DIRIGENTE D'IMPRESA. - È come l'intermediario tra il datore e il prestatore d'opera. In realtà è anch'esso un prestatore di lavoro in quanto non è legato all'azienda da un vincolo di proprietà, ma solo d'impiego. Il suo però, data la importanza e la responsabilità dell'ufficio, è un vincolo tale che lo costituisce in una categoria a sé che, di regola, i dipendenti non distinguono da quella dei datori di lavoro. Il d. d. è come il perno attorno a cui si svolge la molteplice attività dei diversi fattori pro-
duttivi, donde la sua prominente importanza nell'assicurare all'azienda piena efficienza.
La figura del d. d'i. non proprietario né imprenditore, da un lato, specie nelle grandi imprese anonime, appare come la creatura della funesta separazione tra capitale e lavoro, dall'altro però è un esempio di ciò che anche il semplice lavoratore capace potrebbe diventare, indipendentemente dalla disponibilità di capitali, con un'adeguata preparazione. Tanto opportunamente perciò Pio XII, nel messaggio natalizio del 1942 (AAS, 35 [1943], p. 9 sg.), auspica l'attuazione di provvidenze sociali che diano ai figli dei lavoratori, dotati di particolare ingegno, la possibilità di una formazione superiore.
Sui compiti del d. d'i. molto si è scritto in questi ultimi tempi e si sono indicate, in una più o meno lunga catalogazione, le leggi secondo le quali egli deve attendere al governo dell'azienda. Basta ricordare, tra i nomi più celebri, quelli dell'Emerson, del Taylor, dell'Alford, del Fayol, del Vilbois, del La Vallière, del Raymond, del Le Chatelier, del Landauer, ecc. (cf. F. Mauro, Il capo nell'azienda industriale, 4ª ed., Milano 1946). Quasi tutti però si sono limitati in prevalenza all'aspetto tecnico e artistico della direzione aziendale. Ma non bisogna sottovalutare l'aspetto etico che ha massima importanza per chi, come il direttore di un'impresa, ha rapporti con un mondo umano molto vario, di tendenze e mentalità diverse, e spesso contrastanti.
È vero che in un'impresa nella quale le leve di comando sono maneggiate da un capitale anonimo o da un imprenditore esclusivamente preoccupato del suo tornaconto, le possibilità del d. d'i. sono assai limitate e coartate; tuttavia, anche solo per l'importanza del suo ufficio, egli ha sempre un raggio d'influenze abbastanza vasto. Molteplici pertanto sono i suoi doveri sia in ordine all'impresa che al personale e al bene comune.
Nel confronto dell'impresa, ha il dovere di curarne il buon funzionamento; e questo non solo per obbligo di rigorosa giustizia verso i datori di lavoro, ma anche per un debito di giustizia, almeno sociale, verso i dipendenti. Osserva infatti Pio XI, nella Quadragesimo anno, che talora l'azienda non è in grado di corrispondere alle proprie maestranze un salario giusto a causa dell'indolenza, incapacità e noncuranza del progresso tecnico ed economico (cf. I. Giordani, op. cit. in bibl., p. 328, n. 33).
È di ciò la responsabilità può ricadere anche sul d. d'i.; e tanto più vi ricade se nell'amministrazione di essa ha una parte preminente; il che oggi si verifica con notevole frequenza, poiché, specie nelle imprese a grandi dimensioni, la proprietà è spesso divisa e perfino polverizzata tra i molti e moltissimi azionisti estranei alla vita dell'azienda ed effettivamente investiti soltanto del potere di designarne gli amministratori. Il d. d'i. è tenuto quindi ad essere al corrente dei progressi della tecnica e delle fluttuanti situazioni del mercato. È tenuto inoltre, come è ovvio, ad essere obiettivo nella stesura dei bilanci, imparziale nella scelta del personale e nell'assegnazione dei compiti, attivamente vigile nell'assicurare l'igiene e sanità morale negli ambienti di lavoro, premuroso a che trovino debita soddisfazione le esigenze religiose e familiari dei suoi dipendenti ed informato ad umana comprensione nei confronti dei loro bisogni e delle loro legittime aspirazioni. Oggi più che mai l'azienda, pur rimanendo una combinazione economica dei fattori della ricchezza, assume volto e valore di una comunità di lavoro; perciò l'impegno morale del d. d'i. assume importanza sempre maggiore e per la sua posizione d'intermediarietà fra detentori del capitale e prestatori d'opera può essere elemento determinante della progressiva instaurazione di un ordine economico-sociale fondato sull'umana solidarietà e fattiva collaborazione.