà la volontà all'esatta osservanza di quelli più pesanti. Pure sotto l'aspetto naturale la d. è una dote della massima importanza. Essa rende meno pesante l'obbedienza, più serena la convivenza con altre persone, più sopportabile il peso del proprio dovere, più bella la vita, meno tesi i rapporti fra le varie classi sociali, più rari i disordini e gli sconvolgimenti della società civile.

Bibliografia3 opere
BIBL.: H. D. Noble, Prudence, in DThC, XIII, col. 1933; D. M. Prümmer, Manuale theologiae moralis, I, 6ᵃ-7ᵃ ed., Friburgo 1931, n. 631, p. 458; B. H. Merkelbach, Summa theologiae moralis, II, 5ᵃ ed., ivi 1947, p. 24, p. 26.

Giuseppe Sette

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), coll. 1781–1782.

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Sette, Giuseppe. “Docilità.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IV, coll. 1781–1782. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950. https://azioneromana.com/it/article/docilita.

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Sette, Giuseppe. “Docilità.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1950, coll. 1781–1782. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/docilita.

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