SPIELBERG

SPIELBERG. - Castello della città di Bruna (Brünn, Brno) in Moravia (Ceccoslovacchia), famoso nella storia del risorgimento per essere servito da car-

cere ai condannati dei processi politici del Lombardo-Veneto, fra cui si annoverano principalmente Silvio Pellico, Pietro Maroncelli, Federico Confalonieri, Pietro Borsieri, Giorgio Pallavicino, Gabriele Rosa e il francese Alessandro Andryane. La sua fama si deve in modo particolare - come è ben noto - alle Mie Prigioni del Pellico.

Occorre specialmente ricordare che l'Imperatore Francesco I era convinto che i patrioti italiani, cospirando contro di lui, avessero violato al tempo stesso le leggi della morale cristiana ed era sinceramente preoccupato della loro eterna salute: la prigionia doveva essere quindi, secondo la sua opinione, non soltanto il castigo meritato da chi aveva attentato alle istituzioni, ma anche e soprattutto un efficace mezzo di redenzione spirituale, un incentivo alla « conversione ». Che questa dovesse poi manifestarsi, sul piano pratico, con nuove rivelazioni in merito alle congiure alle quali i condannati avevano partecipato, sta a confermare la pericolosa ed arbitraria, anzi unilaterale, commistione fra sacro e profano che fu deteriore caratteristica comune di tutte le antiche dinastie cosiddette di « diritto divino » e quindi anche del regime abburgico. Sta di fatto comunque che l'Imperatore si preoccupò costantemente che i prigionieri potessero soddisfare ai loro doveri religiosi (la S. Messa era celebrata regolarmente nella cappella del carcere da padri cappuccini), fece fornire loro libri di pietà e nominò dei sacerdoti che avessero cura delle loro anime. Dapprima fu l'agostiniano p. Battista Vorthey (1823), quindi d. Stefano Paulowich-Lucich ([v.]; 1823-27), d. Giorgio Wrba (1827-28) e finalmente d. Vincenzo Zinck. Tranne il Paulowich - che non portò nel delicato incarico sufficiente tutto, perché più ligio al trono che non all'altare -, tutti furono eccellenti direttori spirituali dei prigionieri, secondo concordemente affermano quanti fra essi hanno lasciato memorie autobiografiche della loro detenzione.

I detenuti politici italiani che decedettero allo S. in numero di cinque, spirarono tutti con i cariami di religione, compresi Silvio Moretti, che in gioventù aveva abbandonato lo stato sacerdotale, e Giovanni Vincenti, che nel corso della vita errabonda aveva aderito al calvinismo. Ad Alessandro Andryane fu impartito il Battesimo sub conditione per essere egli nato in Francia nel colmo della Rivoluzione.

Il Paulowich riferì spesso all'Imperatore che la maggior parte dei detenuti non si era convertita « abbastanza ». E se in altro - e più sostanziale - senso si può concordare con lui, in quanto non tutti, restituiti a libertà, perseverarono nell'osservanza di quelle pratiche religiose a cui si erano riavvicinati nel carcere, resta, tuttavia, altrettanto vero che il Pellico, il Confalonieri, il Pallavicino, il Solera, il Villa, l'Oroboni e molti altri uscirono dallo S., o vi morirono, riconciliati con la fede della loro gio-

vinezza, rinnegando le massime ateistiche dalle quali si erano lasciati traviare nel tempo della attività rivoluzionaria. Non tutti, certamente, raggiunsero le altezze spirituali del Pellico: ma per la maggior parte di essi il periodo trascorso allo S., tra le afflizioni materiali e morali del durissimo regime carcerario, segnò effettivamente un ritorno alla fede e l'inizio di una vita sinceramente cristiana.

BIBL.: R. U. Montini, I confessori, cap. 5 del vol. III di Documenti e Studi del Comit. naz. di Studi spielberghiani, in corso di stampa. Renzo U. Montini
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“SPIELBERG.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 672. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/spielberg.