ALFONSO MARIA DE' LIGUORI, santo - Professione di fede
con firma autografa (1762) - Archivio segreto Vaticano. Fondo
Processi Concettoriali.
Tommaso Falcoia, vescovo di Castellammare di Stabia,
lo condussero, il 9 nov. 1732, alla fondazione della
Congregazione del S.mo Salvatore, più tardi denomi-
nata del S.mo Redentore (v. REDENTORISTI). I suoi
primi tentativi per dar forma stabile all'istituto urta-
rono contro le nette opposizioni del cappellano mag-
giore Celestino Galiani, del ministro Tanucci e di
altri uomini del governo, che non volevano sentir par-
lare di novelli Ordini religiosi, quando pensavano a
sopprimere i già esistenti. Il 25 febbr. 1749 ottenne
dal papa, Benedetto XIV, l'approvazione ecclesiastica.
Dopo durissimi sforzi riuscì nel 1752 a strappare un
decreto reale, che concedeva alla Congregazione una
esistenza precaria sì, ma sufficiente, per allora, a ga-
rantirla da ulteriori attacchi. Il fondatore ne appro-
fittò per organizzare l'opera con una fisonomia incon-
fondibile ed estendere l'apostolato dei discepoli e suo
aprendo collegi nello Stato Pontificio ed in Sicilia. E
i risultati del suo metodo missionario furono splendidi,
concorrendovi Dio con prodigi singolari.
Nel 1762 fu eletto vescovo di Sant'Agata dei Goti.
Intorno a questo periodo la sua santità, già eminente,
brillò più vivida con risonanze anche fuori d'Italia.
L'apostolo popolare ed energico, che per un trentennio
aveva evangelizzato le moltitudini, senza leziosità, anzi
combattendo lo stile fiorito dei pp. Giacchi e Ban-
diera, portò in diocesi lo stesso ardore nell'estir-
pare abusi inveterati, nel restaurare chiese crol-
lanti e nel curare il decoro liturgico delle funzioni.
Ebbe somma sollecitudine del seminario, elevandone
il tono morale e scientifico, e si rese famoso nel periodo
della carestia del 1763-64 con norme contro l'acca-
parramento e provvisioni sagaci per lenire i disagi.
Nel 1775, lasciato l'episcopato, si ritirò a Pagani, ove,
benché molto malato, continuò a scrivere e ad inco-
raggiare l'apostolato contro l'illuminismo, fedele al
voto di non perder mai tempo.
Fu da Gregorio XVI canonizzato nel 1839, e pro-
clamato Dottore della Chiesa universale da Pio IX
nel 1871.
2. LA SUA OPERA
Tutta la sua attività quale mis- sionario, vescovo, scrittore, artista, ha sempre un solo scopo: continuare l'opera del Redentore, che è sal- vare le anime. Mezzo sovrano di questa redenzione è per lui la « missione interna », che organizza in modo che prima scuota le anime dal torpore spirituale conuna chiara predicazione delle grandi verità sul destino
dell'uomo, e poi le lanci sulla via della salvezza, radi-
cando in esse l'amore per Gesù crocifisso, che solo
garantisce una vita di vera virtù. Egli dirige tale mis-
sione alle anime più abbandonate spiritualmente; e per
renderla continua fonda la Congregazione missionaria
dei Redentoristi.
3. ATTIVITÀ LETTERARIA
La sua attività letteraria nasce dal suo apostolato, che ne è integrato ed ampli- ficato, ed assume un carattere costantemente pastorale. Questa sensibilità pastorale acuisce in lui la ricerca dell'immediatezza, che gli fa omettere ogni argomento non direttamente assimilabile dalla coscienza, e lo porta ad un concettualizzare psicologico. La scienza si ap- profondisce in sapienza pastorale ed i concetti e le parole diventano spirito e verità. Tale attività letteraria pastorale si estende quanto tutta la sua vita sacerdotale.I primi scritti di A. sono lavori di ascetica: le Mas-
sime eterne (1728), le Canzoncine spirituali (1732), e il libretto
delle Visite al S.mo Suveamento (1745), il cui successo
sbalordì lo stesso autore (Lettere di sant'A., III, Desclée,
Roma 1890, pp. 34, 65-68, 101). Nel 1746 compare
il primo lavoro di morale: Dissertazione sopra l'abuso di
maledire i morti, seguita, due anni dopo, dalla prima edi-
zione della Theologia moralis, un volume in-4°, trasforma-
tosi attraverso le 9 edizioni che se ne fecero vivente l'autore
(l'ultima è del 1785), in tre grossi volumi in-folio. La prima
edizione conteneva il testo della Medulla theol. moralis
del gesuita H. Busembaum, arricchito di note e di sei ap-
pendici. Tra queste una sull'infallibilità pontificia e un'altra
sulla Immacolata Concezione, che faceva seguito all'aspra
polemica suscitatasi intorno al De ingeniorum moderatione
del Muratori. Nella 2ª ed. (1753-55) comparve in calce ai
due volumi un Eluchus quaestionum reformatarum (91) che
avviavano il probabilismo allora professato dall'autore verso
quella riforma cui tendeva fin da quel tempo. Il testo e il
nome del Busembaum scomparvero dalla 6ª ed. in poi
(1767). Dell'opera, raccomandata da un successo sempre
crescente, l'A. fece due compendi: Pratica del confessore
(1755), Istruzione e pratica per un confessore novello (1755),
tradotti ambedue in latino e stampati rispettivamente, col
titolo di Praxis confessarii e Homo apostolicus, negli anni
1757 e 1759.
Nel 1749 diede alle stampe, anonima, una Disse-
tatio scholastico-moralis pro usu moderato opinionis proba-
bilii, seguita nel 1755 da un'altra dallo stesso titolo anche
essa anonima. Furono ben presto da lui abbandonate e
soppresse dalla Theologia moralis (il Remondini, per un
errore rimproverato dal Santo, le ristampò nella 5ª ed.,
1763) perché non rispondenti alla nuova concezione mo-
rale cui diede espressione definitiva nel 1762.
Nel 1750 pubblicò le Glorie di Maria, con cui veniva
a mettersi in polemica con la Regolata disozione del Mu-
ratori. Seguono poi, a poca distanza uno dall'altro, gli Av-
visi spettanti alla vocazione religiosa (1750), l'Amore delle
anime (1751), Modo di conversare continuamente ed alla
familiare con Dio (1754), Uniformità alla volontà di Dio
(1755), Avvertimenti ai confessori novelli (1756), Ap-
parecchio alla morte (1758), Discorsi da farsi in tempo
di flagelli (1758), Novena del S. Natale (1758), No-
vena del S. Cuore di Gesù (1758), Del gran mezzo della
preghiera (1759), destinato a dare un nuovo indirizzo alle
discussioni sulla grazia, La vera sposa di Gesù Cristo (1760),
e Selva di materie predicabili (1760). Un'operetta di apolo-
getica contro il deismo comparve nel 1756 col titolo: Breve
dissertazione contro gli errori dei moderni increduli. Quasi
contemporaneamente alla stampa del giansenistico cate-
chismo del Mésenguy, ordinata dal Tanucci, A. pubblicò,
sotto gli occhi del ministro, la breve Diss. de iusta prohi-
bitione et abolition librorum nocuae lectionis (1759), per ri-
vendicare alla Chiesa il diritto esclusivo di censurare e
proibire i libri che trattino di materie religiose. Il successo
rapidissimo dell'opuscolo fruttò l'esilio al censore regio,
il domenicano P. Sacco, e un'enorme popolarità all'autore
dell'audace libretto.
28. ENCICLOPEDIA CATTOLICA
I.
Dal 1767 al 1776 pubblicò, oltre scritti ascetici, i volumi di controversia: Verità della fede contro i materialisti e deisti (1767), Istruzione al popolo sopra i precetti del Decalogo (1767), in contrapposizione al catechismo del Mésenguy; Pratica di amar Gesù Cristo (1768), Vindiciae pro suprema Rom. Pontificis potestate (1768) difesa energica dell'infallibilità pontificia contro il De Statu Ecclesiae di Nicola von Hontheim (Febronio); Opere dommatica contro gli eretici pretesi riformati (1769), confinando tra gli eretici comuni Baio, Giansenio, Arnauld, Quesnel e loro gregari; Trionfo della Chiesa (1772), Riflessioni sulla Passione di Gesù Cristo (1773), Riflessioni sulla verità della
divina Rivoluzione (1773), Traduzione dei Salmi e Cantici (1774), Vittorie dei Martiri (1775), Condotta ammirabile della divina Provvidenza (1775), e Dissertazioni teologico-morali appartenenti alla vita eterna (1776).
Siamo molto lontani da un elenco completo delle sue opere, che comprende ben 111 numeri, senza contare i rifacimenti, le aggiunte e gli scritti inediti.
29. IL MORALISTA
Il suo pensiero si muove sul terreno della morale casistica (v. CASISTICA); cioè la morale che dirige nell'applicazione immediata dei principi generali e delle leggi positive ai singoli casi. Il fondo storico è la grande lotta tra le due interpretazioni della morale evangelica a contatto con la vita moderna: l'interpretazione che si pone in un atteggiamento negativo e per conseguenza è caratterizzata dal rigore; l'interpretazione che tende ad una sana comprensione della vita moderna. Esasperazioni dell'una e dell'altra tendenza sono il lassismo ed il rigorismo condannati dalla Chiesa.In questa lotta A., fondandosi su s. Tommaso e sui classici moralisti dei secc. XVI e XVII, sceglie l'equilibrio che è nel mezzo.
Studente di teologia, egli aderisce ad una dottrina morale che tende al rigore. Giovane missionario, inizia un lavoro di verificazione sperimentale di questa morale, e riconosciuta nociva alle anime, coraggiosamente assume la difesa della morale probabilistica che, almeno sulle cattedre, aveva perduto molto terreno. Egli però sottopone tale morale ad una severa critica, guidato dalla sua prudenza pastorale, che da una parte si fonda sulla leale ricerca ed adesione alla verità oggettiva e dall'altra è sensibile ai dati soggettivi della coscienza. Si stacca così decisamente dal probabilismo corrente che, decadendo, appariva un calcolo tecnico di probabilità estrinseca.
Il suo metodo è da lui stesso così descritto: «Leggendo gli autori, ne ho trovati di troppo indulgenti, che senza preoccuparsi del vero, scrivono per piacere al mondo. Sempre pronti a mettere guanciati sotto il capo dei peccatori, li addormentano nel vizio. Non è a porre in dubbio che questi teologi cagionano un danno immenso alla Chiesa, perché chi ama la via facile affrettasi a seguire le loro massime. Ne ho trovati altri che nella loro eccessiva rigidità confondono i consigli coi precetti e caricano le coscienze di nuovi pesi, non tenendo conto della fragilità umana. Gli uni menano alla perdizione le anime con la rilassatezza e gli altri con lo scoraggiamento.
Componendo il presente libro mi sono proposto di tenermi nel giusto mezzo tra il lassismo e il rigorismo. Per illuminarmi nelle questioni dubbie non ho indietreggiato dinanzi a niuna fatica. Ho consultato gli autori classici così antichi come moderni, quelli della opinione mite e quelli della rigida. Mi sono particolarmente impegnato di esaminare nelle loro fonti tutti i testi di diritto canonico, relativo alle materie trattate: ho notato accuratamente i passi dei santi Padri, aggiungendovi delle riflessioni: ho trascritto e riportato le sentenze di s. Tommaso, attinte alla loro sorgente. Nelle controversie intricate, quando tornavami impossibile risolvere i dubbi con la lettura degli autori, ho discusso con dotte persone per trarne vantaggio. Nel valutare le opinioni ho sempre tenuto conto più della ragione che dell'autorità: prima di pronunciare un giudizio ho procurato di conservare la più completa indifferenza per non lasciarmi commuovere né dal pregiudizio né dalla passione. Avendo così determinato, per quanto m'è stato consentito di fare, il preciso valore rispettivo delle opinioni, ho dato loro la nota caratteristica di «meno probabile», «egualmente probabile», «più probabile». Infine, per non lasciare perplessi i lettori, mi sono studiato d'indicare nei più dei casi l'opinione da me adottata, contrariamente a tanti autori, che si contentano di riportare le opinioni altrui, senza far conoscere la propria, con gran delusione di chi scorre i loro libri» (Adnotationes in «Medullam Theologiae moralis» Busembaum, 1753).
Con tale metodo ed in questo spirito ha elaborato tutta la Theologia moralis, specialmente il trattato De Poenitentia.
Nel campo della morale teoretica, si presentava a lui come tema obbligato la questione del «sistema morale», quanto alla formazione della coscienza che deve agire e tuttavia non possiede la certezza sulla verità oggettiva che deve guidarla. Egli assume senza altro il principio probabilistico: «Lex dubia non obligat», e le sue apologie, poco conosciute, documentano il suo vigore dialettico nella controversia col p. Patuzzi, probabiliorista. Tale principio è limitato però al caso di vero dubbio. Per A. quando nella coscienza si forma una opinione ben decisa, non è lealtà respingerla. E perché questa opinione decisa si formi A. insiste sulla ricerca sincera di ogni luce che possa emanare dalla verità oggettiva. Coerentemente a questo spirito i casi risolti da lui col sistema sono pochissimi; in questo la sua Theologia moralis differisce da molte altre del suo tempo. Questo spirito di interiorità e la sensibilità pastorale han determinato l'adesione di quasi tutto l'Ottocento al pensiero del Santo.
30. IL TEOLOGO DOGMATICO
Il suo carattere positivo lo orientò verso i problemi più immediati alla vita del credente, insidiata dall'illuminismo volteriano e dal giansenismo nelle sue ultime evoluzioni pratiche. Perciò la sua opera dogmatica ha un carattere più controversista che sistematico. Con l'adesione piena alla Rivelazione, egli ha indefettibile il senso della vita intima della Chiesa, che insieme alla comprensione delle necessità delle anime, fanno della sua teologia una «theologia salutis».La Chiesa unico mezzo di salvezza è il termine della via alla verità ed è l'unica depositaria di tutti i mezzi per salvarsi. La sua apologetica, con un procedere logico non comune nel Settecento, conduce l'incredulo alla Chiesa passando per un triplice grado: all'ateo dimostra l'esistenza di Dio; al deista l'esistenza della religione positiva; all'acattolico la divinità della Chiesa cattolica. In questa ascesa egli chiama tutto l'uomo alla verità, facendo appello non soltanto all'intelligenza, ma anche ai fattori morali e psicologici. Procedendo oltre, una volta accettata la divinità della Chiesa cattolica, A. sottolinea la garanzia assoluta del messaggio che la Chiesa custodisce, difendendo l'infallibilità del magistero ecclesiastico. Il Concilio Vaticano riconoscerà l'attività di A. in questo campo. Il messaggio custodito dalla Chiesa è messaggio di redenzione. Il giansenismo, limitandone l'ampiezza, assiderava le anime: A. reagisce e fa suo il motto: Copiosa apud eum redemptio. Nella sua opera Condotta ammirabile della divina Provvidenza egli afferma, attraverso la storia, la universalità della redenzione e la immutata unità del disegno divino di salvezza nei riguardi degli uomini. Creazione e Redenzione si fondono nel suo pensiero, in un unico disegno divino di render l'uomo beato. Il programma originario di Dio, egli scrive, rimane intatto anche dopo il peccato. Le mutazioni introdotte dalla caduta del primo uomo riguardano piuttosto i mezzi attraverso i quali Dio arriverà alla realizzazione del suo disegno di amore. Il punto di partenza è la preghiera della Chiesa: «gratias agimus tibi propter magnam gloriam tuam». Come si ringrazia Iddio della sua gloria se non a condizione di scorgere quella gloria riverberata negli uomini attraverso l'Incarnazione e la Redenzione? Anziché una legge appartenente alla costituzione umana, egli scrive, il peccato è un episodio esteriore della

(fot. pp. Redentoristi)
La conclusione sviluppata nel libro: Gran mezzo della preghiera, riguarda il nostro atteggiamento di fronte alla grazia: che è sempre un atteggiamento di libera e perciò responsabile collaborazione. Ma sulla nostra debolezza in ordine alla salute A. non poteva farsi illusione. Una legge di mendicità, egli dice, regola i nostri rapporti con Dio. Però quel che è debolezza, è anche forza: si potrebbe dire che siamo ricchi della nostra indigenza. Iddio ha fatto della preghiera una legge; ma più che la preghiera è legge l'umile coscienza della nostra miseria e del sovrano, paterno dominio di Dio. È incredibile, egli scrive contro Giansenio, che ci sia stata imposta una legge inosservabile. Piuttosto l'economia della Provvidenza è un'altra: Iddio comanda alla natura ciò che da sé non potrebbe fare, perché priva di mezzi, appunto per farci sperimentare la necessità di chiederli, e vivere così nella essenziale dipendenza esistente tra noi e lui.
Non è egli stesso che con insistenza paterna ci esorta a questo «gran mezzo» che psicologicamente si sperimenta facile, ed è facile per tutti?
Posto dunque da una parte che senza l'aiuto di Dio non possiamo nulla, e posto dall'altra che Dio risponde a chi lo prega, chi non vede che la preghiera è assolutamente necessaria alla salute?
L'efficacia della grazia per A. è condizionata alla efficacia della preghiera. Ma questa pur essendo inizialmente opera divina, è nelle nostre mani come responsabilità interiore. Il che si risolve in questa verità nuova e bellissima, che la preghiera non soltanto è legge universale, ma è in noi possibilità, «il gran mezzo» della salvezza egualmente universale: la preghiera è grazia!
La grazia sufficiente, che nell'insegnamento comune è data a tutti, coincide così con la preghiera che è grazia e legge, altissimo dono di Dio e nostro sommo dovere. È nostra la preghiera come inizio della salute dataci dalla grazia sufficiente, la quale si rivela così efficace ed operativa, ed è non solo possibilità di agire, ma agire di fatto, avviamento verso l'osservanza dei precetti più ardui, ai quali giungiamo mediante la grazia efficace, che Dio non rifiuta a chi lo prega. Ma tutto ciò è anche di Dio perché grazia, aiuto divinamente innestato nelle fibre della nostra anima.
Una conoscenza completa del pensiero dogmatico di A. deve tener conto di quel che egli scrisse e difese, nelle Glorie di Maria, sull'Immacolata Concezione, dottrina molto contesa nel '700, ma che A. dichiarò «proxime definibilis», e sul patrocinio della Vergine. La dottrina che domina sempre più nella teologia cattolica della mediazione universale di Maria nella distribuzione delle grazie, risale a lui, almeno è sua la formola teologica in discussione nelle scuole. Perciò fu accusato di innovazione, mentre non fece che difendere una verità che viveva nella Chiesa fin dalla più remota antichità.
31. IL MAESTRO DI ASCETICA
L'ascetica di A. è cristocentrica. La Pratica di amar G. C., opera fondamentale, comincia con questa affermazione: «Tutta la santità e la perfezione di un'anima consiste nell'amare Gesù Cristo, nostro Dio, nostro sommo bene, e nostro Salvatore». E la ragione è evidente, perché se la santità viene dal Padre, «l'Eterno Padre si protesta che in tanto ci ama, in quanto noi amiamo Gesù Cristo. Inoltre ci dona le grazie in quanto noi gliele domandiamo in nome del Figlio; ed in tanto ci ammette all'eterna beatitudine, in quanto ci trova conformi alla vita di Gesù Cristo» (Novena del Cuore di G.).Amare Gesù Cristo è seguirlo. Per A. è fondamentale il programma enunciato da Gesù: «Qui vult venire post me abnegat semetipsum, tollat crucem suam et sequatur me» (Breve pratica per la perfezione...). È amore volitivo, fatto di grandi desideri e di opere: «Bisogna amarlo (Dio) con tutto il cuore, desiderando risolutamente di giungere alla maggior perfezione per piacere a Dio. Ma bisogna poi ai desideri unire l'opera con fortezza nelle occasioni» (ibid.).
Quest'amore forte opera nell'interno un cambiamento che per A. è fondamentale e senza del quale ogni ascetica sarebbe vana: il distacco («abnegat semetipsum, tollat crucem suam»). «In un cuore che è pieno di terra, non vi trova luogo l'amore di Dio; e quanto vi è più di terra, tanto meno vi regna il divino amore. Perciò chi desidera di avere il cuore pieno di amor divino, deve attendere a toglierne tutta la terra» (Opuscoli sull'amore divino, n. 8). È l'amore che opera questo distacco, ed è il distacco che rende più perfetto l'amore: «Chi ama veramente Gesù Cristo perde l'affetto a tutti i beni di terra, e cerca spogliarsi di tutto per tenersi unito solo a Gesù Cristo. Verso Gesù sono tutti i suoi desideri, a Gesù sempre pensa, sempre a Gesù sospira, e solo a Gesù in ogni luogo, in ogni tempo, in ogni occasione cerca di piacere. Ma per giungere a ciò bisogna continuamente attendere a vuotare il cuore d'ogni affetto che non è per Dio» (Pratica di amar G. C., cap. 2, n. 24).
In un'anima dove l'amore di Gesù ed il distacco dalle creature trionfano si determina l'unione con Dio. «Iddio vuole che l'anima sia spogliata di tutto per poterla unire a sé e riempirla del suo divino amore» (ibid., n. 23). Questa unione per A. è l'uniformità perfetta con la volontà di Dio, e qui egli pone il vertice
della perfezione. «Tutta la nostra perfezione consiste nell'amare il nostro amabilissimo Dio. Ma poi la perfezione di Dio consiste nell'unire la nostra alla sua santissima volontà; e non solo di conformarci ma di unificarci a quanto Dio dispone. La conformità importa che noi congiungiamo la nostra volontà alla volontà di Dio; ma l'uniformità importa di più che noi della volontà divina e della nostra ne facciamo una sola, sì che non vogliamo altro se non quello che vuole Dio, e la sola volontà di Dio sia la nostra. Ciò è il sommo della perfezione» (Opuscoli sull'amore divino: Uniformità alla volontà di Dio).
I mezzi per la santificazione nascono dalla natura di essa. L'amore a Gesù domanda la cognizione di Gesù, onde la considerazione assidua del Crocifisso. «Chi considera l'amore immenso che ci ha dimostrato Gesù Cristo nella sua vita e specialmente nella sua morte, in patir tante pene per la nostra salute, non è possibile che non resti ferito ed acceso ad amare un Dio così innamorato dell'anime nostre» (Saette di fuoco...).
Il distacco si opera per mezzo della mortificazione, più interiore che esterna. È nota l'austerità personale di A. Pure egli così scriveva ad una Comunità religiosa: «Che cilizi! Vi mando una buona provvista di libri che meglio possa aiutarvi a farvi sante... Amate, ridete: chi ama un Dio così buono, non deve ammettere mai pensieri di mestizia nel suo cuore». Finalmente l'unione con Dio si opera specialmente per mezzo dell'orazione mentale, della S.ma Comunione, e della memoria continua della presenza di Dio (Breve pratica della perfezione; Pratica di amar G. C., cap. 8; Opuscoli sull'amore divino, n. 2).
Ma il «gran mezzo» per A. è la preghiera, perché essa sola ci ottiene la grazia: «Chi prega si salva, chi non prega si danna». Qui si innesta essenzialmente la devozione a Maria S.ma, che pervade tutta l'ascetica alfonsiana: Maria è la Medistrica di tutte le grazie; è quindi vano sperare la santificazione senza Maria.
L'ascetica di A. si apre alla mistica: «Tutto lo scopo di un'anima ha da essere l'unione con Dio; ma non è necessario all'anima, per farsi santa, giungere all'unione passiva; basta giungere all'unione attiva: l'unione attiva è la perfetta uniformità alla volontà di Dio» (Pratica del Confessore, cap. 9, n. 129).
32. LA FORTUNA DELLE OPERE
Gli scritti di S. A. ebbero una fortuna quale raramente si riscontra nella storia letteraria della Chiesa. Le Visite al S.mo Sacramento, le Glorie di Maria, l'Apparecchio alla morte, la Pratica di amar Gesù Cristo, sono ormai libri universali, patrimonio della devozione del popolo ed anche lettura profittevole della teologia erudita. Vivente l'autore, essi invasero l'Europa. Li troviamo in tutte le regioni d'Italia, in Germania, in Francia, in Polonia, in Spagna. Dopo la sua morte si può dire siano diventati mondiali.È difficile dare una statistica completa delle diverse edizioni delle sue opere. Un tentativo è stato fatto negli Acta doctoratus, oggi superato da uno studio bibliografico più imponente dove bisogna contare a migliaia le edizioni delle sue opere nelle diverse lingue. Ma quel che importa è l'influenza da esse esercitata nella storia della Chiesa dal Settecento a noi, specialmente nella sconfitta del giansenismo nei diversi paesi d'Europa.
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Studi teologici: a) MORALI: B. Lanteri, Réflexions sur la sainteté et la doctrine du b. L., Lione 1823, trad. ital., Reggio 1825; T. Gousset, Justification de la théologie morale du b. A. d. L., Besançon 1832; Vindicine alphonse, Bruxelles 1874; L. Gaudé, De morali systemate s. A., Roma 1894; L. Jansen, L'équiprobabilisme, in Revue thomiste 6 (1898), pp. 354, 420; id., La question hyacétique, Galoppe 1899; I. De Caigny, De genuins systemate s. A., Bruges 1901; L. Wouters, De minusprobabilisme, Friburgo 1905; S. Mondino, Studio storico-critico sul sistema morale di s. A., Monza 1911; E. Thamiry, La théol. morale de st. A., in Les questions ecclésiastiques, 2 (1912), p. 55-57; F. Delarue, Le système moral de st. A., St-Etienne 1920. - Il p. L. Gaudé curé l'ed. critica della Theologia moralis, in 4 voll., Roma 1905. - b) DOMMATIC: A. de Calonne, Système de st. A. sur la grâce, Parigi 1868; H. Nimal, St. A. et la dogmatique, in Echo religieux de Belgique, 3 (1901), p. 176; C. Ryder, St. A. system of Grace According to his Teaching in his Treatise on Prayer, Londra 1903; L. De Ridder, St. A. et la théologie dogmatique, in Nouv. Revue Théol., 56 (1904), p. 233-235; G. Van Rossum, S. A. et Immaculata Concepto B. M. V., Roma 1904; L. Jansen, S. A. doctrine de inflavus Dei in deliberatum voluntatis creatae activitutea, Aquisgiana 1920; E. Theyskens, St. A. et la médiation universelle de Marie, Bruxelles 1922; Cl. Dillenschneider, La Mariologie de st. A., 2 voll., Friburgo 1931-37; G. Cacciatore, S. A. et la guarnitisme, Firenze 1944. - Il p. L. Walter riuni e tradusse in latino i trattati teologici di s. A.: S. A. opera dogmatica, Roma 1903. - c) ASCETICI: V. A. Dechamp, St. A. considère dans sa vie, ses vertus et sa doctrine spirituelle, Malines 1840; H. Manning, The mission of st. A., Dublino 1864; L. Gauthier, La miséricorde et la joie: Études littéraires pour la défense de l'Église, Parigi 1865; M. De Meulemeester, Influences acctiques de st. A. en Belgique, Esschen 1923; C. Keusch, Die Aszetik des hl. A. M. V. L., Paderborn 1926; trad. ital., G. Di Fabio, La doctrine spirituale di s. A., Milano 1931; R. Garrigou-Lagrange, La testimonianza di s. A. paragonato a quelle di s. Tommaso e di s. Giovanni della Croce, in L'amore di Dio e la croce di Gesù, II, Torino 1936, pp. 101-223; G. Cacciatore, La spiritualità di s. A., in Le scuole cattoliche di spiritualità, Milano 1944; H. Manders, Liefde in de spiritualiteit van sint Alfonse, Bruxelles 1947. - Nel 1933 i Redentoristi iniziarono una collezione critica degli scritti ascetici di s. A.: Opere ascetiche, Roma 1933 sgg. ancora sono usciti 7 voll.
Studi vari: C. Romano, Delle opere di s. A. d. L., Roma 1866; J. Bogaerts, S. A. M. d. L., musicien et la réforme du chant sacré, Parigi 1899; B. Bracchman, Étude sur l'éloquence apostolique de st. A. M. d. L., Houlers 1912; M. Palladino, S. A. poeta, Caserta 1917; A. Van Bervliet, La liturgie dans la piété alphonse, Esschen 1925; C. Keusch, Le vrai visage de st. A. M. d. L., Parigi 1930; G. Gregorio, Canzoniere alfonse: Studio critico estetico col testo, Angri 1933; id., S. A. grammatico, Materdomini 1938; A. Santonicola, S. A. et l'azione cattolica, Pompei 1939; G. de Luca, S. A. uomo grande, in Scritti su richiesto, Brescia 1944.
Pubblicazioni antioffossiane: Particolarmente la Teologia morale di s. A. è stata vivamente attaccata dai protestanti, vecchi cattolici, ed ortodossi: G. Maxwell, S. A. L. and the Redemptorists, Dublino 1859; G. Döllinger-G. Reusch, Geschichte der Moralstreitigkeiten... Nördlingen 1889; R. Grassmann, Auszüge aus der Moralthologie des h. A., Stettino 1901; id., Moralthologie des Liguori und die furchtbare Gefahr dieser für die Sittlichkeit der Völker, ivi 1903 e 1909; A. Eisenhölz, Liguori oder Luther, Vienna 1901; G. Hoepel, S. Liguori und Christliche Moralt, in Christliche Welt, 16 (1902), coll. 670-84, 793-798; C. Dembion, Annales parlamentaires belges, Bruxelles 1903, p. 319; A. Anspach, A propos de st. A., Tournai 1903; M. Ludendorff, Ein Blick in die Moraltlehre der römischen Kirche, Monaco 1930; A. Bruckner, Die Gebote im Lichte der Moralthologie des h. A. V. L., Schkeuditz 1930. Le invettive incrociose contro s. A. condussero 20 anni fa nella Norvegia, a un vero processo, con l'istituzione di un cospicuo premio a chi potesse provare la fondatezza delle accuse e che finì con una perfetta riabilitazione del Santo, cosa che fece molta impressione negli ambienti protestanti (Processo Steinsvik-Riesterer a Kristiansand, 1928; cf. Les Nouvelles Religieuses, 11 (1928), pp. 73-75).
Per una bibliografia più completa, V. M. De Meulemeester, Bibliographie générale des écrivains Rédemptoristes, Lovanio 1933; il I vol. è dedicato interamente a s. A. Giuseppe Cacciatore