CIRILLO LUKARIS, PATRIARCA DI COSTANTINOPOLI

CIRILLO LUKARIS, patriarca di COSTANTINOPOLI. - N. a Candia nell'isola di Creta, il 13 nov. 1572, ucciso a Costantinopoli il 27 giugno 1638.

I. VITA

C. ebbe una vita molto agitata. Studiò a Venezia e a Padova; fattosi monaco, cambiò il suo nome di Costantino in quello di C. Finiti gli studi andò a Costantinopoli, dietro invito del suo protettore, Melezio Pigas, patriarca di Alessandria. Era già prete nel 1594. Promosso sincello patriarcale di Alessandria nel 1595, è mandato in Polonia l'anno dopo; diviene rettore dell'Accademia di Vilna nel 1596 e, d'accordo con il principe Costantino di Ostrog, combatte con tutto il suo potere l'unione dei Ruteni di Polonia con Roma, decisa al Sinodo di Brest-Litowsk (1595). Approva, a questo scopo, l'accordo politico concluso dal principe Ostrogski con i protestanti, nel
159. e si vede accusato di calvinismo. Nel 1601 lascia la Polonia, fa un giro nella sua patria e rientra in Egitto, dove Melezio Pigas muore poco dopo (1602). Egli è subito designato a succedergli, sebbene abbia appena trenta anni: l'età richiesta dai canoni.
Rimane patriarca di Alessandria fino al 1620. Ci fu tuttavia la breve interruzione di un mese (genn. febb. 1612), durante il quale egli occupò il seggio ecumenico di Costantinopoli, al tempo della deposizione di Neofito II. Fu il suo primo patriarcato costantinopolita, seguito poi da sei altri, tra gli anni 1620 e 1638.
Questa serie di deposizioni e di reintegrazioni si spiega con l'abitudine turca di aggiudicare il trono patriarcale al prelato che offriva più denaro e con una specie di battaglia diplomatica segreta a scopo religioso, a cui si abbandonava gli ambasciatori delle corti cattoliche e delle corti protestanti presso la Sublime Porta. C'erano da un lato gli ambasciatori francesi, austriaci e veneziani; dall'altro gli ambasciatori inglesi e olandesi. Durante il suo patriarcato assendino, e anche prima, C., disertando segretamente l'ortodossia a greca, aveva assimilato le dottrine calvinistiche che si proponeva di far penetrare nella Chiesa greca, e, fin dal 1629, appariva a Ginevra, sotto il suo nome, a cura dell'ambasciatore olandese presso la Sublime Porta Cercolano van Haga, una breve confessione di fede in latino, dove erano riuniti i principali dogmi di Calvino. Egli aveva dall'ora in poi un conto corrente con gli ambasciatori inglesi e olandesi, che finanziavano la sua candidatura, ad ogni nuova deposizione. Al candidato dei calvinisti gli ambasciatori cattolici opponevano il loro che fu, infine, il ben poco raccomandabile Cirillo di Berrhea. Questi aveva emesso segretamente una professione di fede cattolica. Fece strangolare il suo rivale dai Turchi il 27 giugno 1638 e subì egli stesso una sorte simile, l'anno seguente.
Il tentativo di C. di convertire la Chiesa greca al calvinismo fallì interamente. Il risultato più chiaro di queste lotte fu di rinforzare l'influenza della teologia cattolica fra i Greci dissidenti e di fornire ai nostri teologi nuove armi per combattere le eresie dei protestanti, che parecchi concili orientali condannarono dopo la scomparsa di C.

II. OPERE E DOTTRINE

Il principale scritto di C. è senza dubbio, la sua Confessione di fede, in 18 articoli, composta da lui stesso in latino e stampata anzitutto nel 1629, tradotta poi da lui in greco (1631) e pubblicata a Ginevra, con il primitivo testo latino, nel 1633.
L'originale greco, scritto di sua mano, è conservato a Ginevra. La maggior parte dei Greci hanno voluto sempre negare che questo documento fosse opera di C. Ma egli stesso dichiara la sua dottrina calvinista specialmente nella lettera scritta nel 1634 al suo amico, Antonio Léger, cappellano dell'ambasciata olandese a Costantinopoli.
Nelle altre opere edite e inedite di C., specialmente nelle quattro raccolte di omelie, che Dositeo, patriarca di Gerusalemme, utilizzò al Concilio di Gerusalemme del 1672 per tentare di dimostrare che C. non era l'autore della Confessione pubblicata sotto il suo nome, e nella apologia indirizzata agli «ortodossi» nella parrocchia della Vergine a Leontopoli, egli si esprime come un «ortodossio» greco, piuttosto favorevole alle dottrine cattoliche: egli afferma chiaramente l'Immacolata Concezione. Ci sono dunque due C.: il C. calvinista e il C. «ortodossio», secondo che egli si rivolge ai suoi amici calvinisti o ai suoi compatrioti, anzi ai latini.
Si segnalano tra gli altri suoi scritti: un opuscolo Contro gli Ebrei, pubblicato a Costantinopoli nel 1627; Dialogo contro i Gesuiti di Galata, edito da Papadopulos-Kérameus (Pietroburgo 1891, pp. 220-230); Trattati sulla penitenza, l'Incarnazione, le virtù e i vizi, ancora inediti, le quattro Raccolte di omelie, segnalate più sopra, tutte inedite, tranne i passi citati dal Sinodo di Gerusalemme del 1672. C. diede la sua approvazione alla prima traduzione del Nuovo Testamento in greco volgare, eseguita da Massimo di Gallipoli (1a ed. a Ginevra nel 1638 con il

testo originale). Egli inviò a Carlo I, re d'Inghilterra, il famoso Codex Alexandrinus della Bibbia, che è del sec. V. BIBLICA.: La bibliografia concernente C. L. è immensa. Si troverà l'essenziale nella Bibliographie hellénique du XVIIe siècle di E. Legrand, I. Parigi 1894, p. 270 sq., e, soprattutto, IV, ivi, pp. 161-521, raccolta documentaria copiosa con numero, rossi brani fin allora inediti; G. H. Hottinger, Analecta historico-theologica, Zurigo 1652; T. Smith, Collectanea de C. Luccario, Londra 1707. Il testo Confessione di fede è inserito in tutte le raccolte dei libri simbolici della Chiesa orientale, specialmente in quello di E. J. Kimmel, Monumenta fidei Ecclesiae orientalis, I, Iena 1850, pp. 24-44. Tra i lavori e monografie bisogna segnalare: A. Pichler, Geschichte des Protestantismus in der orient. Kirche im 17. Jahrhundert, oder der Patriarcha Cyrillus L. und seine Zeit, Monaco 1862; P. Trivier, Un patriarc de Constantinople au XVIIe siècle; Cyrille Lucar, sa vie et son influence, Parigi 1877; V. Semmoz, Gli ultimi anni del patriarca C. L., in Echos d'Orient, 6 (1903), pp. 97-101; G. Hoffmann, Patriarch Kirillos L. und die römische Kirche (Orient). Martino Jugie.