BOANERGES (Βοκνηργές). - Soprannome dato da Gesù ai due apostoli figli di Zebedeo: Giacomo e Giovanni, secondo Mc. 3, 17, ove è spiegato « figli del tuono » (ὁ ἄστιν υἱοὶ βροντῆς).
B. è l'ebraico bēnē rēgēs; la radice rgs (come rgs) significa « tumultuare » (Ps. 2, 1), ed è usuale in aramaico (Dan. 6, 7.12.16); al tempo di Gesù doveva avere anche il senso di « tuonare », come l'arabo raǵasa e raǵaza. E. Kautzsch intende « figli d'ira » cioè « iracondi » (l'ebraico-aramaico rgs significa « ira »: Is. 23, 11; 32, 11;
37, 28 sg.; Dan. 3, 13; ecc.). L'o di B. è « inspiegabile » (Lagrange); la Pēšīṭā lo tralascia (bēnē rēgēs), e qualche codice minuscolo (604) ha Βανηρῆγες. S. Girolamo (in Dan. 1, 7: PL 25, 497): « non ist plerique putant boanerges, sed emendatius legitur benereem (var. benereem) », perché in ebraico « tuono » si dice rā'am (da rā'am « tumultuare »). D. Voelter intende a torto « figli dell'Orsa ».
« Figli del tuono » cioè « tuonanti » (« tuonare » è detto di Dio: I Sam. 2, 10) potrebbe intendersi della fervida eloquenza (Origene, M. Chladen, F. Zorell è incerto); si suol vedervi un'allusione al carattere impetuoso dei due fratelli, che (come Elia: II Reg. 1, 10-14) volevano far cadere « il fuoco del cielo » sugli inospitali Samaritani (Lc. 9, 54; cf. 9, 49 e Mc. 9, 38). I Padri vi vedono un'allusione alla predicazione giovannea, da Origene chiamata « tuono intellettuale » (νοητὴ βροντὴ: Philoc. 15, 18: PG 14, 1313; cf. C. Cels. VI, 77: PG 11, 1416).
Il cod. di Freer (W) con vari della Vetus latina (ec, 8q) applica il soprannome B. a tutti gli apostoli: Κοινῶς δὲ αὐτοὺς ἐκλέεσεν Βοκνηργέ; lat.: communiter autem vocavit eos B. In origine communiter doveva intendersi solo di Giacomo e Giovanni; poi i nomi di questi furono spostati e il soprannome B. sembrò applicarsi ai 12. In un sermone del sec. IV attribuito a s. Basilio si dice di tutti gli Apostoli υἱοὶ βροντῆς ὀνομασθέντες (PG 30, 813); e così lo Ps.-Atanasio (PG 28, 1248). E. Preuschen, M. Fischer, in parte G. Bardy, sostengono questa tradizione isolata, che F. Zorell ritiene non improbabile.