PONTEFICE MASSIMO

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PONTEFICE MASSIMO. - Il collegio dei pontefici, nella costituzione religiosa dell'antica Roma, era incaricato di controllare tutto l'insieme del patrimonio religioso nazionale, pubblico e privato (matrimonio, adozione, diritto funerario, ecc.; cf. Cicerone, De leg., II, 119); di adattare alle circostanze con nuove norme (decreta pontificum; cf. Gellio, II, 28) la dottrina religiosa tramandata; di illuminare con i suoi consigli i magistrati della città (Livio, I, 20; Dionisio, II, 73); di punire eventualmente i trasgressori delle norme religiose (Festo, Maximus pontifex) ecc.

Però, nonostante questa vasta gamma di poteri religiosi, almeno in età storica i pontefici non ebbero mai le attribuzioni dei magistrati (non potevano quindi emanare editti e non avevano giurisdizione religiosa tranne che sui sacerdoti loro sottoposti), la loro influenza restando legata in realtà a quell'intima connessione esistente tra le istituzioni civili e le religiose. Il pontefice (accettandone l'etimologia da pontem e facere; cf. Varrone, De lingua lat., V., 83) riporterebbe alla preistoria latina e precisamente a quelle costruzioni di villaggi di legno di cui egli avrebbe avuto cura, come è noto che in realtà faceva a Roma, in età storica, per il ponte Sublicio, costruito in legno a incastro, senza chiodi. La tradizione faceva istituire il collegio pontificale dal re Numa con un numero iniziale di 5 (o 4; cf. Livio, X, 6) membri, che all'età di Cesare salirono a 16. Essi erano eletti dal collegio (cooptatio) e quindi inaugurati (Dionisio, II, 2273); mentre sotto l'Impero il diritto di nomina spettava virtualmente all'imperatore che era anche p. m. Facevano parte del

la conservarono fino all'età di Graziano (che per primo nel 382 d. C. la rifiutò). Ma, legata tale carica al Principato, l'imperatore ebbe bisogno di un rappresentante permanente soprattutto per espletare gli affari ordinari, sicché fu creato nel collegio dei pontefici un *promagister* annuale (menzionato la prima volta nel 155 d. C.).

BIBL.: A. Bouché-Leclercq, *Manuel des institutions romaines*, Parigi, 1886, pp. 510-31; G. Wissowa, *Religion und Kultus der Römer*, Monaco 1912, pp. 503-23; N. Turchi, *La religione di Roma antica*, Bologna 1939, pp. 39-49. Cesare D'Onofrio