MILANO, ARCIDIOCESI DI

MILANO, ARCIDIOCESI di. - Comprende ora un territorio di 4850 kmq. e si estende, oltre che alla attuale provincia di M., anche a parte di quella di Como, di Bergamo e di Pavia.

I limiti della diocesi variano nei vari tempi, né è sempre possibile fissarli con esattezza; più importante è nota è la estensione della circoscrizione metropolitica di M., di cui già si fa cenno al tempo del Concilio di Sardica (343-44); e fino al sec. v nell'Italia settentrionale compare come metropolità il solo vescovo di M. e poco più tardi anche quello di Aquileia. Nella sua maggiore estensione la provincia metropolitana milanese avrebbe abbracciato il vicariato d'Italia, cioè la Liguria (ora Liguria, Picente e Lombardia), l'Emilia, la Venezia ed Istria, le Alpi Cozie e anche la Rezia I, con capitale Coira; ben presto però Aquileia e poi Ravenna sottrasero alla giurisdizione milanese la parte orientale del territorio e nel sec. IX sotto Angilberto II Coira fu sottoposta all'arcivescovo di Magonza. Nel Beroldo (Ecclesiae Ambrosianae Mediolanensis kalendarium, ed. M. Magistretti, Milano 1894) del sec. XII, sono indicate 18 sedi episcopali della provincia di M.; a fine del sec. XII ne sono indicate solo 15, tra il XV e il XVI sec. M. perde la diocesi di Vercelli e quella di Torino; ora fanno parte della provincia milanese le diocesi di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Crema, Como, Pavia e Mantova; continuano tuttavia a seguire il rito ambrosiano (v. LITURGIA) ancora oggi 54 parrocchie della Svizzera, nelle Pieve delle Tre Valli, di Valle Capriasca e di Brissago; 29 parrocchie della diocesi di Bergamo (vicaria di Calolzio, di Caprino, di S. Brigida e di Sottochiesa), e 7 parrocchie della diocesi di Novara (pieve di Cannobio); mentre praticano il rito romano 30 parrocchie della diocesi di M. (Monza, Treviglio, Trezzo d'Adda, Varenna e Civate).

Gli abitanti attuali dipendenti dalla diocesi di M. sono ca. 3.500.000, le parrocchie 879, le chiese 2003, i sacerdoti diocesani 2100, gli ordini e le congregazioni religiose maschili 31, le femminili 119.

La diocesi ha un seminario teologico a Venegono Inferiore con un seminario liceale; seminari ginnasiali sono a S. Pietro Martire (Seveso) e a Masnago (Varese); un seminario del Duomo con annessa scuola di S. Araldo e il Pont. Ist. Ambrosiano di Musica Sacra (per la scuola Beato Angelico e l'Università del S. Cuore: V. SCUOLA SUP. D'ARTE CRIST. B. A. e S. CUORE, UNIV. del). Nella diocesi sono anche numerosi i collegi arcivescovili: a M. il S. Carlo, altri a Gorla minore, ad Arona, a Porlezza, a Saronno, a Desio, a Tradate, a Seregno, a Monza, a Lecco, a Cantù e a Vimercate. Collegi e istituti tenuti da religiosi sono a M. il Gonzaga, lo Zaccaria, il Leone XIII, il collegio dei Salesiani, oltre numerosi femminili tenuti da Suore.

I. ORIGINI E STORIA PRIMITIVA DELLA CITTÀ

Preceduta forse nel centro e in qualche sede periferica da stazioni neolitiche (Cascina Ranza, Cattabrega di Crescenzo) e da villaggi celtici (a S. Antonino e a S. Protaso) Mediolanum dovette la sua origine e la sua fortuna alla sua posizione (come dice probabilmente anche il suo nome celtico) al centro della pianura lombarda e all'incrocio di strade per convegno di mercanti e di soldati. I Romani la occuparono dopo il 222 a. C. e la ripresero dopo la seconda guerra punica verso il 1911; nel 49 fu riconosciuta municipio romano, nel 42 incorporata nell'Italia romana; fu centro romano contro i popoli alpini da Augusto in poi e sede temporanea, poi, dalla fine del sec. III d. C., sede stabile di imperatori.

II. ORIGINI DEL CRISTIANESIMO MILANESE E DELLA CHIESA MILANESE

Una tradizione leggendaria, che non risale oltre il sec. XI, attribuisce l'origine della Chiesa milanese alla predicazione di s. Barnaba, e narra che il Santo si fermò nel suburbio per non prestare ossequio nel passare le porte della città agli pagani di cui ogni porta era adorna; avrebbe pertanto iniziato il suo apostolato nel suburbio, e si ossa precisare il luogo, a pochi passi dall'attuale basilica di s. Eustorgio, dove era sorta la chiesetta di s. Barnaba al fonte, distrutta nel sec. XVII; se non che un giorno, impugnata la Croce e fatti cadere gli idoli pagani, da Porta Orientale, ora Porta Venezia, il Santo sarebbe entrato in città e ne avrebbe preso possesso, dando la prima organizzazione apostolica alla Chiesa milanese e il primo vescovo, s. Anatoliano.

Un'altra leggenda, o almeno un racconto ampiamente colorito di particolari leggendari, parla di un certo Filippo e nome illustrisimo così presso il secolo come presso Dio (Datiana historia, 5, p. 20, ed. Birgah, Milano 1848), che avrebbe fatto dono di un orto a s. Caio, il quale a sua volta lo avrebbe trasformato in cimitero cristiano; e parla anche della domus di Filippo, prima sede del culto in città, e nel suburbio, e di Porzio e di Fausta, figli di Filippo, che avrebbero a loro volta donato due basiliche ai milanesi, chiamate dal loro nome.

In realtà circa il tempo e il modo dell'introduzione

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tiano II e Teodosio e influendo notevolmente e spesso sulle loro decisioni, oltre che religiose, anche politiche. Morti Teodosio (393) e s. Ambrogio (397), M. ebbe ancora nell'età di Onorio e di Stilicone qualche momento di splendore, finché nel 402, in seguito alle minacce dei Goti di Alarico, la corte fu trasportata a Ravenna; poi a metà del sec. V sopravvenne Attila con gli Unni, ed allora la città trovò i suoi più validi difensori nei suoi vescovi, da Eusebio a Lorenzo I. Il dominio di Teodorico e dei Goti e la distruzione della città nel 539 ad opera del goto Uraia, e poi l'avvento dei Longobardi nel 579 mutano la sorte di M. e le aprono un'altra èra storica.

III. M. NEL MEDIOEVO. - Al sopraggiungere dei Longobardi pagani ed ariani, il vescovo s. Onorato e parte della popolazione fuggirono a Genova, dove l'episcopato milanese rimase in esilio fino al sec. VII. Frattanto in città, soprattutto per merito della regina Teodolinda (morta nel 628) e di papa Gregorio Magno, cominciava ad attuarsi una fusione tra Romani e Longobardi, e M. diventava sede di un duca, che aveva la sua corte, dove oggi è il Cordusio (curia o curtis ducis). Nel 605 era incoronato nel circo di M. il re longobardo Adaloaldo e all'inizio del sec. VIII il longobardo Teodoro, fratello di re Liutprando, diventava vescovo di M., mentre la sorella Aurora fondava, nell'attuale Via Monte di Pietà, il monastero che da lei prese nome. Il duca fu sostituito da un conte al sopraggiungere dei Franchi nel 774 e a poco a poco nel nuovo ordinamento feudale il suo potere politico si andò fondendo con quello religioso nella persona del vescovo, che è da Carlo Magno creato missus dominicus e ammesso nelle assemblee nazionali con alta autorità; tra l'altro, il vescovo dovrà provvedere alle fortificazioni cittadine, sicché da Ansperto di Biassono (868-81) prenderà nome una delle cinte della città.

Allo sfasciarsi, dell'Impero carolingio, nell'887, solo l'arcivescovo di M., quale vescovo-conte, rappresenta la tradizione italiana, che verrà confermata da Corrado II di Salico, nel 1026, quando, nel ricevere nella basilica di S. Ambrogio la corona d'Italia, concederà al vescovo

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(per cortesia del prof. A. Calderini)

Milano. ARCIDIOCESI di - Porta lignea della basilica di S. Ambrogio (sec. v) - Milano.

MILANO, ARCIDIOCESI di - Torre romana del Carrobbio.

del cristianesimo a M. si può soltanto congetturare che in un luogo come M., divenuto di anno in anno più importante, dal sec. I d. C. in poi la nuova fede, soprattutto nel silenzio degli umili, deve essersi presto diffusa, per opera di ignoti missionari e stabilita la sede episcopale.

Il martirologio milanese, che si può riconoscere autentico, è rappresentato dai ss. Vittore, Naborre e Felice, Gervasio e Protasio (v.), Nazario e Celso; sui quali si sbizzarri la leggenda.

Di s. Calimero vescovo varie leggende parlano, dicendolo di origine greca o romana e lo fanno morire martire nel luogo dove sorse la sua basilica, annegato in un pozzo. Inoltre altre Passiones collegano a M. santi non milanesi, p. es., s. Alessandro, s. Fedele, s. Carpoforo, s. Exanto, i ss. Fermo e Rustico. Sono presentati come confessori della fede i primi vescovi s. Anatolano e Anatolio, s. Caio, s. Castriziano, e poi, oltre s. Calimero, s. Mona fino a s. Mirocle, che si succedettero fino al tempo di Costantino, accanto ad un Aurelio Diogene e ad una Valeria Felicissima la cui lapide funebre, scoperta nel 1786 e poi perduta (CIL, V, 6186) nei pressi del cimitero ad martyres, parla che erano a Domino coronati e beati confessores, comites martyrorum.

Nel 313, essendo gli imperatori Costantino e Licinio convenuti a M., per fissare le direttive della loro politica, vi confermano l'editto orientale di Galerio del 311, favorevole al riconoscimento del cristianesimo; il nuovo riconoscimento tuttavia, non proclamato in un particolare documento, prende nome da un supposto editto di M. Da allora, durante il sec. IV, M. diventa un importante centro di sviluppo del cristianesimo occidentale, non senza contrasti, sia con il paganesimo, sia con le eresie, e specialmente con l'eresia ariana; questa, verso la metà del secolo, ha la protezione di Costanzo II e di Giustina, che si fanno tutori di vescovi ariani, finché Aurelio Ambrogio, divenuto vescovo nel 373, per una serie di casi provvidenziali, combatté validamente l'eresia ed erigendosi a valido sostenitore della Chiesa romana, riuscì a dominare la stessa politica imperiale in Occidente, mantenendo rapporti assai stretti con Graziano, Valen

Ariberto d'Intimiano (v. 1018-45) il titolo di vicario imperiale. La vita cittadina allora si sviluppa intorno al vescovo nelle persone dei capitani e feudatari maggiori e dei mercanti, che esercitano i loro traffici attraverso le valli ticinesi, dominio temporale dei vescovi stessi. Un'altra volta M. è al centro della vita lombarda, ma l'autorità temporale dei vescovi nell'ordinamento feudale scatenato contro Ariberto la ribellione dei vassalli minori, i cui feudi non erano ereditari; vinti i feudatari maggiori e il vescovo conte a Campomalo, Corrado II il Salico inter-viene a concedere con la *constitutio de feudis* del 1037 il diritto di ereditarietà anche ai feudatari minori, fa arrestare Ariberto e assedia M. Ma il popolo si ribella, facendo corpo con Ariberto, fuggito da Piacenza a M., e pare che Ariberto stesso abbia allora ideato il Carroccio, trainato da buoi e recante la Croce con l'immagine del Redentore, per stringere intorno a sé, al suono della martinella, il popolo milanese, a difesa della sua libertà. L'Imperatore si ritira, ma non molto dopo, nel 1042, i ricchi commercianti, sotto la guida del giudice Lanzone, cacciano i nobili danno inizio ai primi fondamenti del Comune di M., il quale si attua alla fine del sec. XI con l'accordo tra nobiltà e borghesia, che si allea, per combattere con la cosiddetta patria, il clero immorale e simoniaco; tra i predicatori più ascoltati è il b. Arialdo (v.) e stanno con lui Ainselmo da Baggio e Landolfo Cotta, canonici del Duomo, mentre è all'opposizione il vescovo Guido. Frattanto la lotta civile intorno alla condotta del clero si va acuendo; s. Pier Damiani interviene per mettere pace e Anselmo da Baggio, divenuto nel 1061 papa, con il nome di Alessandro II, rafforza con la sua nuova autorità il partito dei patrini, sopravviene la scomunica contro Guido, l'intervento di Erlembaldo cavaliere, fratello di Landolfo Cotta, poi l'arresto e l'uccisione di s. Arialdo e infine, dopo altre vicende, in cui fu gravemente implicato l'esposato milanese e più volte intervenente l'autorità chitarificatrice e pacificatrice del Papa, Erlembaldo (1075) fu ucciso; poi a poco a poco la tranquillità ritornò fra i partiti in M.

Il Comune poi si sviluppa al riparo del potere dell'arcivescovo ed è guidato dai consoli e quindi, per ragioni di tutela dei suoi interessi, comincia la lotta contro altri Comuni, Lodi, Como, Cremona, Pavia, malgrado la predicazione di Bernardo di Chiaravalle e dei monaci della Abbazia di Chiaravalle e di Morimondo, da lui fondate nel lungo suo soggiorno milanese.

Nel 1158 M. subisce il primo urto con il Barbarossa e nel 1162 la città cade dopo una strenua difesa ed è in gran parte distrutta dalle milizie tedesche dell'Imperatore e dai cittadini dei Comuni lombardi nemici; con il giuramento di Pontida (1167) che crea la Lega lombarda antimperiale i milanesi, riconciliati ormai con i Comuni nemici, rientrano in città, la ricostruiscono e nella battaglia di Legnano (1176) contribuiscono alla riscossa lombarda contro il Barbarossa che riconosce l'autonomia dei Comuni con la pace di Costanza (1183).

M. frattanto pullula di eretici catari e valdesi, contro i quali combattono ora i Domenicani, insediati nel convento di s. Eustorgio, mentre si crea l'Ordine degli Umiliati, che attendono all'arte della lana, oltre che alle occu-pazioni religiose, e ora i Cistercensi che si occupano anche delle bonifiche delle campagne intorno alla città. Federico II vince a Cortenova M. e i Comuni, ma viene poi vinto dalla seconda Lega lombarda; quindi si agitano anche a M. le lotte fra ghibellini e guelfi, essendo dalla parte dei primi i nobili, protetti dell'arcivescovo Leone da Percgo, grande persecutore anche di eretici, e dalla parte dei guelfi il popolo, che nel 1240 sceglie quale suo capo Pagano Della Torre. Infine, riaccese le lotte interne della città, complicate con lotte esterne con i partiti delle città vicine, il papa Urbano IV nomina arcivescovo di M. Ottone Visconti (1262), e si inizia quella rivalità fra i Torriani e i Visconti, che nel 1310, all'entrata in città di Matteo Visconti, come vicario imperiale al seguito di Arrigo VII, si determina a vantaggio dei Visconti. I quali come ghibellini nel 1321 incorrono nella scomunica di Giovanni XXII, mentre è proclamato l'interdetto contro M. e a Vaprio nel 1322 vincono i guelfi collegati contro la città. A M. si succedono pertanto i signori della casa dei Visconti fino al 1447, e durante la loro signoria lo Stato visconteo allarga il suo territorio e i suoi traffici, né più si oppone l'esposato milanese, che conta fra i suoi vescovi anche Giovanni Visconti (1342). Nel 1395 l'imperatore Venceslao dà il titolo di duca a Gian Galeazzo Visconti e infine nel 1450, dopo la breve parentesi della Repubblica Ambrosiana (1447-50), prende la signoria Francesco Sforza, abile uomo politico e insieme fautore delle arti e delle lettere, che la trasmette ai successori, dei quali Ludovico il Moro (1499-1508) portò a M. Leonardo da Vinci e Donato Bramante.

IV. IL DOMINIO STRANIERO E IL RISORGIMENTO. Nel 1499, in seguito alla lotta contro gli Sforza da parte del re di Francia Luigi XII, entrano a M. i Francesi; dopo una breve parentesi e in seguito alla vittoria di Marignano (1515) vi si insediano fino al 1521, quando Carlo V proclama due di M. l'ultimo degli Sforza, Francesco II, e alla morte di questo annetto il Ducato all'Impero. Si insedia allora a M. il dominio spagnolo, rappresentato da un governatore con autorità quasi assoluta sopra nobili, clero e popolo in un ambiente quale è quello che è descritto nei *Promessi Sposi*: ambiente di despotismo e insieme di noncuranza degli interessi cittadini, nel quale rifugono invece le figure dei due arcivescovi cardinali Borromeo: s. CARLOW (v.), preoccupato di applicare le riforme del Concilio di Trento, cerca nella diocesi di salvare l'indipendenza da ogni ingerenza laica nella giurisdizione vescovile, riforma la disciplina, riattiva chiese e conventi e ne costruisce di nuovi, provvede al ripristino del rito ambrosiano ed alla dignità e decoro del culto. Federico, oltre che prodigarsi nella terribile peste del 1630, dimostrò singolare amore per la cultura fondando fra l'altro la Biblioteca Ambrosiana (1609) e la Pinacoteca (1621).

Con il trattato di Rastadt (1714) la Lombardia e M. passano alla Corona austriaca, che nel 1736 occupa M., attuando sotto Maria Teresa e Giuseppe II caratteristiche riforme economiche e giuridiche; è questo il tempo in cui, allontanati i Gesuiti dalla città, sorge a Brera la Società Patriottica (1778) per l'incremento della cultura e sotto Giuseppe II si inaugura un'invadenza

nel campo religioso, che porta fra l'altro alla soppressione di numerose chiese e conventi e alla laicizzazione della scuola: è il tempo, questo, in cui l'abate Giuseppe Parini sferza il mondo dei privilegi e della corruzione dei nobili e dei ricchi milanesi (Il giorno, 1763).

Il 15 maggio 1796 entrano in M. i Francesi con Napoleone, scatenando in città la frenesia rivoluzionaria, mentre i soldati francesi depredano chiese, musei e pubbliche casse; M. diventa prima capitale della Repubblica Cisalpina, poi del Regno italico ed assiste alla incoronazione di Napoleone a re nel Duomo (1805), mentre si intensifica la persecuzione contro gli Ordini religiosi. Dopo un breve periodo di rinnovato benessere, cresce il disagio del popolo, che culmina nel 1814 con la uccisione a furore di popolo del ministro Prina; poco dopo M. passa nel Regno lombardo-veneto entro l'Impero austriaco, dal quale soffre angherie, sopraffazioni e aggravamento delle condizioni economiche, mentre si va attuando il programma patriottico per la rivoluzione, che segna i nomi di Giovanni Berchet, Silvio Pellico, Carlo Cattaneo, Cesare Correnti, Federico Confalonieri; è il tempo di Tommaso Grossi, di Alessandro Manzoni, di Massimo d'Azeglio e di Antonio Rosmini e infine di Giuseppe Verdi. Conseguenza: le Cinque Giornate (18-22 marzo 1848) e un decennio più tardi l'entrata in M. (8 giugno 1859) di Vittorio Emanuele II e di Napoleone III.
Dalla allora M. fu in testa nell'opera del risorgimento politico e dell'assestamento economico del paese, pur attraverso alterne vicende di fortune e di sfortunate.

V. ARTE

M., costruita in cerchie di mura e di edifici sempre più estesi intorno al centro di Piazza S. Sepolcro e delle vicine Piazza Mercanti e Piazza del Duomo, è ricca di ricordi e di monumenti di ogni età e soprattutto di quelli posteriori alla di-struzione del Barbarossa del 1162.

Per l'età romana si hanno tracce del teatro, del circo, dell'arena, delle mura e di qualche altro edificio; le colonne di S. Lorenzo, tratte forse da un tempio pagano, e parte delle torri del Monastero Maggiore, sono per ora gli unici elementi, visibili all'esterno, di tali costruzioni.

Per l'età paleocristiana i monumenti più insigni e meglio conservati nelle loro successive riconstruzioni e riadattamenti sono la basilica di S. Lorenzo, forse del sec. IV, con importanti musei, la basilica degli Apostoli, ora S. Nazaro, la basilica Ambrosiana, dove è sepolto s. Ambrogio, la basilica di S. Simpliciano, ideata e in parte costruita da s. Ambrogio; va poi notata nell'attuale basilica di S. Ambrogio la cappella antica di S. Vittore in ciel d'oro e in quella di S. Simpliciano la muratura esterna, ancora conservata, della fine del sec. IV.
Della M. comunale è superstite la piazza dei Mercanti che aveva nel centro il Broletto Nuovo o Palazzo della Ragione, costruito nel sec. XIII, la chiesa di S. Vincenzo in prato e la basilica di S. Eustorgio, ora con l'aspetto assunto nei secc. VIII-IX con importanti aggiunte (cappella Portinari) del sec. XV, le chiese di S. Eufemia, di S. Celso e di S. Calimero, la basilica di S. Sattio e quella di S. Babila. L'abbasia di Chiaravalle, ai confini meridionali della città attuale, è fondazione di s. Bernardo e dei suoi monaci nel sec. XII e la chiesa di S. Maria la Rossa del sec. X è nel suburbio in direzione di Pavia.

Nella M. visconteo-sforzesca si sviluppò l'opera di Giovanni Averulino, detto il Filarete, e di Guiniforte Solari, il primo esponente dell'arte toscana del primo Rinasimento, l'altro della maniera del cosiddetto gotico lombardo. Lavorarono a M. sotto gli Sforza Leonardo da Vinci e il Bramante. Nella città visconteo-sforzesca si ebbero non solo le nuove mura di Azzone Visconti (di cui restano la pusterla di S. Ambrogio e la Porta Nuova), ma anche i Navigli, iniziati nel sec. XIII e terminati nel XV (Naviglio grande, di Pavia, della Martesana e interno). Assai maltrattato dalla guerra, è l'Ospedale Maggiore «la Cà Granda», fondato da Francesco Sforza; importante la chiesa di S. Gottardo al Palazzo, la casa dei Borromeo, ora distrutta quasi del tutto dai bombardamenti; il Monastero Maggiore, di cui è superstite la chiesa di S. Maurizio con insigni pitture di Bernardino Luini, i chiostri di S. Ambrogio (ora Università Cattolica), la chiesa della Grazie, opera del Bramante, accanto alla celebre Cena di Leonardo; il Castello, sorto nel 1368; e altri edifici del suburbio, come la Bicocca degli Arcimbolli, la Villa Mirabello e S. Cristoforo sul Naviglio.

Il monumento più insigni e caratteristico di M. i cui inizio è fissato nel 1386, sotto Gian Galeazzo Visconti e per impulso dell'arcivescovo Antonio da Saluzzo, è il Duomo, dedicato a Maria Nascente, il più vasto e complesso organismo dell'architettura gotica in Italia, costruito faticosamente attraverso secoli di lavoro e terminato solo al tempo di Napoleone con la facciata non del tutto armonica, mentre solo ai nostri giorni si sta provvedendo alle porte di bronzo. L'opera è tutta in marmo di Candoglia (lago Maggiore) ed è decorata da 3159 statue, la maggior parte all'esterno; la guglia maggiore è alta m. 108,50, con la celebre «Madonnina»; l'interno è ricco di opere d'arte, con grandi finestroni istoriati e ha un importante e ricco tesoro; sotto l'altare maggiore è lo «scurolo», dove è sepolto s. Carlo.

Durante la dominazione spagnola, per quanto riguarda i monumenti, furono operanti a M. Gaetano Alessi, Vincenzo Seregni, Pellegrino Tibaldi, detto il Pellegrino, il Mangone, il Richini; i Procaccini, il Cerrano, il Morazzone, il Crespi ed altri diedero alla città insigni pitture; una nuova e più ampia cerchia di mura è dovuta a Ferrante Gonzaga, governatore fra il 1549 e il 1561, quella che si chiama ancora dei bastioni; risalgono a questa età il lazzaretto, il Palazzo del Senato, ora Archivio di Stato, l'attuale Palazzo arcivescovile, le chiese di S. Maria della Passione, di S. Stefano, di S. Antonio abate, di S. Paolo e Barnaba, di S. Maria presso S. Celso, di S. Alessandro, di S. Sebastiano, quella attuale di S. Vittore al corpo, di S. Raffaele, di S. Marco e poi la Rotonda dell'Ospedale, i palazzi Belgioioso, Marino, di Brera, della Biblioteca Ambrosiana e, fuori di città, la Simonetta e la certosa di Garegnano.

Durante la dominazione austriaca sorsero caratteristi palazzi nobiliari, come il Palazzo Reale, i Palazzi Trivulzio, Serbelloni, Sormani-Andreani, Cusani, Dugnani, Clerici, Crivelli, Arese-Litta, la Villa Reale e soprattutto il Teatro della Scala, opera del Piermarini (1779) sull'area dell'antica chiesa di S. Maria della Scala.

Della M. napoleonica sono l'Arena e l'Arco della Pace e dell'età del Risorgimento, oltre ad alcune case, come quella del Manzoni, il Palazzo Melzi, quello del Borromeo d'Adda, il Palazzo Saporiti, il tempio votivo a S. Carlo; il modesto monumento a Leonardo e i Giardini pubblici. Più recentemente fu risistemata la Piazza del Duomo con la costruzione della Galleria Vittorio Emanuele e i palazzi dei portici settentrionali e meridionali e il monumento equestre a Vittorio Emanuele II e quello delle Cinque giornate; fu poi costruito il quartiere di Via Dante con il Foro Bonaparte e risistemato il Castello e poi il Parco; fu pure fondato il quartiere di Piazza degli Affari, la Piazza Diaz e il quartiere Missori, il Corso del Littorio, ora Matteotti, la via dei Giardini, il quartiere di Piazza Fiume, ora Piazza della Repubblica; in Piazza S. Ambrogio sorse il monumento ai Caduti; tre altri edifici si distinsero per la loro grandiosità, se non sempre per la loro arte: la stazione centrale, il Palazzo di Giustizia e il nuovo Ospedale del Perdono a Niguarda; una miriade di costruzioni nuove, dopo la distruzione della guerra, sono intervenute ad alterare e non sempre ad abbellire la città: così il volto della vecchia M. ne è risultato per molte parti irreparabilmente perduto.

La città poi conserva cimeli insigni di arte di ogni secolo nella grande Pinacoteca di Brera, nell'Ambrosiana, nel Museo del Castello, nel Poldi Pezzoli e in altre raccolte minori; sono in via di costruzione e di preparazione il nuovo Museo archeologico nel chiostro del Monastero Maggiore e il Museo della Tecnica, che troverà posto nel chiostro di S. Vittore al corpo. - Vedi tavv. LXIII-XXV.