GUYON, JEANNE-MARIE. - Quietista francese, n. a Montargis il 13 apr. 1648, m. a Blois il 9 giugno 1717. Vedova nel 1679 si dà ad una vita di carità, indirizzata però in modo disordinato e fantasioso. La sua mobile psicologia viene definitivamente orientata verso la teorica quietista dal barnabita p. Fran-cesco La Combe che fu suo direttore spirituale dal 1681 al 1688.
Il quietismo del La Combe era di ispirazione moli- nosista (egli fu a Roma negli aa. 1673-74), ma in M. Me- G. non vengono accettati gli eccessi sensualistici del Mo- linos quanto invece sviluppati e stilisticamente raffinati i motivi dell'amor puro di Dio: l'annichilazione di se stessi, l'annegamento in Dio vengono intensamente riaf- fermati dalla G. con la relativa teorica della non-obbliga- torietà degli atti espliciti di carità e della indifferenza per la salvezza nello stadio contemplativo.
Tra gli scritti più importanti della G. sono il Moyen court et très facile pour l'oraison (Grenoble 1685) e l'Expli- cation de l'Apocalypse pubblicata nel 1686 a Vercelli, dove la G. aveva seguito il La Combe lettore di casi di coscienza nel vescovato di Vercelli e confessore del ve- scovo quietista Vittorio Agostino Ripa. Il quietismo mo- linosista e quello italiano passarono così, attraverso il tramite della G., nel pensiero religioso di Fénelon, che fu strenuo difensore della persona e della teoria della G. che egli conobbe solo nel 1689, cioè dopo le espe- rienze italiane (Correspondance de Fénelon, IX, Parigi 1828, p. 186); naturalmente un pre-quietismo esisteva già nel Fénelon (cf. F. Fénelon, Pages nouvelles pour servir à l'étude des origines du quiétisme avant 1694, pubblicate da M. Lan- glois, ivi 1934), ma fu la G. che lo guidò verso una co- sciente teorica quietistica; peraltro Fénelon non arrivò a certi eccessi: rimase contrario a reprimere in sé gli atti virtuosi e affermò la necessità, nella «quiete», di opporsi al male.
Di straordinaria importanza, molto più ampia di quanto non si supporrebbe a prima vista, fu la fortuna mistico-letteraria della G. Letta, anzi saccheggiata nei secc. XVIII e XIX, la sua opera, specialmente in quel non sentirsi umiliati dal peccato, nel riconoscere un'innata bontà nell'uomo, nel concepire una divinità senza inferni e paradisi, passa direttamente nell'umanitarismo maso- nico e poi nel misticismo romantico.