AGIOGRAFIA

AGIOGRAFIA. - Dal gr. ἀγιος «santo» e γράφω «scrivo», detta anche agiologia, è la scienza che si occupa delle vite e delle leggende dei santi e di tutte le questioni annesse. La si può considerare un ramo della storia ecclesiastica. In senso vero e proprio l'a. riguarda i santi e i beati, il cui culto è riconosciuto dalla Chiesa cattolica, o che un giorno potrà esserlo; in senso largo abbraccia tutta la produzione letteraria cristiana agiografica di tutti i tempi e di tutte le regioni. Ciò vale specialmente per l'antichità cristiana e l'alto medioevo, ricchi di testi agiografici scritti oltre che in greco e latino, in siriaco, copto, armeno, georgiano, gheez e arabo.

L'a. è una disciplina storica, a cui sono applicabili le regole del metodo storico, ma per approfondirsi in essa è inoltre necessaria la conoscenza della teologia e della mistica. Oggi si insiste molto anche sulla psicologia dei santi. Per la specializzazione, ormai introdotta in tutte le scienze, dall'a. propriamente detta si sono staccate varie altre discipline, come le ricerche sulle Reliquie, sui Patroni di chiese e di varie arti e mestieri, sull'Erotologia (dal gr. ἐφόφη «festa»), ossia sull'origine delle feste dei santi, sulla loro Iconografia, sugli Atti dei Martiri, sui Martirologi.

Gli autori di vite e di leggende di santi sono chiamati agiografi, che bisogna ben distinguere dagli agiografi biblici, nome con cui gli esegui cattolici indicano gli autori dei libri ispirati. Agiografi in senso largo si chiamano anche gli studiosi di a., come per esempio gli agiografi bollandisti, continuatori di Giovanni Bologna, che iniziò gli Acta Sanctorum. Applicando le regole della critica all'a., non bisogna perdere di vista il fatto che non si criticano i santi, bensì gli autori delle loro vite, i quali scrivevano secondo il loro talento, la loro cultura, molto diversa nelle varie epoche, la loro buona e qualche volta anche mala fede. Difatti non esulano dall'a. passata vere falsificazioni, mistificazioni, ispirate dalla vanità e più spesso da interessi particolari o rivendicazioni locali. Di qui la necessità della critica per accertare la verità, necessità pienamente riconosciuta dalla Chiesa con l'istituzione della sezione storica in seno alla S. Congregazione dei Riti (1930). Né si può a questo riguardo distinguere nettamente l'a. scientifica dall'a. pratica e popolare, perché ambedue fin dall'inizio sono intrecciate e interdipendenti.

Atti dei Martiri (v.) che sono i più antichi documenti agiografici, si darà un breve quadro della letteratura agiografica latina nelle varie epoche. In generale si può dire che epoche di intensa vita religiosa producono anche notevoli opere agiografiche, la cui forma varia secondo l'indole del tempo.

Le prime vite dei santi (non martiri) sono quelle di s. Antonio abate, scritta in greco da s. Atanasio, ma subito tradotta in latino e avidamente letta; di S. Ambrogio composta dal diacono Paolino, di s. Martino di Tours, scritta da Sulpicio Severo, di s. Agostino composta da Possidio, di s. Melania iuniore scritta dal prete Geronzio, pervenutaci in greco (forse l'originale) e in latino. Queste vite sono lontane dal tipo posteriore di vite di santi. Sono scritte sul modello delle antiche biografie classiche specialmente di Svetonio. La vita del monaco s. M. ulco, scritta da S. Girolamo, si legge come una novella. I Diaglogi di s. Gregorio Magno, per la loro predilezione per l'elemento leggendario e popolare, appartengono già all'epoca seguente.

L'epoca merovingica ἐκριχθίσματα in letteratura agiografica, ma di valore molto discusso. Le tradizioni classiche essendo venute meno con le invasioni barbariche, le vite dei santi prendono allora un'altra forma. Vi predomina l'elemento meraviglioso, il miracolo. Ciò appare specialmente negli scritti di s. Gregorio di Tours (m. nel 594): De gloria martyrum, De gloria confessorum. In molte di queste notizie agiografiche, scritte con fede ingenua, si registrano unicamente miracoli, a maggiore esaltazione dei santi e ad edificazione del popolo. Bisogna riconoscere però che alcune vite di confessori contemporanei sono tracciate in maniera eccellente. In occasione delle numerose traslazioni ed elevazioni dei corpi di santi, considerate allora come equivalenti alla canonizzazione, si desiderava conoscere la vita; per rispondere a questo desiderio gli agiografi, ignorando spesso le vere circostanze della vita dell'eroe, ricorrevano a vaghe tradizioni popolari, inventavano o copiavano addirittura altre leg

gende, cambiando il solo nome del santo. La forma letteraria merovingica piuttosto rozza, qualche volta fu ripulita al tempo della rinascita carolina. È quindi difficile stabilire in alcuni casi se si tratti di un originale o di un rifacimento posteriore. Una critica molto severa usa a questo riguardo B. Krusch, l'editore delle vite dei santi merovingici nei MGH.

Imparentata all'a. merovingica è in certo modo la ricca a. irlandese, nella quale in parte sovrabbonda l'elemento meraviglioso. Ne sono esempi le numerose vite di s. Brigida di Kildare, il cui culto dai monaci irlandesi fu largamente diffuso anche sul continente, e le vite di s. Brendanio, anche se si prescinde dalla Navigatio Brendanii, opera oltremodo fantastica e di grande voga, che fu poi intrecciata nelle vite più antiche.

Nei secc. VII-VIII sono notevoli le biografie dei grandi santi missionari anglosassoni, s. Villibrordo, s. Bonifacio ed altri.

Nei secc. IX-X vi è grande abbondanza di letteratura agiografica, che è la principale produzione letteraria del tempo, raccolta nel vol. XV dei MGH. Si tratta specialmente di santi vescovi e abati. L. Zoepf (v. sotto), che ha studiato profondamente l'a. del sec. X, la divide in tre categorie: leggende, vite, biografie, intendendo col primo nome quelle produzioni in cui domenica l'elemento leggendario e meraviglioso, col secondo quelle che accanto a dati positivi, contengono miracoli operati in vita, mentre la biografia è propriamente storica, con tratti individuali e con riferimenti ai fatti dell'epoca e senza miracoli operati in vita. Mentre quest'ultima categoria non abbonda, ci sono delle altre due copiosi esempi nel sec. X., e, si può aggiungere, anche nei secoli seguenti.

L. Hertling (Zeitschrift für Aszeitik und Mystik, 8 [1933], pp. 260-68) ha rilevato un'altra particolareità nelle leggende dei secc. VI-XII, il catalogo delle virtù; cioè in un dato momento l'autore, benché tratti isolatamente delle singole virtù, riunisce con sfogo retorico, in un unico fascio tutte le virtù che attribuisce al suo eroe, secondo uno schema che varia da autore a autore, ma che è sempre dello stesso contenuto. Si tratta dunque di un Comune Sanctorum. Di ciò si trovano ancora esempi nel sec. XIII.

Nel sec. XIII abbiamo le vite veridiche di s. Bernardo di Chiaravalle scritte da vari autori contemporanei, mentre il Liber miraculorum di Eriberto vescovo di Sassari e l'Exordium magnum cisterciense sono già leggendari.

Storica è anche la vita di s. Norberto di un armonio e quella di s. Ugo di Cluny scritta da Raimondo di Semur. Accanto a queste vite veridiche non mancano le leggende del solito carattere popolare.

Il sec. XIII è quanto mai ricco di grandi e umili figure di santi. Le loro vite, scritte da contemporanei, ispirano fiducia ed eccitano la nostra ammirazione per la grande arte spiegata (il cursus). Basta ricordare le vite di s. Francesco d'Assisi dovute a Tommaso da Celano e a s. Bonaventura, veri monumenti letterari e capolavori agiografici. Notevoli sono anche le vite di s. Domenico, di s. Elisabetta d'Ungheria, la vita di s. Maria d'Oignies, scritta dal card. Giacomo di Vitry. Si trovano però anche nel Duecento produzioni agiografiche di cattiva lega, come il Dialogus miracula-lorum di Cesario di Heisterbach e il Bonum universale de apibus di Tommaso di Cantimpré e la vita oltremodo inverosimile di Cristina Mirabilis dello stesso autore, o di assai dubbio valore quale è la leggenda di s. Emiliano, vescovo irlandese (sec. VII-XIII), morto a Faenza, o finalmente di pura fantasia come la leggenda di s. Guniforte di Pavia.

A partire dal sec. XIII abbiamo raccolte latine di vite di santi. Si è distinto in questo campo specialmente l'Ordine di s. Domenico. Omettendo i passi-nari o lezionari ad uso delle chiese cattedrali, sono da ricordare i numerosissimi testi agiografici (100 capitolì) inseriti nello Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais e soprattutto la Leggenda aurea di Giacomo da Varagine (Varazze), che ebbe grandissima diffusione con la stampa dal sec. XV (ca. 90 edizioni latine e parecchie traduzioni), opera ingenua mancante di ogni critica, la cui grande voga popolare appare anche nell'iconografia e nel folklore.

Maggiore critici furono nel sec. XIV lo Speculum sanctorale di Bernardo Guidonis (m. nel 1331) e le Leggende de Sanctis di Pietro Calo (m. nel 1348). Queste due raccolte sono rimaste inedite; l'opera del Calo fu però largamente sfruttata da Pietro de Natalibus (m. ca. il 1400), nel Catalogus Sanctorum, edito a Vicenza nel 1493 e più volte in appresso. Quanto al criterio storico, il Catalogus non supera gran che la Leggenda aurea. Molto più apprezzato è oggi il Sanctum-rium Vitae Sanctorum di Bonino Mombrizio, edito a Milano ca. il 1480, ristampato dai monaci di Solesmes in 2 voll. in-4°, Parigi 1910. Il Mombrizio segue l'ordine alfabetico dei nomi dei santi. Il suo leggendario è prezioso, perché ha conservato dei testi antichi agiografici, di cui oggi mancano i manoscritti.

L'umanesimo e la pseudoriforma del sec. XVI hanno influito molto sui lavori agiografici. Il primo sulla forma, il secondo sulla critica. Le raccolte del Lipomano e del Surio cercano di eliminare le manchevolezze dello stile e si preoccupano dell'utilità spirituale dei lettori. S. Pio V in un breve indirizzato al Surio il 2 giugno 1570, loda l'opera, perché adattatissima a confutare «haereticorum in easdem ss. Patrum historias male dicta» (G. Laderchi, Annales eccl., all'anno 1570, n. 3).

La critica storica e l'accuratezza filologica nell'a. furono seriamente iniziate nel Seicento dai Bollandisti, i quali pubblicarono i due primi volumi degli Acta Sanctorum, abbraccianti il mese di genn., ad Anversa 1643. L'opera continuata per oltre trecento anni e non ancora terminata, consta oggi di 70 volumi in folio. Nel 1882 i neobollandisti iniziarono la rivista Analecta Bollandiana, vero centro e ricchissima miniera di studi agiografici. I principi che guidano siffatti studi sono esposti in parecchie monografie dal p. H. Delchaye (m. nel 1941). Utili strumenti di lavoro sono pure i Subsidia hagiographica pubblicati dai medesimi Bollandisti. In seguito a questi lavori l'interesse dei dotti di tutti i paesi e di tutte le credenze per i vecchi testi agiografici è immensamente cresciuto, e oggi assi-stiamo ad una vera rifioritura di studi agiografici, mentre il gusto popolare per le vite dei santi viene nutrito da edizioni e raccolte in volgare, assai numerose in varie lingue moderne. Fin dal Cinquecento, P. Ribadeneyra sulla scorta del Lipomano e del Surio pubblicò in spagnolo un Flos Sanctorum, Madrid 1599, tradotto più volte in italiano, p. es. Venezia 1743, 2 voll. in-4°. L'oratoriano Carlo Massini pubblicò in due serie in-16°, ognuna di 13 voll.: Raccolta di Vite de' santi per ciaschedun giorno dell'anno, Roma 1763-67, che ebbero parecchie edizioni, di cui la quarta romana è del 1819-21. Sono notissime le raccolte di A. Butler (in inglese, recentemente rielaborate dal Thurston, 12 voll., London 1926-38), e tradotte in italiano dalla versione francese di G. Godescard, Vite dei Padri, dei Martiri e degli altri principali santi, 2a ed., Venezia 1857, 15 voll.; quella di P. Guérin, Les Petits Bollandistes, Parigi 1878, 17 voll. in-8°, 7a ed., Parigi 1888. Un esempio di sana critica

e di forma piacevole è la raccolta Les Saints pubblicata a Parigi sotto la direzione di H. Joly, più di 100 volumi, tradotti in parte in italiano (Roma, Desclée). Le raccolte di vari ordini religiosi si possono vedere sotto i rispettivi nomi.

Bibl.: Sui principi e il metodo: fondamentali sono le seguenti opere del bollandista H. Delchaye, tutte edite a Bruxelles: Les légendes hagiographiques, 1905, 3° ed. (vers. ital. di Faraoni, Firenze 1906, 2° ed. 1910; vers. ingl. fatta da V. M. Crawford, Londra 1907; vers. tcd. di E. A. Stückelberg, Kempten-Monaco 1907); Sanctus. Essai sur le culte des Saints, dans l'antiquité, 1927; Les origines du culte des Martyrs, 1912, 2° ed., 1933; Cinq leçons sur la méthode hagiographique, 1934; Etude sur le Légende romain (nov. e dic.), 1936; H. Günter, Legenden-Studien, Colonia 1906; F. Grossi-Gondi, Principi e problemi di critica agiografica, Roma 1919; F. Lanzoni, Genesi, svolgimento e tramonto delle leggende storiche, Roma 1925 (con ricca bibliografia sulle leggende agiografiche, p. 281 sq.). — A. Molinier, Les sources de l'histoire de France, I. Époque primitive; mémoires et carolingiens, Paris 1901, pp. 94-165 (protestante); L. Van der Essen, Etude critique et littéraire sur les Vites des Saints mérovingiens de l'ancienne Belgique, Lovanio 1907; L. Zoepf, Das Heiligen-Leben im 10. Jahrhundert, Lipsia-Berlin 1908; I. Sniegers, L'Influence de l'hiérographie irlandaise sur les Vites des Saints irlandais en Belgique, in Revue d'histoire ecclésiastique, 24 (1928), pp. 566-627, 527-658. — Gli studi di Pio Franchi de Cavalieri

V. sotto atti dei martiri

Per i primi secoli cristiani sono utili le opere del Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (a. 604), Faenza 1927 e di L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancienne Gaule, 2° ed., 3 voll., Parigi 1907-15.

Collezioni di testi: Acta SS. dei Bollandisti, di cui esistono tre edizioni: 1° ed., orig. Anversa-Bruxelles 1643-1940; 2° ed., Venezia 1734-70 da genn. al vol. V di sett.; 3° ed., Palmé, Parigi 1863-70 fino al vol. XII di ott. Il numero dei volumi che si contano per i singoli mesi, in queste edizioni non è sempre uguale. Le vite dei santi merovingici si trovano nei MGH, Scriptores rerum merovingicarum, II-VII, Hancver 1888-1920, curate in parte riedite da B. Krusch e K. W. Levison. Il vol. contenente le opere di S. Gregorio di Tours, 1884-85, non è ancora completo nella nuova edizione. — Santi irlandesi: Joh. Colgan, Acta SS. Hiberniae, Lovanio 1645, in-fol. (genn.-marzo); C. De Smedt-Ios. De Backer, Vitae Sanctorum Hiberniae ex codice Salmantensi, Edimburgo e Londra 1887, in-fol.; Carolus Plumer, Vitae Sanctorum Hiberniae, 2 voll., Oxford 1910 (sono escluse le vite già pubblicate nell'opera precedente); id., Miscellanea hagiographica hibernica, Bruxelles 1925 (testi in gaelico con versione inglese, ecc.). Un importante commentario a queste vite lo dà J. F. Kenney, The Sources for the Early History of Ireland, I, Ecclesiastical, Nuova York 1920; utile anche A. Tommasini, I santi irlandesi in Italia, Milano 1932. — Per l'Inghilterra: C. Horstmann, Nova Legenda Angliae, 2 voll., Oxford 1901, (di Giovanni da Tynemouth, rimaneggiata da Gio

v. Capgrave)

Acta SS. Belgii, 6 voll., Bruxelles-Tongerloo 1782-04; J. Mabilon, Acta SS. Ordinis s. Benedicti, 9 voll. in-fol., Parigi 1668-1701, 2° ed., 6 voll. in-fol., Venezia 1733-40. Una nuova edizione, curata dai monaci di Solmes, fu intrapresa dall'editore Protat, Mâcon 1935.

Delle collezioni agiografiche medievali greche la più completa è quella di Simeone Logothetes, detto Metafraste (sec. x): PG 1144, largamente sfruttato dal Lignomno e dal Surio. Sull'agiografia greca: A. Ehrhard, Überlieferung und Bestand der hagiographischen und homiletischen Literatur der griechischen Kirche, 2 voll. (Texte und Untersuchungen, L.-LI), Lipsia 1937-38 (sul Metafraste: II, pp. 360-709), opera fondamentale, ma rimasta incompleta (del vol. III è uscito qualche fascicolo); Le Synaxaire de Sirmond, in Anal. Boll., 14 (1896), pp. 396-434; Les Mémoires grecs, ibid., 16 (1897), pp. 311-291; H. Mertel, Die hagiographische Form des griechischen Heiligenlebens, Monaco 1906; contro di lui R. Holl, Die schriftstellerische Form des griechischen Heiligenlebens, in Gesammelte Aufsätze, II, 1, Tubinga 1928.

Dizionari: Abbé Pélin, Dictionnaire hagiographique ou vies des Saints et Bienheureux honorés en tout temps et en tous lieux, 2 voll., in-4°, Parigi 1848-50 (vol. 40-41 del Migne, Encyclopédie Théologique), opera ridotta e aggiornata da J. Baudot, Dictionnaire d'hiérographie, Parigi 1925; J. Stadler-I. Heim, Vollständiges Heiligenlexikon, 5 voll., in-8°, Augusta 1883-62; F. G. Holweck, Dictionary of the Saints, St. Louis-Londra 1924, ricco d'informazione; Donald Attwater, Dictionary of the Saints, London 1938, è in fondo l'indice della nuova edizione di A. Butler, The Lives of the Saints, ed. H. Thurston, 12 voll., London 1926-38. Entra in questa categoria anche The Book of Saints, Londra 1921, opera dei Benedettini di Ramsgate. Preziosi strumenti di lavoro scientifico nel campo agiografico antico e medievale sono: 1° la BHL, Bruxelles 1898-1901, con suppl. del 1911; 2° la BHG, ivi 1895, 2° ed., 1909; 3° la BHO, ivi 1910.

Sui Martirologi: Filippo Ferrari, Catalogus generalis Sancto-

rum qui in Martyrologio Romano non sunt, Venezia 1625; H. Quentin, Les Martyrologies historiques du moyen âge, Parigi 1908; V. martirologio.

Per la psicologia dei santi: H. Joly, La psychologie des saints, Parigi 1897; vers. ital., Roma 1909; A. Rademacher, Das Seelenleben der Heiligen, 2° ed., Paderborn 1917; J. Familler, Das Heiligenleben in der modernen Psychopathographie, Ratisbona-Roma 1915; M. de Montmorand, Psychologie des Mystiques catholiques orthodoxes, Parigi 1920. Tutti questi autori sono cattolici; non così: F. Mocren, Die Psychologie der Heiligkeit, Halle a. S. 1908.

Agliozia: V. Agiografia.

Agiografia: V. Agiografia.