HADEWIJCH, beata. - Mistica brabantina; è figura più notevole della letteratura in dialetto hiosia alla fine del sec. XII e all'inizio del XIII. Probabilmente era oriunda di Anversa; mancano particolari concreti sulla sua vita.
Le sue opere la mostrano penetrata di spirito cavalle-resco, da essa probabilmente attinto alla nobiltà della sua nascita e della sua educazione. H. dovette crescere in un ambiente thiois, ove era in voga la letteratura cortese e dove poté subire l'influenza dei trovatori provenzali. D'altra parte, la conoscenza del latino le diede la possibilità di accedere agli scritti dei grandi autori spirituali in voga nel medioevo. S. Agostino era il suo autore pre-diletto; conosceva Guglielmo di St-Thierry e la spiritualità cistercense. Fin dall'età di 11 anni H. si consacrò alla Minne (l'«Amore» divino). In età più matura visse, sembra, in uno di quei liberi raggruppamenti di «feminae religiosae» che hanno preceduto i veri e propri beghinaggi. In questo circolo di vergini devote e mistiche, che essa condusse alla conquista suprema della Minne, H. godé di grande autorità. Ma, come tutti i mistici, vi conobbe anche la contraddizione. Una lista di perfetti «amici di Dio» che essa ha lasciato, mostra che essa ebbe relazioni, o almeno conoscenze lontane, in diversi paesi d'Europa e fino in Palestina.
Sia in prosa che in poesia H. ha lasciato scritti note-voli. Le sue Strophische Gedichten, o raccolta di «poesie
strofiche», sono un ringiovanimento e, per il loro contenuto mistico, una trasfigurazione di ciò che la poesia cortese aveva prodotto di meglio in Provenza.
L'Amore che canta H. è l'amore nella sua più alta realtà: Dio stesso. Nessun accento dunque è forzato, tutta la fedeltà cavalleresca è giustificata e, nel disinteressato servizio di questo Tutto dell'Amore, nulla è di troppo. H. adopera la strofa e la rima con arte consumata. Si è detto, a ragione, che mai la lingua olandese ha rivestito un manto più regale.
Ad H. è anche attribuita una raccolta di poesie rimaste, Rijmgedichten, ma la maggior parte di esse ha un valore minimo e denota chiaramente una generazione più tarda di quella della poetessa.
La sua prima raccolta di prose sono le sue apostoliche Visionem («Visioni»). Forse per il suo stesso direttore spirituale, H. vi ha annotato, in età più avanzata, le sue esperienze mistiche degli anni precedenti. All'opposto delle visioni di s. Mechtilde e di s. Brigida, non vi si trova alcuna considerazione di ordine sociale, storico e politico-religioso. La mistica ascesa dell'anima alla conformità divina vi prende il carattere di una completa assimilazione a Cristo.
Infine, nelle sue lettere (Brieven), H. si rivela la grande maestra, piena di slancio cavalleresco, che trascina una scelta gioventù alla conquista mistica della Minne. Qui, più che altrove, questa geniale mistica manifesta, accanto al suo vivo senso realista, il solido e profondo intellettualismo che sta alla base della sua vita e della sua opera. Se le sue liriche ne fanno il più grande poeta del medioevo tiois, le sue lettere ne fanno il più grande prosa. Le sue frasi, pur sempre meravigliosamente equilibrate, sono costruite secondo il movimento vivo del pensiero e del sentimento e abbondano di espressioni lapidarie.
Nelle letterature delle lingue madri europee, H. non ha eguali nel medioevo, e nella storia della spiritualità cristiana è la sola che abbia, in tale misura, concepito e sviluppato l'ascesa mistica a Dio in funzione del sentimento cavalleresco.