PARMA, DIOCESI di. - Città a 49 m. sul livello del mare attraversata dal fiume omonimo, non lungi dalla destra del Po.
Ha una superficie di 2100 kmq., con una popolazione di 300.000 ab. di cui 299.000 cattolici distribuiti in 310 parrocchie servite da 356 sacerdoti diocesani e 125 regolari; ha 14 comunità religiose maschili e 74 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 311).
Signoreggiata prima dagli Etruschi, poi dai Celti, divenne colonia romana nel 183 a. C. ascritta alla tribù Pollia. Palude e selva, fu bonificata da M. Emilio Scauro nel 115 a. C. e fuori per l'industria della lana; la Via Emilia la legò con le altre città della regione.
L'evangelizzazione nelle antiche leggende è attribuita a S. Apollinare, a S. Barnaba e persino a S. Luciano di Beauvais; l'unica supposizione verosimile è che sia partita da Milano. Un vescovo Urbano presente al Concilio di Rimini del 359 è forse l'omonimo vescovo di P. condannato nel 372, che nel 378 si manteneva ancora in sede (Lanzoni, II, p. 807). Nella prima metà del sec. V, quando fu costituita come sede metropolitana Ravenna, P. entrò nella sua circoscrizione; ma era allora in periodo di decadenza. Caduta nelle lotte fra Bizantini e Longobardi al principio del sec. VII (Hist. Langob., III, 8; IV, 28) Brescello (v.), P. fu ingrandita con il suo territorio. Ma il suo vescovo Grazioso non ricomparò che nel Concilio di papa Agatone del 680. Capoluogo di comitato sotto Carlomagno, passò successivamente sotto il dominio delle case Supponide, Bernardinga e Arduinica; i suoi vescovi intanto crescevano d'importanza nella sfera politica, Vigibodo fu in corrispondenza con Giovanni VIII che lo incaricò di trattare col re Carlomanno, ed è designato come consiliarius in un documento di Carlo il Grosso del marzo 880; aderente a re Guido di cui fu arcicappellano, lo si trova poi presso l'imperatore Lamberto nel luglio 898. Elbungo, cancelliere dei re Guido e Lamberto, fu presente ad un Concilio a Roma nel febbr. 901 sotto l'imperatore Lodovico III. Aicardo dilectus fidelis dell'imperatore Berengario. I ottenne da lui conferme per sé e per i suoi canonici nel 920-21, e dal re Rodolfo, del quale fu auricularius summus fidelis, donazioni nel 924 e nel 924, dal re Ugo conferme.
cenza in favore di Pier Luigi Farnese. Del resto lo stesso Paolo III aveva tenuta la sede vescovile di P. sino dal 1500 e la trasmise al nipote Alessandro che la rinunciò nel 1535 al parente cardinale Guido Ascano Sforza di Santafiora; passò nel 1560 ad Alessandro Sforza (cardinale nel 1565), quindi nel 1575 a Ferrante Farnese.
Estinti i Farnesi con Elisabetta, divenuta moglie di Filippo V re di Spagna, il dominio del Ducato passò ai Borboni; finché nel 1806 fu incorporato al Regno d'Italia e P. divenne capoluogo del dipartimento del Taro. Ricostituito il Ducato nel 1815, in favore di Maria Luisa d'Austria, seconda moglie di Napoleone, ritornò ai Borboni dal 1847 al 1859, quando entrò a far parte del Regno d'Italia.
Illustre vescovo nei primi dell'Ottocento fu il cappuccino Adeodato Turchi, illustre predicatore nei tempi più recenti al parmense Guido Conforti (v.).
La diocesi che nel 1583 Gregorio XIII aveva assoggettata alla metropoli, da sé eretta, di Bologna, nel 1875 passò sotto la diretta dipendenza della S. Sede.
La cattedrale di P. sorgeva entro l'antica città e già nel sec. IX la si trova dedicata alla Vergine ed era ufficiata da un Capitolo di canonici cui il vescovo Vigbodo il 29 dic. 877 ottenne donazioni dal re Carlomanno; ricostruita nel 923 subì insieme con la città un incendio nel 1058. La completa ricostruzione in pietra da taglio, a tre navate con matrone, transetto, cripta, cupola, è dovuta al vescovo Cadalo; magnifico monumento d'arte romanica, al principio del sec. ACCORSO DA REGGIO (v.) ne decorò la cupola con l'Assunzione della Vergine, ed i pennacchi con immagini di santi; tennero dietro in quello stesso secolo sulle pareti e nelle vòlte le pitture di Girolamo Mazzola e Alessandro suo figlio, di Michel Angelo Amelio, Orazio Sammachini, Lattanzio Gambara, Francesco Testi e Pomponio Allegri. Sulla piazza antistante sorgono la torre iniziata nel 1284, il battistero ottagonale, iniziato nel 1196, tutto in pietra veronese con le sculture dell'Antelami (v.), il Palazzo vescovile riportato recentemente all'antico aspetto duecentesco.
Accanto alle chiese sorte nell'età medievale, sorse nel Cinquecento il sontuoso santuario di S. Maria della Steccata, a forma di croce greca sormontata da cupola, con quadri di buoni pittori; nel sotterraneo conserva i sepolcri dei Farnesi, dei Borboni che governarono P. e dei loro congiunti. Nel 1566 Ottavio Farnese iniziò la chiesa dell'Annunciata in forma ellittica che fu compiuta solo nel 1692; il convento adiacente fu affidato ai Frati Minori.
Per la collegiata di Borgo S. Donnino, retta da un arciprete, resasi ben presto esente V. FIDENZA.
Come nelle altre diocesi dell'Emilia, il monachismo ebbe largo sviluppo, nella diocesi di P. Nell'immediato suburbio sorse il monastero benedettino di S. Giovanni Evangelista, fondato dal vescovo Sigisfredo II per incitamento dell'abate Maiolo nel 983; ottenne un diploma dell'imperatore Corrado II nel 1037 e privilegi da Pasquale II, Innocenzo II, Lucio II. Ebbe a sé soggetti i monasteri di S. Bartolomeo di Pistoia e di S. Salvatore di Fonte Taone. Il 17 luglio 1477 entrò a far parte della Congregazione di S. Giustina ed alla munificenza di quegli abati va il merito di aver chiamato il Correggio ad affrescare la cupola della loro chiesa ricostruita. Cacciati i monaci nella soppressione del 1810 e ristabiliti nel 1816, parteciparono ai moti del 1848, furono di nuovo espulsi nel 1849, riammessi nel 1852 per cura dell'abate Casaretto.
Allo stesso vescovo Sigisfredo è dovuta la fondazione nel 985 del monastero delle Benedettine di S. Paolo; ottenne privilegi da Ottone IV (1210) e da Federico II (1216). Il Correggio vi affrescò per commissione della badessa la celebre sala. Il monastero delle Benedettine di S. Alessandro fu fondato nel sec. IX da Cunegonda vedova di Bernardo, lo sfortunato re d'Italia; ebbe a sé soggetti i monasteri di S. Bartolomeo a P. e di S. Tom
per la sua chiesa nel sett. 926. Sigifredo, suo successore, cancelliere del re Ugo e suo fidelis e consiliorius nel 926 , ottenne nel 928 concessioni per Borgo S. Donnino; Adeodato, che comparve verso il 946 , fu presente il 7 ag . 952 alla Dieta d'Augusta, dove Berengario II riconobbe
maso presso Reggio; pagava censo alla Sede Apostolica cui prestava giuramento. Innocenzo VIII lo assoggettò all'abbazia di S. Giovanni Evang. il 27 maggio 1486.
Brescello (v.), cessato il vescovado, per opera dei marchesi di Toscana sorse il monastero benedettino di S. Genesio, che pagava censo alla Chiesa romana: i monaci pretendevano essere esenti dalla giurisdizione del vescovo di P. Fu dato in commenda nel 1409. Il monastero di S. Maria a Castione de' Marchesi fu fondato nel 1033 dal marchese Adalberto e da Adelaide sua moglie e stette sotto il patronato dei marchesi Pallavicini. Nel 1143 passò sotto la Sede Apostolica cui pagava censo; dato in commenda, lo ebbero gli Olivetani nel 1487.
Lanfranco vescovo di P. fondò nel 1142 l'abbazia di S. Maria di Fontevivo, affidandola ai monaci cistercensi che chiamò dall'abbazia della Colomba. Nel 1518 passò sotto la dipendenza del monastero di S. Paolo a Roma; quindi in dominio dei Farnese nel 1605.
P., che ebbe ospite per qualche tempo ed arcidiacono della sua cattedrale Francesco Petrarca, non mancò di scuole che saltuariamente ebbero anche nome di università, finché il duca Ranuccio I nel sec. XVII non elargì ad esse speciali privilegi. Migliore organizzazione Du Tillot (v.) in occasione delle sue riforme (1768). In questo momento piantò a P. la sua celebre tipografia G. B. Bodoni (v.) e sulle orme del monaco Benedetto Bacchini, il conventuale Ireneo Affò condusse i suoi studi storici. L'Università, chiusa a causa delle vicende politiche del 1831, dopo alcune controversie risorse nel 1854; ora è limitata alle Facoltà di giurisprudenza e di medicina.
L'Archivio di Stato possiede una parte delle Carte Farnesiane, mentre la parte maggiore passò a Napoli con Carlo di Borbone. La Deputazione di Storia patria si rese benemerita per buone pubblicazioni, grazie anche ad un'ottima biblioteca. - Vedi tav. LXX.
