BIBLIOTECONOMIA

BIBLIOTECONOMIA. - La b. (o, come si disse pure con un vocabolare che non ebbe fortuna, bibliotecologia) è la scienza (altri dicono: l'arte o il servizio) delle biblioteche, di cui studia tutte le operazioni, dalla costruzione all'amministrazione. Più brevemente la b. insegna a impiantare e a far funzionare biblioteche.

Una organizzazione di biblioteche, più o meno scientifica o rudimentale, c'è sempre stata da quando esistono raccolte di libri: ché raccolte di libri non organizzate, alla rinfusa, senza cataloghi, si chiamano magazzini, ripostigli, non biblioteche. Il concetto di biblioteca trae con sé quello di ordinamento e di servizio.

Per altro, in antico si procedette piuttosto empiricamente, nel senso che a tenere in ordine una biblioteca si ricerò di solito una persona dotta, amica dei libri, provvista di doti di ordine e precisione, ma non professionalmente formata: donde varietà di criteri di organizzazione. Nei tempi moderni quella del bibliotecario è divenuta una professione a sé, che richiede una formazione teorico-pratica impartita in scuole speciali. Queste scuole, le quali si dicono o scuole per bibliotecari o scuole di b., impartiscono l'istruzione di tutti i servizi di biblioteca: costruzione e scelta dei locali, disposizione della suppellettile, ricerca e ordinazione dei libri, accessione, registrazione, classificazione, catalogazione, distribuzione al pubblico, consultazione, lettura, prestito, verifica, ecc. Inoltre impartiscono le discipline integrative per dotare i bibliotecari della cultura sufficiente alle loro mansioni: storia del libro, bibliografia e bibliotecnia, conoscenza di libri e cultura ad hoc (in una biblioteca musicale, si richiederà dal bibliotecario conoscenza della musica).

La professione di bibliotecario è così divenuta autonoma anche rispetto a quella dell'archivista paleografo, con cui in un recente passato era fusa. Uno attende ai libri stampati, l'altro ai documenti manoscritti.

Nei singoli chiostri e presso le scuole episcopali o capitolari i libri manoscritti erano catalogati e venivano dati in lettura con regole e precauzioni, specie contro i lettori dalle mani rapacei o sporche. Bibliofilo e bibliotecario, che ha parlato con amore dei libri (philobiblion), verso la metà del sec. XIV, è il vescovo inglese Richard de Bury (n. presso Bury nel 1287, nel 1345), amico d'un altro grande bibliofilo, Francesco Petrarca, conosciuto ad Avignone; mentre Pedro de Luna, antipapa col nome di Benedetto XII (m. 1424), riorganizzò la biblioteca papale di Avignone, dando regole per la collocazione e la classificazione dei manoscritti.

Queste biblioteche monastiche sono le biblioteche pubbliche del medioevo. In un Sinodo tenuto a Parigi nel 1212 fu fatto divieto ad ogni Ordine religioso e di formular voti contro il prestito dei propri libri a chi ne avesse avuto bisogno; giacché il prestito è noverato fra le principali opere di misericordia, e si dichiarano nulli gli «anatèmi» vincolanti i manoscritti.

La cura dei libri divenne passione dell'Umanesimo, quando Niccolò V costituì o ricostituì la biblioteca Vaticana «pro comuni doctorum virorum commodo».

Per impedire furti dei manoscritti, li, come altrove, i volumi vennero «incatenati» al banco.

Nel fervore bibliofilo non poche norme furono dettate per la retta tenuta dei libri. Il duca di Urbino ne redasse per la sua collezione famosa, e in ogni cospicua biblioteca qualche regola fu fissata a fatta osservare. Si stamparono le norme redatte dal bene-dettino Floriano Trefler (1483-1565), dai gesuiti Fran-cesco Sacchini (1570-1625) e Giovanni Garnier (1628-1681), dall'arcivescovo mons. Giusto Fontanini (1666-1736) dal teatino Paolo M. Paciaudi (1710-1755), di cui, ancora nel 1863, si ristampava a Roma la 4a edizione dell'opera: Il bibliotecario diretto nel formare, classare e continuare una pubblica biblioteca.

Nel sec. XIX prevalse nel campo delle biblioteche la preoccupazione di redigere norme fisse e uniformi per la catalogazione. Dalla più razionale catalogazione trasse impulso la costituzione di scuole per formare catalogatori e, in genere, bibliotecari atti a tutti i servizi: e tale costituzione contrassegnata questa prima metà del sec. XX.

Di scuole ne esistevano anche prima: basti ricor-dare la famosa Ecole des Chartes, fondata nel 1821, a Parigi, e la Library School, aperta nel Columbia College (ora Università) di Nuova York, da Melville Dewey nel 1887. In Italia dal 1880 visse a Firenze una scuola di Archivistica e paleografia. Nel 1923 furono, dal ministero dell'Istruzione, aperte varie scuole per bibliotecari presso università.

Sotto Pio XI è sorta, in Vaticano, una scuola di B., per integrare la vasta opera di rimodernamento tecnico della Biblioteca papale da quel Pontefice in-trapresa. La Scuola ha inteso mettere la esperienza professionale e tecnica della biblioteca Vaticana a disposizione innanzitutto del clero e delle comunità religiosi, per la formazione dei bibliotecari dei seminari, scuole e case religiose, e quindi a disposizione di tutti. Essa è venuta ad integrare l'insegnamento della scuola di Paleografia e diplomatica, esistente da mezzo secolo presso l'Archivio Segreto Vaticano, e a dare una facile realizzazione e grande sviluppo alle istruzioni già emanate, nel 1902, 1907 e 1923, dalla Segreteria di Stato ai vescovi italiani per l'ordinata tenuta degli archivi e delle biblioteche: istruzioni redatte, con la nota competenza, da p. Francesco Ehrle, allora pre-fetto della Vaticana.

I corsi della nuova Scuola, iniziati nel 1934, sono stati frequentati da studenti ecclesiastici e laici d'ogni nazione. Le materie d'insegnamento sono state così fissate: bibliografia, catalogatura e classificazione, ordinamento generale e servizi di biblioteca, con le-zioni aggiunte sulla storia del libro, l'uso della foto-grafia, la preservazione e il restauro degli stampati, ecc.

Lo scopo che questa riorganizzazione si propone è di rendere utili il più possibile, libri, periodici, stampe, fotografie, ecc. di una raccolta, a un fine di utilità sociale, in servizio più pronto e più vasto degli studiosi, intendendosi la biblioteca come fatta non solo per raccogliere libri, ma anche per servire lettori. Questo scopo dà la nuova fisionomia al bibliotecario, non più inteso solo come guardiano di tesori, ma anche come ospite di tesaurizzatori. La lettura informata, for-ma e ricrea; e il bibliotecario collabora con il lettore nella cerimonia del libro adatto e collabora con le scuole nell'istruzione degli scolari.

Alunni della Scuola vaticana di B. hanno già rior-ganizzato e diretto biblioteche ecclesiastiche in pa-recchi Stati; e le Norme per la catalogazione degli stampati, redatte dalla biblioteca Vaticana, con dive-nute libro di testo principale della Scuola, e sono state tradotte in spagnolo, inglese e francese, e appli-cate anche in biblioteche non ecclesiastiche di qua e di là dell'Oceano (v. CATALOGO; CLASSIFICAZIONE BIBLIOGRAFICA, SI-STEMI DI).

BIBL.: Segreteria di Stato, Lettera circolare... per la conserva-zione, custodia ed uso degli archivi e delle biblioteche ecclesiastiche, Roma 1923; M. Chaumonot, Comment organiser une biblio-theque paroissiale, 2a ed., Parigi 1933; W. T. O' Rourke, Library handbook for Catholic students, Milwaukee [1935]; J. M. Lynn, An alternative classification for Catholic books, 1937; Bibl. apost. Vat., Norme per il catalogo degli stampati, Città del Vati-cano 1939; id., Brevi norme per l'ordinamento e la catalogazione di biblioteche ecclesiastiche, 1939.