PELLEGRINAGGIO

PELLEGRINAGGIO. - Dal lat. peregrinatio « viaggio in terra straniera », è una pratica devozionale che consiste nel recarsi collettivamente o individualmente a un santuario o a un luogo comunque sacro e quivi compiere speciali atti di religione, sia a scopo di pietà sia a scopo votivo o penitenziale. La pratica del p., sotto entrambe le forme, si trova in tutte le religioni perché è naturale che l'uomo visiti i luoghi santificati dalla presenza della divinità o delle reliquie di un defunto insigne, eroe o santo, irradiando da essi più immediata e più efficace la virtù divina.

I. NELLE RELIGIONI NON CRISTIANE

Il p. è una delle pratiche più care ai gruppi umani: 1) perché mette in giuoco tutte le facoltà dell'individuo visive, uditive, motorie, emozionali, intensificandole in virtù dell'associazione; 2) perché esalta il vincolo collettivo, che dell'emozione religiosa è fattore potentissimo; 3) perché aumenta il valore e prolunga il ricordo della sacra meta e delle memorie religiose che vi sono connesse; 4) perché, facendo sentire e quasi misurare il sacrificio, ne fa prevedere e calcolare più sicuramente gli effetti. Se poi si tratta di una religione universale, l'incontrarsi di genti diverse nel medesimo centro religioso giova oltremodo ad imporre il senso della unità sociale di quella data religione, al disopra delle barriere di razza e di nazione.

Il p., specialmente se a santuari di lungo percorso, offre la possibilità di costituire ai luoghi di tappa fiere per piccoli o grandi scambi commerciali, dove poeti e cantori danno prova del loro genio, dove i custodi di santuari minori disposti lungo la via esaltano l'eroe o il santo che hanno in custodia.

Questo traffico materiale e spirituale, che riveste carattere di periodicità, oltreché aumentare le conoscenze geografiche ed etniche, serve anche a dar risalto alla città meta del p. e a quelle scagionate lungo la strada; le quali, infatti, spesso finiscono per oscurarsi e anche per tramontare del tutto non appena cessi l'attrazione che la prima esercitava. Tutte le religioni conoscono la pratica del p.

Giappone. - Il p. principale è quello che si fa al tempio di Isè dedicato ad Amaterasu, la dea solare. Tra i più popolari è quello ai 33 santuari di Kwannon, dea benevola per le miserie umane. Celebre pure è il p. al Fusi-jama, la più alta montagna vulcanica del Giappone: e quelle al monte Kimpu-sen in Yamato e Ontake nello Shinano.

India. - L'India è per eccellenza la terra dei p. specialmente nella regione del Himalaya e del Kashmir. Oltre 60 sono i luoghi di p. Siva e la divinità più frequentemente visitata: seguono Kali, Vishnu, Kṛṣṇa. Frequentati sono anche i p. ai fiumi sacri: il Gange, il Jumna, il Narbada (o Godavari) specialmente ai punti di confluenza: il bagno in questi fiumi cancella le impurità del corpo e dell'anima; bagno il cui tempo viene fissato dai sacerdoti in coincidenza con fenomeni astronomici. Un tatuaggio sul corpo è segno di p. compiuto.

Egitto. - Per l'Egitto Erodoto ricorda il p. compiuto in barca sul Nilo per recarsi a Bubasti al santuario della dea Seket, con danze e insulti rituali e grandiosa luminaria: celebre era pure quello al santuario di Ammone.

Babilonia. - In Babilonia, dove cultualmente è in grande onore la processione, il p. è molto meno documentato. Ma è noto quello che Salmanassar II compie nell'851 a Babilonia e a Borsippa per procacciarsi la benevolenza degli dèi.

Israele. - Va ricordato soprattutto il grande p. che, massime dopo l'esilio, raccoglieva tutti gl'Israeliti al tempio di Gerusalemme per la Pasqua. I pellegrini procedevano a gruppi, cantando lungo la via i salmi della salita (graduali), facevano al 15 nīśān la cena rituale e visitavano il tempio. Altre due feste che richiamavano gl'Israeliti a Gerusalemme erano quella di Pentecoste, 50 giorni dopo la Pasqua, e quella dei Tabernacoli, a sett., quando erano terminate mietitura e vendemmia.

Grecia. - Ai santuari di Asclepio a Cos e a Epidauro si diressero sempre devoti in cerca di sanità. Ma anche le grandi adunate religioso-nazionali di Olimpia, di Delfi, di Eleusi si devono considerare come p. perché di questi hanno tutti gli elementi essenziali: il raduno periodico,

le gare e i giuochi, il sacrificio religioso al nume patrono del santuario. Nella pianura di Olimpia, p. es., dominata dal bosco sacro (altis) e dal tempio di Zeus, erano scaglionati lungo la via sacra numerosi santuari a cui da tutta la Grecia accorrevano i devoti, ogni 4 anni (olimpiadi), al cader dell'estate, sia per sacrificare agli dèi e agli eroi, sia per partecipare o come attori o come spettatori alle gare e ai giuochi.

Roma. - I santuari di Giove Laziale, di Diana Nemorense e di Giunone Lanuvina erano meta di p. non soltanto ufficiale per le città che erano rappresentate alle feste o per magistrati che vi dovevano intervenire, ma anche per la frequenza di popolo devoto insieme e festante.

Buddhismo. - Quell'inclinazione al p. così radicata nell'India induistica si riscontra anche nel buddhismo. È vero che nel buddhismo più antico (hinayanico o del piccolo veicolo) il p. non è espressamente consigliato, ma esso era in certo modo implicito nell'obbligo della vita itinerante imposta ai monaci dalla regola (esclusa la stagione delle piogge) e veniva spronato dal desiderio di venerare i luoghi santificati dalla vita e dalla morte del Buddha e dalla presenza delle sue preziose reliquie, distribuite in otto parti alle genti accorse ai suoi funerali ed onorate dal re Asoka con la costruzione di sontuosi stupa. I principali tra questi luoghi di p. sono: Kapilavastu dove il Buddha nacque, Budh Gayā dove ricevette l'illuminazione, Benares dove tenne la prima predica sulle quattro sante verità, Kusinagara dove morì.

Fuori dell'India altri luoghi famosi di p. sono: nell'isola di Ceylon, il tempio del dente di Buddha e il Picco di Adamo, dove si ammirano le impronte dei suoi piedi, venerate anche da maomettani, indu e giàina; a Rangoon, in Birmania, la pagoda di Shwe Dagon, con le sue cento immagini del Buddha e la reliquia di otto suoi capelli, verso la quale convengono pellegrini non solo dalla Cina e dal Siam, ma anche dal Giappone e dalla Corea. In Cina i luoghi buddhistici di p. si sono sovrapposti a vecchi santuari taoisti situati sulle montagne e sono principalmente quattro: Omishan (prov. Szechwan), Pictoshan (arcipelago Chusan), Wutarshan (prov. Shensi) e Chinhushan (Cina centrale, sullo Yangtze). Nel Tibet e in Mongolia le tre capitali lamaistiche: Lhasa, Tashlumpo e Urga sono visitate da monaci e da fedeli che venerano nei tre grandi lama l'incarnazione di altrettanti bodhisattva.

Islamismo. - Per i musulmani il p. è una delle cinque obbligazioni fondamentali. Esso deve farsi alla Mecca almeno una volta nella vita. Le pratiche rimontano all'epoca preislamica e si sono mantenute inalterate. Il pellegrino entrato nel sacro recinto fa sette volte il giro della ka'bah, bacia la pietra nera, beve l'acqua del pozzo Zamzam, sale sul Monte 'Arafat, scende poi nella Valle di Minā dove, come ai tempi dell'idolatria, ha luogo un grande sacrificio di animali. Il tutto si chiude con una

seconda visita alla ka'bah, dopo la quale il pellegrino depone la veste speciale che ha indossato all'inizio e si fregia del titolo di pellegrino (al-ḥāǧǧ). I musulmani scitti, cui è interdetta l'entrata alla Mecca, compiono il p. alla tomba di 'Ali. Nicola Turchi

II. NEL CRISTIANESIMO

Nella storia del cristianesimo si possono distinguere due specie di p.: p. di devozione e p. di ordine giudiziario.

1. P. di devozione. - La costruzione delle basiliche erette da Costantino sul S. Sepolcro e sul Calvario e dall'imperatrice Elena sul Monte degli Olivi e a Betlemme, come pure l'invenzione della S. Croce, invogliarono i cattolici a visitare e venerare i Luoghi Santi. Si costruirono pure ospizi per i pellegrini a Gerusalemme e anche in Egitto, perché molti bramavano conoscere il paese dove aveva dimorato qualche tempo la S. Fa-

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PELLA - Pianta degli scavi eseguiti a Jirbet el-Fabil, l'antica P.
(da Palestine Exploration Quarterly, 1931, tov. 3)
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(per cortesia del dott. B. Degenhart) PELLEGRINAGGIO - Un pellegrino (1400), disegno di Lippo del Meso - Vienna, Albertina.
miglia o s'interessavano delle tappe percorse dagli Israeliti nel deserto.

Il soggiorno di s. Girolamo in Palestina accrebbe ancor più l'afflusso dei pellegrini; e si conservano ancora le descrizioni dei viaggi fatti da patrizie romane colte: Paola, Eustochio, Melania (PL 22, 482-92; T. Tobler-A. Molinier, Itinera latina bellis sacris anteriora, I, Ginevra 1877, pp. 43-47; II, ivi 1880, pp. 133-42).

Fin dal 333 un vescovo della Gallia traccia l'itinerario da seguire da Bordeaux a Gerusalemme, passando per Costantinopoli (CSEL, 39); più particolareggiata la descrizione di Egeria (v. ibid., pp. 37-101). Alcuni ecclesiastici guidavano i pellegrini e uomini armati proteggevano il loro cammino attraverso i paesi malsicuri. Nel secc. VI e VII i p. conservarono la medesima rinomanza (ca. 670; CSEL, 39, pp. 137-50, 159-218, 221-97).

Nel sec. XI i pellegrini non potevano entrare a Gerusalemme se prima non avevano pagato un tributo ai musulmani; ma nonostante i pericoli del cammino, viaggiavano soli o accompagnati da un servo o da una guida (MGH, Scriptores, XI, p. 136; XII, pp. 249-67). La via del Danubio apportò parecchie facilitazioni, dopo la conversione degli Ungari, e vari ospizi sorsero lungo il percorso. Ben presto si ebbero due novità: ai p. individuali si sostituirono pellegrini a comitive anche importanti; p. es., l'abate di St-Vanne condusse con sé fino a 700 compagni, e vi parteciparono anche cavalieri, che in caso di necessità avrebbero adoperata la spada contro gli aggressori. Nel 1065 il gruppo guidato da Günther, vescovo di Bamberga, comprendeva ca. 12.000 persone. Attaccato dai Beduini, dovette la sua salvezza all'intervento dell'emiro di Ramleh (L. Bréhier, L'Eglise et l'Orient au moyen âge. Les Croisades, 2ª ed., Parigi 1928, pp. 42-50).

L'occupazione della Siria e della Palestina da parte dei Turchi selgiucidi ostacolò, verso la fine del sec. XI,

l'accesso ai Luoghi Santi. I pochi pellegrini che ritornarono sani e salvi dal loro viaggio propagarono in Occidente il racconto dei pericoli incorsi, delle vessazioni, insulti e offese sopportate, concorrendo così all'attuazione della Crociata. Quando poi fu fondato dai latini il regno di Gerusalemme, l'era dei p. tornò a fiorire, tanto più che gli «ospitalieri» fornivano scorte armate. Le invasioni mongole e la perdita di S. Giovanni d'Acri (29 maggio 1291) furono nefaste; tuttavia vi furono sempre cristiani coraggiosi che visitavano la Terra Santa, come attesta una guida, redatta nel sec. XIV (H. Omont, Une guide du pèlerin en Terre Sainte au XIVe siècle, in Mélanges G. Schlumberger, Parigi 1924, pp. 436-51; per le epoche seguenti cf. Recueil de voyages et de documents pour servir à l'histoire de la géographie, depuis le XIIe siècle jusqu'à la fin du XVIe, ivi 1892). Viaggi periodici, almeno dal sec. XIV, si potevano intraprendere per mare da Venezia.

Oltre ai Luoghi Santi per antonomasia, quelli cioè della Palestina, anche i luoghi di sepoltura degli apostoli, dei martiri, dei defunti ritenuti santi, le chiese, i monasteri, le cappelle che possedevano reliquie insigni, i santuari dedicati alla Vergine, divennero meta di p. e tanto più in quanto i Luoghi Santi erano di difficile accesso e troppo lontani (l'elenco in L. de Sivry e de Champagnac, Dict. géogr. et hist. des pèlerinages anciens et modernes, 2 voll., Parigi 1851; ma ora la lista potrebbe allungarsi di molto).

Di questi p. di devozione se ne distinguavano nel medioevo due specie: i p. maggiori, cioè Roma, S. Giacomo di Compostella, S. Tommaso di Canterbury, i Tre Re Magi di Colonia; e i p. minori, che comprendevano tutti gli altri. La tomba dell'apostolo Pietro godeva le preferenze di pellegrini: i visitatori gettavano le loro monete attraverso la fenestrella e un altarista le raccoglieva. La S. Sede inoltre aveva annesso alla visita delle chiese romane numerose indulgenze, che i fedeli tenevano molto ad acquistare.

In qualunque luogo andasse per la sua visita, il pellegrino, prima di partire, si faceva benedire la cintura; e camminava vestito di una semplice cappa, un largo cappello in testa, una bisaccia a tracolla, in mano un bastone, chiamato bordone, a cui talora era appesa una zucca vuota per l'acqua. Colui che andava a Roma, si chiamava Romipeta. Durante il viaggio, i pellegrini trovavano ricovero nei monasteri o nelle innumerevoli case religiose che coprivano il suolo della cristianità. Al termine dei p., erano accolti negli ospizi specialmente destinati a questo scopo. Nessuna città, a partire almeno dal sec. XIV, era meglio organizzata per riceverli che Roma, dove c'erano corporazioni di albergatori, forniti di regolamenti minuziosi. Alcune confraternite, come quella della S. Trinità dei Peregrini (sec. XVI), fornivano particolarmente vitto e alloggio. In epoca moderna si costruirono ospizi riservati per i sudditi di questa o quella nazione e ne sussistono ancora: p. es., S. Ivo dei Bretoni, S. Niccolò dei Lorenesi, S. Luigi de' Francesi (v. J. Lacroux, Les institutions de la France à Rome, 2ª ed., Roma 1892; M. Romani, Pellegrini e viaggiatori nell'economia di Roma dal XIV al XVII sec., Milano 1948).

2. P. giudiziari. - Molto spesso i confessori imponevano ai grandi peccatori dei p., in modo che servissero come espiazione dei gravi peccati commessi. Come fece Gregorio VII con quel Cencio che l'aveva aggredito e Clemente V con Guglielmo di Nogaret, reo di violenza contro Bonifacio VIII, per avere l'assoluzione dalla scomunica incorsa mediante l'attuazione di alcuni determinati p. (cf. Regestum Clementis Papae V, Roma 1884-92, n. 7051).

Gli eretici pentiti, che dovevano abiurare i loro errori, si obbligavano con giuramento di compiere questo o quel p., che veniva loro stabilito dagli inquisitori. La partenza doveva avere luogo entro uno spazio di tempo, che variava da uno a tre mesi. Il pellegrino era munito di lettere penitenziali, che gli servivano di salvacondotto; giunto a destinazione, doveva compiere tutti gli obblighi indicati nel documento ufficiale. Il soggiorno a Roma durava una quindicina di giorni o si prolungava per tutta una Quaresima. Tornati alle loro case i pellegrini presentavano

agli inquisitori i certificati redatti dall'autorità competente del luogo visitato, che attestavano il pieno adempimento delle penitenze inflitte (cf. Pagart d'Hermansart, Certificat d'incomplissement de pèlerinage pour homicide en 1333, in Bull. hist. et philolog. du Comité des Travaux scientifiques, 1892, pp. 372-73).

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BIBL.: L. Lalanne, Des pèlerinages en Terre Sainte avant les Croisades, in Bibl. de l'Ecole des Chartes, 7 (1845), pp. 1-31; J. C. M. Laurent, Peregrinatores Medii Aevi quattuor, 2ª ed., Lipsia 1864; J. Michelant - G. Raunaud, Itinéraires français du XIe au XIIIe siècle, Parigi 1882; J. Jamar, Le livre du pèlerin au histoire, apologie et pratique des pèlerinages, Liegi 1884; Practica inquisitionis hereticae pravitatis, auctore Bernardo Guidonis, ed. C. Douais, Parigi 1886, pp. 37, 38, 41, 94, 97, 166; U. Berlière, Les pèlerinages judiciaires au moyen âge, in Revue bénéd., 7 (1890), pp. 520-26; R. Röricht, Bibliotheca geographica Palestinae (dal 333 al 1878), Berlino 1898; B. Camm, Forgotten Shrines, Londra 1910; C. van Cauwenbergh, Les pèlerinages expiatoires et judiciaires dans le droit communal de la Belgique au moyen âge, Lovanio 1922; G. Bardy, Pèlerinages à Rome vers la fin du IVe siècle, in Anal. Bolland., 67 (1949), pp. 224-35; E. Lambert, Les routes de pèlerinage vers Compostelle, Parigi 1950; J. Viellard, La guide du pèlerin de St-Jacques de Compostelle, texte latin du XIIe siècle, 2ª ed., Mâcon 1950; B. Kösting, Peregrinatio religiosa, Wallfahrten in der Antike und das Pilgerwesen in der alten Kirche, Münster in V. 1950; collezione Les Pèlerinages, 28 voll., Parigi. Guglielmo Mollat

III. OPERE MODERNE DEI P

Mentre in antico il p. era preferibilmente individuale, affidandosi il pellegrino ai propri mezzi e alla carità dei fedeli, ai tempi presenti invece è invalso l'uso, imposto da nuove necessità e costumanze e dal crescer delle varie mete (Loreto, Lourdes, Pompei, Oropa, Fatima, ecc.), di affidarsi a comitati ed opere specializzate.

1. Comitato pro Palestina e Lourdes

Si ricordano, in Italia, comitati costituiti per le feste del centenario di s. Pietro (1868) a Roma e specialmente in occasione del giubileo sacerdotale di papa Leone XIII; le iniziative per gli Anni Santi 1900, 1925, 1933 e specialmente 1950, che raggiunse cifre e dati non mai visti.

Sul finire del secolo scorso sorse in Italia un comitato p. a Lourdes, costituito da mons. G. Radini Tedeschi, poi vescovo di Bergamo; ad esso si aggiunse più tardi quello pro Palestina (Comitato pro Palestina e Lourdes), con larga partecipazione di pellegrini d'ogni parte d'Italia.

2. U.N.I.T.A.L.S.I. - Durante il p. nazionale italiano a Lourdes del 1903 maturò l'idea dell'Unione nazionale italiana per il trasporto degli ammalati a Lourdes (U.N.I.T.A.L.), che poi divenne U.N.I.T.A.L.S.I., umendosi anche l'organizzazione per il trasporto degli ammalati stessi ai santuari italiani (S.I.). L'idea dell'organizzazione sorse nella mente del giovane romano G. B. Tommasi, che, andato a Lourdes col proposito di ottenere la guarigione o di suicidarsi, ne tornò col dono prezioso della fede. Questi, d'accordo con mons. Radini Tedeschi, e con la benedizione del b. Pio X, nel 1904, costituì a Roma l'U.N.I.T.A.L. e ne divenne primo direttore. Nel 1908 cominciarono a sorgere sezioni regionali: prima fra tutte la piemontese, cui fecero seguito la ligure, la veneta, l'emiliana, la lombarda, la siciliana, la napoletana, la toscana, la pugliese, la marchigiana, l'umbra, ecc. Nel 1905 vennero portati a Lourdes insieme con il Comitato nazionale pro Palestina e Lourdes i primi 10 malati, saliti nel 1929 (1ª venticinquesimo) a ca. 2000. Nel 1908 si ebbe il primo « treno bianco », assieme con il primo p. popolare.

3. Iniziative varie

Le nuove condizioni di vita e le più facili comunicazioni determinarono in seguito la nascita di nuovi comitati sia diocesani che nazionali, tutti guidati da prelati, vescovi e religiosi. Benemerita in queste iniziative fu l'Opera card. Ferrari, con la Compagnia S. Paolo (v. PIA SOCIETÀ SAN PAOLO) e la Pro Civitate christiana di Assisi. A Roma stessa, presso gli uffici del Vicariato sorse (2 dic. 1933) un Comitato romano p., a carattere nazionale, il quale conduce periodicamente gruppi di devoti ai principali santuari d'Italia ed esteri con i mezzi e le attrezzature più moderne.

4. Peregrinatio ad Petri Sedem

Trae la sua origine dall'Anno Santo straordinario 1933 (centenario della Redenzione) mediante una lettera del cardinale segretario di

(Ist. Felici)

PELLEGRINAGGIO - I pellegrini di Columbus (U.S.A.) entrano per la Porta Santa (8 maggio 1950) in S. Pietro.

Stato Eugenio Pacelli al presidente del Comitato centrale, nella quale è lumeggiata « l'opportunità di trasformare l'organizzazione centrale in un ente permanente che abbia lo scopo precipuo di dirigere verso Roma e di assistere il movimento dei p. ». Nel 1942, 27 genn., essa ebbe approvati i suoi Statuti e nell'apr. successivo anche il regolamento interno, con il compito: a) di coordinare ed assistere il movimento dei p. isolati o in gruppo, provenienti dalle diocesi dell'Italia e dall'estero, diretti alla visita della Sedes Petri o di principali santuari d'Italia; b) di mettersi a disposizione degli Ordinari diocesani e dei comitati esteri che promuovono p. in Italia; c) di coordinare e di assistere i p. diretti anche ai santuari esteri, e così pure di prestare la propria ospitalità a manifestazioni religiose collettive, nazionali e internazional

i. La Peregrinatio cominciò la sua più regolare attività dopo la guerra (1945)

Vedi tav. LXXVI.

BIBL.: periodici: Pro Palestina e Lourdes (dal 1903 agg.); Giardinetto di Maria (dal 1904 agg.); La voce di Lourdes (Roma 1910 seg.). V. anche: L. Ziliani, Attraverso la Francia..., Vicenza 1909; F. Corno, Un'opera di carità e di fede, in L'Italia, quotidiano milanese, 13 apr. 1929; C. Costantini, Lettera, in Bull. uff. della Sez. romana dell'U.N.I.T.A.L., maggio 1929, p. estr., Roma 1929; A. V. PAOLO VERONESE, Peregrinatio Romana ad Petri Sedem, Roma 1950. Guido Anichini
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“PELLEGRINAGGIO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 664. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/pellegrinaggio.