SPIRITUALI. - Corrente estremista sorta nell’Ordine francescano, organizzata e operante dal 1274 a. fino al 1318.
I. ORIGINE E CARATTERI
Nei loro scritti gli S. non si chiamano mai con questo nome: esso sembra avere avuto origine dal popolo del mezzogiorno della Francia. L’estensione geografica del movimento spirituale va ri- stretta originariamente alle province francescane delle Marche e della Toscana in Italia, e di Provenza in Francia. Difficile determinare concretamente in che consistenza il movimento, anche perché non è unitario. Elemento fondamentale è osservare rigidamente la povertà e la Regola francescana secondo l’esempio personale di s. Francesco, respingere le interpretazioni pontificie che ne adattavano l’applicazione alla evoluzione dell’Ordine, e seguire il cosiddetto «uso povero» anche delle cose permesse. Non meno marcate sono tuttavia le idee contro la scienza, specie profana, e la tendenza alla vita ermitica; caratteristico l’attaccamento al testamento di s. Francesco che già Gregorio IX aveva dichiarato non obbligante, ed il fanatico fervore per le idee gioachimistiche. A ciò, nei momenti di maggiore difficoltà, si aggiunse la tendenza separatista, mirante a costituire una famiglia indipendente dall’Ordine.Prima del 1274, si hanno precedenti nella corrente di quei frati «zelanti» che già ai tempi di s. Francesco e soprattutto sotto i generali successivi, Elia (v.), Crescenzio da Jesi, Parma (v.), in stretto legame con alcuni dei compagni del Santo, come frate Leone, condividevano con loro le idee sul primitivo ideale dell’Ordine francescano. Da parte della generalità più equilibrata dell’Ordine, la Comunità, furono mal visti e spesso perseguitati.
II. I VARI GRUPPI DI S
Se ne conoscono tre distinti secondo le tre regioni sopra nominate: Marche, Toscana, Provenza.1. Gli S. delle Marche. - È la fazione più importante e quella su cui si è meglio informati. L’origine prossima si fa generalmente risalire al 1274, quando si sparsa la voce che il Pontefice, nel Concilio di Lione, aveva in animo di riformare gli Ordini religiosi, specie i Mendicanti, con il dare anche ad essi la proprietà. Alcuni frati delle Marche affermarono immediatamente che non avrebbero mai accettata tale riforma. Non avendo essa avuto seguito, i più se ne disinteressarono, ma alcuni continuarono nelle proprie idee, ed i superiori li segnarono per un anno (fra’ Trasmundo, Pietro, poi Liberato da Macerata e Tommaso da Tolentino) e li dissero poi in vari eremitorie a compiere penitenza per un triennio. Cresciuti nel frattempo i proseliti, i superiori, in un convegno di cinque provinciali (1280 ca.), decisero di sottoporli a processo condannandoli come eretici al carcere. Da questo momento è con loro LORENZO (v.). Furono liberati dal ministro generale Raimondo Godefroy nel 1290, che li inviò missionari nell’Armenia minore, ove il re Aitone II aveva chiesto evangelizzatori. Questo re elogiò per lettera i missionari al Capitolo generale del 1292. Ma perseguitati dai frati di Terra Santa, dovettero tornare in Italia. Eletto nel 1294 Celestino V., ottennero da lui d’esser sottratti all’obbedienza dell’Ordine, cambiando l’abito e prendendo il nome di Poveri eremiti di papa Celestino, sotto la protezione del card. Napoleone Orsini. La separazione fu disapprovata dagli S. di Provenza e contrariata dalla Comunità. Bonifacio VIII sospese tutti i privilegi del predecessore e tolse così la base giuridica all’esistenza della nuova Congregazione. Abbandonata l’Italia nel 1295 ca., si rifugiarono in Acciaio ove ebbero due anni di pace in una piccola isola presso l’Eubea. Dopo altre vicende dovettero tornare nuovamente in Italia e stanziarsi nel Regno di Napoli, ove l’Inquisizione ne colpì un gran numero facendoli espellere dal Regno. Si rifugiarono nei dintorni di Roma, ove nel 1308 subirono un nuovo processo da cui pare fossero rimandati liberi ed ebbero un po’ di pace, fino al Concilio di Vienna, ove il Clarenzo, loro capo, si recò per ottenerne il riconoscimento.
2. Gli S. di Provenza. - Questa seconda fazione è legata in maniera COLIVI (v.) e alla grande questione sulla povertà, disputata durante il Concilio di Lione. I precedenti dello spiritualismo in Provenza vanno legati ancora a Ugo de Digna, forse più per il suo gioachimismo che per le idee sulla povertà. Le dottrine dell’Olivi, ardente spirituale per la povertà e l’uso povero, come anche per le idee gioachimistiche, furono condannate più volte nell’Ordine mentre egli era in vita, e dopo la sua morte (1298) i suoi scritti furono dati alle fiamme. I suoi discepoli lo venerarono come un santo, ma le sue teorie furono nuovamente chiamate in causa nel Concilio di Vienne ove si svolse la grande questione della povertà. Essa fu provocata da una petizione dei Narbonesi in favore degli S. e da un colloquio avuto con Clemente V Arnaldo da Villanova (v.), che indusse anche il re Carlo II di Napoli a scrivere al generale in loro favore. Clemente V, uditi segretamente i capi degli S. Ubertino da Casale (v.), il 14 apr. 1310 costituì una commissione cardinalizia per esaminare la questione mediante la bolla Dudum ad Apostolatus, assai benigna agli S. che la considerarono un trionfo. Allora la Comunità protestò Bonagrazia da Bergamo (v.), in pubblico concistoro il 1° marzo 1311. La lite fu accompagnata da una colluvie di opuscoli polemici dalle due parti, e particolarmente dalla penna rovente di Ubertino da Casale. La soluzione pontificia fu un compromesso: a favore degli S. emanò la decretale Exvivi de Paradiso (6 maggio 1312), nuova interpretazione della Regola francescana più ligia delle precedenti al suo spirito; e per la Comunità emanò la costituzione dogmatica Fidei catholicae fundamentum, che condanna alcune idee attribuite all’Olivi, senza nominarlo. Con ciò la lite in Curia era terminata ma nell’Ordine continuarono le agitazioni e le persecuzioni.
3. Gli S. di Toscana. - Formano un gruppo di minore importanza; erano già organizzati alla fine del sec. XIII quando dimorarono a Firenze Pietro Olivi ed Ubertino da Casale. Nei primi anni del 1300 furono anche essi sottoposti a pene e processi di cui però si sa poco. Durante il Concilio di Vienne, pendente ancora la
questione della separazione dell'Ordine, essi per conto proprio se ne staccarono impadronendosi con la violenza dei conventi di Arezzo, Carmignano, Asciano, mentre alcuni fuggivano in Sicilia, ove anche gli altri, dopo processi e scomuniche, li raggiunsero, trovando una tacita protezione nel re Federico II. Costretti ad andarsene, si dispersero parte in Tunisia, parte in Calabria (ca. 1317).