MESIA, EVANGELIZZAZIONE della. - Il nome M. che compare solamente con la conquista romana, non ha avuto, nel corso della storia dell'Impero, un costante valore geografico. Molto all'ingrosso si può dire che la regione così denominata e limitata a sud della catena dello Hacmus (Balcani), a nord dal corso del Basso Danubio, a levante dal Mar Nero, a ponente dal corso del Drin e dai monti che limitano la Bosnia e la Dalmazia.
Il territorio cominciò a esser percorso da eserciti romani dell'ultimo secolo della Repubblica, fu costituito a provincia da Augusto e poi nuovamente ordinato da Tiberio dopo la insurrezione pannonica. Dominiano lo suddivise in due province, Moesia Superior (Serbia) e Moesia Inferior (tratti della Bulgaria e della Romana fino alle foci del Danubio). E più tardi, quando Aureliano, per l'insistente pressione barbarica, abbandonò definitivamente le terre a nord del Danubio (Dacia), portò a sud del fiume non solo le guarnigioni di quella provincia, ma anche, in segno di buon augurio, il nome, creando a spese della M. superiore due nuove province: la Dacia ripulirà e la Dacia mediterranea.
La predicazione cristiana, quale è esposta negli Actus Apostolorum non arrivò a toccare la M., ma poiché quegli Actus sono essenzialmente gli Actus Pauli potrebbe anche non esser del tutto respinta la tradizione raccolta da Eusebio che fa giungere in queste remote regioni danubiane la missione evangelica dell'apostolo Andrea (Eusebio, Hist. ecc., III, 1), senza per questo prestare fede ai cosiddetti Atti di Andrea certamente apocrifi (J. Flamion, Les Actes apocryphes d'André, Lovanio 1911). Si può, del resto, assai verosimilmente pensare che le antiche fronti comunitarie cristiane della Tracia e della Macedonia (Philippi, Beroea, Thessalonica) abbiano irradiato nella non lontana M.
Si è persino pensato che un Jallius Bauss governo nato della M. inferiore nel 161 (CIL, III, 6169) possa essere stato cristiano, per essersi rinvenuto il nome di lui quale padre di una Jallia deposta in un sarcofago cristiano nel cimitero di Callisto (O. Marucchi, Le catacombe romane, Roma 1933, p. 227). I primi documenti positivi sarebbero piuttosto le Passiones di alcuni martiri durante la persecuzione di Diocleziano. Si sa che in quella persecuzione molto ci si preoccupò di eliminare le infiltrazioni cristiane nelle file dell'esercito, e pertanto il martirio di sei soldati delle guarnigioni danubiane (Giulio, Esichio, Nicandro, Marciano, Pasicrate, Valentione) sembra ammissibile anche a H. Delchaye (v. BIBLICA). Attendibile sembra pure la notizia del martirio a Sirmium di un presbitero Montano. Meno degne di fede le circostanze che si narrano del supplizio del martire Dasio, ma ammissibile l'esistenza e la condanna di lui, il cui corpo, venerato, fu traslato ad Ancona e provveduto di un'iscrizione greca che si giudica del sec. v (F. Cumont, in Anal. Boll., 27 [1908], p. 370). Un ultimo martire di M. sarebbe il soldato Emiliano condannato sotto Giuliano l'Apostata per aver danneggiato un altare pagano (F. Cabrol, V. BIBLICA.). Già prima degli editti di Galerio, di Costantino e Licinio che concedevano ai cristiani il libero eser-
cizio del loro culto, comunità cristiane pare fossero in più luoghi della M. (Singidunum, Ratiaria, Durostorum, Axiopolis, Noviodunum, Tomi, Romuliana: Lattanzio, De mortibus persecutorum, XI, 1). Data poi con quegli editti la pace alla Chiesa, si trovano subito in non poche città della M. gerarchie ecclesiastiche pienamente costituite. Sedi episcopali sono tra il IV e il VI sec. a Viminacium, a Marcianopolis, a Singidunum, a Margum, a Ratiaria, ad Acqua, a Castra Martis, a Oescus, a Sardica, a Naissus, a Remesiana, a Pautalia, a Iustiniana Prima, a Iustiniana Secunda, a Neutina, a Diocletiana, a Mariana, a Zappara, a Stobi. Nomi di vescovi sono conservati nelle segnature dei Concili di Nicea (325), di Efeso (341), di Sardica (343), di Costantinopoli (381) e in altri documenti.
Tanto rigoglioso fiorire di cristianesimo non andò però immune da deviazioni ereticali; simpatie e seguito trovarono tra alcuni vescovi di M. le dottrine di Nestorio, ma soprattutto forti radici pose qui l'arianesimo, come attesta una lettera di s. Ambrogio (Epist., II), un passo di Sozomeno (Hist. eccl., VII, 17) e i ricordi di vescovi ariani: Ursacius e Secundianus a Singidunum tra il 355 e il 370, Domininus a Marcianopolis circa lo stesso tempo, Auxentius a Durostorum dopo il 380.
Bunel: A. Harnack, Mission und Ausbreitung der Christentums, II, p. 703; H. Delchaye, Saints de Thrace et de Mésie, in Anal. Boll., 31 (1912), p. 268; F. Cabrol, s. V. in DACL, col. 506; J. Zeiller, Les origines chrétiennes dans les provinces danubiennes de l'Empire Romain, Parigi 1918; Pippidi, Fonti letterarie del cristianesimo dacoro-romano, in Revue historique du Ind-Est Europe, 20, 1943.