SPIEGEL, FERDINAND AUGUST. - Vescovo, n. il 25 dic. 1764 nel castello di Canstein (Vestfalia), m. il 2 ag. 1835 a Colonia. Cadetto di una famiglia baronale, abbracciò lo stato ecclesiastico e nel 1799 divenne decano del duomo a Münster, alla morte del principe elettore di Colonia Massimiliano Francesco Saverio Giuseppe d'Asburgo, che era anche vescovo di Münster.
Durante la vacanza della sede S. si oppose ad un tentativo prussiano di procrastinare l'elezione del nuovo vescovo, ma dopo la secolarizzazione accettò il fatto compiuto dell'occupazione prussiana, collaborò con lo Stein, incaricato del riordinamento amministrativo della regione, e si legò a lui di viva amicizia, rimasta inalterata fino alla morte. Tanta era la stima e la considerazione in cui lo Stein teneva lo S., che nel 1807 intendeva proporne la nomina alla direzione della sezione cattolica presso il Ministero dei culti e nel 1810, ed anzi in una lettera a Hardenberg, lo indicava per coadiutore dell'arcivescovo di Breslavia, Hohenlohe. Dopo l'annessione di Münster all'Impero francese (1810), Napoleone ve lo nominò vescovo il 14 apr. 1813. Tale nomina non ebbe l'approvazione di Pio VII e lo S. si limitò ad amministrare la diocesi quale vicario capitolare, trovandosi in gravi difficoltà per l'opposizione di Clemente Augusto Droste-Vischering, il quale era stato eletto amministratore nel 1808 ed aveva lasciato l'incarico per imposizione dell'Imperatore. Dopo la caduta di Napoleone dovette rinunciare all'amministrazione di Münster, ma riuscì a diventare l'uomo di fiducia del cancelliere di Stato Hardenberg nelle questioni religiose. Sostenitore di una Chiesa nazionale tedesca, come il suo amico Wessenberg, S. fu chiamato nel 1817 a far parte del Consiglio di Stato prussiano. Nominato nel 1824 arcivescovo di Colonia, si occupò assai attivamente del riordinamento della sua diocesi e del Duomo, nonché del ristabilimento dell'autorità spirituale nei vescovadi renani e vestfalici; non seppe rinunciare al passato, nutrito com'era stato fin dalla giovinezza di principi illuministici, che continuarono ad influire in modo determinante sulle sue opinioni teologiche. Desideroso di trovare punti di accordo tra scienza e religione, tra ragione e fede, non seppe scorgere i pericoli derivanti Hermes (v.). Egualmente le sue tendenze episcopaliste, intente ad eliminare nei limiti del possibile le ingerenze dirette della S. Sede nel governo della sua diocesi, assai male lo consigliarono nella grave questione dei matrimoni misti, dove l'abilità diplomatica
del Bunsen riuscì a capirne la buona fede, portandolo ad aderire alla Convenzione dei 19 giugno 1834, conclusa dall'arcivescovo con il governo prussiano all'insaputa del Pontefice ed in diretto contrasto con il breve Literis altero abhinc anno di Pio VIII del 1830.