PERRONE, GIOVANNI. - Gesuita, teologo, n. a Chieri (diocesi di Torino) l'11 marzo 1794, m. a Castelgandolfo il 28 ag. 1876.
Laureato in teologia all'Università di Torino, entrò nella Compagnia di Gesù, appena ristabilita da Pio VII, il 14 dic. 1815. Fu professore di teologia dogmatica a Orvieto (1817-24), indi passò allo stesso insegnamento nel Collegio Romano, continuando fino alla morte, interrotto soltanto da 3 anni di rettorato a Ferrara e ca. 3 anni di esilio in Inghilterra per i moti rivoluzionari della Repubblica romana (1848-51). Fu consultore di Gre
gorio XVI per la controversia intorno all'hermesianismo e di Pio IX per la definizione dell'Immacolata, di cui difese la definibilità con De immaculato B. Mariae Virginis conceptu (Roma 1847; 10e ed. Milano 1852). La sua fama è legata soprattutto ai suoi testi di teologia, che lo resero uno dei più validi restauratori degli studi ecclesiastici nel sec. XIX; la chiarezza, infatti, il metodo, la concisione e specialmente l'ampia conoscenza delle fonti patristiche della teologia positiva, lo resero gradito e adatto agli studiosi del tempo. Pubblicò: Praelectiones theologiae dogmaticae (9 voll., Roma 1835-42; di cui si ebbero, fino al 1888, 34 ed., con trad. totali o parziali in varie lingue); Praelectiones... in compendium redactae (5 voll. [poi 2], ivi 1845; di cui si ebbero 47 ed. fino al 1892). Inoltre, a modo di completamento alle Praelectiones, vari trattati particolari: De virtutibus fidei, spei et caritatis (Ratisbona 1865); De virtute religionis (Parigi 1866), in cui combatte specialmente le teorie del mesmerismo, del sonnambulismo e dello spiritismo; De Domini Nostri Jesu Christi divinitate adversus huius aetatis incredulos (3 voll., Torino 1870); De matrimonio christiano (3 voll., ivi 1870); De Romani Pontificis infallibilitate (ivi 1874). Molti altri scritti di controversia pubblicò contro gli errori di G. Herders del quale si mostrò un terribile avversario; principalmente: L'Ermesianismo (3 fascce, Roma 1838-39) e contro protestanti: Il protestantesimo e la regola di fede (3 voll., ivi 1853).