AMBROSIANA, LITURGIA.
- 1. S. AMBROGIO E LA LITURGIA. - « Il carattere distintivo del rito a. è precisamente quello di essere il rito romano antico, cosicché esso ha il merito di attestare ai nostri giorni in modo vivo e vissuto il rito della Chiera romana antica ». Questa definizione, data da
Pio XI, è essenzialmente vera nel delineare l'origine della l. a. come liturgia romana, ma non esclude che a formare la l. a. abbiano concorso molte influenze orientali e gallicane. Gli studi e le discussioni fatte da F. Cabrol, H. Leclercq, G. Marin, A. Wilmart, G. Mabillon, L. Duchesne, C. Callewaert, A. M. Ceriani ed altri sulla sua origine, concludono a questa conclusione: la l. a. è composta di un nucleo essenzialmente romano con infiltrazioni e soprastutture gallicane, orientali e medievali fino al sec. XVI, non tutte facilmente individuabili, le quali tuttavia non ne soffocano il profilo genuinamente latino.
Il nome di l. a. non deve far credere che s. Ambrogio ne sia stato l'inventore, né che abbia fatto tali innovazioni da giustificare un attributo di paternità. È stato solo dopo la riforma romana di s. Gregorio Magno che la distinzione fra il rito di Roma ed il rito di Milano, prima non troppo marcata, portò a classificare quest'ultimo col nome di l. a.: in realtà s. Ambrogio aveva trovato a Milano un rito bene ordinato in forme tradizionali con alcune differenze dagli usi di Roma (ad es. nel digiuno), le quali indicano già influenze venute non da Roma. In quale stato s. Ambrogio abbia trovato la liturgia a Milano e che cosa si possa dedurre dalle sue opere fu già oggetto di studio da parte di M. Magistretti, corretto e perfezionato a sua volta da A. Paredie e E. Cattaneo; le conclusioni dei quali sono più brevi ma criticamente più sicure. Essendo però s. Ambrogio l'unica fonte per la conoscenza del rito ambrosiano nel sec. IV, ed avendo i milanesi elevato il Santo alla dignità di rappresentante religioso, morale e civile di Milano, si spiega come dal sec. VII in poi anche la liturgia venisse chiamata l. a. Nelle sue opere, ma

Presendendo da varie riforme disciplinari di poca importanza, esse si riducono a tre sinora provate: le vigilie, le antifone, gli inni. Vi si può aggiungere il canto, per il quale rimandiamo alla voce AMBROSIANO, CANTO.
a) La Vigilia. — È una veglia notturna iniziata la sera precedente la festa. Le prime furono vigilie domenicali; le seconde quelle del dies natalis dei martiri. Da queste vigilie, che dal luogo di riunione (statio), erano dette vigiliae stationales, si distinguono le vigilie quotidiane, di origine probabilmente alessandrina, che danno inizio all'ufficienza lucernaris (vespro) e nocturna (mattutino).
S. Ambrogio trovò già a Milano queste vigilie, e non fece altro che ordinarle meglio, fissarne le leggi per ovviare a quel senso di disordine e di stanchezza che pervadeva i fedeli nella lunga veglia. Fu durante una di queste vigilie (quando Giustina tentava di occupare la basilica Porzia) che s. Ambrogio istituì il canto antifonato.
b) L'Antifona. — « Duobus choris alternatim concentibus quasi duo Seraphim... Apud Latinos autem primus idem beatissimus Ambrosius antiphonas constituit Graecorum exemplum imitatus » (Isidoro). Prima il canto dei salmi era fatto, come quello delle lezioni, da un lettore e il popolo rispondeva alla fine con una acclamazione (v. nella liturgia ebraica la conclusione del salmo 105, oppure tutto il salmo 135). La cosa è restata nella l. a. nel Cantico dei tre fanciulli; in quella romana è restata alla fine della processione nella Domenica delle Palme e negli Improperi del Venerdì santo (tanto per citare qualche esempio). L'innovazione di s. Ambrogio fu nel farla cantare come si fa ora, a due cori che eseguiscono alternativamente un versetto del salmo. Secondo la bella espressione dello stesso santo Dottore (Explan. ps. XII, 1, 9), prima uno cantava e tutti disturbavano, poi invece tutti cantavano e nessuno disturbava. Questa innovazione originata in Siria passò successivamente ad Antiochia, a Cesarea ed a Milano (v. ANTIFONA).
C'è da notare che per renderla accessibile alla massa del popolo, la melodia dei salmi venne semplificata lasciando all'antifona la sua melodia originaria.
c) L'Inno. — S. Ambrogio fu poeta, ma poeta popolare, non nel senso di povertà lirica che si attribuisce a questa parola, ma nel senso di compositore capace di farsi intendere dal popolo per il quale esclusivamente scriveva. Gli eretici Ario ed Apollinare si erano serviti di inni per la propaganda dell'eresia. S. Ambrogio, per contrapporre nuovi mezzi di difesa all'eresia, creò un nuovo tipo di inno (dimetro giambico a strofe di quattro versi con una melodia prevalentemente sillabica) così largamente diffuso ed entusiasticamente accettato dal popolo da essere per questo accusato come di magia. Da Milano i suoi inni si diffusero nelle Chiese italiane e gallicane; vennero imitati in altri luoghi, di modo che anche Roma (la più restia all'innovazione) l'accettò chiamando col nome di Ambrosiano ogni inno
fatto sul tipo di quelli di s. Ambrogio. Questi rimane dunque il fondatore, in Occidente, della poesia lirica cristiana, che si può dire nata per caso nel famoso assedio della Porzia. L'inno non è però occasionale o improvvisato, ma è frutto di lungo studio nel concentrare in facili versi verità sublimi.
Lo scopo eminentemente apostolico, non solo letterario, ma pratico e dogmatico, e l'effetto di un insegnamento dato in questa maniera, sono esposti dallo stesso s. Ambrogio nello spiegare il salmo 1 (Explan. psalm. XII, 1, 9). Per il numero degli inni composti da s. Ambrogio stesso, V. AMBROGIO, santo.
2. I LIBRI LITURGICI MILANESI
a) Messale. — La l. a. non può citare documenti anteriori al sec. IX, dei quali il primo è probabilmente quello pubblicato da A. Wilmart col titolo: Expositio Missae Canonicae. Segue subito il Messale di Biasca e il Sacramentario bergomense del sec. X. A. M. Ceriani ha pubblicato un Canone ambrosiano del sec. XI. Dopo di questi, abbiamo molti altri manoscritti fino ai primi incunaboli del 1475. Le edizioni ufficiali invece finora sono solo 9, dal 1594 al 1936. Il primo studioso del Messale ambrosiano è stato Giovanni Bartolomeo De Guerci col suo Liber Celebrationis Missae Ambrosianae, dei primi anni del sec. XIII. L'edizione critica più importante è
Il Messale ambrosiano contiene 236 prefazi. Se ne possono aggiungere altri 77, ora non più in uso, ma conservati nei sacramentari ambrosiani antichi. Il Messale romano invece, che col Sacramentario leoniano ne aveva 267, ora ne ha solo 15.
b) Breviario. - Nel rito milanese il libro che incominciò a radunare la materia, dalla quale dovevano nascere e derivare gli altri libri, si chiamò Manuale. Era particolarmente usato non solo per la salmodia, ma anche per le funzioni pubbliche. Conteneva varie rubriche, le parti della Messa che spettavano al coro e in talune edizioni anche le Orazioni, e le prime parole delle lezioni per la Messa e per l'ufficiatura; persino testi e rubriche per la amministrazione del Battesimo e dell'Estrema Unzione.
I più antichi manuali rimastici sono del sec. X. Il più importante dei manuali è il Beroldus (dal nome del raccoglitore, soprintendente ai lumi ed alle lampade del duomo di Milano) del sec. XII. Questo manuale comprende rubriche, cerimonie, testi, calendario e divisione delle elemosine, quali erano in uso allora nella cattedrale di Milano. Verso il '500, il manuale elimina tutto ciò che non è ufficiatura e prende più esclusivamente la forma di breviario. La parola breviario appare nel 1443 per la prima volta, poi in un incunabolo del 1475. Ha concorso molto alla sua formazione come compositore di messe, ufficiature ed inni Olrico Scaccabarozzi, vissuto nel sec. xiii. Il Dreves ha pubblicato parte della sua produzione. Le edizioni del Breviario furono finora 32, dal 1475 al 1902; la prima edizione però sembra non altro che la copia di un manoscritto del sec. xiii. I Monaci benedettini di Maria Laach stanno studiando la revisione completa criticamente più perfetta possibile del Breviario ambrosiano. Riguardo all'uso della S. Scrittura già Rodolfo De Rivo (sec. xiv) avvertiva che gli ambrosiani seguivano la versione dei Settanta. Questo è vero ora per il Salterio, perché per le lezioni scritturali s. Carlo ha voluto introdurre il testo della Volgata. Il Salterio completo viene recitato durante l'anno nel corso di due settimane. Il Breviario ambrosiano comprende 78 inni non considerando come tale il Te Deum.
c) Il Pontificale. - M. Magistretti pubblicò un codice del sec. ix ed altri estratti di codici fino al sec. xv con diversi ordines per la consacrazione della chiesa e degli arredi sacri, per i sacri ordini dai semplici chierici ai vescovi, per le consacrazioni delle vergini e delle vedove; benedizioni varie per i frutti, per le spose; esorcismi; consacrazione degli oli sacri, e persino un Canone della Messa e la consacrazione del re d'Italia.
Il Pontificale ambrosiano ora non è più in uso, ed è in vigore nella l. a. il Pontificale romano. Restano ancora, distintamente ambrosiani, il rituale dei Sacramenti ed uno speciale cerimoniale per il Duomo.
Si devono aggiungere: il Collettario (per le benedizioni col S.mo Sacramento), il Calendario, pubblicato ogni anno come guida per le Messe e l'ufficiatura, e i libri di canto: Antifonale per le Messe, Vesperale, Processionale.
3. L'ANNO LITURGICO
Come nel rito romano, si distinguono i grandi cicli di Natale, Pasqua, Pentecoste e il Santorale.a) Ciclo di Natale. L'Avvento ambrosiano comincia la domenica dopo la festa di s. Martino; ha perciò la stessa durata della Quaresima con sei domeniche. Nell'ultima
settimana di Avvento ci sono le ferie De Excepta il cui significato assai discusso deve dipendere dalla etimologia (excipere «accogliere») in relazione alla imminente venuta di Cristo. Nell'ottava dopo Natale abbiamo l'esempio unico di ufficiatura suista tra le feste dei santi e l'ottava natalizia. Accade anche di recitare due vespri in uno stesso giorno. Nell'Epifania si annuncia il giorno della Pasqua. L'Epifania, festa più antica e solenne, ha un'ottava. Le domeniche dopo l'Epifania dovrebbero essere sei. L'ufficiatura della sesta domenica viene sempre celebrata anche quando la Pasqua molto bassa obbliga a sopprimerne qualcuna. La Quaresima incomincia la prima domenica, non al mercoledì come nel rito romano. In questa prima domenica si depone l'Alleluia, salvo che nei vespri, e lo si riprende il Sabato santo.
b) La Quaresima ambrosiana è austera: non si dice la messa al venerdì, si coprono tutte le pale degli altari (non mai il Crocifisso), non si celebra alcuna festa di santi (s. Giuseppe al 19 marzo è un'eccezione di data recente) tranne quella dell'Annunziata. Sono da notare per la loro antichità (sec. 11) le preci litaniche della Messa nelle domeniche. Il sabato antecedente la Domenica delle Palme è detto in tradizione Symboli a ricordo del Credo anticamente consegnato ai catecumeni in forma solenne.
La settimana santa viene chiamata settimana In Authentica perché è il prototipo delle settimane nella liturgia. Il Mercoledì di essa, come indica il Prefazio, è riservato alle confessioni per la comunione pasquale del giorno seguente. Nell'ottava di Pasqua ci sono due Messe, una per i neobattezzati e l'altra per i fedeli. Il ciclo pasquale finisce col giorno dell'Ascensione. Il triduo delle litanie minori è celebrato dopo l'Ascensione perché «non si digiuna finché rimane lo sposo» (cf. Mt. 9, 15) a differenza delle Rogazioni romane di origine gallicana.
c) Il ciclo pentecostale comprende anch'esso l'ottava di Pentecoste con due Messe (la vigilia di Pentecoste assomiglia al Sabato santo riguardo al Battesimo dei nuovi cristiani), l'ottava del Corpus Domini e le domeniche dopo Pentecoste; esse pure variano di numero secondo la data della Pasqua.
Dopo il 29 ag. incominciano le domeniche dopo la Decollazione (di s. Giovanni Battista), non più di cinque; quindi le domeniche di ottobre fino alla dedicazione del Duomo. Seguono le domeniche dopo la Dedicazione fino all'Avvento. Il 25 apr. si fanno le litanie maggiori che risalgono a s. Gregorio Magno.
d) Il ciclo santorale. Tutte le feste del Signore sono distribuite nel ciclo di Natale e Pasqua e della Pentecoste, tranne la Trasfigurazione, fissata per il 6 ag. Le feste della Madonna sono 12 in tutto, in ordine così disposte: Purificazione, Annunziata, Visitazione, Carmelo, Madonna della Neve, Assunta, Natività, il Nome di Maria, i Sette Dolori, S. Rosario, Presentazione, Immacolata. Seguono le tre feste degli Arcangeli che sono: 29 sett., s. Michele; 24 ott., s. Raffaele; 5 dic., s. Gabriele; 2 ott., gli Angeli Custodi. I 12 Apostoli o da soli o accoppiati seguono il rito romano, tranne s. Mattia e s. Tommaso. Si noti che s. Giacomo, prima al 29 dic., fu trasferito per lasciare il posto a s. Tommaso di Canterbury; s. Giuseppe, una volta al 12 dic., fu portato al 19 marzo per uniformità all'uso romano. S. Giovanni Battista ha due feste come nel rito romano: 24 giugno (la nascita) e 29 ag. (la morte). S. Ambrogio ha un posto speciale, con quattro feste: il giovedì di Pasqua (morte), il 14 maggio (traslazione del corpo), il 30 nov. (battesimo), il 7 dic. (ordinazione episcopale) che è la festa più grande. Sono recentissime le feste del patrocinio di s. Giuseppe, del patrocinio della Beata Maria Vergine e la festa della S. Famiglia, collegate con alcune domeniche, per il popolo, ma celebrate il giorno seguente.
Tutti gli altri santi sono in prevalenza quelli dei primi quattro secoli, cui si aggiungono altri, ma non dopo il sec. xvii. Hanno preso largo posto anche i santi del secc. xvi e xvii.
L'unico santo del sec. xviii è s. Alfonso de' Liguori. Alcuni santi furono introdotti (senza che avessero alcun rapporto con Milano) dalla devozione dei diversi governanti che si succedettero nel ducato milanese, ad es. i re come s. Enrico, s. Luigi IX, s. Casimiro, ecc.
4. COLORI E PARTICOLARITÀ VARIE
I colori ambrosiani sono cinque:Bianco: per tutte le feste del Signore eccettuata la Circoncisione (che ha il rosso), per tutte le feste della Madonna eccettuata la Purificazione (morello), per le vergini non martiri, e per i confessori.
Rosso: dal sabato in traditione Symboli al Venerdì santo (essendo anticamente colore di lutto come lo usano tuttora gli Orientali e il Sommo Pontefice); per gli Apostoli e gli Evangelisti, eccettuato s. Giovanni, per le feste di Pentecoste, del Corpus Domini, e le domeniche da Pentecoste alla Dedicazione, per tutto quello che riguarda il culto eucaristico e per tutti i santi martiri.
Verde: nelle domeniche dopo l'Epifania, dopo Pasqua, dopo la Dedicazione e per le feste dei santi abati.
Morello: (detto anche violaceo) nelle feste delle sante matrone, nelle domeniche del tempo prequaresimale e quaresimale, nelle domeniche di Avvento, nelle vigilie dei santi e nei funerali dei bambini. L' Arcivescovo lo usa al posto del nero.
Nero: nell'ufficienza da morto, nelle ferie di Quaresima e nelle litanie triduane.
a) L'altare ambrosiano autentico è quello basilicale, rivolto al popolo (si capisce perciò come, dalla supposizione che l'altare sia rivolto già al popolo, i preti ambrosiani non si rivolgono mai a dire il « Dominus vobiscum », anche se effettivamente celebrano su altari non ambrosiani) e sormontato da un tempietto come è a Milano nella basilica di S. Ambrogio, ed a Roma nella basilica di S. Paolo fuori le mura.
b) La Messa ambrosiana, che ha molte somiglianze con quella romana, ha il Kyrie dopo il Gloria, il Credo dopo l'Offertorio, la lavanda delle mani prima del Qui pridie; dopo l'elevazione il celebrante stende le braccia in forma di croce; nella antica attitudine degli Granti; il Pater noster è dopo la frazione dell'Ostia. Il sacerdote parandosi per la Messa mette l'amitto sopra al camice; il diacono porta la stola sopra la dalmatica, non proprio a tracolla, ma quasi dritta. Il camice e l'amitto portano degli aurifregi che poi, divenuti parte a sé, si chiamarono cappini.
c) Fra le particolarità più caratteristiche del Duomo notiamo la scuola dei Vecchioni e delle Vecchione (v. OBLAZIONARI DI SANT'AMBROGIO. AMBROGIO). Nelle solennità maggiori l'arcivescovo inizia i vespri rivestito della pianeta. Altre caratteristiche sono i frutti che l'arcivescovo distribuisce al mattutino di Natale e dell'Epifania e gli originali doni dei vespri dell'Epifania. Il 2 febbr. si fa la processione della Idea (antica tavola dipinta) raffigurante la Madonna. Degna di nota è la lunga stola bianca usata dal diacono nei primi tre giorni della settimana santa che s'incrocia sul petto e sul dorso; e la pianeta plicata usata dai ministri nelle domeniche di Quaresima.
d) Ambito. Il rito ambrosiano si usa in tutte le parrocchie dell'arcidiocesi eccettuati i vicariati di Monza, Trezzo e Treviglio e le chiese dei religiosi. Fuori diocesi ci sono 30 parrocchie bergamasche, alcune novaresi e 55 del Canton Ticino che mantengono il rito ambrosiano, e corrispondono press'a poco all'antico feudo dei Borromei e al raggio di influenza di s. Carlo, nel ducato di Milano.
5. STORIA DEL RITO AMBROSIANO
Prima di s. Ambrogio solo s. Mirocle è citato come vescovo che si sia interessato del rito. Dopo, notiamo s. Simpliciano, s. Lazzaro, s. Eusebio, cui studi recenti attribuiscono vari testi di Prefazi, Teodoro, s. Eugenio (figura molto studiata e discussa). Carlomagno non riuscì ad abolire il rito di Milano nell'intento di unificare la liturgia nel Sacro Romano Impero. Nel sec. xi (triste secolo di eresia e di corruzione), i sacerdoti nicolati si appigliarono all'autorità di s. Ambrogio ed al rito per mantenere il dissidio e l'indipendenza da Roma. Si spiega quindi come i Papi tentassero unificare il rito per togliere il pretesto. Ma i buoni uffici interposti mostrarono ai legati papali la santità di esso, che quindi sarebbe stato ingiusto coinvolgere nella triste parentesi ambrosiana. È questo un capitolo di massimo interesse, dove eccellono grandi figure di Roma e di Milano, in opposizione alla compagine sovversiva di allora. Ricordiamo l'arcivescovo Franco da Parma e Pic-colpasso fra quelli che si succedettero sulla cattedra ambrosiana prima di s. Carlo.
S. CARLOW (v.) dopo aver collaborato a Roma alla compilazione del Caeremoniale episcoporum iniziò anche a Milano una vasta opera liturgica. Lottò contro governatori spagnoli che volevano il rito romano per una ripicca personale contro l'arcivescovo; lottò per l'osservanza della prima domenica di Quaresima, anzi ne tolse gli ultimi Alleluia per uniformarla alle altre domeniche quaresimali; lottò contro i Monzesi che, abbandonato il rito patriarchino, avrebbero dovuto adottare l'ambrosiano; non ci riuscì per una opposizione subdola a sfondo politico alla quale non furono estranei i sacerdoti; lottò per ripristinare il carattere liturgico dei venerdì quaresimali; si circondò di validi collaboratori (quali il Galesino) per lo studio e la revisione dei libri liturgici. Faticò molto a togliere abusi nelle diverse parrocchie da lui visitate; pubblicò istruzioni ai sacerdoti per la celebrazione della Messa, il libro delle litanie ed un Breviario. Dopo la sua morte uscirono il Rituale e il Messale da lui preparati. Il card. Federico Borromeo raccolse l'eredità del cugino e fece molte edizioni dei libri liturgici fra i quali il Caeremoniale e istruzioni rubrici. Altri arcivescovi si sentirono in dovere di prendersi a cuore il rito, del quale sono i naturali custodi e responsabili. Con diversa fortuna si misero all'impegno gli arcivescovi G. Pozzobonelli, G. Gaysruck, B. Romilli, A. C. Ferrari e I. Schuster. Quest'ultimo, già noto come studioso di liturgia romana, diede nuovo impulso agli studi ambrosiani cui contribuì largamente anche con le sue pubblicazioni. Affidò la revisione del Breviario ai Benedettini di Maria Laach, e quella del canto all'abate G. M. Suñol. - Vedi Tav. LXXXII.
b) Fonti. - Beroldus, ed. M. Magistretti, Milano 1894; Manuale Ambrosianum, ed. M. Magistretti, ivi 1895; Pontificale, ed. M. Magistretti, ivi 1899; Missale Ambrosianum Duplex, ed. A. Ratti-M. Magistretti, ivi 1913; Expositio Missae Canonicae, ed. Wilmart, Monaco-Aschendorff 1922.
c) Studi. - A. M. Ceriani, Notitia Liturgiae Ambrosianae, Milano 1895; P. Lejay, Ambrosius (nu), in DACL, I, coll. 1373-1422; Ambrosius, Bollettino liturgico ambrosiano, Milano 1925; A. Paredi, I Prefazi ambrosiani, ivi 1937; E. T. Moneta Caglio, Intendere la Messa, ivi 1939, con buona bibliografia; A. Paredi, La liturgia di s. Ambrogio, in S. Ambrogio nel XVI Centenario della nascita, ivi 1940, pp. 69-158; E. Cattaneo, Il Breviario ambrosiano, ivi 1943; Atti del Congresso Liturgico Ambrosiano (le relazioni E. Cattaneo e Borella), Milano 1948. - Ferdinando Longoni