HERMES, GEORG. - Filosofo e teologo semirazionalista, n. a Dreyerwalde, presso Münster, il 22 apr. 1775, m. a Bonn il 26 maggio 1831. Compiuti i primi studi presso i Francescani di Rheine, passò al Ginnasio di Münster (1792-94), dove si appassionò per la filosofia di Kant e di Fichte. Sorsero allora nella sua mente gravi dubbi intorno alla verità del cattolicesimo, a superare i quali impegnò tutte le energie del suo ricco ingegno. Terminati gli studi di teologia all'Accademia di Münster e ordinato sacerdote (1799), iniziò il suo magistero insegnando filosofia al Collegio Paulinum di Münster, da dove passò, nel 1807, all'Università come professore di teologia dogmatica. Nel 1820 fu promosso ordinario di dogmatica all'Università di Bonn, dove rimase fino alla morte, idolatrato dai suoi numerosi alunni. Uomo di vita integra e sinceramente desideroso di raggiungere la verità, volle neutralizzare l'influsso di Kant, superandone l'apriorismo, nell'intento di creare una solida base scientifica al cattolicesimo. Ma impigliato nei principi stessi, che intendeva combattere, cadde in gravi errori filosofici e teologici.
Il solo intelletto (Verstand), insegna H., non può raggiungere una vera certezza della realtà oggettiva delle cose, però la ragione speculativa (Vernunft), per la sua innata forza di sintesi, a qualsiasi oggetto pensato dall'intelletto aggiunge un fondamento, di ritenersi come reale, anche se non lo è: la ragione infatti postula necessariamente che all'oggetto pensato si dia un fondamento. L'uomo pertanto tiene per reale e vero, in forza di tale giudizio sintetico, un oggetto pensato, che in se stesso potrebbe non essere. La ragione pratica poi, avendo come principio supremo: «mostra e conserva in te e negli altri la dignità umana», indica ciò che si deve ammettere per vero, nell'ambito dell'azione umana, divenendo così la fonte e la regola suprema della morale. Essendo inoltre la ragione pratica autonoma e indipendente dalla ragione speculativa, può accadere che una cosa tenuta per vera dalla ragione speculativa non sia ammessa come tale dalla ragione pratica. Si giunge così a un duplice soggettivismo assoluto: teoretico e pratico. Non raggiungendo mai la certezza, che quanto è pensato e voluto risponda a una realtà ontologica, l'uomo in qualunque momento della sua vita può ritenere di essere in errore: è questo il dubbio reale, positivo e continuo, che H. trasportò nel piano del soprannaturale, ammettendo la necessità di sospendere l'assenso di fede alla Rivelazione, finché non siano dissipati tutti i dubbi, nelle cui morse sarà ineluttabilmente preso chiunque vuol rendersi conto della sua fede. A differenza di Günther (v.), che portò «nel tempio le cupide vele» della ragione, H. intese arrivare soltanto alle soglie, razionalizzandone tutti gli accessi, con assoluta esclusione, nell'atto di fede, dell'influsso della Grazia e dell'autorità di Dio rivelante. In certo qual modo se Günther fu un razionalista post fidem (pretendevia di piegare tutti i misteri rivelati), H. fu un razionalista ante fidem, considerando l'adesione alle verità rivelate come frutto di un puro processo razionale. Non è però la escludere che anche H. tendesse, se la vita non gli fosse stata stroncata dall'eccessivo lavoro, a una spiegazione razionale del contenuto dei singoli dogmi (cf. al riguardo l'articolo di A. Thouvenin, V. BIBLICA.). Le opere potevano rivelare il tentativo già in atto.
H. sviluppò le sue idee in numerose opere: Untersuchung über die Wahrheit des Christenthums (Münster 1805); Studierplan der Theologie (ivi 1819); Einleitung in die christkatholische Theologie (ivi 1919, 2a ed. 1831); Positive Einleitung (ivi 1929); Christkatholische Dogmatik (ivi 1834-35; 3 voll. postumi, a cura di J. H. Achterfeld). Attraverso questi scritti l'errore hermésiano si andava largamente diffondendo in Germania (ca. 30 erano le cattedre tenute dai suoi affezionati discepoli), specialmente nelle diocesi di Münster, di Breslavia e di Colonia, nel cui territorio è situata Bonn. Si era formata una vera e propria scuola, ben compatta, capeggiata da W. Braun, P. Elvenich (v.) e J. H. Achterfeld. In un primo momento, protesta dal card. von Spiegel, arcivescovo di Colonia, la scuola rimase indisturbata, poi, morti H. e Spiegel (1834), si delineò una forte corrente opposta (Klee, Berlage), che giunse a violenti conflitti dottrinali, di cui presto fu informata la Sede Apostolica. Gregorio XVI, dopo lungo e diligente esame delle opere di H., fatto dal p. Perrone e dal card. Reisch, allora pre-getto degli studi a Propaganda Fide, il 26 sett. 1835 pubblicò il breve Dum acerbissimas in cui condannava la Einleitung e il vol. della Dogmatik perché «vi si insegnava il dubbio positivo quale base di ogni ricerca teologica» e perché vi si stabiliva il principio «che la ragione è l'unico mezzo, per cui l'uomo può arrivare alla conoscenza delle verità soprannaturali» (Denz-U, 1618-21). Nel genn. 1836 la S. Congregazione dell'Indice proibì anche gli altri due volumi dalla Dogmatik. Una nuova lotta s'accese pro e contro il breve pontificio. In Italia si distinse come avversario di H. il gesuita G. Perrone (v.). La cosa non sfuggì ai discepoli di H., che più volte gli risposero: Dr. Bernhardt (pseudonimo di J. W. J. Braun), Lekoon oder H. und Perrone (Colonia 1840, tradotto in latino da Braun, Bonn 1848); P. Elvenich, Der Hermesianismus und Johannes Perrone (Breslavia 1844). Non mancarono scritti contro le decisioni di Roma: W. Braun-P. Elvenich,
Acta Hermesiana (Göttingen 1836). BAUTZEN (v.) scrisse delle lettere teologiche a difesa di H., contro la condanna papale. L'encicl. Qui pluribus (9 nov. 1846), con cui Pio IX delineava i rapporti tra ragione e fede (in Denz-U, 1634-39), sembrò agli hermesiani una ritrattazione della condanna di Gregorio XVI. Il Papa, avvertito dal card. Geissel, fece subito noto che confermava pienamente la sentenza del suo predecessore. Dopo gli avvenimenti del 1848 l'hermesianismo era pienamente fiaccato, anche perché allora l'attenzione era rivolta verso il nuovo sistema creato da Günther, a cui alcuni discepoli di H., ad es., Baltzer, aderirono. Nel 1860 Achterfeld e Braun si sottomisero.