CIRILLO DI GERUSALEMME, SANTO

CIRILLO di GERUSALEMME, santo - Padre e dottore della Chiesa, festeggiato dalla Chiesa il 18 marzo.

SOMMARIO: I. Vita. - II. Opere. - III. Dottrina.

I VITA. - N. a Gerusalemme o nei dintorni verso il 313-15, C. presto fece parte del clero della città Santa. Dovette ricevere il sacerdozio nel 343 dal vescovo s. Massimo, cui successe nel 348. La sua elezione avvenne in circostanze oscure. Secondo s. Girolamo, Chronicon, ad annum 349, Acacio di Cesarea, metropolita della Palestina, ed altri vescovi arianizzanti gli avrebbero offerto l'episcopato a condizione di ripudiare l'ordinazione ricevuta da Massimo. C. avrebbe accettato e procurato di ottenere la destituzione di Eraclio, successore designato dallo stesso Massimo prima di morire. A questa versione troppo malevola si oppone una dichiarazione del Concilio di Costantinopoli del 382 al papa Damaso, che l'elezione di C. all'episcopato fu fatta canonicamente da tutti i vescovi della provincia. È certo ad ogni modo che C., agli inizi del suo episcopato e poi ancora per molto tempo, aderì al partito antiniceno e probabilmente fu ordinato dal suo metropolita, Acacio di Cesarea, uno dei capi degli eusebiani. Nelle sue Catechesi evita appositamente la parola consostanziale, che secondo lui, come molti altri orientali, doveva sapere di sabellianismo; ma, come appare da molti passi delle suddette Catechesi, egli era sostanzialmente ortodosso.

La sua unione con Acacio durò poco. Il motivo della discordia fu una questione di giurisdizione, senza dubbio relativa all'interpretazione pratica del primato d'onore che il Concilio di Nicea nel can. VII aveva riconosciuto alla sede di Gerusalemme (Teodoret, Hist. eccl., II, 26).

Ma fra i due prelati vi era pure un'opposizione dottrinale; Acacio era in fondo un ariano e C. era di idee ortodosse. Il metropolita riuscì a far deporre il suo suffraganeo in un sinodo nel 357-58. Invano C. si appellò all'Imperatore; dovette fuggire ad Antiochia, poi a Tarso, ove il vescovo Silvano gli fece ottima accoglienza. Intervenne al Concilio di Seleucia nel 359, schierandosi dalla parte di Basilio d'Ancira, di Giorgio di Laodicea e di Eu-

stazio di Sebasta, capi del nuovo gruppo di antiocheni che sono stati chiamati omoiusiani, semi-ariani, o anche macedoniani o pneumatomachi (v. ARIANESIMO). Questo partito, dopo Seleucia, riuscì per un momento a guadagnare il favore dell'imperatore Costanzo, e C. poté ritornare alla sua sede; ma l'anno seguente, al conciliabolo di Costantinopoli, ove trionfò l'omelismo, Acacio lo fece ancora una volta deporre. Morto Costanzo, sotto Giuliano e Gioviano ritornò a Gerusalemme; ma sin dall'anno 367-68 Valente lo esiliò non si sa dove. Quest'esilio durò fino alla morte dell'Imperatore ariano (378); in questo tempo C. dovette aderire definitivamente e senza restrizioni all'ortodossia nicena, accettando il termine stesso di ὁμοσύσεις, e abbandonando per sempre gli omoiusiani, la maggior parte dei quali si erano compromessi rigettando la divinità dello Spirito Santo. Nel Concilio generale dell'Oriente, tenutosi a Costantinopoli nel 381 e riconosciuti più tardi come il secondo ecumenico, C. fu uno dei principali rappresentanti dell'ortodossia cattolica, ma non sappiamo la parte che vi ebbe. L'anno seguente un altro Sinodo di Costantinopoli, al quale forse partecipò, testimoniò di nuovo al papa Damaso la sua fede e la regolarità della sua elezione.

Di ritorno a Gerusalemme si adoperò a riparare i disordini e le rovine accumulate da quegli'intrusi che avevano occupato il suo seggio durante la sua lunga assenza, e poté governare pacificamente la sua Chiesa ancora per otto anni.

Morì nel 386 o nel 387, lasciando fra gli antichi una memoria assai discussa, per i suoi mutamenti nella comunione ecclesiastica, essendo stato successivamente eusebiano, omoiusiano e niceno. Però, almeno per quanto appare dalle sue Catechesi, si può dire che egli non ha mai cambiato di fede e fu sempre ortodosso, nonostante la tacita e lunga opposizione alla parola «consostanziale». Per questa ortodossia fondamentale Leone XIII, nel 1882, poté annoverarlo fra i dottori della Chiesa.

II. OPERE

C. merita il titolo di dottore per le 24 Catechesi che ci pervennero sotto il suo nome. All'infuori di ciò, ben poco ci resta di lui, e cioè: una Omelia sul paralitico della piscina probatica, che pronunciò ancor giovane mentre non era che sacerdote: PG 33, 1131-56; una Lettera all'imperatore Costanzo, ove narra l'apparizione di una croce luminosa nel cielo di Gerusalemme, fra il Golgota e il monte degli Olivi, che durò per più ore e che tutti ebbero agio di contemplare (ibid., 1165-76): il fenomeno si verificò il 7 maggio 351. L'autenticità di questa lettera non va esente da ogni sospetto. L'aggettivo ὁμοσύσεις, applicato alla Trinità nella dossologia finale, è certamente apocrifo. Quattro brevi frammenti di omelie intorno alla natura di Cristo, probabilmente apocrifi. Tre di essi sono pubblicati ibid., 1181-82. Il quarto lo ritroviamo nella Doctrina Patrum de incarnatione Verbi (ed. Fr. Diekamp, Münster in W. 1907, p. 20; cf. J. Lebon, La position de st Cyrille de Jérusalem dans les luttes provoquées par l'arianisme, in Rev. d'hist. eccl., 20 [1924], p. 185, nota 2).

Altri brani apocrifi sono pubblicati in PG 33, 1187-1210. Citazione da una omelia sconosciuta di C. in F. Diekamp, Analecta patristica (Orient. chr. anal. 117 [Roma 1938], p. 10).

La collezione delle Catechesi comprende: 1 discorso preliminare che va sotto il nome di «procatechesi»; 18 Catechesi rivolte ai catecumeni preparantisi al Battesimo; 5 Catechesi dette Mistagogiche, rivolte ai neofiti: PG 33, 331-1128. Esse sono di diversa lunghezza. Mentre le Catechesi ai catecumeni, eccetto la prima, sono assai lunghe, le Mistagogiche invece sono cortissime. Secondo alcuni dati interni, le prime furono pronunciate durante la Quaresima del 348, proprio all'inizio del suo episcopato, nella grande basilica dell'Andatasi innalzata da Costantino. Le Mistagogiche furono pronunciate durante la settimana di Pasqua nella cappella particolare del S. Sepolcro. Va rilevato che secondo una nota del cod. Monacensis graecus 394, del sec. x, le Catechesi ai catecumeni sarebbero state pronunciate nel 352.

Sin dal sec. XVI molti protestanti per ragioni polemiche contestarono l'autenticità delle Catechesi. Oggi però i critici sono unanimi nel riconoscere che la Procatechesi e le 18 Catechesi ai catecumeni sono proprio opera di C. mentre persistono seri dubbi sull'autenticità delle cinque Mistagogiche, che bisognerebbe attribuire a Giovanni di Gerusalemme, successore di C. (386-417).

Difatti, nell'antichissima versione siro-palestinese e in quella armena del V sec. non vi è traccia di Catechesi mistagogiche: ciò è segno che esse mancavano nel modello tradotto; inoltre si nota che nel lezionario armeno le due serie di catechesi sono separate. D'altronde molti manoscritti antichi greci, fra i quali il cod. Monac. 394 già menzionato, attribuiscono la completa collezione delle Catechesi a C. e a Giovanni: τοῦ αὐτοῦ Κυρίλλου καὶ Ἰωάννου. Avranno posto ciò che appartiene a Giovanni a seguire dell'opera di C. e pian piano il nome di Giovanni rimase nell'oblio.

Cf. la questione nel recentissimo studio di W. J. Swans: A propos des catéchèses mystagogiques attribuées à s. Cyrille de Jérusalem (in Muséon, 55 [1942], p. 1-43), ove sono tutte le indicazioni sulla controversia. L'importanza teologica delle Catechesi mistagogiche non è diminuita per il fatto che sono state attribuite a Giovanni piuttosto che a C.: si tratta infatti di due contemporanei che si succedono sulla stessa sede vescovile.

La collezione delle Catechesi forma un vero corso oratorio quasi completo d'istruzione religiosa, secondo le fonti della Rivelazione, cioè della S. Scrittura e della Tradizione; soprattutto la S. Scrittura, che è principale fonte utilizzata. Poco spunto di speculazione, esempi scelti apposta per rendere accessibili alle più umili intelligenze le verità della fede; confutazioni delle eresie del tempo; stile chiaro e alquanto ridondante; l'esortazione morale succede all'esposizione dottrinale; il tono è familiare e diretto e si tiene sempre in contatto con il pubblico: in C. si riscontrano tutte le qualità di un buon catechista che è anche oratore. Dopo un prologo formato dalla Procatechesi e la prima Catechesi, brevissima, che riassume la Procatechesi, l'oratore tratta della Penitenza nella II, del Battesimo nella III, e, con la IV, inizia un'esposizione metodica del simbolo battesimale della Chiesa di Gerusalemme; all'inizio ne fa un riassunto conciso e sostanzioso, prima di spiegarlo articolo per articolo nella V, intitolata Della fede e del simbolo. Le 4 seguenti hanno per oggetto Dio, considerato nella sua unità (VI), Dio Padre (VII), la Provvidenza (VIII), la creazione (IX). Sei altre (X-XV) sono consacrate al Figlio di Dio, considerato nella sua divinità e nei misteri consecutivi alla sua Incarnazione; due allo Spirito Santo (XVI-XVII), una alla risurrezione dei corpi, alla Chiesa e alla vita eterna (XVIII).

Le 5 Catechesi mistagogiche hanno per oggetto i tre Sacramenti dell'iniziazione cristiana, cioè: il Battesimo (XIX e XX), la Cresima (XXI) e l'Eucaristia come sacramento e come sacrificio (XXII e XXIII), sia sotto l'aspetto dommatico che liturgico.

Le Catechesi non c'interessano solo per la loro dottrina ma anche per particolari sui riti sacramentali, sul testo del simbolo battesimale e su quello della Messa gerosolimitana del sec. IV, e sulla topografia di Gerusalemme.

Le numerose traduzioni in lingua volgare, eseguite in questi ultimi tempi, stanno a testimoniare che il loro interesse è ben lungi dall'essere cessato.

III. DOTTRINA

L'importanza delle Catechesi cirilliane sotto l'aspetto dottrinale sta nel fatto che esse sono l'eco fedele dell'insegnamento comune della Chiesa in epoca particolarmente torbida. La controversia ariana è al colmo. Il dogma fondamentale della Trinità è tacitamente attaccato dagli avversari del Concilio di Nicea. A giudicare dalle sue relazioni sembra che C. fosse uno di loro, ma rileggendo le sue Catechesi ogni sospetto cade. Nessuno ha affermato più chiaramente di lui l'eterna generazione del Verbo, Figlio di Dio, vero Dio nato dal vero Dio, e così pure la vera divinità dello Spirito Santo, che i pneumatomachi attaccarono poco tempo dopo. Se si astiene

dall'uso del termine ὁμοούσιος, consostanziale, ciò significa che forse in lui c'è uno scrupolo di ortodossia, perché in Oriente questa parola, Paolo di Samosata (v.), sembrava inclinare all'eresia sabelliana. Affermando chiaramente la distinzione delle tre persone divine, si guarda dal cadere nel tritismo ed insegna l'unità numerica della natura divina. Cf. particolarmente la Catechesi XVI, 4, 24: PG 33, 921-53; Catechesi VI, 5: ibid., 545; Catechesi XI, 1: ibid., 709.

La sua dottrina cristologica non è meno notevole e del tutto conforme all'ortodossia tradizionale. Condanna già anticipatamente l'eresia nestoriana insistendo sull'unità personale di Cristo, dando alla Vergine Maria il titolo di theotocos, παρθένος ἡ θεοτόκος, Catechesi X, 19: ibid., 685, e praticando correttamente la comunicazione degli idiomi, Catechesi X, 3: ibid., 622; XII, 1, 3: ibid., 622, 729.

Ma ciò che soprattutto ha suscitato interesse presso gli storici del dogma, causando ostinate controversie fra cattolici e protestanti, è stata la sua dottrina sacramentale espressa nelle Catechesi mistagogiche.

C. è infatti il dottore per eccellenza della presenza reale di Gesù Cristo nell'Eucaristia, della Transustanzia e del sacrificio della Messa. Non si poteva più chiaramente sostenere il dogma cattolico come in queste sue espressioni: «Ciò che vi è dato, ricevetelo con ogni sicurezza come il corpo ed il sangue di Cristo; poiché è il suo corpo che vi si dà sotto la figura del pane, ἐν τόπῳ ἄρτου, ed è il suo sangue che vi si dà sotto la figura del vino, ἐν τόπῳ οἴνου, affinché avendo preso il corpo ed il sangue di Cristo voi siate i suoi coroporei e i suoi consanguinei: οὐσάμιοι καὶ οὐναίμοι αὐτοῦ. Cosicché il suo corpo ed il suo sangue diffondendosi per le nostre membra, noi diveniamo dei porta-Cristo, χριστοφόροι... Ciò che sembra pane, ὁ φαινόμενος ἄρτος, non è pane, contrariamente al gusto, ma il corpo di Cristo, e ciò che sembra vino, ὁ φαινόμενος οἴνος, non è vino, contrariamente al gusto, ma il sangue di Cristo... Altre volte, a Cana di Galilea, egli cambiò l'acqua in vino, sostanza che ha qualche analogia con il sangue; e voi non credereste al cambiamento che fa del vino nel suo sangue?» Catechesi XXII, 2, 3, 9: ibid., 1097, 1100, 1104.

Però circa un punto della dottrina eucaristica sembra ch'egli cada in un difetto. Difatti sembra che consideri l'invocazione, detta epiclesi dello Spirito Santo, come la vera forma del Sacramento e tralascia, nella spiegazione delle preghiere della Messa, il racconto dell'istituzione (Catechesi XXXIII, 7: ibid., 1116). Ma senza dubbio non è altro che una apparenza; difatti egli afferma semplicemente che dopo l'epiclesi, il sacrificio è perfettamente compiuto, consumato. Forse, come molti altri Padri, sotto il nome di epiclesi egli avrà inteso tutto il canone o anafora. Nella Catechesi XIX, 3: ibid., 1072, attribuisce la transustanziazione alla invocazione o epiclesi della Trinità. Dunque, secondo lui, l'epiclesi dello Spirito Santo è identica a quella della Trinità, mentre, in realtà, quest'ultima non è che l'intera anafora. Aggiungiamo che un secolo dopo C., Esichio di Gerusalemme attribuiva espressamente la Consacrazione alle parole del Signore: «Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue» (v. M. Jugie, De forma Eucharistiae. De epiclesibus eucharisticis, Roma 1944, pp. 111-104, 101-102).

Non meno notevole è l'insegnamento del nostro dottore sul sacramento della Cresima, che distingue bene dal Battesimo propriamente detto e di cui af-

fermò l'indebilità del carattere (Procatechesi, 17: ibid., 365).

BIBL.: Edizioni e traduzioni delle opere: la prima edizione completa delle Catechesi fu fatta da J. Prévot, Catecheses graece et latine, Parigi 1608; la seconda, di Th. Milles, comprende anche gli altri scritti, superiore alla precedente, Sancti Cyrilli Hierosolymitani opera quae supersunt omnia, Londra 1703; la terza da dom A. A. Toutte et P. Maran, Parigi 1720, riprodotta in PG 33; la quarta, di W. K. Reischl et J. Rupp, 2 voll., Monaco 1848-60, correggendo certi passi dell'edizione di A. A. Toutte, è la migliore di tutte. Va segnalata l'edizione poco accessibile di Fazio Alessandrià e di Dionisi Kléofa, 2 voll., Gerusalemme 1869-68. Manca ancora un'edizione veramente critica. Fra le numerose traduzioni delle Catechesi va menzionata l'antica versione armena che risale forse al v sec., ed è priva delle Catechesi mistagogiche: edita dai Mechitari, Vienna 1832; le traduzioni francesi di L. Ganey, Parigi 1564; di J. Grancolas, ivi 1715; di A. Faivre, 2 voll., Lione 1844; la traduzione inglese uscita a Oxford 1838, in A Library of the Fathers. II, con prefazione di Newman, rivista e annotata da E. H. Gifford, ivi 1894; traduzione del T. M. Wooley, Londra 1930; le traduzioni tedesche di J. M. Feder, Bamberga 1786; di J. Nirschl, in Bibliothek der Kirchenreiter, Kempten 1871; la traduzione italiana di L. Lazarechi, Saluzzo 1898 e di G. Carraro, Vicenza 1942; quella spagnola di A. Uberria, Madrid 1930.

Vita e opere: dom A. A. Toutte, Dissertationes Cyrilianae de vita, de scriptis, de dottrina, riprodotte in PG 33, 31-294; Tillemont, VIII, Parigi 1702, pp. 428 sgg., 779 sgg.; dom P. Maran, Dissertatione sur les ariens, dans laquelle on défend la nouvelle édition de St Cyrille de Jérusalem contre les auteurs des Mémoires de Trévoux, ivi 1722; J. Th. Plitt, De Cyrilli Hierosol, orationibus quae exstant catecheticis, Heidelberg 1855; G. Delacroix, St Cyrille de Jérusalem, sa vie et ses oeuvres, Parigi 1865; J. Marquardt, Sancti Cyrilli Hierosolymitani de contentionibus et placitis arianorum sententis, Braunsberg 1881; id., S. Cyrillus Hierosol. Baptismi, Chrismatis, Eucharistiae mysteriorum interpreti, Lipsia 1882; F. Risi, Di una nuova edizione delle opere di S. C. Gerasolimitano, ossia di un errore gravissimo falsamente attribuito a S. C. e ad altri Padri e Dottori nella edizione mauriana, Roma 1884; J. Mader, Der heilige Cyrillus, Bischof von Jerusalem, in seinen Leben und seinen Schriften nach den Quellen dargestellt, Einsiedeln 1891; T. P. Themelis, Κύκολος ὁ Ἱεροσύνατος ὁ Καναχυρὸς, Gerusalemme 1920; P. Hauser, Des heiligen Cyrillus, Bischof von Jerusalem, Katechesen, Monaco e Kempten 1922; S. Salaville, Une question de critique littéraire. Les catéchises mystagogiques de St Cyrille de Jérusalem, in Echos d'Orient, 17 (1922), pp. 531-37; W. J. Swann, A propos des catéchées mystagogiques attribuées à St Cyrille de Jérusalem, in Muséon, 40 (1942), pp. 1-43.

Dottrina: X. Le Bachelet, Cyrille de Jérusalem, in DThC, III, 11, coll. 2537-77, esposto sistematico della dottrina teologica di C.; J. W. Feuerlein, Dissertatione qua in sententiam Cyrilli Hierosolymitani de praesentia corporis et sanguinis Christi in sacris coena inquiritur, Gottinga 1785; J. J. van Vollenhoven, Specimen theologicum de Cyrilli Hierosolymitani catechesibus, Amsterdam 1837; Th. Schermann, Die Gottheit des heiligen Geistes in C., in Strassburger theologische Studien, 4-5 (1901), pp. 17-47; V. Schmitt, Die Verheissung der Eucharistie (Io. 6) bei den Aufsechener Cyrillus von Jerusalem und Johannes Chrysostomus, Würzburg 1903; B. Niederberger, Die Logoslehre des heil. Cyrillus von Jerusalem, Paderborn 1923; J. Lebon, La position de St Cyrille de Jérusalem dans les luttes provoquées par l'arianisme, in Revue d'histoire ecclésiastique, 20 (1924), pp. 181-210, 357-86, studio fondamentale sull'ortodossia trinitaria di S. C. secondo le prime 18 catechesi; Jos. Frugher, Het woord mysterium... in de catechesen van Cyrillus V. Jeruzalem, dissert., Nimega 1947. Martino Jugie

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“CIRILLO DI GERUSALEMME, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 1003. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/cirillo-di-gerusalemme-santo.