CATALOGO. - La parola (dal greco καταλόγω), indica propriamente l'esposizione ordinata di una categoria di oggetti; applicato alla bibliologia essa denota pertanto l'«elenco ordinato delle opere d'una raccolta pubblica o privata», da servire come strumento alla ricerca dei libri.
In quanto tale il c. differisce dall'inventario, ch'è una semplice lista di accessione per fini amministrativi, e dalla bibliografia, che è la descrizione sistematica di una determinata categoria di opere, senza riscontro ad alcuna raccolta reale.
I. CENNI STORICI
L'esigenza di una lista ordinata delle opere contenute in una biblioteca sorge con il formarsi delle biblioteche stesse, per cui i c. sono antichi quanto le raccolte di libri. Per l'«tà premedievale non si hanno però dati sufficienti a distinguere le caratteristiche: i frammenti su tavoletta d'argilla del c. della biblioteca di Ninive (VII sec. a. C.), oggi al British Museum, quello papaccio della biblioteca di Menfi (III sec. a. C.), quello epigrafico di Rodi (II sec. a. C.), non bastano ad illuminare in questo senso. Qualche riferimento a testi letterari (cf. i Ilvaxzç di Callimaco), può far arguire che già gli antichi avessero in uso la disposizione alfabetica, che si incontra invece raramente nei c. medievali, in cui la distribuzione è fatta quasi sempre per materia ed ha, più che altro, carattere di inventario. Il materiale è per il medioevo molto più copioso, soprattutto per le biblioteche monastiche (Fulda, secc. IX e XII; Bobbio, secc. IX-XI; Frisinga, secc. IX; Passavia, 923; Lorsch, secc. X; Ratisbona, 975-1000; Pomposa, 1093; Hirschau, 1165; Nonantola, 1166; Montecassino, secc. XI e XII, ecc.) è costituisce un documento di prim'ordine per la storia della cultura. Con l'Umanesimo ed il conseguente dilatarsi delle esigenze della cultura, i c. acquistano maggiore sistematicità (celebre quello della Vaticana compilato dal Platina, con la collaborazione di Demetrio Lucense, nel 1481, corredato da un indice alfabetico degli autori), che si va via per perfezionando con il sorgere e l'affermarsi della stampa, quando cominciano anche i c. dei librai a scopo commerciale (il primo è una lista di Libri graeci impressi, pubblicato da Aldo Manuzio nel 1498). Nel sec. XVII si hanno i primi c. a soggetto, quale l'Index universalis del Giustiniani (Roma 1612), senza però che ad essi presiedano norme ben disciplinate; è soltanto con il sec. XIX che ha inizio una vera dottrina della catalogazione, che conduce alle famose 91 regole dell'italiano Antonio Panizzi: esule a Londra, egli formulò quelle norme che, approvate il 13 luglio 1839 dai sovrintendenti al British Museum e pubblicate in testa al vol. I del Catalogue of printed books of the British Museum Library (Londra 1841), costituirono la base per tutte le successive legislazioni sui c. delle biblioteche. In Italia, nel 1885, il Ministero dell'istruzione bandì un concorso per uno scritto «che dettasse le norme più razionali e più pratiche per la formazione dei c.», concorso vinto da G. Fumagalli col suo scritto C. di biblioteche e indici biblio-grafici (Firenze 1887); ma soltanto 26 anni più tardi si ebbe la formulazione di un codice unico di norme per la compilazione dei c. nelle biblioteche governative (decreto 11 giugno 1921), basato sulla fondamentale pubblicazione dell'American Library Association, Cataloguing rules: author and title entries (Londra-Chicago 1908). Nel 1930 anche la biblioteca Apostolica Vaticana pubblicava le sue norme per il c. degli stampati, che rimangono un modello del genere.II. VARIE SPECIE DI C
A seconda degli speciali criteri di disposizione e dei fini che si propongono, si hanno vari tipi di c.:1) il c. d'accessione, o registro d'entrata, in cui l'indicazione bibliografica è fatta per lo più in modo sommario e secondo l'ordine cronologico di ingresso nella biblioteca. Se risponde a fini puramente amministrativi esso costituisce quello che si chiama «registro di inventario»;
2) il c. topografico, in cui i libri sono elencati secondo la loro disposizione negli scaffali. Rispecchia da vicino i vecchi c. medievali, ed è particolarmente utile per la revisione del materiale;
3) il c. sistematico, o per materia, in cui l'elenco si basa sulle relazioni scientifiche e logiche che legano un'opera all'altra. La distribuzione è fatta secondo determinate regole bibliografiche classificazione (v.).
4) il c. per soggetto, in cui la disposizione bibliografica è fatta secondo l'ordine alfabetico della parola che esprime l'argomento (o «soggetto») di un'opera determinata. Differisce dal precedente perché riunisce insieme soltanto le opere che trattino di un argomento specifico, escludendo quello di soggetto affine, e serve pertanto ad una ricerca più ristretta e meno completa.
5) il c. alfabetico per autori, in cui le opere sono elencate secondo la successione alfabetica dei cognomi, o degli pseudonimi, o dei nomi degli autori. È di uso più generale e serve alla ricerca di opere di cui si posseggono già le indicazioni.
6) il c. dizionario, in cui sono fusi insieme il c. alfabetico per autori e quello per soggetto. Risponde praticamente a tutte le esigenze del ricercatore, se anche non può soddisfare un'indagine in senso lato come il c. sistematico, ed è in uso presso la biblioteca Apostolica Vaticana.
III. SCHEDATURA
Al vecchio sistema dei grossi registri ingombranti e di difficile consultazione, oltre che poco pratici per l'aggiornamento, si è sostituito oggi il sistema delle schede, sia per i c. «a libretto», in cui le schede vengono riunite in un certo numero dentro una copertina cartonata e fermata con due bulloni a vite, sia per quelli «a cassetto», in cui le schede (di un formato che si va ora generalizzando nel tipo cosiddetto internazionale, di mm. 125 X 75) sono fermate alla base mediante un'asta metallica che attraversa il foro praticato alla base di ciascuna di esse.Le schede, compilate con i dati forniti dal frontespizio dell'opera da catalogare, si dividono in principali, secondarie e ausiliarie.
La scheda principale contiene la descrizione esatta e completa dell'opera, e si compone di 6 elementi: a) la parola di ordine, cioè quella che determina l'ordine alfabetico nel c., ed è costituita dal cognome e nome dell'autore, o dalla prima parola del titolo o dal titolo modificato, o da altra indicazione convenzionale, a seconda del tipo di c. a cui serve la scheda; b) il «frontespizio» dell'opera trascritto ad litteram, fatta eccezione per i motti, del dediche ecc.; c) le «note bibliografiche» (numero dei volumi, formato, numero delle pagine, tavole, illustrazioni ecc.); d) le «note tipografiche» (luogo di edizione, nome dell'editore, luogo di stampa, nome del tipografo, data di stampa); e) il «contenuto», ossia, quando speciali esigenze lo richiedano, la partizione dell'opera (ad es., per una miscellanea); f) la «segnatura», cioè le lettere, le cifre e le parole convenzionali che rinviano alla collocazione dell'opera nella biblioteca. La scheda principale si dice finita, o chiusa quando l'opera che viene catalogata è completa; si dice
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in corso, o aperta quando all'atto dell'iscrizione l'opera non è terminata.
Le schede secondarie sono quelle che si compilano, con le stesse modalità della principale, quando si ritenga opportuno di catalogare un'opera con parole di ordine diverse (ad es., per l'edizione critica di un classico si farà una scheda principale sotto il nome dell'autore, una seconda scheda quella dell'editore). Un tipo particolare di scheda secondaria è quella cosiddetta «di spoglio», che si adopera per catalogare i singoli scritti di uno stesso volume miscellaneo. In questo caso la scheda contiene, dopo il nome dell'autore e il titolo dello studio, l'indirizzo «sta in...» seguita dalla parola di ordine e dal titolo della scheda principale.
Le schede ausiliarie sono di tre tipi: di rinvio, di richiamo e di identità. Le prime servono a rimandare da una parola d'ordine ad un'altra, e contengono questi due soli elementi (ad es.: Alighieri, Dante - V. Dante). Quello di richiamo servono a collegare titoli od autori secondari con l'autore e il titolo della scheda principale: dopo la parola di ordine recano l'indicazione «vedi pure...», seguite dalla parola di ordine e dal titolo della scheda principale. Quello di identità servono per il rimando da una forma grafica ad un'altra della stessa parola di ordine, generalmente dalla forma «vulgata» a quella scientifica (ad es.: Omero, V. Homerus).
Speciali norme, che si cerca di rendere sempre più generali e a carattere universale, regolano la determinazione della parola di ordine, soprattutto difficile per le opere collettive, per quelle anonime, per quelle pseudonime, come pure per i periodici, i grandi repertori, le enciclopedie. Altre regole riguardano i termini tecnici per le indicazioni bibliografiche e tipografiche, l'uso delle maiuscole, la grafia dei nomi stranieri ecc.
Nelle biblioteche più ricche si è soliti inoltre fare c. particolari per i periodici, per gli stampati di determinati fondi, per le opere di consultazione, e soprattutto per gli incunaboli, sia perché hanno caratteristiche diverse da quelle del libro moderno (segnature, colophon, privilegio di stampa ecc...), sia perché il loro interesse anche puramente editoriale, richiede una schedatura che tenga conto, come parola di ordine, del nome del tipografo.
Sempre separato è il c. dei manoscritti, la cui compilazione esige norme speciali e una sicura competenza da parte dello schedatore. In questo c. gli elementi essenziali della scheda sono tre: l'intestazione, e cioè l'autore, quando sia noto, oppure l'«incipit» del manoscritto o il titolo, o anche soltanto il soggetto quando non si possano ricavare dati più precisi; il corpo, ossia tutte le indicazioni relative al contenuto dell'opera; le note del codice, vale a dire la segnatura, la data, la materia scrittoria, il formato ecc.
Per i c. negli archivi, V. ARCHIVIO.
Per i c. odierni: American Library Association, List of subject headings for use in dictionary catal., 3a ed., Chicago 1911; I. D. Brown, Library classification and cataloguing, London 1912; J. H. Quinn, Library cataloguing, 1913; W. W. Bishop, Practical handbook of modern library cataloguing, Baltimore 1914; Ch. A. Cutter, Rules for a dictionary catalogue, Washington 1914.
Per l'Italia: G. Fumagalli, C. di biblioteche e indici bibliografici, Firenze 1887; G. Ottino-G. Fumagalli, Bibliotheca bibliographica italiana, 2 vol. e 4 suppl., Roma 1889-1902; Società bibliografica italiana, Progetto di norme uniche per la compilazione di c. alfabetici, Pavia 1901; Ministero dell'educazione nazionale, Regole per la compilazione del c. alfabetico, Roma 1922 (ristampato nel 1932); id., Regole per la descrizione dei manoscritti e per la compilazione dell'indice generale degli incunaboli, 1914.
Per la biblioteca Vaticana: Biblioteca Apostolica Vaticana, Norme per l'indice alfabetico dei manoscritti, Città del Vaticano 1938; id., Norme per il catalogo degli stampati, 2a ed. (riveduta e aumentata rispetto alla prima del 1931), 1939 (l'opera è stata tradotta in spagnolo e in inglese; sono in preparazione le versioni francese e portoghese, e sta per essere data alle stampe la 3a ed. italiana). Alessandro Pratesi