PIANOPSIE (Πυανόψια). - Da πύανος «fava» e ἔψω «mangio». Festa celebrata ad Atene nel settimo giorno del mese Pyanepsion (22 ott.) in onore di Apollo.
Tale festa, che secondo la tradizione sarebbe stata istituita da Teseo dopo il ritorno da Creta, derivava il suo nome dalle fave cotte offerte in questo giorno al dio come primizie; per l'occasione si portava in solenne processione anche un ramo d'olivo (εἰρεσιών) ornato di bende, carico d'ogni sorta di frutti. L'eiresione durante il percorso era retto da un fanciullo che avesse ancora vivi i genitori, e mentre i partecipanti cantavano un inno sacro (conservato in parte da Plutarco, Teseo, 22) la processione si dirigeva al tempio di Apollo, alle cui porte veniva appeso il ramo d'ulivo.
Questa pubblica festa, però, aveva anche aspetti privati in quanto, secondo alcuni (scolii ad Aristofane, Plut. 1050), ogni Ateniese in quel giorno piantava dinanzi alla propria casa un ramo d'ulivo, dove lo conservava fino alle P. dell'anno successivo, quando cioè il vecchio ramo era sostituito con quello nuovo. Il significato della cerimonia era quello di ringraziamento ad Apollo-Sole per il raccolto delle frutta dal sole maturate. V'era anche una gara di corsa tra giovani che avessero ancora vivi i genitori, la quale muoveva dal tempio di Dioniso e correva fino al porto del Falero: al vincitore toccava una coppa «quintupla» (σεντετλῆ) di vino, miele, cacio, farina, olio. Anche questa gara aveva significato di festa del raccolto, specificamente della vendemmia. Essa in un secondo tempo fu collegata con il mito di Teseo, cui si tributavano offerte e libagioni funerarie.
Bibliografia
Cesare D'Onofrio