LEGGENDA

LEGGENDA. –

I. NOZIONI

Dal gerundivo di legere (legenda «da leggersi»), con riferimento ai passi delle vite dei santi la cui lettura era prescritta o consigliata nell’officialità divina o nella meditazione, la parola è passata a indicare qualsiasi racconto in cui l’elemento storico è associato a quello fantastico, come in più di un caso è avvenuto nella narrazione della vita e delle gesta dei martiri e di altri campioni della fede cattolica. La l. è pertanto un racconto che prescinde dalla storia e la deforma, ma che si riferisce a personaggi che sono realmente vissuti o anche a figure immaginarie collegate con un dato luogo e operanti in un dato momento del tempo. Così la saga (= racconto, dal tede. sagen «dire») dei Nibelunghi, pur contenendo elementi fantastici, si riferisce alla gente dei Burgundi ed ha per teatro delle sue gesta il Reno. Per questo riferimento a un luogo e a un tempo la l. differisce dalla favola che è un racconto indeterminato nel tempo e nello spazio (le favole cominciano tutte con: «C’era una volta»), ha per attori esseri umani e animali, è narrata solo per dilettare, e non implica la fede religiosa, come non la implica la novella o conto, anch’essa indeterminata nel tempo e nello spazio, ma i cui protagonisti sono esseri umani e non animali.

La l. oltre ad esigere un legame storico o topografico con la realtà, ha sempre uno scopo di carattere religioso o civile relativo alla vita del gruppo umano a cui si riferisce. Dato il fine superiormente utilizzato della l. si capisce che il suo contenuto è idealmente amplificato perché serve di simbolo sintetizzatore della storia del gruppo e normativo della sua azione. Sotto questo punto di vista la l. ha una sua profonda verità in quanto è specchio dell’anima popolare e delle sue aspirazioni.

II. CARATTERE DELLA L

È semplice come narrazione perché tale la vuole la mentalità popolare la quale ama sin

tetizzare in poche linee l'insieme delle istituzioni fondamentali del gruppo.

La 1. può esser anche trasposta, cioè applicata a un altro personaggio e a un altro ambiente, pur rimanendo inalterato il tema fondamentale: ad es., la 1. cristiana dei s. Barlam e Josaf, è la trasposizione della 1. del Buddha in cerca della sua illuminazione; ovvero trasformata in altra di natura e valore diverso. Così Gog e della terra di Magog (Ez., 38-39), che combatte contro il regno di Israele ma è battuto, diventa, per la contaminazione della sua 1. con quella di Alessandro Magno, il capo di un popolo barbaro che Alessandro ha chiuso dentro una muraglia di ferro in un territorio dell'Asia centrale, donde uscirà alla fine del mondo a dare man forte all'Anticristo.

III. I TEMI DELLA L

S'intende per tema o motivo della 1. la trama elementare della medesima. I temi non sono necessariamente legati ad un'area geografica, a una razza o a una zona culturale, ma si trovano diffusi per aree vastissime, che tuttavia, per le novelle (che sono 1. cui manca l'addentellato storico e lo scopo religioso o utilitario), si possono distribuire nelle seguenti zone tematiche: Europa ed Asia settentrionali; Europa centrale; bacino del Mediterraneo, bacino del Niger; bacino del Congo; Estremo Oriente con il Tibet, l'India e l'Indonesia; Oceania; Australia (van Gennep).

Vi sono tuttavia alcuni temi che si riscontrano in ognuna di queste zone cosicché possono dirsi propriamente universali. Essi sono soprattutto temi legati a credenze e pratiche magiche proprie della mentalità primitiva che restano come sopravvivenza anche presso le civiltà culturalmente evolute. Tali sono il tema dell'oggetto meraviglioso (chi possiede l'oggetto può compiere imprese strabilianti), il tema del tabù del nome (conoscere il vero nome di una persona è averne in mano la vita); il tema della parola possente (chi la sa è capace di creare e di distruggere). Possono in questi temi universali variare i particolari (per es., l'oggetto è qui un anello, là una verga o un sacchetto, ecc.) ma il motivo resterà identico.

IV. CLASSIFICAZIONE DELLE L

Le 1. sono naturalistiche, dirette a spiegare i fenomeni del mondo naturale: cielo, terra, vegetazione, ecc. (v. MITO); supernormal, quando si riferiscono a esseri di natura superumana: eroi, demoni ecc., ai quali la mentalità primitiva è incline ad attribuire gli effetti di cause che a lei sfuggono; o esaltano i pochi dati sicuri della storia (come nella leggenda del Buddha, che il poeta indiano Ashvagosha ha cantato) in quanto debbano essere normativi della vita morale dell'individuo o del gruppo; o vedono nella figura sublimata il tipo dell'eroe nazionale, come hanno fatto i Greci con la figura di Eracle, nato dall'amore di Zeus e di Alcmena, robustissimo fin dalla culla dove strozza due serpenti inviatigli contro da Era, superatore di dodici fatiche, assurto, dopo la morte su di una pira da lui stesso preparata, tra gli dèi dell'Olimpo; e storiche.

V. L. STORICHE. - Sono quelle nelle quali la fantasia popolare deforma, ingrandendoli, con esaltarli o abbassarli, i dati della realtà per integrare le notizie sulle origini di un dato popolo, le gesta che in un dato momento ha compiuto, le circostanze che hanno determinato la fissazione di dati costumi o riti. Esse amano sintetizzare referendole a una sola persona e con linee maestre intuitivamente chiare e facilmente ricordabili, quanto si riferisce alle origini e alla storia primitiva del gruppo. Così Romolo è figlio di Marte, il dio nazionale dei Romani, e di Rhea Silvia, la vestale che collega Roma ad Alba Longa; afferma la sua supremazia sul Lazio, fonda la città secondo il rito tradizionale il giorno 21 di apr., abita sul Palatino dove si mostra la sua casa, e sparisce alla fine in una nube divenendo nume indigente della patria. Lo stesso si dica di Numa come istitutore dei sacerdoti e dei riti sacri. Naturalmente la 1. per raggiungere questo ufficio normativo ingrandisce alcuni elementi, ne sopprime altri, collega i luoghi con precisi ricordi relativi all'eroe che vuole esaltare. Anche le 1. epiche hanno un fondo storico in quanto nascono intorno a un avvenimento reale che esse sviluppano in maniera congeniale all'indole del popolo e ridondanti tutte a suo onore, anche se i fatti si svolsero in maniera del tutto diversa. Così l'episodio della rotta di Roncisvalle (788) - nella quale la retroguardia di Carlomagno fu battuta dall'assalto dei Guasconi - è attribuito nella Chanson de Roland al tradimento di Ganelone il quale, offeso per essere stato posposto a Orlando, le lancia contro l'armata saracena, della quale naturalmente l'Imperatore riporterà infine la vittoria, facendo giusta vendetta del traditore.

VI. DIFFUSIONE DELLA L

Essa, nata in seno al popolo, è portata in giro da pastori, commercianti, soldati, pellegrini. Centri di incontro e di diffusione sono alberghi, monasteri, santuari, dove i viandanti si fermano e che divengono luoghi di fiera e mercato, con esibizione di canzoni che esaltano gli eroi o i santi titolari della località. J. Bedier ha dimostrato che le canzoni di gesta si sono diffuse proprio attraverso le tappe dei luoghi di pellegrinaggio: a S. Giacomo di Compostella, a Roma, a Gerusalemme.

Le 1. storiche ed epiche rimangono vive sino a quando non sopravviene l'abbandono o la distruzione dei luoghi con esse collegate, il cambiamento di ambienti dovuto al progresso della cultura, la sovrapposizione di altre genti. Scadute dalla loro posizione di privilegio possono restare vive nella novellistica od essere salvate dall'opera dei poeti. Così le imprese del paladino Orlando e in generale quelle del ciclo carolingio rivivono, sia pure alterate, nei poemi del Pulci, del Boiardo e dell'Ariosto.

VII. L. AGIOGRAFICHE. - Dal gr. ἄγιος = santo, sono 1. del tipo soprannormale che si riferiscono alla vita e all'opera di qualche martire o eroe della santità. Tutte le religioni normative (giudaismo, islamismo, buddhismo) ne vantano, ma il cristianesimo ne possiede il maggior numero e le ha fatte oggetto di uno studio più accurato e profondo.

Anche le 1. agiografiche, pur contenendo elementi fantastici, si riannodano alla realtà per qualche elemento storico o topografico. Così, nel Foro Romano, il Carcere Mamertino dette luogo alla 1. della prigionia di Pietro in quel luogo, e, sempre nella valle del Foro, entro la chiesa di S. Maria Nova si conserva la lastra di traverso con le presunte impronte delle ginocchia di s. Pietro che ivi, pregando, avrebbe riportato vittoria su Simon Mago che aveva preteso di volare per virtù di magia.

La 1. agiografia può trasferire a figure cristiane elementi più antichi, anche non cristiani, senza troppo preoccuparsi di geografia e di storia. Così la significativa 1. del Domine quo vadis fu forse localizzata in quel punto dell'Appia perché la presso v'era il santuario del dio Redicolo che ricordava un ritorno benefico per la città quello cioè di Annibale che avanzava minaccioso (ma in realtà non da quel luogo) contro Roma. Pure un adattamento della 1. di Buddha è quella dei ss. Barlaam e Josaf (= Bodhisattva); Josaf, giovane figlio di un re indiano, per ordine del padre, vive isolato in un palazzo di delizie che deve nascondergli il dolore del mondo; uscendone un giorno di nascosto dal padre incontra, come nella 1. del Buddha, un cieco, un lebbroso, un cadavere, e ne rimane turbato; ma l'asceta cristiano Barlaam in veste di mercante si presenta a lui, lo converte al cristianesimo e lo persuade a dedicarsi alla vita ascetica nel deserto (v. (IOSAPHAT)).

Per le fonti, il metodo, le epoche varie, l'opera della critica storica intorno alle 1. cristiane, V. AGIOGRAFIA. Per gli Atti dei martiri che costituiscono il fondo del leggendario, la loro classificazione secondo le regioni di provenienza, il loro diverso valore storico V. ATTI DEI MARTIRI.

BIBL.: Sulla 1. in generale e sulle 1. storiche ed epiche: A. Graf, Roma nella memoria e nella immaginazione del medio eroe, Torino 1882-83; id., Mitti, leggende e superstizioni del medioeroe, 1892-93; E. Marillier, Autour de la légende et de l'histoire, Paris 1907; J. Bedier, Les légendes épiques, 4 voll., ivi 1908-13; H. A. Guerber, Myths and legends of the middle ages, Londra 1909; A. van Gennep, La formation des légendes, Parigi 1910; F. Lanzoni, Genesi, svolgimento e tramonto delle 1. storiche, Roma 1925; A. J. Dickman, Le rôle du surnaturel sur les chansons de geste, Parigi 1926; G. Cocchiara, Genesi di leggende, 3a ed., Palermo 1949.

Nicola Turchi