ALFONSO DI ZAMORA

ALFONSO di ZAMORA. - Rabbino convertito, n. a Zamora nel 1474, battezzato nel 1506, m. nel 1531. Fu il primo professore d'ebraico all'Università di Salamanca. Lavorò per 15 anni alla Poliglotta Complutense, avendogli il card. Ximenes affidato la correzione del testo ebraico e la traduzione latina del Targum.

Elaborò l'intero VI vol. della Poliglotta (1515), contenente un vocabolario ebraico-aramaico e una grammatica ebraica. Pubblicò poi, sempre in latino, una nuova grammatica ebraica con lessico (Alcalá 1526), aggiungendovi un Catalogus iudicum, regum et sacerdotum atque prophetarum Veteris Legis e una Epistola

auctoris ad infideles Hebraeos urbis Romae (in cui dimostra la venuta del Messia). L'Escorial conserva di A. manoscritti in castigliano: Libro de la Sabiduría de Dios (contro i Giudei), una terza grammatica ebraica, la versione del commento di Kimchi dei 59 primi Salmi.

BIBL.: Hurter, II, col. 1134; F. Pérez Castro, El libro de la Sabiduría de Dios, de A. de Z., in Sefarad, 5 (1945), pp. 147-84. Antonino Romeo

ALFONSO MARIA de' LIGUORI, santo, dottore della Chiesa.

SOMMARIO:

1. Biografia

2. La sua opera

3. Attività letteraria

4. Il moralista

5. Il teologo dogmatico

6. Il maestro di asserica

7. La fortuna delle opere di s. A.

7. BIOGRAFIA

N. a Marianella, presso Napoli, il 27 sett. 1696, da don Giuseppe de' Liguori, capitano delle galere reali, e da donna Anna Cavalieri, dei marchesi d'Avenia; m. a Pagani il 1° ag. 1787. Compiuti in casa i corsi di lettere e di scienze, nei quali ebbero la loro parte anche la musica e le arti, nel 1708 si iscrisse all'Università di Napoli, dopo esser stato esaminato nella retorica da G. B. Vico. Vi studiò diritto civile e canonico, laureandosi in legge il 21 genn. 1713, con dispensa di ca. 4 anni dall'età richiesta. Completò la formazione precoce sotto la guida di Perrone e Jovene, celebrì giureconsulti, frequentando in pari tempo il circolo del presidente dell'Alto Consiglio Domenico Caravita, una specie di accademia serale, dove convenivano storici e filosofi del diritto come Costantino Grimaldi, Gaetano Argento e Pietro Giannone, principali artefici del giurisdizionalismo napoletano.

Nel 1715 si aggregò alla pia unione dei Dottori, diretti dai Padri dell'Oratorio, edificando giovani e vecchi magistrati col suo contegno. Nello stesso anno iniziò l'esercizio forense, e, come risulta dal Catalogo delle sentenze, riuscì sempre fortunato nelle difese. Per le sue rare doti nel 1718 venne eletto giudice del regio Portulano di Napoli e nel 1722 ambasciatore del nuovo viceré card. Altan. L'anno seguente gli fu affidata dal duca di Gravina una causa importantissima contro il granduca di Toscana. Nonostante la severa diligenza, resa più acuta dalla eccezionalità della lite in materia feudale, il brillante avvocato subì una cocente sconfitta per una clausola non debitamente considerata. Credette annientata la sua fama e distrutto il suo avvenire e riprendendo un proposito della prima giovinezza, com'è indicato nel suo Diario inedito, dopo qualche mese decise di vestire l'abito ecclesiastico. Superata l'opposizione paterna ed offerto alla Madonna nella Chiesa della Mercede il suo spadino di Cavaliere del Sedile di Portanova, rinunziò al diritto del maggiorasco ed intraprese lo studio della teologia col dottissimo mons. Giulio Torni, partecipando assiduamente alle discussioni dogmatiche e morali presso mons. Guerriero e i padri Lazzaristi.

Il 21 dic. 1726, ordinato sacerdote, principiò subito il suo ministero in mezzo al popolo minuto dei rioni più poveri, non tenendo conto dei pregiudizi del patriziato, da cui discendeva. Facendosi coadiuvare anche da laici, istituì principalmente per i ragazzi della strada (lazzaroni) le « Cappelle serotine », che diventarono una scuola di rieducazione civile e morale. Come socio delle Apostoliche missioni si portò nei paesi vesuviani, negli Appennini e nelle Puglie, annunziando con semplicità le verità eterne alle masse popolari. Da quel momento il pensiero della salvezza delle anime più abbandonate agì in lui come elemento predominante.

Una serie d'incontri provvidenziali, tra cui quelli della vener. suor M. CROSTAROSA, PIETRO (v.) e di mons.

JURAMENTI
PROFESSIONIS FIDEI

A' Cathedralibus, & Superioribus Ecclesiis, vel beneficiis
curam Animarum habentibus, & locis Regularium,
ac Militiarum predictendis, obferoanda.

Article illustration
GO Alphonso Maria de' Liguri. S. Agnès
Gallagher
firma fide credo, & proficeo omnia, & singula,
que continentur in Symbolo fidei, quo sancta
itomans Ecclesia utitur, videlicet; Credo in-
unum DEUM. Patrem omnipotentem facto-

(fot. Curia 3ra, pp. Redentoristi, Roma)

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“ALFONSO DI ZAMORA.” Enciclopedia Cattolica, vol. I (1948), p. 526. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/alfonso-di-zamora.