AMBROSIANA, PINACOTECA. — La p. A. fu costituita dal card. Federico Borromeo e an-nessa alla biblioteca da lui fondata. Appena sorta la biblioteca, Federico mandò ad effetto un altro suo divisamento: quello di far sorgere pure un'Aca-cademia di Belle Arti, alla quale dare come sus-sidio un'abbandono e scelta raccolta di opere artisti-che per la formazione e l'educazione del gusto in quell'epoca. Di fatto Federico costituì l'Accademia, dandovi a primo presidente il pittore Giov. Batt. Crespi, detto il Cerano, e mettendo a disposizione di essa la quadriera che aveva già raccolto e della quale egli stesso compose un catalogo ragionato nel volume Museum, dove discute con profondo senso artistico le singole opere offerte per l'uso dell'Acca-demia, come anche fece nel De pictura sacra. Era una quadriera ricca di opere dei più celebri artisti, come Raffaello, Leonardo e discepoli, Tiziano, Luini, Botticelli, Pinturicchio, Bergognone, Bramantino, Ca-ravaggio, Dürer, Brueghel, Brill. All'Accademia fu-rono subito iscritti architetti, pittori e scultori assai noti, come Andrea Biffi, il Mangone, il Buzzi, Leone Leoni, Ercole Procaccini, Daniele Crespi, Francesco Nuvoloni detto il Panfilo, nonché il Cerano stesso, che fu, tra l'altro, autore del disegno per il colosso del S. Carlone di Arona, che Federico aggregò pure all'A. Per l'Accademia Federico aveva fatto
Nella seconda metà del sec. XIX si ricordano le donazioni di Alessandro Galimberti, di Lorenzo Balestrini, del marchese Litta Modignani, del duca Gallarati Scotti, del duca Melzi d'Eril; nel sec. XX, quelle di Luca Beltrami, del banchiere Ponti, dell'orafo Alfredo Ravasco, di Lodovico Pogliaghi, che con atto del 1937, ancor vivente papa Pio XI, trasmise all'A. l'insigne complesso artistico del Ludovicianum, adunato da lui stesso nella sua splendida villa allestita a museo, pur essa donata all'A., sul Sacro Monte di Varese. S'accresceva la p., di dipinti del Luini, della scuola del Giorgione, dello Schiavone, del Serodine, di un'intera collezione di Mosè Bianchi, dell'Induno, di trenta quadri del Londonio, per la donazione della contessa Jeannette Dal Verme, di Juan Bernasconi, di Edoardo Silvestri e di Ambrogio Bertarelli. Il musicista Leone Sinigaglia forniva ceramiche e tutta la preziosa nuova sala delle miniature su avorio e su pergamena.
Della p. fa parte il museo Settala adunato già nel Seicento dal milanese Manfredo Settala, detto l'Archimede milanese e figlio di quel Ludovico che il Manzoni illustrò nella sua qualità e funzione di prototipico o direttore capo della pubblica igiene al tempo della famosa peste in Milano. È un museo di storia della scienza, ma contiene anche oggetti d'arte, come mobili, vasi, vetri lavorati, avori. Fu aggiunto all'A. nel 1751, dove fu primamente collocato nelle sale della biblioteca.
Alla p. è annessa un'ampia collezione di disegni originali di celebri autori, già incominciata dallo stesso Federico ed arricchita poi per opera di mecenati. Accenniamo alla galleria Resta, sfarzosa raccolta di disegni d'autori celebri, ivi compreso Raffaello, donata dal canonico conte Resta di Milano; alla collezione dei disegni del Dürer e a una collezione di quattromila disegni di eccellenti autori donata dal marchese Federico Fagnani. Alla raccolta dei disegni originali fa seguito la grande collezione delle incisioni e stampe di circa 40 mila pezzi: ben 16 mila di donazione del marchese Fagnani. La nobile gara del donare arricchì l'A. recentemente di belle acqueforti: citiamo quelle di Faruffini, di Mosè Bianchi, Colombi-Borde, Pompeo Mariani, Uberto dell'Orto, Luigi Conconi, Luca Beltrami, Vittorio Grubicy de Dragon, Antonio Grandi, Enrico Vegetti.
Appena occorre ricordare il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci che da solo basterebbe a costituire la gloria dell'A.
I tesori d'arte venuti così accumulandosi rimasero fino al 1836 collocati in due grandi sale a pianterreno, che Federico stesso aveva fatte erigere per l'Accademia sull'area della scuola Taverna, contigua al palazzo della biblioteca già costruita. Ma, ampliandosi in quell'anno il palazzo ambrosiano, la p. fu collocata con maggior decoro nelle sale superiori dei due lati del nuovo edifizio innalzati e corretti dal Moraglia, con la fronte verso l'allora Piazza della Rosa, creandosi così una più netta distinzione fra biblioteca e p.: questa prendeva stabile sede al piano superiore, dove già dal 1829 l'attendeva, per universale più organicamente, la collezione di quadri, marmi e bronzi donati dal conte Edoardo de Pecis, per i quali un'apposita sala era stata costruita ed ornata sotto la direzione del Moraglia stesso.
Un riordinamento della p. operava il prefetto Achille Ratti col concorso di Luca Beltrami, di Antonio Grandi e del pittore Luigi Cavenaghi negli anni 1905-1906; evento consacrato da un'epigrafe su mar-

eseguire in Roma i calchi di molte sculture romane e greche, che si venivano scoprendo colà. E del 25 giugno 1625 l'atto definitivo della fondazione, con la prescrizione di appositi regolamenti e la costituzione di un corpo accad
mo dettata dallo stesso Ratti. Qualche tentativo d'ampliamento edilizio fu fatto da Luigi Gramatica nel 1923. Ma ben più ampie respiro e splendore di forme acquistava la p. A. quando nel 1928, prefetto Giovanni Galbiati, entrava in possesso definitivo del tempio del S. Sepolcro e delle sue adiacenze edilizie. Quest'anno, come rese possibili larghi adattamenti alla biblioteca, così determinò una sistemazione profonda e radicale di tutto il tesoro artistico adunato nella p. A., distinguendo sempre maggiormente la p. dalla biblioteca. I sette ambienti tradizionali del 1836 salirono a trentasette, informati ad alta nobiltà e bellezza, disposti in parte nei locali del vecchio edifizio del Moraglia e in parte lungo gli aerei loggiati cinquecenteschi a due ordini rincorrenti il cortile delle fontane o lapidario, detto degli Spiriti Magni per le monumentali statue in bronzo dei geni universali del pensiero recentemente ivi collocate a suggestivo decoro del palazzo. Tra le sale così costituite citiamo le seguenti: la sala delle incisioni e delle stampe, la galleria dantesca, la sala della Medusa, quella delle porcellane con l'attigua magnifica raccolta delle miniature, l'esedra virgiliana, la sala di Niccolò da Bologna o dei Bramantini, il Pariniano, la sala dei Tedeschi, la sala dei Fiamminghi coi Brueghel, la sala veneta o del Tiziano, con ivi anche il celebre cartone della Scuola d'Atene di Raffaello, le sale Lombarda e Italiana, la sala del Cinquecento o del Luini con l'affresco della Coronazione di spine, e, da ultimo, la più imponente fra tutte, l'aula Leonardo, dove stanno il Codice Atlantico coi suoi 2000 disegni originali nonché, in ambiente attiguo, gli altri dipinti e disegni dello stesso posseduti dall'A., insieme con la raccolta delle opere degli allievi di lui. Questa ultima sala, aperta nel giugno 1938, coronò la sistemazione generale dell'A. rinnovata nel quinquennio 1927-32.
Alla p. fa seguito il tempio del S. Se-
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Ambrosiana, pinacoteca - La Nativitd, tela di F. Barocci.
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BROSIANA, PINACOTECA - Erce Homo, di Tiziano.
Ambrosi, in una trasformazione secentesca nella parte superiore interna, con dipinti del Panfilo e plastiche del De Fonduti e con la grande cripta del sec. XI, studiata poi e riprodotta in disegno planimetrico da Leonardo nel codice ambrosiano-parigino.
Come la biblioteca, che dovette subire gravi danni nel suo complesso edilizio per effetto dei bombardamenti anglo-americani della notte dal 15 al 16 agosto 1943, così la p. fu pure, sebbene in misura minore, crivellata dai proiettili in quasi tutti i suoi ambienti. Ma tutto il contenuto d'arte fu salvo perché trasportato tempestivamente altrove, come fu salvo il patrimonio librario (tranne una parte) anch'esso sottratto a tempo e collocato in appositi rifugi nella regione lombarda e piemontese. Il restauro della p. è dal 1948 completo, cosicché essa da quest'anno torna a risplendere nella sua bellezza intera. Le opere d'arte vi sono disposte secondo le norme consuete della museografia, ordinate cioè per scuole e per epoche; è noto che i disegni e i dipinti, che formano la preziosa raccolta, sono prevalentemente lombardo-veneti, dei secoli XV, XVI, XVII, XVIII; tuttavia altre opere, sia pure con minor larghezza, appartengono a epoche antecedenti e posteriori e ad altre scuole, specialmente tedesco-fiamminghe. Le stampe invece appartengono alle scuole più diverse, italiane e straniere. Raffaello e Leonardo costituiscono il maggior pregio della collezione. - Vedi Tav. LXXXIII.
AMBROSIANA PINACO
1920: G. Galbiati, Antichità Sudamericane del Museo Settala, in Atti del XXII Congresso Americanista, Roma 1926; id., Il tempio dei Crociati e degli Oblati, S. Sepolcro dell'A. Milano 1930; id., Come l'A. celebra il III Centenario di F. Borromeo, in Rendiconti del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, fasc. XIV (1931); id., Il Convegno degli Spiriti Magi, il Monumento a Goethe nell'A. Milano 1939; L. Grassi, Ricerche intorno al padre Resta e al suo codice di disegni all'A., in Rivista del Reale Istituto di Archeologia e Storia dell'Arte, fasc. II-III (1941).
1931-88: G. Morazzoni, Le miniature dell'A. Milano 1943; G. Galbiati, L'A. dopo la seconda guerra mondiale, Milano 1948; id., Itinerario per il visitatore della biblioteca e p. dell'A. Milano 1948.