SICARDO, vescovo di Cremona. - Di famiglia cremonese (Casellanus o Casalensis, o piuttosto de Casalachis [cf. A. Cavalcabò, La famiglia del vescovo S., in Boll. stor. cremonese, 1 (1931), pp. 145-48]), n. nel 1155 ca., m. a Cremona l'8 giugno 1215.
Studiò a Bologna; poi, sembra, presso la scuola capitolare di Magonza. Suddiacono nel 1183, fu ordinato sacerdote poco dopo e due anni più tardi eletto vescovo di Cremona. Figura predominante nelle contese della sua città contro Brescia e Milano per il possesso di Crema, ottenne da Federico I l'indipendenza di Cremona; nel 1186 si recò in Germania per ottenere la ricostruzione del Castrum Manfredi, primo caposaldo di un sistema di fortificazioni cui egli dette particolare impulso; nel 1203, mentre era in atto la IV Crociata, seguì in Armenia e poi a Costantinopoli il card. Pietro di Capua, legato pontificio. Tornato in patria nel 1205, intervenne con un arbitrato nelle lotte intestine di Cremona (1210). Nel 1212 accolse in città Federico II e ne ebbe in cambio la conferma dei privilegi su Cremona.
La sua produzione letteraria si esplicò in vari campi. Perduti risultano un giovanile Liber mythologiarum (cf. il prologo della Chronica e la Summa ad C. 26 q. I), gli Acta et obitus s. Homoboni Cremonensis, un Tractatus de humilitate; Chronicorum libri diversi e una Historia Romanorum Pontificum. Si conservano invece una Chronica universalis, primo esempio in Italia di una trattazione ab origine mundi, una Summa canonum e un trattato di liturgia, Mitrale. La Chronica, redatta dapprima fino agli eventi del 1201 e proseguita al ritorno dall'Oriente fino al 1213, attinge dalla Bibbia, da S. Girolamo, da Prospero Tiro, Orosio, Isidoro, Beda e soprattutto da Paolo Diacono e dal Pantheon di Gotfredo da Viterbo: ma la sua parte più vitale, largamente usata da Salimbene, è quella relativa agli avvenimenti più vicini all'autore, tanto da costituire una delle fonti più importanti per la storia della IV Crociata. La Summa canonum, sulla cui attribuzione a S. si è dubitato senza alcun fondamento, redatta a Magonza tra il 1179 e il 1181, è caratteristica per la copia di tavole sinottiche e di distinzioni tabellari: risente della scuola di Simone Anglico. La chiusa, scritta in un secondo tempo, è nota come Apologia Sichardi, perché contiene una difesa dell'opera contro malevoli detrattori. Il Mitrale, in 9 ll., è per la vastità della materia e la chiarezza dell'esposizione fra i più importanti trattati liturgici del medioevo: tratta degli edifici e della suppellettile sacra (I. I), degli Ordini e dei paramenti (I. II), della S. Messa (I. III), dell'anno liturgico e degli Uffici domenicali e festivi (II. IV-VIII), del santarele (I. IX). Fonti principali sono Amalarico di Metz e la Gemma animae di Onorio di Autun. Dal Mitrale attinse largamente, per il suo Rationale, G. Durand (v.).

17. - ENCICLOPEDIA CATTOLICA. - XII.
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