SEBASTIANO DEL PIOMBO

SEBASTIANO del PIOMBO. - S. Luciani detto S. del P., pittore, n. probabilmente a Venezia ca. il 1485, m. a Roma il 21 giugno 1547.

L'errata lettura di una iscrizione della *Pietà* già Layard, ora nella Galleria nazionale di Londra, fece ritenere sua opera giovanile quel dipinto ed alcuni altri che, come quello, presentano caratteri cimichi; e fu quindi supposta una sua prima educazione alla bottega del Cima. La supposizione è caduta oggi che si è riconosciuto che quel dipinto non gli appartiene. Le opere giovanili dipinte a Venezia (le ante d'organo di S. Bartolomeo, databili ca. il 1508, la pala di S. Giovanni Crisostomo di poco più tarda) lo mostrano schiettamente gorgionesco, con una tendenza a dar risalto ai valori formali che fu forse alimentata dalla presenza a Venezia di fra Bartolomeo nel 1508. Nel 1511 fu condotto a Roma da Agostino Chigi, per il quale affrescò in una loggia della Farnesina le lunette con scene tratte dalle *Metamorfosi* di Ovidio. Sono opere ancor tutte veneziane; ma subito dopo sono evidenti i suoi rapporti con il mondo artistico romano. Un riflesso raffinato si rivela in un folto gruppo di ritratti: la cosiddetta *Fornarina degli Uffizi*, del 1512; il *Ritratto del card. Ferry Carondelet* nella Coll. Thyssen di Lugano; quello del *Card. Ciocchi del Monte*, a Dublino, ecc.; e contemporaneamente è palese l'influenza di S. sulla nuova visione coloristica veneziana dell'Urbinate.

Ma più vivi e determinanti sono i rapporti con Michelangelo, nella *Deposizione dell'Eremitaggio* (1516), dove il paese e l'atmosfera tonale sono ancora veneti. Le masse, violentemente dislocate, hanno marcata determinazione plastica; in un capolavoro di poco più tardo, la *Pietà* di Viterbo, è ancor più intenso il contrasto fra la fondamentale educazione veneta e l'influenza michelangolesca. Tanto intenso che può supporsi che Michelangelo vi abbia avuto parte, se non fornendo il cartone, come vorrebbe il Vasari, almeno suggerendo la drammatica nudità dello schema. Anche il carteggio fra S. e Michelangelo testimonia dei loro rapporti artistici, alimentati anche dall'astiosa rivalità con Raffaello; a gara con il quale S. dipinse la *Resurrezione di Lazzaro* per il card. Giulio de' Medici (ora nella Gall. naz. di Londra) esposta nel Vaticano nel 1519. A questi anni appartengono anche i dipinti nella cappella in S. Pietro in Montorio (commessigli nel 1516 e compiuti, dopo lunghe soste, nel 1524) e la *Visitazione* del Louvre. Subito dopo la morte di Raffaello diede inizio alla pala con la *Natività della Vergine* in S. Maria del Popolo, altra importantissima tappa nell'inizio manieristico di S., dov'è ancora tentata una soluzione culturale all'incontro fra due contrarie visioni figurative. Quest'opera occupò molti anni della sua vita (fu compiuta dopo la sua morte dal Salviati, nel 1554) ed è l'ultima sua vasta composizione.

Dopo il 1525, data della *Flagellazione* di Viterbo, dipinse quasi solo ritratti, impostati su di un modulo monumentale (*Clemente VII* sbarbato, nel Museo naz. di Napoli; *Andrea Doria*, nella Coll. Doria di Roma; *Clemente VII*, nella Pinacoteca di Parma, ca. 1530, ecc.) e variazioni sul tema del *Portacroce* (Madrid, Prado; Budapest, Coll. Andrassy; Leningrado, Eremitaggio, del 1537), rielaborando un tipo iconografico che verrà accolto nell'arte pietistica del Morales. Solo per una breve gita a Venezia, nel 1526, si allontanò da Roma, dove ebbe nel 1531 la carica dell'ufficio della Piombatura Pontificia (donde il soprannome); dopo di che, a quanto dice il Vasari, attese poco e svogliatamente alla pittura. Di opere fra il 1539 e il 1547, anno della morte, gli è attribuito solo un *Portacroce* nel convento di S. José di Avila, datato 1544. - Vedi tav. XIII.

BIBL.: G. Bernardini, *S. del P.*, Bergamo 1908; P. D'Achiaridi, *S. del P.*, Roma 1908; Venturi, IX, III (1928), pp. 60-61; IX, V (1932), pp. 1-82; A. Dussler, *S. del P.*, Basilea 1942; P.