BIBLIOTECA

BIBLIOTECA. — Dal greco βιβλιοθήκη, deposito di libri. È un insieme di libri scelti secondo criteri organici di materie, ordinati e conservati perché siano adoperati per fini di studio e di diletto. Il nome indica non solo il materiale librario e la suppellettile, ma anche la sala o l'edificio. Insieme col termine b. si trova anche quello di libreria (dal latino libraria) con significato analogo e talvolta identico. Secondo il Tommaseo si attribuisce preferibilmente alle collezioni private. Sembra invece che abbia più propriamente designato l'armadio o lo scaffale, e si debba perciò considerare sinonimo del tedi. Bücher-schrank e dell'ingl. book-self o book-case, o piuttosto piccole raccolte. Comunque nella nomenclatura italiana questo termine ha perduto di vitalità e di attualità. Nei paesi anglosassoni si adopera la voce library con significato di b.

SOMMARIO: I. Periodo antico. — II. Medioevo. — III. Età moderna. — IV. Stato della b. in Italia. — V. Le principali b. straniere.

I. PERIODO ANTICO

I. Oriente

La più antica storia delle b. presso le civiltà orientali si confonde con quella dei riti religiosi.

Di origine sacra è la tradizione assira. Un deposito di tavolette di terracotta con testi in caratteri cuneiformi, che rimontano al III millennio a. C. fu rinvenuto a Nippur nel recinto di un tempio durante scavi eseguiti fra il 1890 ed il 1900. Ma già nel 1890 il Layard e il Rassam sulla collina di Qujüngik, presso Ninive, scoprirono un deposito di ben 22 mila tavolette, oggi conservate nel museo Britannico. Esse appartengono alla b. del re Assurbanipal (VII sec. a. C.) e ci serbano la maggior parte della letteratura babilonese, dei testi rituali e magici, della storia, della scienza e dei libri didattici tecnici ed amministrativi. Ciascuna tavoletta reca una segnatura per la numerazione delle pagine e una nota di appartenenza («proprietà di Assurbanipal, re del mondo»), che può considerarsi il più antico esempio di ex libris. Si hanno altresì notizie di b. annesse a santuari in Babele, Assur, Kūthāh (II Reg. 17, 24), Agade, Nippur.

In Egitto già esistevano b. nel periodo pretorale, secondo la testimonianza di testi epigrafici. Non si sa però a quale periodo appartenessero le più antiche. Alcuni scrittori ritengono che risalgano all'epoca del primitivo uso del papiro, cioè al IV millennio a. C. La loro ipotesi non è confermata da nessuna prova o indizio certo. Si dà invece come più probabile, ma senza nessuna sicura documentazione, l'epoca di Amenophis I della XVIII dinastia. Dobbiamo a Diodoro (I, 49, 3) il leggendario racconto di una b. che un re, Odymandays, ignorato da tutte le altre fonti, avrebbe collocato in un grande edificio fatto costruire per tale scopo, dando ad essa il nome ψυχής ἀρετῶν (clinica o medicina dell'anima). Forse Diodoro si riferisce alla b. che il re Ramses Miamun (xiv sec. a. C.) fece sistemare in una sala del Ramesseum presso Tebe, ponendola sotto il patrocinio degli dèi Toth e Šēša. Il Lepsius rinvenne fra le rovine dell'edificio i sepolcri di due bibliotecari. Avanzò di b. vennero alla luce anche a Menfi, a el-ʿAmārnah fra Ermopoli e Siūt, tra le rovine dell'antica Aḥtaton, a Oxirino. La grande quantità di frammenti che si rinvengono nelle adiacenze delle grandi città egiziane dimostra che il libro ebbe una notevole diffusione anche nelle dimore di private persone dei vari ceti sociali. Vi sono i segni di una circolazione di libri per nulla dissimile da quella del tempo nostro e di una produzione multiforme che si volgeva a ogni ramo del sapere: teologia, magia, poesia, romanzi, apologhi e perfino enciclopedie vere e proprie, indicate come libri di Toth e disseminate in migliaia di copie in tutto l'Egitto. Nei grandi centri di cultura tutta un'organizzazione di scribi doveva provvedere ai lavori di trascrizione ed al commercio dei testi. Le raccolte che si erano formate dovunque si dispersero o subirono danni durante la dominazione persiana e più tardi per il sopraggiungere della conquista macedone.

Presso gli Ebrei si ha notizia (II Mach. 2, 13)

BIBLIOTECA - Sisto IV visita la b. Vaticana. Scuola di Antoniazzo Romano (fine sec. XV) - Roma, ospedale di S. Spirito.

che Necmia (sec. v a. C.) costruì in Gerusalemme una b. per raccogliervi i libri sacri ed altri documenti: si narra negli atti pubblici e nelle memorie come egli, fondando una b., «raccolse insieme i libri circa i Re e i Profeti, e quelli di David e le lettere dei Re circa i donativi [fatti al Tempio]».

2. Grecia

Secondo una leggenda riferita da Atene (I, 3a) e da altri scrittori classici, la fondazione delle più antiche b. in Grecia è attribuita a Policrate di Samo e a Pisistrato. Ma molti elementi fanno ritenere poco attendibile questa tradizione.

Il primo ricordo di nuclei bibliografici si trova nelle Rane di Aristofane (943, 1409) e rimonta quindi alla fine del sec. V. Anche Euripide sarebbe stato un raccoglitore di libri (Ateneo, loc. cit.), come si desumerrebbe anche da alcuni accenni dell'Alcesti (962) e dell'Ippolito (451, 954). Accenni così incerti ed indiretti non si possono considerare sufficienti a documentare la esistenza di vere e proprie b. in Grecia. Socrate infatti (Senofonte, Memorab., IV, 2, 1; 8, 10) considera eccezionale il caso di Eutidemo figlio di Diocle, giovane ricco e amante degli studi, il quale aveva raccolto opere letterarie e filosofiche, fra le quali copie complete dei poemi omerici. Ateneo (loc. cit.) parla inoltre della b. dell'ateniese Euclide.

Nel sec. IV il fiorire delle scuole filosofiche aveva promosso e diffuso l'amore degli studi, creando un nuovo ed inconsueto bisogno di testi occorrenti ai maestri e ai discepoli. Nacquero così officine scrittorie e numerose b., fra le quali si ricordano quella di Clearco di Eraclea sul Ponto (Mem, Fragm., I, 2, in C. Müller, Fragmenta historicorum Graecorum, III, Parigi 1883, 527) e quella di Niccole, figlio di Evagora, re di Cipro (Ateneo, loc. cit.). Non sapremmo immaginare l'Accademia sfornita di un sufficiente corredo di testi. Strabone (XIII, 608 sq.) dice che Aristotele fu il primo collezionista di libri (πρῶτος ὧν ἰσχύει συνταγμῶν βιβλία). Alla sua morte la b., dopo essere successivamente passata a Teofrasto e a Neleo di Schepsi che la trasferì nella Misia, fu acquistata da Apellicone di Teo che la trovò in gran parte lacunosa. Il dittatore romano Silla l'avrebbe trovata ad Atene e se ne sarebbe impadronito portandola poi a Roma. Tutte queste vicende sono narrate da Diogene Laerzio (V, 62).

Ad Alessandria sorse la maggiore b. ellenica. Il piano primitivo di essa fu ideato da Tolomeo I (323-280), ma l'esecuzione fu realizzata da Tolomeo II (280-246). Era costituita di due sezioni: la più importante portava il nome di Brucheion ed aveva sede presso il museo nel palazzo dei re, la minore fu collocata nel Serapeum, fuori del quartiere regio. Conteneva opere in lingua greca. I testi in assiro, fenicio, ebraico, aramaico ed egiziano erano tradotti in greco. È possibile ricostruire la distribuzione topografica della suppellettile libraria ed il contenuto di essa dai cataloghi (τύναχες), di cui il più completo è quello

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(Int. S. (dunanza)
Bibliofteca - Sisto IV visita la b. Vaticana. Scuola di Antoniozzo Romano (fine sec. xv) - Roma, ospedale di S. Spirito.

di Callimaco. Dalle informazioni dello storico Tzetze e dal papiro di Oxirino 1241, nonché da numerosi altri cataloghi (laterculi) si può ricavare una lista di alcuni suoi bibliotecari. La b. alessandrina si arricchì di volumi non solo per acquisti fatti, ma anche e soprattutto per l'opera diuturna dei suoi amanuensi, che trascrivevano i testi emendandoli e recensendoli. Si andò così consolidando la tradizione dello scritto-rio che obbediva a una rigorosa precettistica. La divisione della materia nei volumi era regolata da norme che stabilivano quando le opere dovessero essere contenute in un rotolo solo (ἀμυγεῖς βίβλοι) e quando più opuscoli dovessero costituire una miscellanea (συμ-μυγεῖς βίβλοι) e come dovessero ag-gramparsi le varie parti di una stessa opera. Determinava altresì la lunghezza di ciascun volume secondo il numero e la specie dei versi di esso (sticometria). Gli Alessandrini adoperarono altresì segni diacritici, interpunzioni ed altre indicazioni convenzionali.

Secondo una tradizione che ebbe lunga ma incerta fortuna (Seneca, De tranquillitate animi, IX, 5; Dione Cassio, XIII, 38, 2; Gellio, Noctes atti-cae, VII, 17; Plutarco, Caesar, 49) la b. sarebbe stata distrutta dall'incendio che la flotta di Cesare appiccò nel porto di Alessandria (47 a. C.). Poco dopo essa però risulta ancora esistente tanto che Antonio l'arricchì di 200 mila volumi provenienti dalla spoliazione della b. di Pergamo e donati da lui a Cleopatra. Era però sicuramente incominciata fin dall'ora la decadenza. Ai tempi di Aureliano (270) sarebbe definitivamente perita la collezione del Bruchlein; nel 391 le turbe fanatiche del patriarca Teofilo avrebbero devastate e incendiate quelle del Serapeo.

Il bizantino Tzetze dice che ai tempi di Callimaco il Bruchlein conteneva 400 mila συμμυγεῖς βίβλοι, 90 mila ἀμυγεῖς, e il Serapeo 42.800 volumi. Queste cifre sarebbero posteriormente salite fino a raggiungere 700 mila volumi quando Cesare ne provocò l'incendio.

Un'altra insigne b. fu quella di Pergamo. Secondo un'antica leggenda il dotto re Attalo I (241-197) avrebbe messo insieme un certo numero di opere che costituirono il primo nucleo intorno al quale si sarebbe formate le cospicue collezioni ordinate e sistemate ai tempi di Eumene II (Strabone, XIII, 624). Gli scavi eseguiti nel 1874 dalla missione tedesca dell'Humanus misero in luce gli avanzi del sontuoso edificio della b. Essa era costituita da tre ambienti contigui, con innanzi un portico ornato da una statua di Atena, che, a dire di Giovenale, era ritenuta patrona delle b. Alcuni fori trovati nelle pareti interne, si dovrebbero considerare, secondo gli archeologi, trac

ce dei supporti che sostenevano i palchetti della scalfalatura. Anche altre statue di cui avanzano le basi con iscrizioni ornavano il portico. Vi si leggono i nomi di Omero, Alceo, Erodoto, Timoteo e di altri scrittori. Eumene avrebbe fondata la b. per rivalità con l'Egitto, il cui re Tolomeo Fiscone (146-117 a. C.) avrebbe perfino impedita l'esportazione del papiro. La leggenda si deve ritenere poco credibile perché Eumene era già morto da dodici anni (158 a. C.) quando Tolomeo Fiscone salì al trono. Nell'ordinamento e nel funzionamento della b. di Pergamo si risentono gli influssi alessandrini. Anch'essa non fu solamente un deposito di libri, ma un museo ricco di opere d'arte e un cenacolo di dotti. Ebbe cataloghi che ricordano i πίνυκες callimachei e un fiorente scrittore. Plutarco (Antonius, 58, 50) racconta che Antonio donò a Cleopatra le collezioni librarie di Pergamo.

Anche altre b. sorsero e fiorirono ad Antiochia e presso la piramide di Cheope per iniziativa del re Antioco III. Mitridate, re del Ponto, ne avrebbe fondata una che cadde poi nelle mani di Lucullo. Più antica, se pure di minori proporzioni, sarebbe stata

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quella di Gerone II (270-215 a. C.), tiranno di Siracusa.
Ad Atene, accanto alla palestra, fu fondata una b. detta Π τ 0 λ ε μ α i ̃ o v, da Tolomeo Filelfo, la quale si arricchì del contributo di libri dato dai giovani che la frequentavano. Raccolte bibliografiche considerevoli si formarono a Smir
quella di Gerone II (270-215 a. C.), tiranno di Siracusa.

Ad Atene, accanto alla palestra, fu fondata una b. detta Πτολεμαῖον, da Tolomeo Filelfo, la quale si arricchì del contributo di libri dato dai giovani che la frequentavano. Raccolte bibliografiche considerevoli si formarono a Smirne, Chio, Delfi, Alicarnasso, Corinto, Milasa e Teo, quasi sempre accanto alle palestre. Se ne trovano anche in servizio dei templi, come a Cos, o in case private, come quella di Dione Crisostomo, a Prusa, o di T. Giulio Aquila Polemano, a Efeso.

3. Roma. I generali romani vittoriosi traevano seco le b. tolte ai vinti considerandole personale bottino di guerra. Il trionfatore di Pinda (168 a. C.), L. Emilio Paolo, donò ai figli i libri appartenuti a Perseo, re di Macedonia (Plutarco, Aemilius Paulus, 28). C. Scipione Africano nel 146 a. C. distribuiti i principi della Nudità alleati di Roma i libri fenici che aveva trovato a Cartagine, portando nel suo trofeo solo ventotto rotoli contenenti le opere di economia agraria di Magone (Plinio, Nat. Hist., XVIII, 22). Andronico di Rodi riordinò ed arricchì la ricca b. di Apellicone, collocata nella sua villa. Grandissimo bibliofilo fu Cicerone. Egli possedette numerose b. nelle sue varie dimore, a Cuma, Tuscolo, Anzio, Formia e sull'Aventino (Epist. ad Attic., I, 4, 3; 10, 4; 11, 3; 20, 7; II, 1, 12; 6, 1; IV, 4, 1; 5, 3; 8, 2). Il suo amico T. Pomponio Attico profuse ingenti ricchezze per arricchire di opere la grande b. che aveva nella casa del Quirinale, al cui ordinamento attendevano dei servi literati. Oltre i

testi che egli acquistò entrarono a farne parte quelli redatti nello scrittorio annesso. Anche Q. Tullio Cicerone e M. Tercnzio Varronc ebbero b. in Roma. Il maggiore bibliofilo del periodo repubblicano fu però M. Licinio Lucullo, uomo di larga e varia cultura che possedette due b., una a Roma, formatasi intorno alla grande collezione che egli aveva portato dalla Grecia, e un'altra a Tuscolo che aprì al pubblico con molta liberalità.

Ad un'epoca di poco posteriore appartiene la b. rinvenuta a Ercolano durante gli scavi degli anni 1752-54, in una ricca villa romana. Vi si rinvennero 600 volumi carbonizzati, quasi tutti greci, contenenti prevalentemente testi di filosofi epicurei (Epicuro, Demetrio, Polistrato, Colote, Crisippo, Camisco e Filodemo), alcuni dei quali in più esemplari. Solo diciotto papiri latini furono rintracciati in un blocco. Se ne salvarono pochi insignificanti avanzi, fra cui il frammento di un poema sulla battaglia d'Azio attribuito al poeta Rabirio. Secondo D. Comparetti la villa apparteneva a L. Calpurnio Pisone, suocero di Cesare e protettore di Filodemo.

Nel periodo imperiale la b. s'inserisce sempre più nelle necessità della vita sociale e privata. Vitruvio più volte nella sua opera sente il bisogno di assegnarle un posto idoneo nello schema costruttivo della casa e dei pubblici edifici. Si trovano disseminate dovunque collezioni librarie nelle dimore dei ricchi signori. Le opere latine erano tenute distinte dalle greche, e, nelle b. maggiori, aggruppate in due sezioni collocate in diversi ambienti. Se ne trovano anche nelle ville suburbane e perfino presso modeste abitazioni di dotti. Un particolare carattere ebbero le numerose b. formatesi nell'ultimo periodo dell'impero sotto l'influenza delle correnti religiose cristiane. Il nobile Gallieno lasciò la sua alla Chiesa; Tonanzio Ferreolo, Consen-

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(da M. Borton, Famtus libraries of the world, Londra 1807) Biblioteca - Sala della b. dell'Escuriale (sec. xvi).

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(per curtesia di Mons. Fratac)
Biblioteca - Interno della b. dell'abbazia di Maria Lasch.

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(per curtesia di Mons. Fratac)

zio, Lupo e Magno ne possedettero alcune in città o nelle loro dimore campestri. Il filosofo Claudiano Mamerto aveva una b. romana, una attica e un'altra cristiana.

Tra le collezioni pubbliche romane si ricorda innanzi tutto quella che Cesare andava formando con l'aiuto di M. Terenzio Varronc e che alla sua morte restò incompiuta. La prima di esse aperta all'uso pubblico si deve al mecenatismo di C. Asinio Pollione (76 a. C.-5 d. C.) che la collocò sull'Aventino, là dove era l'Atrium Libertatis. Nel 28 d. C. sorse per volere di Augusto nel palazzo imperiale del Palatino una ricca b., che, dopo varie vicende, sussisté fino alla seconda metà del sec. IV. Essa era stata danneggiata gravemente durante l'incendio neroniano del 64 e più tardi trasferita nel palazzo dei Flavi, dove, in seguito, fu due altre volte bruciata (negli anni 161 e 363). Ottavia, sorella di Augusto, fondò la b. che portava il suo nome e che aveva sede nel portico adiacente ai templi di Giove Statore e di Giunone. Restò vittima di un incendio nel 363.

L'imperatore Tiberio collocò le sue raccolte librarie nel tempio di Augusto accanto alla domus Tiberiana, nella quale, a quanto ne dicono alcuni scrittori (Frontone, Epist., IV, 5; Gellio, Noctes Atticae, XII, 20, 1), avrebbe messa insieme una b. privata.

Vespasiano radunò nel tempio della Pace, insieme coi libri che aveva portato a Roma come bottino della guerra giudaica, anche gli altri da lui acquistati (Plinio, Nat. Hist., XXXVI). La più importante per consistenza e per valore di testi fu la b. Ulpia che Traiano fece costruire nel 6ro che porta il suo nome, presso la colonna docile. Era preceduta da un por-

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tico di cui si vedono ancora gli avanzi. In quasi tutti gli edifici termali si trovavano b. pubbliche, ad es., nelle terme di Caracalla, in quelle traianee, diocleziane e neronianee-alessandrine.

Anche fuori di Roma, in quasi tutte le città di una certa importanza, si formarono collezioni destinate alle pubbliche letture, ad es., a Tivoli nel tempio di Giove, a Como nella villa di Plinio il giovane, a Tortona, a Suessa. In seguito al trasferimento della capitale in Oriente ebbero notevole impulso b. a Costantinopoli per opera soprattutto di Costanzo, che ne istituì un'altra nel βασιλεύς, divenuta poi oggetto di particolari provvidenze da parte dei successori. Ai tempi di Teodosio II possedeva ben 120 mila volumi.

4. B. cristiane. — I cristiani, continuando la tradizione giudaica, conservarono l'abitudine di leggere assidueamente la S. Scrittura, della quale le primitive documentità di fedeli dovevano possedere molteplici esemplari insieme con i libri indispensabili alle pratiche del culto ed alla istruzione dei catecumeni. Alla preparazione dei testi attendevano amanuensi cristiani, la cui opera fu sempre più viva ed apprezzata. La cultura s'intensificò a Roma e nei paesi occidentali nel sec. IV ed ebbe un notevole impulso massime per opera di S. Girolamo che impersona, con s. Agostino, il grande movimento dottrinale e filologico del suo tempo.

Le primitive raccolte contenevano anche libri di più modesto contenuto: liste di vescovi, elenchi di poveri, calendari, atti di martiri, decisioni sinodali, ecc.

Il maggiore centro di studi teologici alla fine del sec. II era Alessandria, ove fiorirono una scuola, che ebbe due grandi maestri, Clemente Alessandrino ed Origene, una b. e uno scrittore. Sulla cultura di quei dotti cui si ricollega poi quella di Ambrogio e di Atanasio influì notevolmente la tradizione ellenistica. Origene aveva probabilmente frequentato nella città nata le b. del Brucheio e del Serapeo, e quando, pro

fugo,

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(per cortesia di Mons. Frutae)
Biblioteca - Sala di lettura della b. civica di Treviri, già b. del Gesuiti (1611-14).

riparò a Cesarea, fondò ivi una grande scuola alla quale dedicò ogni sua attività. Unì ad essa una b., che ricorda quella del Peripato, e uno scrittore di ispirazione alessandrina. Continuatore e seguace della sua opera fu il vescovo Alessandro che aveva fondato anche a Gerusalemme fin dal 212 una ricca b. Morto Origene, il prete Panfilo, suo discepolo, mantenne in vita scuola e b. che s. Girolamo (De vir. ill., 113) ricorda come bibliotheca Origenis et Pamphili. Essa conteneva, a dire di Isidoro di Siviglia (Etymologiae, VI, 6, 1) ben 30 mila volumi. Se ne giovò Eusebio per l'elaborazione della sua Historia ecclesiastica, e ne ebbe poi cura, accrescendola di numerosi libri.

Notevole per quantità e qualità di testi fu la b. di s. Agostino, lasciata poi da lui alla città di Ippona. Andò dispersa più tardi durante un saccheggio dei Vandali.

In Roma le notizie circa le origini delle b. ecclesiastiche sono assai scarse. Il Liber Pontificalis ci assicura soltanto che ai tempi di papa Antero (235-36) presso le chiese si conservavano gli atti dei martiri. Si può pensare che con essi andavano uniti i libri sacri e i documenti concernenti la vita della Chiesa.

Il papa Damaso (366-84), che aveva a lungo lavorato col padre nello scrinium della Chiesa romana, fondò la basilica di S. Lorenzo presso il teatro di Pompeo, destinandone alcuni locali prospicenti sul portico per gli archivi, nei quali collocò anche i libri. Altri riferimenti certi a un archivio (archivum o scri-nium) rimontano a Innocenzo I (407-17). E questo ricordo ritorna spesso in seguito, qualche volta insieme con quello di bibliotheca Romana ecclesiae, oppure Apostolicae Sedis. Il pontefice Ilaro (461-68) fece costruire accanto al chiostro di S. Lorenzo fuori le mura una b. di tipo romano avente cioè una sezione greca e una latina. S. Paolino esorta i fedeli (Epist., 32, 16) a leggere e a meditare i sacri testi conservati in un locale a sinistra dell'abside della chiesa di Nola.

Numerose raccolte si formarono un po' dovunque durante i secc. IV e V. Giorgio di Cappadocia possedeva libri filosofici e letterari; s. Girolamo ne ebbe una a Roma e un'altra nel suo chiostro a Betlemme. In Palestina trovavano disseminato b., a volte di modesta entità, presso le varie comunità religiose.

La regola di s. Pacomio prescriveva ai cenobiti del chiostro fondato a Tabennisi nel 322 di custodire e utilizzare la b. contenente fra l'altro la S. Scrittura e i Padri. S. Ammone avrebbe letto ben sei milioni di righe di opere patristiche. Egli esortava i discepoli a esercitarsi nella meditazione sui testi sacri. Scenuti (m. nel 451), l'eloquente ed austero fondatore del monastero di Atripa, obbligava i cenobiti a leggere e a trascrivere libri.

Dello stesso tipo sono le b. dei cenobi palestinesi che sorsero nel IV sec. in centri di studi come Cesarea, differendo però da quelle di tipo alessandrino, fondate nello stesso periodo con ampiezza di mezzi e di fini che si potrà riscontrare, ad es., nella raccolta panfiliana. Del tipo cenobitico sono la b. di Giorgio di Cappadocia e quella di S. Girolamo a Betlemme.

Non manca in qualche monastero prebenedettino dell'Occidente analoga organizzazione scolastica e bibliografica. A Marmoutiers la comunità religiosa fondata da s. Martino di Tours nel 372 aveva sicuramente uno scrittore o forse una b. «Ars ibi, exceptis scriptoribus» dice Sulpicio Severo, «nulla habetur» (Vita s. Martini, cap. 10). Anche a Lerino, sulla costa della Provenza, i religiosi avevano una b. dei cui libri

dovevano unicamente servirsi, e non possederne mai altri in proprio. Analoga organizzazione si trova anche nei due cenobi fondati a Marsiglia da Cassiano (414). S. Patrizio (372-461), l'apostolo dell'Irlanda, avendo studiato nella scuola continentale di S. Germano in Auxerre, conobbe gli ordinamenti monastici di Tours e di Lerino, cui egli s'ispirò nella fondazione delle prime scuole insulari. Quando si recò a Roma, papa Sisto III gli affidò un gran numero di libri che egli portò seco in Irlanda.

5. Caratteristiche tecniche delle b. del periodo antico. - La b. dapprima ebbe, come si è visto, carattere sacro o integrativo delle pratiche degli antichi culti, e fece parte del tempio e sorse accanto ad esso. Solo più tardisi dette ad essa autonomia strutturale e funzionale. Per la costruzione di essa nei pubblici edifici e nelle case private si andò formando tutta una canonistica che rispecchia la tradizione di un tipo che potremmo chiamare ellenistico in quanto trae la sua origine dal Peripato ateniese e si affermò con caratteristiche proprie ad Alessandria e a Pergamo. Due testi romani, il De biblio-thecis di Varron e (Gramm. rom. fragmenta, ed. Funaioli, Lipsia 1907) e il De Architectura di Vitruvio (I, 2; VI, 4, 7), ne dàno notizia.

La b.

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doveva essere rivolta a oriente ed era quasi sempre preceduta da un portico. Plinio (Nat. Hist., XXX, 10), dice che si soleva ornare con statue, e la sua notizia è confermata dalla suppellettile epigrafica che contiene iscrizioni dedicatorie relative a busti di grandi scrittori. Talvolta si dipingevano ritratti in medaglioni disposti sugli scaffali. La pianta della sala abitualmente rettangolare presentava in fondo, nel lato opposto a quello d'ingresso, una nicchia nella quale la statua di Atena, dea della sapienza, aveva una particolare evidenza per il patrocinio che simboleggiava.

I libri erano collocati su assi di legno a vari piani entro nicchie perimetrali, spesso, come a Efeso e nella b. Ulpia, a più ordini, sicché per accedere a quelli disposti in alto era costruito un pianerottolo o ballatoio che correva lungo le pareti della sala. Talvolta i rotoli non giacevano direttamente sui palchetti ma erano conservati in capsa con coperchio.

Gli armadi erano chiusi con sportelli di legno o di metallo e si intonavano alle architetture della sala. Nelle b. dei ricchi si ricorreva a legni aromatici pregiati, che avevano anche l'ufficio di tenere lontani gli insetti, o all'avorio.

Nel periodo più antico la direzione della b. fu affidata ai ministri del culto, come, ad es., presso gli Egizi e gli Assiri, o a maestri, come in Grecia. Solo in virtù degli ordinamenti alessandrini si andò formando, per opera di specialisti, cioè di amanuensi e di bibliotecari, tutta una precettistica sul modo di trascrivere i testi, di conservarli, ordinarli e renderne possibile la ricerca e la consultazione. Nelle b. romane muta la funzione di coloro che vi erano assegnati, alcuni dei quali dovevano, fra l'altro, provvedere anche all'amministrazione di esse. Si adoperarono anche schiavi organizzati in collegia, ma con mansioni prevalentemente esecutive. Non si abbandonò mai la consuetudine di affidarne la direzione tecnica ed amministrativa a dotti. Nella casa imperiale l'organizzazione del personale è regolata in rapporto al numero ed alle capacità di ciascuno, ma non si fa distinzione fra le mansioni del bibliotecarius e quelle del procurator rationum summarum privatarum bibliothecarum. Le raccolte li-brarie paleocristiane pare che fossero affidate a ecclesiastici ed eccezionalmente a fedeli. Queste notizie però si riferiscono in particolare a piccoli nuclei di testi liturgici, e non a vere e proprie b.

Toccava al bibliotecario il compito di provvedere alla catalogazione ed al collocamento dei volumi secondo criteri e regole che furono fissati definitivamente dagli alessandrini. Tra i suoi collaboratori si trovano gli amanuensi, cioè coloro che attendevano alla trascrizione dei testi fra le mura dello scrittorio, sotto la guida ed il controllo di dotti che condividevano la responsabilità di una così importante opera. Essi costituivano una specie di artigianato, i cui compensi erano commisurati alla quantità più che alla qualità della loro fatica.

II. MEDIOEVO

Odacere trasse a sé dal Norico il monaco Eugippio che fondò a Napoli, nel castello luculano, uno scrittorio e una b. che ebbero rapporti con molti dotti, fra i quali Cassiodoro e l'esule di Sardegna, e precisamente a Cagliari, aveva fondato il chiostro dal cui scrittorio proviene il famoso testo del De Trinitate di Ilario di Poitiers. Qualche anno dopo, durante il regno di Teodorico, si andarono formando numerose b., soprattutto per opera di eruditi come Simmaco, Boezio, Mavorio, Ennodio. Fra esse merita un particolare ricordo quella della cattedrale di Verona, accanto alla scuola in cui fiorì il famoso Ursicino.

A Roma si andò organizzando l'archivum o scri-tivum Apostolicae Sedis, ai tempi di Gelasio I (492-496), nel quale sembra che si collocassero anche i libri. Si ebbero anche operosi scrittori nei quali si elaboravano numerosi codici. Si attribuisce allo stesso papa b., come altri diversamente vorrebbe, a Ormisda (514-523) il decreto De libris recipiendis et non recipiendis. Notevole impulso ebbero gli studi durante il breve pontificato di Agapito I (535-536), al quale si deve la fondazione della b. ad Clivum Scauri, al Celio, e di una scuola teologica. Gregorio Magno avrebbe trasferite al palazzo Lateranense, in quella ala del Patriarchio che ora fa parte dell'edificio del Sancta sancto-rum, le collezioni librarie pontificali che si distinguono dalle sue private rimaste sempre nel chiostro costruito accanto alla chiesa di S. Andrea ad Clivum Scauri. Questa b. dunque s'identifica con la agapetiana.

Il monachismo occidentale, che continuava e rin-verdiva consuetudini ascetiche più remote, creò una nuova tradizione culturale nella quale il libro esercitò un'azione preponderante. Nella Regola di s. Benedetto

è prescritto l'obbligo della lettura nelle varie contin-
genze della vita claustrale. Il cenobita aveva fra le
mani il libro nel coro, sull'altare, al refettorio, nella
cella, compagno fedele della sua giornata. Molte di
quelle letture erano fatte in comune (frattes sedentes
omnes in unum). Alcune di esse affidate ad uno solo
dovevano essere ascoltate e meditate in silenzio dagli
altri. Alla scelta dei passi provvedeva chi ne aveva
il mandato. E il lettore doveva eseguire il suo compito
«cum humilitate et gravitate et tremore» (cap. 47). La
lettura individuale si considerava come un antidoto
della otiositas. Per un certo numero di ore i religiosi
dovevano dedicarsi al labor manuum e per un altro
periodo di tempo alla lectio divina. Due fra i più an-
ziani (seniores) dovevano vigilare perché nessun fra-
ter accediosus, abbandonandosi all'otio aut fabulis, non
sit intentus lectioni e distragga anche gli altri (cap. 48).
Per la Quaresima sono anche indicate le ore da desti-
nare alla lettura. La b. possedeva non solo i codici
occorrenti alle pratiche liturgiche ed alle quotidiane
necessità dei monaci, ma le opere indispensabili ai
loro studi. Essa aveva sede nel chiostro ed era unita
alla scuola ed allo scritto, con cui aveva continuo
ed intimo legame.

Un grande amico di s. Benedetto fu Cassiodoro,
il fondatore del monastero di Vivarium, presso Squil-
lace, in Calabria. Cristiano e teologo, avrebbe voluto
creare a Roma una scuola come quelle di Cesarea
e di Gerusalemme, ma il sopraggiungere di nuove
vicende politiche e soprattutto la morte di Teodoro,
di cui era stato collaboratore, non gli consentirono di
realizzare il suo disegno. Subordinò ai principi ed ai
fini della dottrina religiosa il suo attaccamento al clas-
sicismo. Nel chiostro vivariense realizzò un'organiz-
zazione scolastica nella quale parvero conciliarsi cri-
stianesimo e paganesimo (inteso come romanità), di-
scipilano monastica e lavoro intellettuale. La fatica dello
scrivere permette all'amanuense di resistere alle dia-
boli subreptiones illicitas e lo studio apre alla mente
le vie della salute eterna. Dalle sue Institutiones divi-
narum litterarum si può ricostruire la vita della b. e
dello scritto. Sappiamo quindi di che genere fos-
sero i testi da lui raccolti, e delle fonti cui attinse,
delle opere da lui scelte e delle norme che si seguivano
nella riproduzione dei testi. Nel trattato De orthogra-
phia dà particolari precetti per ottenere la correttezza
del dettato. Dopo la sua morte la b. si dispense, a
quanto pare, in vari nuclei che alimentarono nuove rac-
colte librarie a Verona, Bobbio e in monasteri insulari.

Molte b. si formarono simultaneamente fuori d'Ita-
lia, specialmente in Francia. Ma un più diretto le-
game con la cultura romana conservarono le correnti
culturali insulari, specialmente irlandesi. Nei trecento
cenobi fondati soprattutto in Scozia da Colomba, mo-
nasteriorum pater et fundator, si formarono b. e scuole
nelle quali erano evidenti le influenze continentali.
Dopo di allora è tutto un moltiplicarsi di b. e di scuole
nei chiostri che vanno sorgendo dovunque giunge la
evangelizzazione.

Nel sec. VII incerte sono le notizie relative alle
vicende delle collezioni librarie della Sede Aposto-
lica. Si sa invece con sicurezza che Roma era divenuta
meta di giovani che ne frequentavano le scuole, di
dotti e di bibliofili di ogni luogo che vi accorrevano
per acquistare o per donare libri. Una colonia greca
che aveva preso dimora fra il Palatino e l'Aventino
istituì scuole, b. e monasteri di lingua greca. La colo-
nizzazione monastica insulare si diffuse anche sul con-
tinente, ove sorsero numerose b., scuole e scrittoři
che mantenevano vivi i rapporti fra loro. Nel 612
giunse a Milano il monaco irlandese Colombano, pro-
fugo con alcuni suoi compagni dalla Borgogna, e
trovò alla corte longobarda benevola accoglienza. Ebbe
altresì in dono la località di Bobbio, presso Piacenza,
ove fondò poco dopo (614) un'abbazia che divenne
ben presto un luminoso centro di studi e sede di una
b. e di una scuola scrittoria. Il primitivo nucleo li-
brario che doveva contenere manoscritti irlandesi andò
rapidamente crescendo per le accessioni provenienti
dallo scrittoio locale o da acquisti e doni.

In Spagna la cultura fu dominata dall'opera di
Isidoro, vescovo di Siviglia, uomo di vasta e pro-
fonda dottrina, che, come Cassiodoro, cercò di con-
ciliare l'antico ed il nuovo, mettendo paganesimo e
germanesimo a servizio del cristianesimo. Della sua
erudizione dà prova in numerosi scritti e soprattutto
nelle Etymologiae, la più grande enciclopedia dell'alto
medioevo, nella quale utilizzò non meno di centosessanta scrittori che cita testualmente. Essa presuppone
l'esistenza della b. e conoscenze storiche e tecniche
di discipline attinenti al libro. Un capitolo infatti
ha per titolo De libris et officiis ecclesiasticis, un al-
tro De medicina et bibliothecis, un altro De librariis
et eorum instrumentis. La sua b., di cui conosciamo
tuttora il catalogo, era nel palazzo vescovile, accanto
alla farmacia. Ebbe come collaboratore il bibliofilo
Braulio, vescovo di Saragozza.

La storia delle b. sorte nel territorio franco è la
storia stessa dei chiostri insulari fondati ivi, a Lu-
xeuil, Corbie, Péronne, St-Riquier (Centula). Nella
Scozia la più importante raccolta libraria fu istituita
nel chiostro di Jona, nel Northumberland a Lindis-
farne, nelle regioni anglosassoni a Canterbury, Wear-
mouth, Jarrow. Fra i centri insulari che si trasferirono
nel territorio germanico ricorderemo Magonza, Fulda,
Echternach, S. Gallo.

Verso la metà del sec. VIII a Roma papa Zaccaria
(751-752), l'ultimo greco assunto al pontificato, appar-
tiene a quei dotti bilingui che elaboravano testi negli
scritti della città. Egli stesso aveva tradotto opere
dal greco in latino e viceversa. Fino a quel tempo
rimangono oscure le vicende delle raccolte biblio-
grafiche. Si deve al suo mecenatismo la sistema-
zione dello scrutinium al Laterano, nel quale pare che
distinguesse la sezione contenente i libri da quella
dei documenti. Dette un nuovo assetto all'edificio,
facendo costruire innanzi ad esso un portico, alla ma-
niera ellenistica, una torre e un triclinio. Solo più
tardi però (781) si trova per la prima volta ricordato
un bibliothecarus, a nome Teofilatto. Anche la b. di
S. Pietro ebbe un lento ma incessante sviluppo. Con-
tinuava nella città la produzione di libri destinata
all'esportazione fino ai paesi più lontani. Numerose
b., alcuna delle quali insigne per numero e per im-
portanza di codici, sorgono o fioriscono nelle catte-
drali di Verona, Milano, Vercelli, Pavia, Modena,
Lucca, Arezzo, nei monasteri di Nonantola, della No-
valesa e specialmente di Montecassino che ebbe un
periodo di grande splendore per opera di Paolo dia-
cono e della sua scuola.

Un nuovo indirizzo impresse agli studi la rina-
scenza carolingia, che esercitò la sua influenza anche
sulle b., la maggiore delle quali sorse accanto alla
famosa scuola palatina su di un nucleo primitivo costi-
tuito quasi esclusivamente dai codici giunti da Roma
a Pipino. Essa ebbe carattere di magnificenza impe-
riale in quanto rispecchiava la multiformità delle cor-
renti culturali che confluivano alla corte imperiale. Il

Le riforme cluniacense e cistercense, mentre orientarono la cultura più decisamente verso le discipline sacre, resistendo alle influenze classiche e paganeggianti, richiamarono scuole e scrittori alla rigorosa osservanza delle primitive regole monastiche. La Chiesa attraversava in quel periodo una delle più difficili crisi dovuta ad avversità che, se non valsero a indebolire la sua autorità, esercitarono una sensibile influenza sulla cultura degli ecclesiastici. Uomini di profonda dottrina reagirono al dilagare di correnti eretici, attingendo alle pure fonti scritturali e patristiche e alla tradizione. Le b. monastiche ed ecclesiasthiche andarono accentuando il loro carattere sacro in antitesi con quello delle scuole laiche. Montecassino riprese il suo antico splendore, dacché l'abate Teobaldo (1023-35) ricostituì la b.; e raggiunse il suo apogeo sotto il governo dell'abate Desiderio (1056-1086), divenuto poi papa col nome di Vittore III (1086-87). Attivissimo fu lo scrittore e assai celebrata la scuola nella quale esercitarono il loro magistero i più grandi dotti del tempo, Amato, Alfano, Alberico, Costantino Africano, Leone Ostiense.

Abbastanza intenso, anche se meno vivo, fu il contributo dato agli studi dalle b. degli altri monasteri, Farfa, Nonantola, Pomposa, Fonteavellana, e soprattutto da quelle delle cattedrali di Vercelli, di Novara, Ivrea, Verona.

I nuovi Ordini mendicanti alimentarono del loro spirito e delle loro aspirazioni le raccolte. Si formarono così quelle di Francescani ad Assisi, Siena, Padova (Antoniana), Firenze (S. Croce), Todi, dei Predicatori a Bologna, Pisa, Firenze (S. Marco e S. Maria Novella), Venezia (SS. Giovanni e Paolo), Torino e Napoli.

Il sorgere delle università ed il fiorire degli studi giuridici, specialmente a Bologna, Padova e Napoli, coincidevano con le nuove fortune del volgare italiano e con l'indirizzo laicizzante e ghibellino delle corti. Un profondo mutamento si ebbe nella concezione stessa del libro, eseguito non più per dovere di disciplina interiore, ma per spirito di guadagno (scriptores qui pro pretio scribunt), e in quella di b. intesa come mezzo di informazione e di studi laici, talvolta addirittura avversi alla tradizione sacra medievale. La tendenza nettamente ostile delle scuole create da Federico II e da Manfredi, si attenuò in seguito, tempestandosi nella più larga e serena opera degli Angioini. Le collezioni di testi formatesi a Napoli, sotto Carlo I d'Angiò e soprattutto sotto Roberto suo nipote, rispecchiavano la posizione spirituale dei principi e della cultura del loro tempo, nonché i rapporti ideali che legano Napoli con Perugia, con Firenze e con Avignone.

Fra le più gloriose b. raccolte dai primi umanisti si ricorderanno qui quelle di Francesco Petrarca (1034-1374), di Giovanni Boccaccio (1313-75), Coluccio Salutati (1331-1406) e Poggio Bracciolini (1380-1459). Numerose furono quelle fondate da principi mecenati, alcune delle quali insigni per entità e per importanza di testi. Vanno ricordate le pregevoli collezioni dei principi di Acaia, la Sforzesca di Pavia, la Malatestiana di Cesena, l'Estense di Ferrara, la Urbinate di Federico di Montefeltro, la Gonzaghesca di Mantova. A Firenze i primi nuclei messi insieme da Cosimo e da Piero de' Medici furono accresciuti e completati da Lorenzo il Magnifico con numerosi codici acquistati da privati e con altri trascritti da amanuensi da lui stipendiati e inviati anche in paesi lontani. Egli è considerato perciò il fondatore della Medicea Lauren-

Article illustration
Iftol. lilddarchio d. G. Nationalbibliothek)
Biblioyecs - Interno della B. dell'abbasia austriaca di Göttweig, di J. L. V. Hildebrand, stucchi di F. Amon (1778).

ziarna che fu arricchita anche dal figlio, Piero, e dai tardi eredi della sua casa. Pregelovissima anche la b. Aragonese di Napoli, fondata da Alfonso I e accresciuta da Ferdinando I e da Alfonso II. Fu saccheggiata dal re di Francia Carlo VIII che ne trasportò la parte più notevole a Parigi, ove tuttora si conservano alcuni manoscritti. Sorse in quel periodo anche la b. Marciana intorno al primitivo cospicuo nucleo terracchioso e, ai codici lasciati alla repubblica dal card. Bressarione.

Sopravvivevano ancora le antiche formazioni monastiche, le quali continuavano una vetusta tradizione, conservando nel loro indirizzo e nelle loro entità i miti modesti, mentre le nuove raccolte principesche rispecchiavano i nuovi orientamenti degli studi e avevano assunto sviluppati in cinesi. La b. VATICANO (v.) rappresenta il più nobile e significativo collegamento fra le antiche e le nuove istituzioni, fra il medioevo e l'età moderna, fra l'erudizione ecclesiastica e l'umanesimo.

III. Età Moderna

L'invenzione della stampa accelerò il mutamento d'indirizzo degli studi, agevolando la diffusione del libro ed intensificando il ritmo di accrescimento delle b. Infuli quindi anche sulle loro strutture e sugli ordinamenti catalografici.

Si molti

Article illustration
(da M. Burton, l'amore Libretes of the world, Londra 1827)
Biblioteca - Sala di lettura della b. dell'Università di Cambridge.

plicarono dovunque collezioni librarie che, se anche non ebbero più l'importanza ed il pregio di quelle del periodo anteriore, contribuirono all'elevazione spirituale di un sempre maggior numero di persone. L'indirizzo umanistico degli studi accentuò il carattere erudito di esse, specialmente durante la Controriforma e il sorgere delle Congregazioni religiose che ad essa si ricollegano. Fra le più tipiche si potrà indicare la Vallicelliana di Roma, fondata nel 1581 dall'umanista portoghese Stazio Lusitano (Aquiles Estaco), che si arricchì poco dopo delle librerie di s. Filippo Neri e del Baronio. Dovunque sorse case dei Girolamini si trovano b. che rispecchiano anche nelle architetture un grande fasto ornamentale. Un esempio si troverà in quella di Napoli che rimonta al 1586. Non meno importanti sono le b. gesuitiche formatesi nella seconda metà del sec. XVI e nella prima del XVII. Dopo il Concilio di Trento numerosi seminari e molti più sodalizi crearono nuclei bibliografici considerevoli, con indirizzo sacro ed erudito, ma essi ebbero solo più tardi una vera e propria fioritura.

Nel 1609 il card. Federico Borromeo aprì al pubblico la b. AMBROSIA (v.) da lui fondata, insigne istituzione nella quale si perpetuo una nobile tradizione di studi. Dopo la Vaticana è la più ricca raccolta di manoscritti, pregevoli per antichità, per provenienza e per contenuto. Dopo di allora molte altre b. sorsero dovunque in Italia. A Roma, l'Angelica, formatasi intorno al nucleo primitivo dell'agostiniano Angelo Rocca, fu aperta al pubblico nel 1614, e si arricchì più tardi dei libri del card. Passionei, dell'Oltreno e del card. Noris. L'Alessandrina, istituita nel 1666 dal papa Alessandro VII Chigi, aprì le sue porte ai lettori nel 1670. Negli ultimi anni del secolo, e precisamente nel 1698, il card. Girolamo Casanate lasciò per testamento un fondo di 160 mila scudi per la creazione di una pubblica b. nel convento della Minerva. Costruita in breve tempo la sede (1700), vi furono collocati i primi 20 mila volumi già raccolti dal munifico cardinale e poi le successive esecuzioni.

Non meno viva fu l'opera svolta per l'accrescimento del patrimonio librario delle università e dei comuni a Bologna (1605), Perugia (1623), Padova (1629), Fermo (1688).

Il Settecento si considera il secolo particolarmente propizio alla fortuna degli studi eruditi e alla formazione di b. di tipo moderno. Ampie e luminose sale, sontuose scaffalature barocche, arredamento fastoso, dovizia di libri ben rilegati, un più vivo ed intenso movimento di lettori, una più grandiosa visione delle ricerche erudite. A

Firenze Antonio Magliabechi, morendo nel 1714, lasciò i suoi 30 mila volumi ai poveri, ma con l'intesa che dovessero essere messi a disposizione di tutti i cittadini. Nacque così la Magliabechiana che crebbe rapidamente per la munificenza di principi e di privati e che costituisce il fondo primitivo della b. Nazionale Centrale. Fra le accezioni più notevoli meritorio di essere segnalate quella della libreria Marini (1736), della Gaddi (1755), della Biscioni (1756), della Mediceo-palatina e della Lotaringia (1771), della Lami (1775), della Stroziana (1786), della Palatina (1861), e di molte altre. Nella Lombardia notevole impulso dette agli studi Maria Teresa, fondando numerose b., alcune delle quali di notevole importanza. Ne ideò una per l'Archiginnasio di Pavia, quando provvede alla riforma di esso, nel 1757. Ma l'inizio vero e proprio rimonta a pochi anni dopo (1763) ed all'opera di Gregorio Fontana che raccolse il primo nucleo di atti accademici. A Milano la libreria Pertusati acquistata dalla Con gregazione di Stato e donata all'arciduca Ferdinando conteneva 24 mila volumi. Con rescritto di Maria Teresa del 1770 fu subito aperta al pubblico, e di lì a poco, in seguito alla soppressione della Compagnia di Gesù, sistemata nel palazzo di Brera e arricchita di numerosi fondi di varia provenienza.

Fra le altre assunsero sviluppi considerevoli le b. delle Università di Pisa, Genova, Torino, Cagliari,

la Corsiniana di Roma, la Classense di Ravenna, la Federiciana di Fano, quelle di Bergamo, Brescia, Lucca, Mantova, Palermo.

La storia delle b. nell'Ottocento si può dividere in due periodi, il primo anteriore all'unificazione, il secondo posteriore. Nei maggiori centri di studi esse risentirono gli influssi dell'enciclopedismo e della reazione erudita. A Parma i libri raccolti e ordinati da Filippo di Borbone fin dal 1769, passarono allo Stato durante la Restaurazione (1818) e furono sistemati nell'edificio della Pilotta. La duchessa Maria Luigia mostrò la più grande munificenza verso la nuova istituzione arricchendola, fra l'altro, di preziosi manoscritti orientali. La Borbonica di Napoli, che si era già costituita ai tempi di Carlo III, fu solamente nel 1804 collocata nel palazzo di Capodimonte ed aperta al pubblico. Facevano già parte di essa l'insigne libreria di S. Giovanni a Carbonara e le raccolte dei Gesuiti, della Farnesiana, nonché l'Officina dei papiri ercolanesi.

La soppressione delle Congregazioni religiose durante il periodo della dominazione francese paralizzò la vita degli studi in molti centri monastici e portò all'incameramento di cospicue raccolte librarie che o andarono disperse e smembrate o ingombrarono b. pubbliche di materiale che scarsa o nessuna utilità arrecarono loro. Questi inconvenienti si ripeterono e si aggravarono dopo l'unicificazione nazionale.

Legg

Article illustration
(da M. Guérf, La Bibliothèque Nationale Suisse, Berra 1827)

ie, quando le leggi eversive addossarono ai Comuni ed allo Stato l'obbligo di conservare ingenti quantità di opere che per il loro contenuto e per la loro monotona uniformità non potevano giovare alle pubbliche letture. Ciascuna b. ereditò
i, quando le leggi eversive addossarono ai Comuni ed allo Stato l'obbligo di conservare ingenti quantità di opere che per il loro contenuto e per la loro monotona uniformità non potevano giovare alle pubbliche letture. Ciascuna b. ereditò molteplici esemplari di patristica, ascetica, teologia che rappresentavano un peso morto e che tuttavia avevano privato comunità e scuole dei mezzi necessari al loro lavoro.

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IV. Stato delle b. in Italia. - Sotto l'aspetto della loro organizzazione e del loro fine le b. italiane possono oggi dividersi in statali, provinciali e comunali, di istituti ecclesiastiche, popolari e private.

1. B. statali. - Le b. statali si distinguono a loro volta in: nazionali centrali, nazionali, universitarie e governative senza altra determinazione.

a) Le nazionali centrali sono due: quella di Firenze, sviluppata intorno al nucleo del lascito di Antonio Malgibechi (v. SORA), conta oggi 22.000 manoscritti, 400.000 autografi, 2 milioni di stampati, e diverse collezioni pregevoli. Quella di Roma risulta dalla fusione di ca. 60 b. monastiche incorporate dallo Stato in seguito alla soppressione degli Ordini e delle Congregazioni religiose (1873), tra cui particolarmente ricche quelle dei Gesuiti dell'Università Gregoriana e del Gesù. Possiede ca. 5670 manoscritti (notevole soprattutto il fondo sesoriano, già nella b. Sessoria di S. Croce in Gerusalemme a Roma), 704.000 volumi e 660.000 opuscoli, una ricca collezione di riviste e raccolte speciali. Da essa dipende il «Centro nazionale di informazioni bibliografiche». Entrambe queste b. godono del cosiddetto «diritto di stampa» o «deposito d'obbligo» totale, per cui ogni pubblicazione italiana deve essere avviata gratuitamente.

b) Le b. nazionali invece frusciano dello stesso diritto solo per le opere stampate nell'ambito della provincia ed hanno speciale importanza per il materiale bibliografico della regione. Sono in numero di cinque, ed hanno sede nelle antiche capitali dei maggiori Stati italiani prima dell'unificazione: b. di Brera a Milano, Marciana a Venezia, e b. di Torino, Napoli e Palermo. La Braidense o di Brera

(v. SORA) trae la sua origine dalla b. privata del conte Carlo Pertusati, acquistata dallo Stato lombardo nel 1763 e donata all'arciduca Ferdinando, figlio di Maria Teresa d'Ausburgo, in occasione delle sue nozze con Maria Beatrice d'Este. L'imperatrice nel 1770 ne dispose l'apertura al pubblico. Conta ca. 570.000 volumi e preziose raccolte fra cui quella di autografi manzoniani e di edizioni musicali della casa Ricordi. La Marciana deriva dal lascito di quo manoscritti (fra cui ben 432 greci) fatto dal card. Besarione (1468) alla Repubblica di Venezia (quello precedente del Petrarca rimase senza seguito), materiale che nel 1559 fu ospitato nella «Libreria» appositamente costruita dal Sansovino; arricchitasi successivamente con i donativi delle più famose famiglie veneziane, occupa oggi il palazzo della Zecca (la «Libreria»), congiunta alla Zecca, ospita i cimeli più insigni come mostra permanente e possiede ca. 13.000 manoscritti (di cui molti finemente miniati), e ca. 520.000 stampati. La Nazionale di Torino è la continuazione di quella universitaria e conta oggi 249 manoscritti, 1600 incunaboli e ca. 350.000 volumi; perdite insanabili ha subito con l'incendio del 1904, durante il quale andarono bruciati 27.000 volumi e alcuni codici antichissimi, e con il bombardamento della notte tra l'8 e il 9 dic. 1942, in cui furono distrutti ca. 150.000 volumi, soprattutto della sezione storica. La Nazionale di Napoli ebbe origine dalla raccolta Farnese trasportata nella città partenopea da Carlo di Borbone nel 1734 e aperta al pubblico nel 1806; si arricchì successivamente con molte raccolte private e soprattutto con l'incorporamento (1925) delle b. di S. Giacomo, Brancacciona, Provinciale, di Maria Carolina d'Austria; la sua suppellettile, che non ha

subito perdite nonostante il crollo dell'edificio durante la seconda guerra mondiale, è di ca. 4600 manoscritti e 1 milione e 100.000 volumi. La Nazionale di Palermo è la continuazione della b. gesuitica del collegio Massimo, sequestra e aperta al pubblico da Ferdinando I nel 1778; dopo le perdite causate dalla seconda guerra mondiale conta ca. 360.000 volumi e pregevoli raccolte di autografi.

c) Le b. governative universitarie godono anch'esse del deposito d'obbligo provinciale. Sorte per gli studi universitari, si sono sviluppate quasi tutte in senso umanistico e, se si eccettua quella di Pavia, difettano di pubblicazioni scientifiche. Sono in numero di 12: Pavia (fondata dall'imperatrice Maria Teresa nel 1757, con un fondo distaccato dalla b. del collegio Ghislieri; conta 350.000 volumi); Padova (fondata dal governo veneziano nel 1621; conta 330.000 volumi); Genova (fondata con la supplente di della b. dei Gesuiti, nel 1773; ha varie collezioni pregevoli); Bologna (sorà nel 1742 dalla fusione delle raccolte di Ulisse Aldrovandi e L. Ferdinando Marsili; conta ca. 480.000 volumi); Modena (fondata nel 1772, e annessa alla b. Estense; possiede 62.000 volumi); Pisa (costituita con i lasciti di due professori dell'Ateneo nel 1742; ha ca. 240.000 volumi); Roma (della Alessandrina [V. sopra], già al palazzo della Sapienza; possiede oggi ca. 320.000 volumi e 258.000 opuscoli); Napoli (sorà dal nucleo della b. Gioacchina, fondata da G. Murat, e aperta al pubblico nel 1827; conta 630.000 volumi); Messina (derivata dalla soppressa b. dei Gesuiti, divenuta comunale nel 1778 e passata poi universitaria nel 1838; possiede ca. 100.000 volumi); Catania (costituita nel 1755 con il nucleo della raccolta privata venduta dallo storico G. Caruso; unità amministrativamente alla b. Ventimilliana, derivata nel 1873 dalla collezione del vescovo S. Ventimiglia; insieme contano 150.000 volumi); Cagliari (derivata dal nucleo originario donato da Carlo Emanuele III nel 1792; crollata nel corso della seconda guerra mondiale, possiede ancora 225.000 volumi); Sassari (iniziati forse già alla fine del sec. XVI; conta oggi 90.000 volumi).

d) Le altre b. governative sono in numero di 15: Roma, 3 a Firenze, una rispettivamente a Parma, Modena, Cremona, Gorizia e Lucca. Tra le romane meritano speciale menzione: la Casanatense (v. SORA) ricca di preziare raccolte di diari ed editti romani e di stampe, con una supplente libraria di ca. 230.000 volumi; l'Angelica (v. SORA), notevole per la sua raccolta di filologia romanza, con 130.000 volumi; la Vallicelliana (v. SORA), conta oggi ca. 40.000 volumi e ha in deposito una delle più ricche collezioni di riviste storiche, di proprietà della Deputazione di storia patria. Le altre sono la b. dell'Istituto di Archeologia e Storia dell'arte, la Medica, la b. di Storia moderna e contemporanea, e Musicale di S. Cecilia. Tra le fiorentine meritamente famosa è la Mediceo-Laurenziana, iniziata come raccolta privata da Cosimo il Vecchio dei Medici (1389-1464) e continuata dai suoi successori fino al card. Giulio (papa Clemente VII), che la volle collocata in un edificio fastoso allestito da Michelangelo, nel chiostro di S. Lorenzo: la nuova sede fu aperta al pubblico nel 1571: a carattere filologico-classico, possiede più di 10.000 manoscritti, alcuni dei quali preziosissimi (basti ricordare il Virgilio mediceo del sec. V e l'Orazio che fu del Petrarca), e ca. 34.000 volumi. Anche a Firenze sono le b. Marucelliana (ca. 270.000 volumi) e Riccardiana (40.000). Le altre cinque sono la Palatina di Parma (fondata nel 1769 dal duca Filippo di Borbone; distrutta durante il secondo conflitto mondiale, conta ca. 410.000 volumi), l'Estense di Modena (derivata dalla raccolta privata della famiglia d'Este, possiede ca. 235.000 volumi) e molti manoscritti miniati di grande valore), quelle di Cremona (fondata dall'imperatrice Maria Teresa d'Asburgo nel 1774, conta ca. 200.000 volumi), di Gorizia (sorà nel 1919 dalla fusione della «Studien Bibliothek» con le b. comunale e provinciale; ha ca. 110.000 volumi), e di Lucca (aperta al pubblico nel 1794 con il nucleo della b. dei Canonici lateranensi di S. Frediano; oggi possiede ca. 330.000 volumi).

Di proprietà dello Stato sono oggi anche le b. dell'ex casa regnante, fra cui meritano particolare menzione le due di Torino, del re (150.000 volumi e 4.000 mano-

maggior, con 20 incunaboli e ca. 80.000 volumi), Pisa (detta «Cateriniana», fu fondata nel 1452; annovera ca. 200 manoscritti, greci e latini, del massimo interesse, molti incunaboli e più di 30.000 volumi), Torino (creata nel 1752; possiede 70 manoscritti, 35 incunaboli e 60.000 volumi), Treviso (intitolata a papa Pio X; benché risalga soltanto al sec. XIX con la già 60.000 volumi), Venegono (è la b. del seminario di Milano, cui è stata unita quella di Monza; oltre ad alcuni manoscritti ha ca. 40.000 volumi), Vicenza (fondata intorno al 1740; conta 150 manoscritti, 37 incunaboli, 30.000 volumi), ecc.

c) Le b. arcivescovielli e vescovili non rivestono in genere grande importanza, anche perché le più cospicue sono andate ad arricchire i fondi di altre b., soprattutto quelle dei seminari. Si citano come esempio quelle di Benevento (ca. 15.000 volumi), di Bologna (124 manoscritti, 13.000 volumi), di Brindisi (83 manoscritti, 132 incunaboli, ca. 10.000 volumi); è famosa per la sua raccolta di atlanti geografici, di Taranto (2 incunaboli, ca. 12.000 volumi), di Trento (2 manoscritti, 19.000 volumi); è di origine antichissima, di Udine (628 manoscritti, 139 incunaboli, 22.000 volumi), ecc.

d) Ugualmente limitato è il valore delle b. parrocchiali e delle Congregazioni moderne religiose: tuttavia sono a volte notevoli per qualche prezioso cimelio, e, in quanto costituite quasi tutte ex novo, abbondano di pubblicazioni recenti. Una categoria a parte è rappresentata da quelle b. che, pur essendo state assorbite dallo Stato all'atto della soppressione degli Ordini monastici, e non potendo quindi dirsi propriamente b. ecclesiastiche, sono tuttavia affidate alle varie Congregazioni religiose per la gestione e la custodia del materiale librario. Tali le b. delle grandi abbazie, oggi erette a monumento nazionale (si rimanda per queste alle singole voci o a quelle delle diocesi rispettive).

e) Di grande importanza, sia come numero di volumi sia come scelta del materiale, sono le b. delle università o degli istituti di cultura religiosi. Se ne citano, qui, per brevità, alcune soltanto: la b. dell'Università Gregoriana, ricostituita ex novo dopo l'incameramento dell'antica da parte dello Stato, la quale dal 1928 si è già arricchita di 200.000 volumi; la b. dell'Università cattolica del S. Cuore di Milano, appartene alle l'istituto di Studi superiori «G. Toniolo» e in deposito presso l'Università: fondata nel 1921, conta 460.484 volumi e 1785 periodici; la b. del Pontificio istituto biblico, iniziata nel 1909, ricca di 100.000 volumi che riguardano gli studi orientali in genere e di S. Scrittura in particolare; le b. dell'Istituto Pontificio per gli Studi orientali (60.000 volumi), del Pontificio Ateneo Lateranense (60.000 volumi), oltremano scritti e incunaboli), del Pontificio Ateneo «Angelicum», dell'Ordine dei Predicatori (oltre 60.000 volumi), del Pontificio Ateneo «Antonianum» dei frati Minori (ca. 30.000 volumi), dell'Istituto di Archeologia cristiana (15.000 volumi), della Congregazione e dell'Ateneo «De propaganda fide», divisa in due sezioni, una dogmatico-storica, con sede al Gianicolo (25.000 volumi), e una missionologia, presso la S. Congregazione (15.000 volumi), della «Civiltà Cattolica» (oltre 200.000 volumi, 45.000 opuscoli e più di 100.000 periodici), ecc.

5. B. popolari e private. - Le b. popolari hanno carattere di larga divulgazione e sono in continuo aumento; quelle private, invece, assurgono talvolta a grande importanza per la prezioso.

Si è da dei cimeli in esse racchiusi: si pensi, ad es., alle collezioni della b. privata dei marchesi Malvezzi de' Medici di Bologna; ai codici miniati e ai 30.000 volumi di pregio della b. Olschki di Firenze; ai 230 incunaboli, alle edizioni rare, ai 30.000 volumi della b. Melzi, oggi dei marchesi Meli Lupi di Soragna, a Milano; ai 25.000 volumi e agli inestimabili cimeli della b. dei conti Leopardi a Recanati, ecc.

BIBL.: Ministero dell'agricoltura industriale e commerciale, Statistica delle b., 3 voll., Roma 1893-96; Consiglio nazionale delle ricerche, Enti culturali italiani, 2 voll., Bologna 1929; G. Furagalli, Annuario delle b. italiane, 1933-34, Firenze 1933; E. Apolloni-G. Arca, Rome, L. d'Italia fuori di Roma, I, 1-111 (Italia settentrionale), Roma 1934-38; E. Apolloni, Guida alle b. italiane, Milano 1939; Ministero dell'educazione nazionale, L. d'Italia dal 1932 al 1940, Roma 1942. - La pubblicazione più aggiornata sull'argomento è costituita da un corso di dispense universitarie per l'anno accademico 1947-48: O. Pinto, Corso di bibliografia e di biblioteconomia, Roma s. a., da cui sono state desunte molte delle cifre riguardanti il patrimonio attuale delle singole b. - Per i manoscritti delle b. italiane, cfr. Ministero della pubblica istruzione, Inventari dei manoscritti delle b. d'Italia (Indici e cataloghi, V), opera in corso di pubblicazione, di cui i primi 13 voll. furono curati da G. Mazzatini (Forlì 1891-1906), gli altri, in continuazione, da A. Sorbelli (Firenze 1910 sgg.); per gli incunaboli, cfr. Ministero della pubblica istruzione, Indice generale degli incunaboli delle b. d'Italia, compilato da V. Guarnaschelli e E. Valenziani (Indici e cataloghi, nuova serie, I), di cui sono usciti finora 2 voll. (I: A-B, Roma 1943; II: C-F, ivi 1948).

V. BALLERINI, PAOLO. STRANIERE. - Per le b. fuori del territorio nazionale italiano non si può offrire un quadro sistematico, in quanto l'organizzazione varia di paese in paese, e l'importanza delle grandi raccolte, strettamente legata alla storia culturale dei popoli, non è la stessa in ogni regione. Tuttavia quasi tutti gli Stati vantano oggi una propria b. nazionale, non soltanto nel continente europeo, ma anche in quello americano ed asiatico. Esse rappresentano le raccolte più importanti di materiale bibliografico relativo alla storia, geografia, economia dei singoli paesi. Le principali sono:

La bibliothèque Nationale di Parigi, la più antica che abbia avuto in Europa un tale carattere. Essa si ricollega alle b. private dei re carolingi, ma non presenta un carattere di continuità fino al sec. XIV, allorché Giovanni il Buono lasciò la sua raccolta a Carlo V (1364), da cui fu collocata al Louvre. Importanti accessioni ebbe con Luigi IX, Carlo VIII, Luigi XII (sotto il cui regno entrarono nella b. alcuni preziosi cimeli della libreria del Petrarca), Francesco I (che chiamò a dirigere la b. l'umanista G. Budé il quale ebbe ad unirla alla nuova raccolta di Fontainebleau, dove la b. ebbe sede fino alla seconda metà del sec. XVII, quando fu trasportata a Parigi), Luigi XIV. Nel 1736 Luigi XV l'aprì al pubblico, nel 1763 vi affluirono i preziosi fondi delle soppresse b. dei Gesuiti, nel 1789, per effetto della Rivoluzione Francese, acquistò il carattere di «b. nazionale»; nel 1810 Napoleone I, che vi aveva portato moltissimi cimeli depredando le principali b. europee (gran parte del bottino fu però ridotto alla Francia dopo Waterloo), ne consolidò il patrimonio con opportune disposizioni legislative; nel 1930 vi fu annessa la b. Mazzarino (fondata dal card. Mazzarino nel 1643, contava all'atto dell'incameramento 250.000 volumi, 1900 incunaboli, 5800 manoscritti). Il suo patrimonio, prima dell'ultima guerra mondiale, era costituito da 125.000 ma-

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BIBLIOTECA

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noscritti, oltre 4 milioni di stampati, 500.000 volumi di periodici. Importantissimo è il catalogo a stampa, che costituisce una delle più preziose opere di consultazione per qualsiasi campo di studi.

La British Museum Library, di Londra, il cui nucleo è costituito dalla ricchissima raccolta privata di sir Hans Sloane (3516 manoscritti, 500.000 volumi), acquistata dalla Corona nel 1753. In questa occasione, che costituisce l'atto di nascita del British Museum, furono unite alla raccolta le collezioni di Robert Cotton e di Robert ed Edward Harley, già di proprietà dello Stato fin dal 1700. Accresciuta con successiva accessioni, la b. ricevette grandissime impulsi per opera di un bibliotecario di origine italiana, Antonio Panizzi (1797-1879), che vi dedicò le sue cure dal 1856 al 1866, gettando le basi per la classificazione scientifica del materiale. Nonostante i danni subiti nella seconda guerra mondiale (sono andati incendiata ca. 250.000 volumi), la b. del British Museum conta oltre 4 milioni di stampati (la scaffalatura ha uno sviluppo di 118 km.), ca. 10.000 incunaboli, oltre 54.000 manoscritti, 2400 papiri. Importantissima è la collezione orientale, ricca di 16.000 manoscritti e di oltre 120.000 stampati. Famoso in tutto il mondo l'Index degli incunaboli che R. Proctor ha pubblicato a Londra, in 4 volumi, fra il 1898 e il 1899.

La Gondartstvemaja publiknaja biblioteka (b. pubblica di Stato), di Leningrado, già b. imperiale di St. Peterburg, iniziata da Caterina la Grande con l'acquisto della collezione dei conti Zaluski e del ministro Dubrovskij. Dal 1918, anno della Rivoluzione Russa, il suo patrimonio si è pressoché raddoppiato, e contava, prima dell'ultima guerra mondiale, ca. 5 milioni di volumi e 331.100 manoscritti.

La Preussische Staatsbibliothek, già Kaiserlichkönigliche Bibliothek, di Berlino. Ebbe origine dalla raccolta privata dell'elettore Federico Guglielmo, che l'aprì al pubblico nel 1661. Nel 1782 fu trasferita in nuova sede, appositamente eretta da Federico il Grande; arricchitasi con successiva accessioni, nel 1914, sotto la direzione del grande storico Adolfo von Harnack, fu trasportata nel grandioso edificio che l'alcoolse fino all'inizio dell'ultima guerra mondiale. A tale data contava ca. 3 milioni di volumi e quasi 63.000 manoscritti.

La Nationalbibliothek di Vienna (già Kaiserlichkönigliche Hofbibliothek), fondata da Massimiliano I nel 1493. Nel sec. XVIII incorporò le b. religiose, oltre le antiche b. universitarie e civica di Vienna, arricchendosi inoltre lungo il corso dei secoli con varie collezioni private degli Asburgo. Nel 1919, passata sotto il controllo del Ministero della pubblica istruzione, perdette il titolo di b. reale e assume quello di nazionale. Il suo patrimonio ammontava nel 1940 a ca. 1.500.000 volumi, 9000 incunaboli, oltre 30.000 manoscritti e ca. 60.000 autografi.

La Vefejnd a universitni Knihovna (b. pubblica e universitaria) di Praga, la cui fondazione si connette con quella dell'Università, avvenuta nel 1348. Prima della seconda guerra mondiale contava ca. 900.000 volumi.

La Bibliotèque nationale suisse (Schweizerische Landesbibliothek), di Berna, aperta nel 1895; possiede ca. 700.000 volumi e 1200 periodici.

La Biblioteca nacional, di Madrid, aperta da Filippo V nel 1712 con il titolo di «b. reale», che conservò fino al 1836. Arricchitasi con diverse accessioni, soprattutto in seguito alla soppressione dei monasteri, contava prima della guerra civile 30.172 manoscritti, 101.200 stampati, 4212 incunaboli, 1.400.000 volumi e 30.000 periodici.

La Bibliothèque royale de Belgique, di Bruxelles, costituita con regio decreto del 19 giugno 1837 e sorta con la riunione di tre cospicue raccolte: la collezione di Charles van Hulthem di Gand, la b. cosiddetta di Borgogna (1843), dove già erano affluiti i famosi manoscritti della b. del Bollandist, e la b. civica di Bruxelles. Il suo patrimonio nel 1940 si aggirava sugli 850.000 volumi, ca. 500.000 periodici, 31.421 manoscritti.

La Koninklijke bibliotheek (b. reale), dell'Aja, fondata nel 1798. Prima della seconda guerra mondiale il suo patrimonio era di ca. 1 milione di volumi, fra manoscritti e stampati.

La Kongelige bibliotek (b. reale), di Copenaghen, fondata da Federico III di Danimarca e arricchitasi con successive accessioni, soprattutto nel sec. XVIII, sotto il regno di Cristiano VII. Contava nel 1940 ca. 900.000 volumi, 4000 incunaboli, 30.000 manoscritti.

La Kungliga biblioteket (b. reale), di Stoccolma, il cui nucleo originario risale a re Gustavo Vasa (1523-60). Vanta diversi preziosi cimeli manoscritti (un Evangelario argenteo che riporta una versione latina pregerominiana, una traduzione in francese del Milione di Marco Polo, una collezione di manoscritti cinesi, ecc.) e stampati (la collezione quasi completa delle edizioni elzevriane). Prima della seconda guerra mondiale possedeva 12.000 manoscritti e oltre 600.000 volumi.

La Kongelige Universitetsbiblioteket (regia b. universitaria), di Oslo, fondata contemporaneamente all'Università nel 1811 da Federico VI di Norvegia e Danimarca. Possedeva prima del secondo conflitto mondiale oltre 5000 manoscritti, 271 incunaboli, ca. 600.000 volumi.

La b. dell'Università di Helsinki, fondata nel 1640. Contava nel 1940 oltre 600.000 volumi e collezioni di manoscritti, carte geografiche, opere musicali.

Fuori d'Europa, la b. più importante è senza dubbio la Library of Congress di Washington, fondata nel 1880 come b. delle due Camere degli Stati Uniti. Nel 1897, trasferitasi dal Campidoglio nella sede attuale, iniziò la sistemazione e la pubblicazione del grandioso catalogo, che costituisce una delle più alte conquiste della scienza bibliografica (v. CLASSIFICAZIONE, sistemi di). Il suo patrimonio si aggira sui 5 milioni di volumi.

Degne di memoria anche la Biblioteca nacional de México (ca. 300.000 volumi e alcuni preziosi manoscritti), la Biblioteca nacional di Buenos Aires (ca. 90.000 manoscritti e 200.000 volumi), la Biblioteca nacional do Rio de Janeiro (120.000 manoscritti e ca. 500.000 volumi), e, in Asia, le b. nazionali di Pechino (8000 rotoli di manoscritti, 30.000 incunaboli cinesi, 85.000 volumi in lingue europee e 500.000 in cinese) e di Tokio (ca. 700.000 volumi in cinese e giapponese, 130.000 in lingue europee e diversi manoscritti, prima della seconda guerra mondiale).

Oltre queste, che hanno il carattere di b. nazionali, meritano particolare menzione per la vastità dei loro fondi o per la tradizione a cui si ricollegano altre b., quali in Inghilterra le b. dell'Università di Oxford (Bodleian Library, creata nel 1410 con il fondo della raccolta di Thomas de Cobham, vescovo di Worcester, m. nel 1327; pressoché scomparsa nel 1550, fu ricostituita da Thomas Bodley nel 1602. Prima dell'ultimo conflitto contava ca. 40.000 manoscritti e 1.500.000 volumi), dell'Università di Cambridge (fondata nel 1424; le sue cospicue raccolte vantanocli e degli Atti, un manoscritto dell'Historia ecclesiastica di Beda, della prima metà del sec. VIII, ecc.); in Irlanda la b. del Trinity College (fondata dalla regina Elisabetta nel 1591; conta ca. 500.000 volumi, 548 incunaboli, 2190 manoscritti); in Francia la b. dell'Arsenale a Parigi (già b. privata di A.R. de Voyer d'Argenson, marchese di Paulmy; contava nel 1934, 840.000 volumi, 280 incunaboli, 11.639 manoscritti, 6745 periodici) e la b. universitaria di Strasburgo (fondata nel 1531, completamente distrutta nella notte del 24 ag. 1870 da un incendio e quindi ricostituita ex novo, possedeva, prima della guerra 1939-45, 4759 manoscritti, 5000 fra papiri e ostraka, 1900 incunaboli, oltre 1.700.000 volumi); in Germania la Bayerische Staatsbibliothek di Monaco (fondata da Alberto V di Baviera nella seconda metà del sec. XVI; possedeva nel 1939 un patrimonio di ca. 50.000 manoscritti e oltre 1.800.000 volumi), la b. dell'Università di Gottinga (aperta nel 1737; il suo patrimonio ammontava, prima della seconda guerra mondiale, a ca. 900.000 manoscritti, 5000 incunaboli, 900.000 volumi), quella dell'Università di Lipsia (fondata nel 1543 col fondo confiscato alla b. domenicana di Pauliner Kloster; contava nel 1939 ca. 950.000 volumi, 3000 incunaboli, 6000 manoscritti); in Grecia la b. detta del Gennadion (dal fondatore Giovanni Gennadius), in Atene (aperta al pubblico nel 1926, aveva, prima dell'ultimo conflitto, un patrimonio di 200 manoscritti e ca. 30.000 volumi); in Polonia, la b. Jagellonica a Cracovia (fondata nel 1400; gli ultimi