COLIVI

COLIVI. - Con questa parola si designa, nel rito bizantino, una specie di dolce, fatto principalmente di grano o riso cotto, aggiungendovi una passata, granelli di melograna, di mandorle o di noci, il tutto cosparso di zucchero. Benedetti in chiesa, in onore di un santo o in memoria dei defunti, i c. sono distribuiti ai presenti. Nel primo caso la preghiera di benedizione si recita alla fine della liturgia (Messa) o 'dei vespri; nel secondo caso, i c., nei quali si fissano uno o più ceri, vengono deposti sopra una piccola tavola del nartecce; il sacerdote incensa e fa un breve uffizio: i tre tropari, la breve litania, e la preghiera dei defunti.

BIBL.: L. Petit, La grande controverse des colybes, in Echos d'Orient, 2 (1898-99), pp. 321-321; A. Gaudin, Colybes, in DACL, III, coll. 2343-46; N. Nilles, Kalendarium manuale utriusque Ecclesiae, II, Innsbruck 1897, pp. 96-100, 379-81. Testi liturgici in J. Goar, Euchologion. Parigi 1647, pp. 658-61; il piccolo ufficio in P. Merceneri e F. Paris, La prière des églises de lite byzantin, I, Chevetogne 1947, p. 283. Per il simbolismo V. GIASONE DI TESSALONICA.: PG 155, 688-92. Per l'origine, l'omelia di Nectario: PG 39, 1821-40.