papa Innocenzo XII

12 luglio 1691 – 27 settembre 1700

Enciclopedia Cattolica vol. VII, 1951 Papi, antipapi, documenti pontifici Papi

INNOCENZO XII, PAPA

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Noto anche come: Antonio Pignatelli; latino: Innocentius XII

INNOCENZO XII, PAPA. - Antonio Pignatelli, n. il 13 marzo 1615 presso Spinazzola, di famiglia principesca napoletana, m. a Roma il 27 sett. 1700. Fece i suoi studi nel Collegio Romano dei Gesuiti. Entrò nella prelatura romana sotto Urbano VIII e fu vicelegato di Urbino. Innocenzo X lo nominò inquisitore a Malta, dove rimase dal 1646 al 1649. Fu poi governatore di Viterbo, e nel 1652 ebbe la nunziatura di Toscana, alla quale seguirono nel 1660 quella di Polonia e nel 1668 quella di Vienna. Caduto in disgrazia con Clemente X, questi lo allontanò da Roma dandogli il vescovato di Lecce. Richiamato a Roma nel 1673, venne nominato segretario della Congregazione dei Vescovi e Regolari e poi maestro di Camera. I. XI, che lo ebbe in grande stima, lo nominò cardinale il 1° sett. 1681, e vescovo di Faenza e legato di Bologna. Alla morte del card. Caracciolo gli assegnò l'arcivescovato di Napoli, dove egli si segnalò per la sua larghissima beneficenza. Il 12 luglio 1691 fu eletto papa.

Sacerdote di costumi purissimi e di inesauribile carità, I. dedicò ogni cura al miglioramento morale e materiale del suo popolo: dette grande sviluppo all'Ospizio di S. Michele a Ripa Grande dove erano accolti e istruiti i giovani poveri, destinò il Palazzo Lateranense agli invalidi al lavoro. Riordinò l'amministrazione ponendo un freno all'abuso delle vendite degli uffici, e compensò la perdita dell'erario con la riduzione delle spese di corte. Con la riforma giudiziaria si propose di assicurare ai sudditi una giustizia imparziale ed onesta, e, a facilitare il funzionamento dei tribunali, li riunì tutti nella Curia Innocenziana (Palazzo di Montecitorio). Con la bolla Romanum decet Pontificem del 22 giugno 1692 vietò ai pontefici di arricchire i nipoti e stabilì un limite alle entrate di un parente del papa che fosse nominato cardinale. Assidue cure dedicò al miglioramento del clero: nel 1694 fondò la Congregazione per la Disciplina e la Riforma dei Regolari; nel 1695 proibì le capitolazioni elettorali per l'assegnazione di vescovati e monasteri (usate specialmente in Germania). Promosse lo sviluppo di Propaganda in America, in Persia e in Cina.

Nei rapporti con la Chiesa gallicana, I. poté giungere ad un accordo con Luigi XIV. Questi revocò il decreto che imponeva ai vescovi l'obbligo di insegnare i 4 articoli, e i vescovi inviarono al Papa lettere di scusa. Anche se la ritrattazione era solo generica, I. aveva ottenuto una vittoria morale ed evitato uno scisma. Dovette anche intervenire nelle dispute gianseniste del Belgio. Con un breve del 1694 proibì ai vescovi di fare qualsiasi aggiunta al formulario di Alessandro VII e di discutere ulteriormente sulle 5 proposizioni. E poiché i giansenisti se ne valsero per dichiarare non soggetto a censura il libro di Giansenio, I. confermò le decisioni di Alessandro VII, ordinando ai vescovi di procedere canonicamente contro chi contravveniva con atti esteriori, ma vietando qualsiasi indagine sulle intenzioni. Al giudizio di I. fu inoltre deferita la questione del quietismo francese, sollecitato dal misticismo della vedova Guyon (v.). Poiché la Guyon aveva avuto il consenso del Fénelon, ne derivò un lungo aspro contrasto fra questi e il Bossuet, che terminò con la condanna di buona parte delle proposizioni formulate dal Fénelon, da parte del Papa (1699).

Circa i rapporti internazionali della S. Sede, Leopoldo I, sebbene il Papa lo avesse largamente sovvenuto nella guerra turca, si dimostrò sospettoso ed ostile, sicché I. fu spinto a più cordiali intese con la Francia. Per suo suggerimento Luigi XIV impose nella pace di Ryswick la clausola che in tutti i paesi restituiti la religione cattolica doveva rimanere nello stato in cui si trovava al momento della consegna. Questa clausola portò scarsi vantaggi al cattolicesimo, perché il re di Francia, nell'aderire al desiderio del Papa, mirò soprattutto a riattizzare gli urti religiosi in Germania, e sfruttò abilmente la tensione persistente nei rapporti fra Roma e Vienna. Il primo testamento del re di Spagna, Carlo II, fu approvato da I.; ma dopo la morte dell'arciduca Giuseppe Ferdinando erede designato, I. aderì alla proposta spagnola di dare il trono a Filippo d'Angiò, come quella che giudicò più rispondente agli interessi della Chiesa.

INNOCENZO XII, papa - Il Pontefice a Civitavecchia. Rilievo del sec. XVII - Roma, collezione Aldobrandini.
INNOCENZO XII, papa - Il Pontefice a Civitavecchia. Rilievo del sec. XVII - Roma, collezione Aldobrandini.(fot. Gab. fot. naz.)
Bibliografia
BIBL.: Pastor, XIV, II, pp. 413-507 (e bibl. ivi citata). Per il problema del quietismo v. la bibl. alla voce quietismo.

Roberto Palmarocchi

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), coll. 25–27.

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Palmarocchi, Roberto. “Innocenzo XII, papa.” In Enciclopedia Cattolica, vol. VII, coll. 25–27. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951. https://azioneromana.com/it/article/innocenzo-xii-papa.

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Palmarocchi, Roberto. “Innocenzo XII, papa.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1951, coll. 25–27. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/innocenzo-xii-papa.

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