DOSITEO, SANTO

DOSITEO, santo. - Monaco di Palestina, del cenobio di S. Siridio intorno a Gaza, m. verso il 530, assistito da s. Barsanufio. Ne scrisse l'elogio il celebre maestro di lui s. Doroteo (Institut, I, 15; PG 88, 1636-37). Da esso si apprende il modo in cui questo giovane, educato in una vita agiata e quasi senza istruzione religiosa, arrivò, nel breve corso di cinque anni, alla più alta santità, non per i rigori della penitenza ma per la semplicità nell'ubbidire e per l'abnegazione del proprio volere.

BIBL.: Testo della Vita in Acta SS. Februarii, III, ed. Anversa 1658, pp. 382-84. Emanuele Candal

DOSITEO. - Patriarca greco dissidente di Gerusalemme dal 1669 al 1707, n. ad Arakhovo nel Peloponneso il 31 maggio 1641. Fu ordinato diacono, contrariamente ai canoni, appena undicenne, e non aveva che 28 anni quando fu nominato patriarca di Gerusalemme, succedendo al dimissionario Nectario che l'aveva fatto metropolita di Cesarea nel 1666.

Il lungo patriarcato di D. fu speso a questuare per riatabilire le finanze della confraternita greca del S. Sepolcro; a polemizzare vigorosamente con i protestanti e specialmente con i cattolici; a sviluppare l'influenza dell'ellenismo in Oriente, e particolarmente in Russia, ove egli cercò di ostacolare la cultura latina.

Nel 1680 fondò a Jassy una tipografia greca a

spese del patriarcato di Gerusalemme, con lo scopo di pubblicare vaste raccolte di scritti polemici antilatini, composti dagli antichi Bizantini e dai Greci moderni.

Le principali di queste raccolte hanno i seguenti titoli: Τόμος καταλλαγής («Tomo della riconciliazione»), Jassy 1692; Τόμος ἀγάπης («Tomo della carità»), ivi 1698; Τόμος χαρές («Tomo della gioia»), Rimmie 1705. Esse erano state precedute dall'edizione dell'opera del suo predecessore Nectario sul primato del papa: Περὶ τῆς ἀρχῆς τοῦ πάπα, Jassy 1682. D. pubblicò anche De haeresius di Simone di Tessalonica, ivi 1685; il Manuale contro lo scisma dei papisti di Massimo del Peloponneso, Bucarest 1690; la grande opera di Melezio Syrigos Contro i capitoli calvinisti di Cirillo Lucaris, ivi 1690, ai quali egli aggiunge un Ἐγγειρίδιον ἔλεγχον τὴν καλβινικὴν φρενοβλάβειαν di sua composizione, ove si agita soprattutto la questione dell'Eucaristia.

Oltre a questo opuscolo ha lasciato una grande Ἱστορία περὶ τῶν ἐν Ἱεροσολύμῳ πατριαρχευσάντων, Bucarest 1715, edita dopo la sua morte dal nipote e successore Crisanto Notaras, che la divise in 12 libri, donde il nome di Δωδεκάβιβλος con cui viene sovente citata.

Gli Atti del Sinodo di Gerusalemme del 1672 e la Professione di fede in 18 articoli e 4 questioni, che li accompagna, è quanto D. ha lasciato di meglio dal punto di vista teologico. Il tutto pubblicato sotto il titolo: Ἀσπίς τῆς ὀρθοδόξας, Parigi 1676, è diretto contro gli errori calvinisti contenuti nella Cirillo Lukaris (v.).

D. si sforza di provare, senza riuscirvi, che la Confessione di fede calvinista che va sotto il nome di Lukaris non è autentica. Le prove da lui addotte dimostrano semplicemente che il Lukaris non è stato sempre calvinista, ovvero in certi momenti della vita ha nascosto le sue opinioni eretiche.

Quanto alla Confessione di fede dello stesso D., essa è notevole per la sua chiarezza e concisione e si contrappone punto per punto a quella del Lukaris. Essa è quasi del tutto conforme alla dottrina cattolica, specialmente sul sacerdozio, l'Eucaristia, il Purgatorio ed il canone biblico.

Nel 1723 fu inviata al sinodo russo, poco prima creato da Pietro il Grande, dal quattro patriarchi d'Oriente, come l'espressione autentica dell'«ortodossia». Per questo viene chiamata dai Russi la Lettera dei Patriarchi.

Alcuni teologi greci e russi hanno voluto fare di questo documento un libro simbolico propriamente detto della Chiesa greco-russa e metterlo al livello delle definizioni dei concili ecumenici. Ma ai nostri giorni una tale opinione viene sempre più abbandonata ed i teologi recenti non si fanno coscienza di contraddire detta confessione. Filarete, metropolita di Mosca, vi apportò correzioni e soppressioni nelle edizioni russe e greche pubblicate in Russia nel 1838-40. La trovano contaminata da latinismi.

BIBL.: Sulla vita di D. cf. la notizia inserita dal suo nipote Crisanto nel Δωδεκάβιβλος: Cirillo Atanasiade, Τὰ κατὰ τὸν ἀδίλιμον Δασίθ. πατριάρχην τῶν Ἱεροσολύμων, in Σωτήρ, 14-16 (1891-93) passim; Chr. Papadopoulos, Δωδεκός. Πατριάρχης Ἱεροσολύμων, in Νέα Σχών, 5 (1907), pp. 97-168; A. Palmieri, D. patriarca greco di Gerusalemme, Firenze 1907, ove si troverà la lista degli scritti contenuti nelle raccolte polemiche di D. Molti di questi scritti sono stati riprodotti in PG 5; anche A. Palmieri, Dosièele, in DTBC, IV, ii, coll. 1788-1800, con abbondante bibliografia. Per gli Atti del Sinodo di Gerusalemme del 1672 cf. G. Hardouin, Acta Conciliarum, XI, Parigi 1715, coll. 179-274; si trovano anche nelle raccolte dei libri simbolici della Chiesa greco-russa di E. J. Kimmel, di J. Michalcescu e di J. Mesoloras. Martino Jugie
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“DOSITEO, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1095. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dositeo-santo.