BITINIA. - Regione occidentale dell'Anatolia settentrionale confinante a nord col Mar Nero, a est con la Paflagonia, a ovest con la Propontide (Mar di Marmara) e il Bosforo, a sud con la Galazia e la provincia dell'Asia. I suoi più importanti centri furono Calcedonia sul Bosforo, a sud di essa Nicomedia (oggi Ismid), ancora più a sud Nicea e Prusa (oggi Brussa), antica residenza dei re bitini. Occupata dai Romani nel 74 a. C. dopo la morte dell'ultimo re Nicomede III, che la cedette per testamento, divenne una delle sei province romane dell'Anatolia, dapprima amministrata dal senato, più tardi dall'imperatore. Nel 65 o 64 a. C., sconfitto Mitridate, le fu annessa la parte occidentale del Regno Pontico col litorale della Paflagonia, e la provincia si denominò Bithynia et Pontus. Ma le differenze etnico-religiose delle due regioni B. e Ponto rimasero: così troviamo i gran sacerdoti e presidenti del popolo distinti, ossia il bitinarca ed il pontarca. La B. è una delle regioni dell'Asia Minore in cui il cristianesimo fece più rapidi progressi. È menzionata in I Pt. I, I, tra i destinatari dell'epistola: ciò che fa supporre che sia stata evangelizzata dallo stesso apostolo Pietro. Si vuole che il primo vescovo sia stato Procoro, uno dei sette primi diaconi. Nella famosa lettera di Plinio il Giovane a Traiano (Ep. 10 ad Trai.) leggiamo che la religione cristiana era largamente diffusa non solo nei grandi centri ma anche nei villaggi e nelle campagne, e che le leggi persecutorie contro i cristiani esponevano alla morte una grande moltitudine di gente d'ogni età e condizione («multi omnis aetatis, omnis conditionis»). In quel'occasione molti versarono il sangue per la causa della fede. Altri martiri vi furono nella persecuzione di Decio, tra i quali Trifone, a cui fu dedicato un titolo in Roma. Ma il più grande numero di martiri si ebbe sotto Diocleziano (v.), che nel 285 aveva fissata la sua residenza a Nicomedia, e divenne per istigazione del genero Galerio, il più fiero persecutore dei cristiani, con l'editto del 303. La grande chiesa di Nicomedia e gli altri edifici sacri vennero distrutti; molti furono i martiri. Il retore Lattanzio (v.), che da Diocleziano era stato chiamato a Nicomedia e tenere la cattedra di eloquenza, fu tratto alla religione cristiana dall'esempio di questi martiri. La persecuzione continuò ancora sotto Galerio e Massimino Daia, finché l'editto di Milano (313) restituì la pace alla Chiesa di B. Poco dopo si accesero le controversie ariane, e la B. vi fu coinvolta, massime per l'influsso di Eusebio vescovo di Nicomedia. Il P. Conc. Nicea (v.) di B. (325), per reprimere l'eresia ariana. Altri due concili ecumenici si tennero in B.: il IV° Calcedonia (v.) contro il monofisismo (451), e il VII° ecumenico, a Nicea (787). Anche la vita monastica fiorì largamente nella B. e molti monasteri erano disseminati per tutta la regione, particolarmente nell'Olimpo bitinico. L'invasione persiana e la conquista turca cancellarono quasi del tutto le tracce d'un passato così glorioso.
BITINIA
BIBL.: G. Felten, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, trad. II. IV, Torino 1914, pp. 172-175; R. Janin, Bithynie, in DHG, IX, coll. 20-28; U. Holzmeister, Comment. in I Ep. s. Petri (Curs. Script. Sacrae, 3° serie, XIII, I), Parigi 1937, pp. 187-90. Gaetano Stano