PELLEGRINAGGIO. - Dal lat. peregrinatio « viaggio in terra straniera », è una pratica devozionale che consiste nel recarsi collettivamente o individualmente a un santuario o a un luogo comunque sacro e quivi compiere speciali atti di religione, sia a scopo di pietà sia a scopo votivo o penitenziale. La pratica del p., sotto entrambe le forme, si trova in tutte le religioni perché è naturale che l’uomo visiti i luoghi santificati dalla presenza della divinità o delle religiose di un defunto insigne, eroe o santo, irradiando da essi più immediata e più efficace la virtù divina.
I. NELLE RELIGIONI NON CRISTIANE
Il p. è una delle pratiche più care ai gruppi umani: 1) perché mette in gioco tutte le facoltà dell’individuo visive, uditive, motorie, emozionali, intensificandole in virtù dell’associazione; 2) perché esalta il vincolo collettivo, che dell’emozione religiosa è fattore potentissimo; 3) perché aumenta il valore e prolunga il ricordo della sacra meta e delle memorie religiose che vi sono connesse; 4) perché, facendo sentire e quasi misurare il sacrificio, ne fa prevedere e calcolare più sicuramente gli effetti. Se poi si tratta di una religione universale, l’incontrarsi di genti diverse nel medesimo centro religioso giova oltremodo ad imporre il senso della unità sociale di quella data religione, al disopra delle barriere di razza e di nazione.
Pelagio it, papa. - Il Papa, presentato da s. Lorenzo, offre al Cristo il modello della Basilica. Particolare del musaico dell'area trianfale della basilica di S. Lorenzo fucri le mura (ca. 380) - Roma.
Il p., specialmente se a santuari di lungo percorso, offre la possibilità di costituire ai luoghi di tappa fere per piccoli o grandi scambi commerciali, dove poeti e cantori danno prova del loro genio, dove i custodi di santuari minori disposti lungo la via esaltano l'eroe o il santo che hanno in custodia.
Questo traffico materiale e spirituale, che riveste carattere di periodicità, oltreché aumentare le conoscenze geografiche ed etniche, serve anche a dar risalto alla città metà del p. e a quelle scaglionate lungo la strada; le quali, infatti, spesso finiscono per oscurarsi e anche per tramontare del tutto non appena cessi l'attrazione che la prima esercitava. Tutte le religioni conoscono la pratica del p.
Giappone. — Il p. principale è quello che si fa al tempio di Isè dedicato ad Amaterasu, la dea solare. Tra i più popolari è quello ai 33 santuari di Kwanmon, dea benevola per le miserie umane. Celebre pure è il p. al Fusi-jama, la più alta montagna vulcanica del Giappone: e quelle al monte Kimpu-sen in Yamato e Ontake nello Shinano.
India. — L'India è per eccellenza la terra dei p. specialmente nella regione del Himalaya e del Kashmir. Oltre 60 sono i luoghi di p. Siva e la divinità più frequentemente visitata: seguono Kali, Vishnu, Kṛṣṇa. Frequentati sono anche i p. ai fiumi sacri: il Gange, il Jumna, il Narbada (o Godavari) specialmente ai punti di confluenza: il bagno in questi fiumi cancella le impurità del corpo e dell'anima; bagno il cui tempo viene fissato dai sacerdoti in coincidenza con fenomeni astronomici. Un tatuaggio sul corpo è segno di p. compiuto.
Egitto. — Per l'Egitto Erodoto ricorda il p. compiuto in barca sul Nilo per recarsi a Bubasti al santuario della dea Seket, con danze e insulti rituali e grandiosa luminaria: celebre era pure quello al santuario di Ammone.
Babilonia. — In Babilonia, dove cultualmente è in grande onore la processione, il p. è molto meno documentato. Ma è noto quello che Salmanassar II compie nell'851 a Babilonia e a Borsippa per procacciarsi la benevolenza degli dèi.
Israele. — Va ricordato soprattutto il grande p. che, massime dopo l'esilio, raccoglieva tutti gli Israeliti al tempio di Gerusalemme per la Pasqua. I pellegrini procedevano a gruppi, cantando lungo la via i salmi «della salita» (graduali), facevano al 15 nisàn la cena rituale e visitavano il tempio. Altre due feste che richiamavano gli Israeliti a Gerusalemme erano quella di Pentecoste, 50 giorni dopo la Pasqua, e quella dei Tabernacoli, a sett., quando erano terminate mietitura e vendemmia.
Grecia. — Ai santuari di Asclepio a Cos e a Epidauro si diressero sempre devoti in cerca di sanità. Ma anche le grandi adunanze religioso-nazionali di Olimpia, di Delfi, di Eleusi si devono considerare come p. perché di questi hanno tutti gli elementi essenziali: il raduno periodico, le

Pella - Pianta degli scavi eseguiti a Hirbet el-Fahil, l'antica P.
gare e i giuochi, il sacrifizio religioso al nume patrono del santuario. Nella pianura di Olimpia, p. es., dominata dal bosco sacro (altis) e dal tempio di Zeus, erano scaglionati lungo la via sacra numerosi santuari a cui da tutta la Grecia accorrevano i devoti, ogni 4 anni (olimpiadi), al cader dell'estate, sia per sacrificare agli dèi e agli eroi, sia per partecipare o come attori o come spettatori alle gare e ai giuochi.
Roma. — I santuari di Giove Laziale, di Diana Nemorene e di Giunone Lanuvina erano mèta di p. non soltanto ufficiali per le città che erano rappresentate alle feste o per magistrati che vi dovevano intervenire, ma anche per la frequenza di popolo devoto insieme e festante.
Buddhismo. — Quell'inclinazione al p. così radicata nell'India industriosa si riscontra anche nel buddhismo. È vero che nel buddhismo più antico (hinayanico o del «piccolo veicolo») il p. non è espressamente consigliato, ma esso era in certo modo implicito nell'obbligo della vita itinerante imposta ai monaci dalla regola (esclusa la stagione delle piogge) e veniva spronato dal desiderio di venerare i luoghi santificati dalla vita e dalla morte del Buddha e dalla presenza delle sue preziose religie, distribuite in otto parti alle genti accorse ai suoi funerali ed onorate dal re Asoka con la costruzione di sontuosi stupa. I principali tra questi luoghi di p. sono: Kapilavastu dove il Buddha nacque, Budh Gaya dove ricevette l'illuminazione, Benares dove tenne la prima predica sulle quattro sante verità, Kusinagara dove morì.
Fuori dell'India altri luoghi famosi di p. sono: nell'isola di Ceylon, il tempio del dente di Buddha e il Picco di Adamo, dove si ammirano le impronte dei suoi piedi, venerate anche da maomettani, indù e giàna; a Rangoon, in Birmania, la pagoda di Shwe Dagon, con le sue cento immagini del Buddha e la reliquia di otto suoi capelli, verso la quale convengono pellegrini non solo dalla Cina e dal Siam, ma anche dal Giappone e dalla Corea. In Cina i luoghi buddhistici di p. si sono sovrapposti a vecchi santuari taoisti situati sulle montagne e sono principalmente quattro: Omishan (prov. Szechwan), Pictoshan (arcipelago Chusan), Wutarshan (prov. Shensi) e Chinhushan (Cina centrale, sullo Yangtze). Nel Tibet e in Mongolia le tre capitali laministiche: Lhasa, Tashilumpo e Urga sono visitate da monaci e da fedeli che venerano nei tre grandi lama l'incarnazione di altrettanti bodhisattva.
Islamismo. — Per i musulmani il p. è una delle cinque obbligazioni fondamentali. Esso deve farsi alla Mecca almeno una volta nella vita. Le pratiche rimontano all'epoca preislamica e si sono mantenute inalterate. Il pellegrino entrato nel sacro recinto fa sette volte il giro della kabah, bacia la pietra nera, beve l'acqua del pozzo Zamzam, sale sul Monte 'Arafat, scende poi nella Valle di Minà dove, come ai tempi dell'idolatria, ha luogo un grande sacrificio di animali. Il tutto si chiude con una seconda visita alla kabah, dopo la quale il pellegrino depone la veste speciale che ha indossato all'inizio e si fregia del titolo di pellegrino (al-hāzā). I musulmani sciiti, cui è interdetta l'entrata alla Mecca, compiono il p. alla tomba di 'Ali. Nicola Turchi
II. NEL CRISTIANESIMO
Nella storia del cristianesimo si possono distinguere due specie di p.: p. di devozione e p. di ordine giudiziario.1. P. di devozione. — La costruzione delle basiliche erette da Costantino sul S. Sepolcro e sul Calvario e dall'impraturi di Elena sul Monte degli Olivi e a Betlemme, come pure l'invenzione della S. Croce, invogliarono i cattolici a visitare e venerare i Luoghi Santi. Si costruirono pure ospizi per i pellegrini a Gerusalemme e anche in Egitto, perché molti bramavano conoscere il paese dove aveva dimorato qualche tempo la S. Fa-
miglia o s'interessavano delle tappe percorse dagli Israeliti nel deserto.
agli inquisitori i certificati redatti dall'autorità competente del luogo visitato, che attestavano il pieno adempimento delle penitenze inflitte (cf. Pagart d'Hermansart, Certificat d'accomplissement de pèlerinage pour homicide en 1333, in Bull. hist. et philolog. du Comité des Travaux scientifiques, 1892, pp. 372-73).
III. OPERE MODERNE DEI P
Mentre in antico il p. era preferibilmente individuale, affidandosi il pellegrino ai propri mezzi e alla carità dei fedeli, ai tempi presenti invece è invalso l'uso, imposto da nuove necessità e costumanze e dal crescer delle varie mete (Loreto, Lourdes, Pompei, Oropa, Fatima, ecc.), di affidarsi a comitati ed opere specializzate.1. Comitato pro Palestina e Lourdes
Si ricordano, in Italia, comitati costituiti per le feste del centenario di s. Pietro (1868) a Roma e specialmente in occasione del giubileo sacerdotale di papa Leone XIII; le iniziative per gli Anni Santi 1900, 1925, 1933 e specialmente 1950, che raggiunse cifre e dati non mai visti.Sul finire del secolo scorso sorse in Italia un comitato p. a Lourdes, costituito da mons. G. Radini Tedeschi, poi vescovo di Bergamo; ad esso si aggiunse più tardi quello pro Palestina (Comitato pro Palestina e Lourdes), con larga partecipazione di pellegrini d'ogni parte d'Italia.
2. U.N.I.T.A.L.S.I. - Durante il p. nazionale italiano a Lourdes del 1903 maturò l'idea dell'Unione nazionale italiana per il trasporto degli ammalati a Lourdes (U.N.I.T.A.L.), che poi divenne U.N.I.T.A.L. S.I., unendosi anche l'organizzazione per il trasporto degli ammalati stessi ai santuari italiani (S.I.). L'idea dell'organizzazione sorse nella mente del giovane romano G. B. Tommasi, che, andato a Lourdes col proposito di ottenere la guarigione o di suicidarsi, ne tornò col dono prezioso della fede. Questi, d'accordo con mons. Radini Tedeschi, e con la benedizione del b. Pio X, nel 1904, costituì a Roma l'U.N.I.T.A.L. e ne divenne primo direttore. Nel 1908 cominciarono a sorgere sezioni regionali: prima fra tutte la piemontese, cui fecero seguito la ligure, la veneta, l'emiliana, la lombarda, la siciliana, la napoletana, la toscana, la pugliese, la marchigiana, l'umbra, ecc. Nel 1905 vennero portati a Lourdes insieme con il Comitato nazionale pro Palestina e Lourdes i primi 10 malati, saliti nel 1929 (10 venticinquesimo) a ca. 2000. Nel 1908 si ebbe il primo treno bianco, assieme con il primo p. popolare.
3. Iniziative varie
Le nuove condizioni di vita e le più facili comunicazioni determinarono in seguito la nascita di nuovi comitati sia diocesani che nazionali, tutti guidati da prelati, vescovi e religiosi. Benemerita in queste iniziative fu l'Opera card. Ferrari, con la Compagnia S. Paolo (v. PIA SOCIETÀ SAN PAOLO) e la Pro Civitate christiana di Assisi. A Roma stessa, presso gli uffici del Vicariato sorse (2 dic. 1933) un Comitato romano p., a carattere nazionale, il quale conduce periodicamente gruppi di devoti ai principali santuari d'Italia ed esteri con i mezzi e le attrezzature più moderne.4. Peregrinatio ad Petri Sedem
Trae la sua origine dall'Anno Santo straordinario 1933 (centenario della Redenzione) mediante una lettera del cardinale segretario di
Stato Eugenio Pacelli al presidente del Comitato centrale, nella quale è lungeggiata «l'opportunità di trasformare l'organizzazione centrale in un ente permanente che abbia lo scopo precipuo di dirigere verso Roma e di assistere il movimento dei p.». Nel 1942, 27 genn., essa ebbe approvati i suoi Statuti e nell'apr. successivo anche il regolamento interno, con il compito: a) di coordinare ed assistere il movimento dei p. isolati o in gruppo, provenienti dalle diocesi dell'Italia e dall'estero, diretti alla visita della Sede Petri o di principali santuari d'Italia; b) di mettersi a disposizione degli Ordinari diocesani e dei comitati esteri che promuovono p. in Italia; c) di coordinare e di assistere i p. diretti anche ai santuari esteri, e così pure di prestare la propria ospitalità a manifestazioni religiose collettive, nazionali e internazional