AMBROSIANA, BIBLIOTECA. - La b. A. appartiene al novero delle grandi biblioteche erette per munificenza di dotti mecenati. Fondata nel 1607 da Federico Borromeo, arcivescovo di Milano (1594-1631), cugino di s. Carlo, fu definitivamente aperta l'8 dic. 1609. E fra le prime biblioteche che siano state destinate all'uso pubblico; nel che si ravvisa un'alta e larga benemerenza del fondatore a vantaggio degli studi, nello stanco periodo posteriore al Rinascimento italiano.
Dal volume degli Statuti, scritti in latino dallo stesso fondatore, e tuttora vigenti, si rilevano il carattere e lo scopo della biblioteca. Fu intenzione infatti di Federico Borromeo di costituire, sotto lo scudo e l'insegna di s. Ambrogio, più che una biblioteca propriamente detta, una specie di ateneo universale delle scienze e delle lettere per sollevare la generale cultura, particolarmente del clero, mettendola a disposizione della religione e del progresso scientifico in un'epoca nella quale la cultura stessa, dopo gli splendori del Rinascimento, pareva fosse decaduta. A tale scopo il Borromeo costituì un collegio di quindici persone dotte, scegliendole fra i migliori elementi del ceto ecclesiastico, anche forestieri, e loro deputando l'ufficio di coltivare le varie scienze con speciale interesse per la storia, la filosofia, le letterature classiche e le lingue orientali in genere. Al sostentamento del collegio provvede, attraverso l'istituzione di conservatori quinquennali, con mezzi materiali e devoluzioni di proprietà terriere, che da principio furono sufficienti a mantenere il numero prefisso degli studiosi scelti, ma che nel corso dei secoli si rivelarono meno bastevoli, tanto che quel numero iniziale andò in seguito assottigliandosi, sempre però rimanendo l'obbligo agli studiosi prescelti, che egli chiamò con ter-
mine ufficiale dottori, di occuparsi ciascuno esclusivamente di un ramo del sapere (singuli singula) e di pubblicare il frutto delle ricerche scientifiche compiute, mantenendosi in contatto coi dotti d'Europa e trascurando qualsiasi altro impegno che non fosse di scienza. E anche maggiori sussidi materiali avrebbe il cardinale apportato al sostentamento della biblioteca, se gli eventi della vita e le circostanze dei tempi gli fossero stati maggiormente favorevoli. I conservatori, cui era demandato l'ufficio di amministrare il patrimonio e di fornire ai dottori ogni possibilità per i loro studi, erano sei di numero: ad essi apparteneva, per diritto perpetuo, il membro più anziano della principesca famiglia Borromeo.
La b. A. sorse dalle fondamenta nel centro della Milano romana, in vicinanza del Duomo, su una striscia di terreno parallela e quasi attigua al tempio del S. Sepolcro. L'edificio fu eretto, come ne scrisse il Manzoni, con animosa lautezza, e potremmo dire regale, nell'epoca del dominio spagnolo in Milano. Il Borromeo s'era consultato a ciò preventiva-
mente con cinque architetti: il Tesauro, il Trezzi, e specialmente Lelio Buzzi, Fabio Mangone e Francesco Richino. Ma, poiché la biblioteca non bastava al buon gusto del suo fondatore, questi vi aggiunse nel 1618, sull'area della demolita scuola Taverna, una vasta quadreria o pinacoteca (v. AMBROSIA, PINACOTECA). Altra accessione importante fu il museo Settala che si incorporò con la b. A. per quanto mutilo e meno completo nel sec. XVIII: uno dei primi musei fondati in Europa, con una raccolta etnografica, storica, archeologica che dimostra l'alta genialità di scienziato del patrizio milanese che l'aveva allestita. Alla biblioteca il Borromeo volle aggiungere pure l'amministrazione e il possesso del Colosso (il cosiddetto S. Carlone), e dell'annesso colle, presso Arona, sulla sponda pedemontana del Verbano inferiore.
La biblioteca nel suo complesso edilizio continuò ad espandersi nei secoli successivi. Sul principio del sec. XIX, dopo le manomissioni di tesori d'arte e di manoscritti ambrosiani, operate dall'esercito napoleonico, e dopo le conseguenti restituzioni a seguito del Congresso di Vienna del 1815, la biblioteca ebbe ulteriori ampliamenti con la cessione definitiva dei contigui locali già adibiti dai soppressi Domenicani di S. Maria della Rosa, dagli Oblati del S. Sepolcro e dall'istituzione ospitaliera di S. Corona; cosicché, demolitasi anche l'antica chiesa di S. Maria della Rosa e sull'area di essa essendo stata edificata dagli architetti Moraglia e Cagnola la nuova fronte del palazzo della biblioteca con una nuova sala di lettura e nuove sale per la pinacoteca, nel 1836 l'istituto appariva notevolmente ingrandito. Nel 1923 il cortile interno venne trasformato in grande sala di consultazione, dedicata
dal prefetto Gramatica a papa Pio XI (con statua di lui in bronzo, del Quattrini, 1927); e, operatasi nel 1928 l'annessione del tempio del S. Sepolcro e relative dipendenze, dopo le ampie riforme successive 1927-32 e 1938 (architetti Moretti, Minali e Annoni, prefetto Giovanni Galbiati), l'istituto dell'A. quintuplicava la sua estensione primitiva e la sua espressione edilizia, circoscritta ormai in un quadrilatero indipendente e per sé stante fra piazza S. Sepolcro e piazza della Rosa, oggi detta di Pio XI.
La b. A. è celebre per la raccolta di manoscritti e codici antichi adunati nella massima parte dallo stesso fondatore mediante l'opera di dotti commissari, da lui incaricati e mandati nel primo decennio del Seicento a far incetta di libri in vari paesi d'Europa, come in Germania, nei Paesi Bassi, in Francia, nella Provenza, in Spagna, nonché nei paesi del Mediterraneo orientale e particolarmente nelle Isole Ionie, in Grecia, nel bacino dell'Egeo, nella Siria, in Turchia, in Egitto e nell'Africa settentrionale, i quali raccolsero una vasta e molteplice suppel-

Ma le collezioni ambrosiane continuarono ad accrescersi ulteriormente con donazioni degne di rilievo per la loro ricchezza: nel 1637 per il gesto di Galeazzo Arconati, parente ed ammiratore del cardinale, vi entravano i manoscritti e i disegni di Leonardo da Vinci con il Codice Atlantico, e, durante la prefettura di Achille Ratti, il lascito Trotti-Bentivoglio, il blocco di manoscritti originali del Parini, nonché il cospicuo fondo arabo-yemenico nel 1909 per sottoscrizione cittadina e per iniziativa dell'islamologo Eugenio Griffini. Altro fondo arabo pervenne dalla Tripolitania nel 1927 per gli uffici di G. A. Noseda. Copiosa scelta di pergamene notarili forniva il cav. Reschigna di Cannobio. G. Martelli donò l'archivio e i manoscritti, con l'espistolario, di Cesare Cantù.
Numerosi sono nella raccolta ambrosiana i manoscritti antichi miniati, appartenenti ad ogni scuola, e famosi sono i palinsesti, le pergamene, le carte nautiche e portolane. Taluni manoscritti e palinsesti, come l'Omero dipinto del sec. III d. C., la Bibbia siriaca Pescitto del sec. VI, il palinsesto dell'Ulfila gotico, la versione dei Settanta, il Terenzio miniato, i palinsesti di Frontone e di Plauto, il semionciale di Simmaco e di Plinio, il frammento muratoriano, il Giuseppe Ebreo in splendido volume papiraceo, l'Evangelo apocrifo di s. Giovanni (arabo), i codici cufici del Corano, il Virgilio greco-latino in palinsesto arabo, il codice Irlandese, la Divina Commedia del 1353, il codice Provenzale, il palinsesto tachigrafico, i superbi codici greci con o senza miniature, il Virgilio del Petrarca, il Libro d'Ore di Cristoforo de Predis, e molti altri, sono di fama mondiale. Da notare la collezione degli autografi e degli epistolari di umanisti, di Lucrezia Borgia, del Manzoni e di molti altri. Di tutti i manoscritti e codici ambrosiani esistono cataloghi generali o parziali per la ricerca, taluni a stampa, altri per uso di consultazione in sede.
Quanto agli stampati, la b. A. conta circa 2000 incunaboli fra greci e latini, con soggetti unici e di prima importanza. Ricchissima è di libri cinquecenteschi e di edizioni rare d'ogni paese europeo, in parte acquistati già da Federico Borromeo, ma accresciuti per successive accessioni e donazioni da parte di mecenati, fra i quali ricordiamo la scozzese David Colvill, Stefano Rampini, Teodoro Osio, Giovanni Pasquali, G. B. Rusca, il conte Abbiate-Forieri, donna Talenti di Fiorenza, gli Oblati del S. Sepolcro, oltre le librerie Simonetta, Migliavacca e Lambertenghi, Marelli con opere del periodo napoleonico-francese a Milano, A. Bonelli, il barone Custodi, il marchese Fagnani, William Currie con scelti incunaboli, G. Cerutti, F. Agnelli, il bocino C. Menzingher, Cristoforo Bonavino, C. Nardi, P. Tosi, Tullo Massarani, il duca Tom-

mentali riproduzioni cartografiche del principe cairota Yâsuf Kamâl per l'olandese F. C. Wieder. Per testamento del conte Giacomo Mellerio (1847), all'A. veniva annessa la biblioteca della Certosa di Pavia, che fu lasciata però in quella sede. Nel 1937 si ebbe un altro accrescimento bibliografico rilevante con l'annessione dell'intero Ludocicianum, o Museo di Lodovico Pogliaghi, sul Sacro Monte sopra Varese.
Per effetto di questi accrescimenti la raccolta degli stampati divenne pure imponente, senza per altro che la quantità andasse a detrimento della qualità; sono ric-
che infatti le raccolte ambrosiane non solo d'incunaboli, ma anche di edizioni Aldine, di Elzeviri, di Comimiane, di Bodoniane, dei Giolito, dei Giunta e di Roberto Stefano, come numerose sono le opere illustrate, le specialità bibliografiche, le grandi raccolte: tutto ciò insomma, che può rendere preziosa un'istituzione di questo genere. Pure numerose e varie le legature artistiche antiche originali. Ricchezza, questa, che continua ad accrescersi per ogni ramo del sapere, (sala della linguistica, sala paleografica), come anche della tecnica moderna, per quanto lo scopo della biblioteca sia di natura retrospettiva, e però le sue maggiori benemerenze riguardino in modo particolare i campi che servono alla ricostruzione del passato. Nel 1947 la biblioteca s'accrebbe del vasto e prezioso deposito dell'archivio storico arcivescovile milanese in 1340 cartelle miscellanee contenenti complessivamente 4000 volumi manoscritti inediti.
Alla b. A. sono annessi un archivio con la documentazione triscolare dello sviluppo interno dell'istituto; una larga raccolta di pergamene notarili con diplomi imperiali medievali; gli epistolari di s. Carlo Borromeo e di Federico Borromeo, densi di 60 mila pezzi; un Museo lapidario con iscrizioni romane e medievali su marmi, un Medagliere e un Gabinetto Numismatico ricco di ca. 15 mila pezzi, con collezione di monete romane antiche e particolarmente di monete italiane più recenti; un gabinetto, recentemente costituito per il restauro dei manoscritti e delle pergamene. Fin dai primi inizi la b. A. aveva una tipografia propria che,
dopo feconda attività, cessò di funzionare verso la metà del sec. XIX.
La b. A. ebbe la ventura di vedere intessuto il proprio solenne elogio da Alessandro Manzoni, che, nel cap. XXII dei Promessi Sposi, dedica pagine intere a descriverne l'origine, lo sviluppo e il funzionamento; e, in realtà, in tre secoli di esistenza, essa ha dato al sapere uomini di singolare valore, a cominciare dallo stesso fondatore Federico Borromeo; dal primo bibliotecario Antonio Olgiato di Lugano, ad Antonio Giggi, primissimo cultore dell'arabismo, agli storiografi Ripamonti, Sassi, Oltrocchi, a Ludovico Antonio Muratori, ad Angelo Mai, all'orientalista e paleografo Ceriani, a Giovanni Marcati, a L. Gramatica, ad Achille Ratti che divenne papa Pio XI.
I Dottori della b. A. sono anche insigniti di alcuni titoli onorifici, civilmente riconosciuti, e nelle funzioni religiose - ecclesiastiche procedono col capitolo di S. Ambrogio in città - Vedi Tavv. LXXX-LXXXI.
donazione dei manoscritti di Leonardo fatto da Galeuzzo Arconati, Milano 1637; Fr. Rivola, Historia del card. Federico Borromeo, Milano 1656; P. Terzaghi, Museum Septaliamus Manfredi Septalac, Tortona 1664; P. P. Bosca, De origine et statu Bibliothecae Ambrosianae, Milano 1672; G. A. Sassi, De studia litterariis Mediolanensiun antiquis et navis, prodromus ad historiam typographicum Mediolanensem, Milano 1729; B. Montfaucon, Bibliothecae Bibliothecarum, Parigi 1739; S. Lattuada, Descrizione di Milano, IV, Milano 1758; C. Amoretti, Osservazioni sulla vita e disegni di Leonardo da Vinci, Milano 1784; A. Ceruti, La b. A., Milano 1881; [A. Ratti, Pio XI], La b. A., in Statistica delle Biblioteche per il Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, I, 1, Roma 1893; Ch. Quesnel e A. Piedagnel, Le cardinal Frédéric Borromée, Lilla 1890; L. Beltrami, La b. A., censi storici descrittivi, Milano 1895; [A. Ratti, Pio XI], Guida sommaria per il visitatore della b. A. e delle collezioni annesse, Milano 1906; A. Sepulcri, La b. A., Milano 1911; G. Galbiati, La b. A. e i recenti lavori di ordinamento, in Atti del I Congresso mondiale delle Biblioteche e di Bibliografia, Roma-Venezia 1929; id., Come l'A. celebra il III Centenario di Federico Borromeo, in Rendiconti del R. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere, fasc. 11-15 (1931); id., Federico Borromeo studioso, umanista e mecenate, in Atti della XX Riunione della Società Ital. per il progresso delle Scienze, I, Milano 1931; C. Castiglioni, Il card. Federico Borromeo, Torino 1931; A. Saba, La b. A. (1609-1932), Milano 1932; G. Morazzoni, L'A. nel III centenario di Federico Borromeo, Milano 1932; G. Galbiati, Die Ambrosiana in Mailand, Widerhall einer Jahrhundertfeier, Colonia 1935; F. Meda, Papa Pio XI e le costituzioni della b. A., in La Scuola Cattolica, 1939.
Fra i cataloghi a stampa di manoscritti notiamo per la loro ampiezza solo i seguenti: G. De Hammer-Purgstall, I codici Arabi, Persiani e Turchi della b. A., in Bibl. Ital., Milano 1839; A. Reifferscheid, Bibliotheca Patrum Latinorum Italica, Vienna 1871; Catalogus codicum hagiographicorum Latinorum bibliothecae Ambrosianae, Bruxelles 1892; O. Seebass, Handschriften von Bobbio in der Vatikanischen und Ambrosianischen Bibliothek, Lipsia 1896; D. Bassi e E. Martini, Catalogus codicum Graecorum Bibliothecae Ambrosianae, 2 voll., Milano 1906; R. Beer, Bemerkungen über den ältesten Handschriftenbestand des Klosters Bobbio, Vienna 1911; G. Cesari, Catalogo delle opere musicali mss. della b. A., Parma 1911; E. Griffini, Catalogo dei mss. arabi di nuovo fondo della b. A., I, Roma 1910-19; P. Revelli, I codici geografici della
b. A., Milano 1929; A. Rivolta, Catalogo dei codici Pinelliani Latini dell'A., Milano 1929; C. Bernheimer, Codices Hebraici bibliothecae Ambrosianae, pref. G. Galbiati, Firenze-Lipsia 1938. Dei manoscritti miniati dava già un elenco A. Mai, in Studii fragmenta antiquissima cum picturis, Milano 1819; P. d'Ancona ed E. Aeschlimann, Dictionnaire des Miniaturistes, 2ª ed., Milano 1948. Per la paleografia dei codici ambrosiani: E. A. Lowe, Codices Latini antiquiores, III, Oxford 1938. Saggi di estratti da codici ambrosiani: R. Sabbadini, Sposi Ambrosiani Latini, Firenze 1903; id., Classici ed Umanisti da codici Ambrosiani, in Fontes Ambrosiani, II, Firenze 1933. Stile le riproduzioni di codici e innumerevoli gli studi su argomenti da codici ambrosiani. Per gli incunaboli conservati nella b. A. cf. [L. Gramatica]. Catalogo degli Incunaboli Ambrosiani, Milano 1924.
Pubblicazioni scientifiche dell'A.: oltre le pubblicazioni singole dei dottori, l'A. pubblica periodicamente, in volumi per sé stanti, dal 1919, gli Amflecta Ambrosiana e dal 1929 i Fontes Ambrosiana.